Antonio Di Pietro è probabilmente l’unico politico dell’Occidente evoluto cui venga accordata una sorta di protezione totale, dai mainstream media: è indiscutibilmente un fascista; mostra senza alcun timore forme di aperta ostilità nei confronti della democrazia liberale; a chiacchiere difende la Carta salvo vilipendere, ogniqualvolta gli risulti conveniente, le Istituzioni da essa riconosciute (si pensi agli insulti che rivolge al Capo dello Stato, e che, oltretutto, integrano illeciti puniti dal nostro codice penale agli articoli 278 e 279); vorrebbe istituire una sorta di Stato di Polizia che, in spregio al dettato costituzionale del secondo comma dell‘articolo 27, considerasse colpevole, fino a prova del contrario, il cittadino accusato di un reato; si fa vessillifero della cosiddetta questione morale eppure ha un partito pieno zeppo di inquisiti, piduisti, presunti mafiosi e camorristi; si scaglia contro chiunque cerchi, nei modi previsti dalla legge, di sottrarsi alla giustizia, e però poi s’avvale della immunità parlamentare – cui potrebbe rinunciare – per non finire condannato nei processi intentati a suo carico.
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Di Pietro, l’impunito
mercoledì, 23 giugno 2010Meglio un giorno da Berlusconi che due anni da Prodi. Però…
giovedì, 22 maggio 2008
Lui arriva lì. Col faccino tutto inceronato, il tacco da cinque grazie a cui sembra un po’ meno puffo; la pioggia battente e il cielo plumbeo; occhiaie vistose (sintomo di una nottata passata a lavorare), e zacchete: in un giorno fa una mezza rivoluzione copernicana.
I mutui strangolano le famiglie?
Bene: le banche pratichino i tassi di due anni fa!
Ci sono troppi clandestini che entrano in Italia, perché la considerano una nazione lassista?
Bene: operiamo una bella stretta contro gli immigrati clandestini!
La pressione fiscale sul lavoro dipendente è troppo alta, e la crisi internazionale impensierisce le imprese?
D´accordo: detassiamo gli straordinari, e diamo una boccata d´ossigeno a lavoratori e imprese.
Napoli e la Campania sono sommerse dalla munnezza?
Perfetto: al via nuove discariche e nuovi termovalorizzatori; e chi si oppone ai siti di raccolta del pattume, direttamente al gabbio. Senza se e senza ma!
Prodi, per approvare la metà di questi provvedimenti, avrebbe impiegato 20 anni. A Berlusconi è bastato un giorno.
Però, se il Mortadella – in una qualunque riunione del Consiglio dei Ministri da lui presieduta -, avesse approvato anche solo un miliardesimo dei provvedimenti adottati da Silvio IV: avrebbe avuto molte più paginate di giornali, di quelle toccate oggi all´uomo di Arcore.
E qui sta il problema dei problemi.
Che in verità è sempre lo stesso: puoi fare tutto e tutto bene. Tanto e anche di più.
Ma se i giornali del “salotto buono” – quelli che mettono assieme 7/8 milioni di copie vendute al giorno -, sono a te ostili: stai pur certo che ai cittadini arriverà solo una goccia di tutto l´oceano che fai!
Certo, Silvio IV è sfigato: ieri hanno arrestato Anna Maria Franzoni e hanno decretato il proscioglimento di uno dei tanti presunti “mostri di Firenze”.
Dunque, notizie di tal fatta, meritavano molto più spazio di quello accordato alla decontribuzione degli straordinari. Non vi pare?
Ubi maior minor cessat. Ci mancherebbe!
D´altra parte, sennò, come giustificare il fatto che nemmeno mezzo rigo sia stato dedicato ai provvedimenti adottati ieri contro la Mafia?
Mica si può affermare che i giornali del “salotto buono” abbiano di proposito “occultato” la notizia, perché Silvio IV è mafioso per regio decreto travagliesco (decreto scritto mentre si era in villeggiatura con un mafioso amico di Provenzano), e tale deve continuare ad essere considerato, perché altrimenti metà della classe politica italiana nemmeno più un voto prenderebbe?
Non lo si può affermare, sarebbe ingeneroso.
Come ingeneroso sarebbe tacciare i medesimi organi di stampa di acquiescenza, contiguità e collusione con il centrosinistra; perchè, evidentemente solo° in quanto° era stato arrestato Jack lo squartatore (e a questo fatto era giusto dare enorme risalto), ad esempio non pubblicarono la notizia dei tre condoni adottati da Prodi: uno a favore degli imprenditori che avevano assunto al nero; uno a favore degli imprenditori agricoli che non avevano versato contributi; ed uno, infine, a beneficio dei Comuni campani che, non avendo varato piani per la raccolta differenziata, avrebbero dovuto essere commissariati!
Mera casualità . Niente in più, ovviamente.
Mica starete pensando che l´informazione che “ha i numeri”, sia ostile al Berlusca?
Per favore: siate seri! Queste cose lasciatele dire allo Psiconano.
Però (perché un però c’è).
Qui, il caro Silvio IV, deve capire che non possiamo più fare gli errori dell’altra volta.
E l’altra volta, di errori ne sono stati fatti tanti, troppi: uno in particolare.
Si è trascurata la comunicazione. Ripeto: LA COMUNICAZIONE.
Cioè.
Il governo Berlusconi varava 10 provvedimenti?
E l´opinione pubblica era informata su 3.
Durante il quinquennio 2001-2006, ciò è avvenuto diecine di volte.
E allora la domanda è una sola (o forse no).
Errare è umano, e perseverare è diabolico. Peggio: è da coglioni.
Vogliamo ripetere ancora gli errori della volta scorsa, o abbiamo imparato la lezione?
Dove sono gli speaker che informano i cittadini, sui provvedimenti adottati dal governo (provvedimenti a cui i giornali del “salotto buono” non danno risalto)?
A che serve Paolo Bonaiuti? Non doveva assolvere a questa funzione?
E Daniele Capezzone? E la brava Beatrice Lorenzin?
Silvio, sveglia!
Oggi, i giornali non hanno pubblicato la notizia dei provvedimenti contro la Mafia.
E domani, cosa faranno? Quando – questo, intendo – avrai aumentato il prelievo fiscale a carico delle banche che quei giornali possiedono e controllano?
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Prorogati i termini del condono (voluto da Prodi) a favore dei “padroni” che hanno assunto al nero
mercoledì, 2 gennaio 2008
Si deve iniziare lìanno sempre nel migliore dei modi.
Con piglio battagliero e vis polemica.
Anche perché, i signori dell´Unione, di cose su cui polemizzare ne fanno tante.
Ma per introdurre l´argomento oggetto del post, bisogna fare una premessa.
La seguente.
Quando al governo era il Berlusca – il nano malefico, il Mafioso – l´Italia veniva rappresentata come una fabbrica di leggi – cosiddette – “vergogna”.
Non solo e non tanto le cosiddette leggi ad personam, che i Ds e Prodi – ciascuno a proprio favore – hanno posto in essere prima che lo facesse il pelato di Arcore.
Nossignore.
Le leggi vergogna erano soprattutto i condoni.
Rompevano l´equilibrio democratico e la legalità , si diceva.
Premiavano i lestofanti, e rendevano inutili gli sforzi di tanti contribuenti onesti.
Fiumi di inchiostro versati dalla Stampa di Regime – il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa e il Sole 24 Ore -, davano inequivocabilmente questa rappresentazione.
Fungendo da grancassa politico-mediatica, alle urla di finta indignazione che si levavano – allora – dai banchi dell´opposizione di centrosinistra.
Certo, il moralismo nasconde sempre atteggiamenti immorali.
E siccome questa è una regola aurea che difficilmente la vita smentisce, gli stessi che in pubblico sbraitavano contro i condoni, ovviamente in privato ne usufruivano.
Così fu per la moglie di Prodi, per i Ds, per la Cgil, per l´Unità , e ovviamente per il principe dei moralisti: l´evasore fiscale Beppe Grillo.
D´altra parte a sinistra amano un detto, lo adorano: “vizi privati e pubbliche virtù”.
Intendiamoci: la massima suddetta, racchiude lo spirito italico.
Anzi: lo spirito italiota.
Dunque è rigorosamente bipartisan. Anche se a destra, il moralismo – soprattutto i politici – lo esprimono su questioni più private, più personali.
Magari difendendo di giorno la Famiglia, e non mancando – la notte – di far puntuale visita all´amante. Quando non addirittura a qualche meretrice.
Fin qui, il costume patrio. La fetida ipocrisia dell´italiota medio.
Però da adesso in poi, ci si concentrerà solo su un tipo umano: l´elettore di sinistra.
Il quale, spesse volte e senza che ne sia consapevole, rischia di apparire meno intelligente (ammazza quanto sono moderato!), di quanto poi effettivamente sia.
E tutto ciò, per un motivo: ama essere una pecora. Ripetere a pappagallo gli slogan della propria parte politica. Odia gli avversari, che considera nemici. E crede di essere moralmente superiore. Il che implica che la controparte politica, a suo giudizio, non possa che commettere illeciti, fare leggi per i delinquenti, e che – viceversa – i suoi amici siano buoni, perché gli hanno insegnato che i buoni stanno a sinistra.
Talchè non si documenta, non si interroga se ciò che i suoi amici dicono, sia poi vero. A lui non importa: gli è sufficiente sentirsi pecora. Parte di un branco sbraitante – spesse volte – assolute falsità .
Il che fa di lui – ovviamente – la più stupida forma vivente, ad oggi presente in Italia.
Alla pari, però, di quel tipo di elettore destrorso, talmente stupido, da essersi fatto raggirare dai politici di sinistra. Che gli hanno venduto menzogne, che lui ha preso per verità . Decidendo, poi, di non votare più per la destra. Amen.
Questa la premessa. Arriviamo al dunque.
Si è già raccontato su questo blog, come il centrosinistra prodiano abbia varato diversi condoni. Nonostante l´aver aggettivato negativamente lo strumento in questione, suggerisse l´idea che l´Unione – arrivata al governo, e non fosse altro che per ragioni di coerenza -, mai vi avrebbe fatto ricorso.
Lo si è detto e documentato. E il documentarlo – amici cari – è stata impresa ardua: la Stampa di Regime, ovviamente, nulla ha pubblicato al riguardo. La notizia va tenuta nascosta, chè altrimenti l´elettore di sinistra s´indigna – si sente davvero un coglione – e poi non vota più!
Si è quindi riferito del condono agricolo. Storia nota, almeno per chi legga abitualmente questo blog.
Oggi, invece, si parla di un altro condono: quello che l´Unione ha introdotto, a favore dei padroni che hanno assunto lavoratori in nero.
Senza versare loro contributi, senza rispettare alcuna forma di normativa in materia di lavoro. Senza garantire loro alcuna copertura sanitaria.
Il peggiore dei condoni, dunque: non vi pare?
Penso proprio di sì!
La legge che l´ha introdotto – come documenta Daniele Cirioli, sul numero odierno di Italia Oggi – è la n. 296 del dicembre 2006.
Che di fatto ha dato la possibilità a quei farabutti che hanno assunto – senza contratto – i dipendenti, di sanare la propria posizione.
Versando pochi euro di contributi ai lavoratori. Finanche a rate.
Evitandosi, così, tutte quelle seccature rappresentate da procedimenti civili, amministrativi e penali, che infrangere la normativa in materia di lavoro, porta come conseguenza diretta.
Insomma, per i “padroni” di cui sopra, il condono ha avuto l´effetto di un´amnistia!
Niente grane con la giustizia, niente pene, e magari niente galera.
La legge 296/2006 prevedeva, inoltre, come termine ultimo per aderire al condono-sanatoria-amnistia, il 30 settembre 2007.
Ma si è pensato – sempre come rileva Italia Oggi – di fare un altro favore ai padroni farabutti di cui sopra. Prolungando il condono.
Infatti, con il cosiddetto decreto-milleproroghe (n. 248/2007) – pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2007, e in vigore dallo stesso giorno -, il termine ultimo per l´adesione è stato esteso fino al 30 settembre 2008.
Ciò è previsto dall´articolo 7, comma 4, del decreto succitato.
Che letteralmente, recita:
“All´articolo 1, comma 1192, della legge 27 dicembre 2006, n.296, le parole: “entro il 30 settembre 2007″ sono sostituite dalle seguenti: “entro il 30 settembre 2008″”.
Ora, appurato che l´Unione abbia varato condoni, e dopo aver fornito informazioni dettagliate al riguardo, un quesito devo proprio rivolgerlo.
Ma tra i condoni dell´Unione e quelli del Berlusca, che differenza c´è?
Quelli del Nano, servivano a far entrare più soldi nelle casse dello stato, in un momento in cui la recessione europea faceva crescere poco il nostro Pil (e il gettito fiscale).
Quelli del Mortadella, invece, servono a far entrare più soldi nelle casse degli enti previdenziali. Anche per rendere finanziariamente tollerabile, la costosissima abolizione dello “scalone Marone”.
Quelli del Nano aiutavano sporchi imprenditori o professionisti evasori fiscali.
Quelli del Mortadella aiutano sporchi imprenditori o professionisti, che hanno assunto lavoratori al nero.
Dov’è la differenza?
Non c’è.
E l’elettore di sinistra che sbraitava come una prefica contro i condoni berlusconiani, ora, come si sente?
Almeno un po’ coglione?
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Il condono agricolo voluto dall’Unione rischia di fallire
mercoledì, 3 ottobre 2007
Una cosa, più di tutte, rende spassose le persone di sinistra: l´assoluta discrepanza tra ciò che in pubblico predicano e ciò che in privato fanno.
Si prenda ad esempio la storiella dei condoni.
Quando il governo Berlusconi decise di varare una maxi sanatoria fiscale, lorsignori sinistri ebbero a mostrarsi sdegnati: “E´ una vergogna. Un´offesa a chi le tasse le paga e le leggi rispetta”.
Siccome, però, per loro vale il detto “vizi privati e pubbliche virtù”, quatti quatti a quel condono vi aderirono. E pure in tanti.
Lo fece, ad esempio, la moglie di Prodi (mentre il maritino in pubblico diceva peste e corna della sanatoria).
Vi aderirono i Ds (che non perdevano occasione per affermare quanto immorale fosse lo strumento).
Poi la Cgil (che – urbi et orbi – ribadiva quanto fosse un’offesa ai lavoratori dipendenti, da essa rappresentati).
Inoltre l´Unità (il cui direttore d’allora – Furio Colombo – lo considerava come uno dei tanti regali che Berlusconi fece a se stesso).
E – dulcis in fundo – il predicatore Beppe Grillo.
In pubblico sostenevano che il condono fosse immorale, e in privato – essendo evasori fiscali – lo ritenevano assai proficuo.
Condotta ineccepibile, non c´è che dire.
Fosse solo questo, però, sarebbe poca cosa.
Ciò che è rilevante, invece, è che lorsignori dell´Unione – appena arrivati al governo – i condoni abbiano deciso di adoperarli. Eccome!
Ne hanno varato uno per aiutare un imprenditore amico dei Ds (operante nel settore dei call center).
Poi, non paghi di questo – e sempre perché la loro superiorità morale e antropologica è un fatto indiscutibile – hanno deciso di vararne un altro: avente ad oggetto il mancato versamento – da parte degli imprenditori agricoli – dei contributi all´Inps.
E di quest´ultimo condono, qui si vuole parlare.
Perché tra qualche giorno – precisamente l´8 ottobre – scadranno i termini per aderire allo stesso.
E siccome i signori dell´Unione sono sfortunati, oltrechè incapaci, pare che siano con l´acqua alla gola.
Eh già.
Infatti – quando decisero di ricorrere alla sanatoria – contavano di poter incamerare circa 6 miliardi di crediti agricoli sottratti indebitamente.
E per realizzare tale obiettivo, decisero di offrire – a coloro che avessero aderito al condono – la possibilità di sanare la propria posizione, versando tra il 22 e il 30% delle somme dovute.
Però le cose sono andate malaccio.
E siccome hanno aderito in pochi, il Ministro dell´Agricoltura Paolo De Castro, ha dovuto prendere carta e penna.
Ma non per scrivere ai giornali. Scherziamo! Nessun cittadino – “de sinistra” – deve sapere che lorsignori abbiano varato dei condoni. Va tenuto nascosto.
Sicchè De Castro si è limitato a scrivere ai Presidenti di Regione. Supplicandoli di adoperarsi affinché il condono vada a buon fine.
Ecco cos´ha scritto a ciascuno di essi:
“Come ben sai, l´11 giugno è stata avviata per migliaia di agricoltori nonché per i soggetti pubblici operanti nel settore agricolo la possibilità di aderire alla regolarizzazione delle loro posizioni debitorie nei confronti dell´Inps”.
“Tale opportunità si è potuta realizzare a seguito dell´acquisto da parte di primari Gruppi Bancari internazionali, dei crediti a suo tempo cartolarizzati dall´Inps stessa”.
“L´operazione di ristrutturazione dei debiti agricoli consiste nella regolarizzazione della propria posizione debitoria attraverso una transazione definitiva a saldo e stralcio. L´ammontare del pagamento (dal 22% al 30% del debito complessivo) varierà a seconda della opzione di adesione prescelta da ogni singolo agricoltore e del livello di adesione alla ristrutturazione”.
“La percentuale di adesione è pertanto determinante sia per il successo dell´operazione sia per il calcolo dell´importo dovuto da ciascun debitore; nel senso che maggiore sarà la percentuale di adesione, minore sarà l´importo dovuto dal singolo debitore, al quale verrà inoltre offerta l´opportunità anche di un pagamento rateale”.
“Il processo di ristrutturazione si concluderà l´8 ottobre 2007″.
“Gli ultimi dati disponibili sulle adesioni evidenziano, però, una preoccupante situazione sia relativamente al numero che all´importo della accettazioni da parte degli agricoltori e dei soggetti pubblici interessati”.
“E´ doveroso da parte mia e del Ministero che rappresento ribadire che non vi potranno essere in futuro soluzioni alternative. Questa è l´ultima possibilità concordata con i nuovi titolari dei crediti per addivenire a soluzioni non traumatiche”.
“Nella deprecabile ipotesi che la soglia minima di adesione non venga raggiunta i titolari dei crediti – nella specie, Equitalia – saranno costretti a dare corso a tutte le iniziative tese al recupero totale del debito dovuto”.
“Nella certezza della Tua piena condivisione e conseguente massimo impegno che certamente riserverai sul territorio a questa irripetibile opportunità , Ti allego il prospetto riepilogativo in ordine alla situazione debitoria della Regione (…) e dei soggetti “pubblici” ivi operanti”.
Una domanda.
Hanno la faccia come il culo, oppure no?
P.S.: le informazioni contenute in questo post, sono state tratte da un articolo di Giulio D´Antonio, apparso ieri su LiberoMercato.



















































































