Articoli marcati con tag ‘Inchiesta di Bari’

Arrestato l’ex vice governatore della Puglia, Sandro Frisullo. Solidarietà a lui

giovedì, 18 marzo 2010

Se fosse stato arrestato il giorno dopo la chiusura delle urne, qui nemmeno si sarebbe commentata la notizia; o, quantomeno, il commento sarebbe stato ben diverso. Il problema è che Sandro Frisullo, l’ex vice di Vendola alla guida della Regione Puglia, è stato arrestato a 10 giorni dal voto, e ciò rischia di incidere pesantemente sull’esito del medesimo. Ed è intollerabile: per ragioni di principio, ma non solo.

E’ intollerabile perché Frisullo è stato tradotto in carcere non perché a suo carico sia stata emessa una sentenza definitiva di condanna (nel qual caso nessuno avrebbe proferito verbo), ma perché gli si è applicato il regime di custodia cautelare, la carcerazione preventiva; e quest’ultima, come dovrebbe essere noto, può essere autorizzata in tre casi: pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.

Siccome, però, Frisullo è sotto indagine da circa un anno, ci si chiede: se avesse voluto fuggire, non l’avrebbe già fatto? Se avesse voluto inquinare le prove, non ne avrebbe già avuto tutto il tempo? E visto che non è più vice presidente della Regione Puglia, e quindi non dispone più del potere che gli avrebbe consentito di commettere i reati che la Procura di Bari gli addebita, come cacchio avrebbe potuto reiterare il reato – o i reati – di cui è accusato? E’ un mistero.

E’ intollerabile l’arresto di Frisullo, inoltre, perché puzza di “operazione politica”; d’altra parte la Procura di Bari, e non da oggi, è come la Procura di Milano: agisce sulla base di interessi politici ben precisi; è costituita quasi per intero da “militanti” di Magistratura Democratica; e condanna o assolve a seconda del volere e della convenienza di alcuni signorotti che spadroneggiano – e da troppo tempo – in quel di Puglia.

Alcune vicende possono aiutare a spiegare quanto su asserito: Michele Emiliano, quando era pubblico ministero in quella Procura, mise sotto indagine alcuni fedelissimi di D’Alema (il satrapo di Puglia) con un’inchiesta denominata “Arcobaleno”. “Naturalmente” – nel senso che diversamente non poteva andare (diciamo francamente) – gli amici di D’Alema, alla fine dell’indagine, furono dal primo all’ultimo tutti scagionati. E il buon Emiliano venne ricompensato con la candidatura a Sindaco di Bari. Mera coincidenza.

Correva l’anno 1994. Un altro pubblico ministero di quella Procura, Alberto Maritati, stava indagando su alcuni presunti illeciti commessi a danno della sanità regionale. Per questo motivo ebbe ad imbattersi nell’imprenditore Francesco Cavallari: considerato da tutti, allora, il Ras della Sanità pugliese. Costui, per aggiudicarsi appalti ed altro, “oliava” i partiti di quella Regione, e i politici che li governavano. E olia oggi, e olia domani, il Cavallari finì per oliare – con 20 milioni di lire destinati al Pci pugliese – Massimo D’Alema: lo statista de noantri.

Baffino, e lo confessò in Tribunale, da Cavallari aveva accettato di buon grado il finanziamento illecito di cui sopra. Siccome, però, la “dazione” era stata fatta nel 1985, e da allora erano trascorsi molti anni, il reato finì in prescrizione prima ancora che il processo giungesse a conclusione; per questo motivo, Massimino D’Alema fu esonerato dall’onere di far visita alle patrie galere. Maritati, il pubblico ministero di quel processo, invece, chissà perché – ripetete con me: chissà perché! – anni dopo fu “nominato” da D’Alema senatore dei Ds, prima, e poi sottosegretario nel suo governo (oggi è senatore del Pd). Una mera coincidenza, naturalmente. Come nient’altro che una coincidenza è il fatto che Cavallari, nell’agosto del 2009, intervistato da Panorama abbia dichiarato (senza venire successivamente né smentito né querelato dai chiamati in causa):

Io consegnai personalmente a D’Alema 20 milioni in contanti in una busta bianca durante una cena a casa mia. Ma non finì lì. In altre due occasioni gli diedi due finanziamenti illeciti da 15 milioni che gli portai al consiglio regionale. Successivamente gli feci avere altre due tranche sempre da 15: in tutto 80 milioni di lire”.

Ma nell’inchiesta si è sempre parlato solo di 20 milioni (sottolinea il giornalista).

E Cavallari:

Nell’agenda inizialmente annotai il nome “D’Alema“ poi, vista la cresciuta confidenza, lo indicai coma “Massimo”. Maritati non mi ha creduto”.

Ecco, se disponessimo dell’immunità/impunità parlamentare di cui si avvale Di Pietro per calunniare e diffamare chiunque, senza patirne le conseguenze, aggiungeremmo altro; siccome, però, ne siamo privi, ci asterremo dal commentare questo inquietante episodio.

Andiamo avanti.

Sempre l’ex pm pugliese Alberto Maritati, l’intimo amico e “salvatore” di Massimino D’Alema, sarebbe al centro del complotto (su cui oggi s’indaga) ordito ai danni del Cavaliere, e concretatosi – come ricordiamo tutti – nella visita a Palazzo Grazioli della escort Patrizia D’Addario: la damigella di registratore munita. A dirlo non è il sottoscritto, ma Maicol Travaglio: l’ex dipendente di Berlusconi poi passato all’altra sponda (e in tutti i sensi).

E, guarda caso, proprio l’amichetto di Maritati, Massimino D’Alema, pochi giorni prima che scoppiasse l’affaire D’Addario apertis verbis lasciava intendere di essere già al corrente di tutto:

L’opposizione sia pronta in caso di scosse”.

Nella vicenda italiana potranno avvenire delle scosse anche perché Berlusconi non è uomo che accetti il declino politico e umano, animato com’è da un mito dell’eterna giovinezza, miti sempre pericolosi”.

Ciò richiede che l’opposizione sia in grado di assumersi le proprie responsabilità e anche che sia nella pienezza delle sue funzioni”.

La Procura di Bari indagava sulla D’Addario; Maritati, avendo lavorato nella stessa e conservando ancora vividi rapporti amicali con alcuni inquirenti lì impiegati, da uno – o più – di essi ricevette la “soffiata”; la spifferò, quindi, al “compagno di prebende” D’Alema; e quest’ultimo, alla fine, non riuscì a fare a meno di divulgarla urbi et orbi con la dichiarazione summenzionata (uno più uno, dalle mie parti, fa solo e soltanto due).

Per tutte queste ragioni, qui si è convinti che se oggi, a 10 giorni dalle votazioni, la Procura di Bari ha deciso di arrestare Frisullo, non è perché ragioni tecnico-giuridiche lo rendessero necessario.

Se oggi, a 10 giorni dalle votazioni, si è arrestato Frisullo, è solo perché si voleva aiutare qualcuno. E questo qualcuno, che sta a sinistra, aveva bisogno di qualcosa che danneggiasse Vendola (di cui Frisullo è stato vice), mettendolo in difficoltà, per rendergli – quantomeno – più ardua la riconferma in Puglia (un “laboratorio politico”, per taluni).

Per questo motivo, qui non si può che esprimere solidarietà a Sandro Frisullo.

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Le menzogne sulla vendita dei beni dei mafiosi

mercoledì, 9 dicembre 2009

Avessimo un’opposizione seria, certe castronerie propagandistiche non le ascolteremmo. Con l’opposizione che ci si ritrova, invece, diviene normale qualunque cosa: anche il capovolgimento della realtà.

Ad esempio diviene normale che esponenti dell’opposizione, pur non avendone titolo, s’atteggino a sommi nemici della criminalità organizzata e del malaffare. Che è un po’ come se una prostituta raccontasse di essere vergine (diciamo francamente).

Bassolino e Loiero dicono qualcosa? Le diecine di comuni campani sciolti per camorra e guidati dal centrosinistra, li abbiamo dimenticati? E l’inchiesta di Bari? E le prostitute offerte a mo’ di tangenti ai politici del Pd, in cambio d‘appalti? E le giovani disoccupate che si “offrivano” ad assessori di sinistra, in cambio di un posto di lavoro e un piatto di minestra? E l’inchiesta denominata Global Service, che vede indagati anche esponenti del movimento neofascista Italia dei Disvalori?

Non solo.

L’attuale minoranza parlamentare, fottendosene altamente della lotta alla criminalità organizzata, ha votato contro le misure di contrasto alle Mafie, contenute nel pacchetto sicurezza varato dal governo (quando, invece, avrebbe potuto più seriamente astenersi). Più precisamente, essa ha votato contro: l’inasprimento del carcere duro per i mafiosi; il divieto di patteggiamento in appello per gli stessi; e contro le norme per facilitare la confisca e l’acquisizione dei loro beni.

Dunque, se fosse seria, codesta opposizione, sulla questione-criminalità organizzata eviterebbe di proferire verbo. E invece parla; e, more solito, racconta sesquipedali balle che poi rivende agli odiatori di professione antiberlusconiani.

E allora veniamo all’ennesima bubbola.

Lor signori sinistri, questa volta opinano che un provvedimento allo studio della maggioranza, e finalizzato a vendere i beni confiscati ai mafiosi – onde reperire palanche per scopi di pubblica utilità (ivi inclusa la lotta alla criminalità organizzata) -, servirebbe a ridare i suddetti beni ai birbaccioni malavitosi. In buona sostanza, essi accusano la maggioranza di voler ridare con la mano destra alla Mafia, ciò che ad essa è stato sottratto con la sinistra.

Naturalmente, si tratta di una minchiata (come direbbero a Lugano). Il perché, l’ha spiegato Chiara Moroni (in una dichiarazione apparsa stamane su Libero, a pagina 6):

Se avessero letto con attenzione la misura della Finanziaria riguardante la vendita dei beni sequestrati, avrebbero appreso che per tale vendita si prevede un’opzione prioritaria per le cooperative costituite dalle forze dell’ordine e un diritto di prelazione da parte degli enti locali”.

Fin qui, però, il punto di vista di un’esponente della maggioranza.

E allora, per avere un’idea più completa sul provvedimento in oggetto, vediamo come lo giudica l’ex sodale di Totonno Di Pietro, l’antiberlusconiano Elio Veltri:

I beni confiscati alla mafia? Meglio venderli. Potrebbero servire per ripianare parte del debito pubblico”.

Bisogna venderli perché altrimenti rimangono inutilizzati: si possono mettere all’asta oppure fare delle cartolarizzazioni. Oggi viene confiscato alle mafie il 3-4 per cento del loro patrimonio. Di questo, più della metà rimane inutilizzato. E sono beni che si rovinano e poi non servono più, come appartamenti o interi palazzi (…)”.

Perché la maggior parte è inutilizzato? (chiede il giornalista).

Perché riutilizzarli costa. E i comuni non hanno soldi. Le faccio due esempi: a Gioia Tauro alla famiglia mafiosa Piromalli sono state confiscate alcune palazzine, ma per ristrutturarle occorrono 1 milione e 800 mila euro, soldi che il comune non ha. Lo stesso accade a Lentini, dove occorrono 3 milioni per sistemare alcune fattorie. Non ci sono denari, rimangono inutilizzate e si rovinano. E comunque la nuova legge lascia aperte entrambe le possibilità: la vendita o l’utilizzo per la collettività”.

Quanto al rischio che la Mafia, in questo modo, possa tornare in possesso dei beni che le sono stati confiscati, Veltri aggiunge:

All’interno del decreto sulla sicurezza si dice chiaramente che al minimo sospetto che l’acquirente sia collegato direttamente o indirettamente a qualche famiglia la vendita si annulla e il bene viene di nuovo confiscato. Del resto questo sistema funziona benissimo negli Stati Uniti, perché non dovrebbe funzionare anche da noi?”.

In ultimo:

Io con Berlusconi e i suoi amici ho dieci cause civili aperte (Veltri è autore, assieme a Travaglio, del libro “L’odore dei soldi”, ndr), ma il governo su questo tema ha visto giusto e spero vada fino in fondo”.

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Il Sindaco Pd di Bari, Emiliano, ha candidato un ultrà accusato di associazione mafiosa, tentato omicidio e detenzione di armi

mercoledì, 7 ottobre 2009

La Puglia non è soltanto prostitute offerte, a mo’ di tangenti, ad esponenti del Partito democratico per ottenere in cambio appalti.

La Puglia non è nemmeno soltanto giovani disoccupate che “si concedono”, per disperazione, ad esponenti del centrosinistra in cambio di un piatto di minestra: un posto di lavoro grazie al quale sfamare i propri figli.

La Puglia, poi, non è nemmeno soltanto la Mafia che stringe accordi con il centrosinistra locale, per garantirsi protezione e sedere al tavolo dove ci si divide la torta, gli appalti pubblici, onde mangiare a quattro palmenti alla faccia del contribuente.

La Puglia, inoltre, non è nemmeno soltanto D’Alema che intasca un finanziamento illecito per il Pci, e, poi, beccato dal pm Alberto Maritati, confessa, ma non finisce al gabbio grazie alla decorrenza dei termini di prescrizione. Mentre il suddetto pubblico ministero, non si capisce perché, qualche anno dopo viene premiato con un scranno in Parlamento, al Senato, e con un incarico da sottosegretario agli Interni, guarda caso proprio nei due governi che presiede D’Alema.

La Puglia, ancora, non è nemmeno soltanto il pubblico ministero Michele Emiliano, che apre un’indagine su alcuni uomini di D’Alema (l’”Inchiesta Arcobaleno”), e poi, dopo aver archiviato il tutto, viene premiato con la candidatura a Sindaco del capoluogo pugliese. Chissà perché.

La Puglia è anche o soprattutto quello stesso Michele Emiliano, riconfermato a giugno Sindaco di Bari, che va in televisione ad AnnoZero e finge sdegno per il “modus operandi” di Gianpi Tarantini, quando forse farebbe bene a spiegare perché l’estate scorsa abbia candidato nella lista “Moderati per Emiliano”, l’ultrà del Bari calcio, Alberto Savarese, che è un signore accusato soltanto di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio e detenzione di armi.

Ma tranquilli, “compagni”, dormite pure sonni sereni: di questa Puglia qui, non parlerà mai alcuno.

W la libertà di stampa e i Santorescu di Regime!

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Inchiesta di Bari, parla il nuovo procuratore della Repubblica: “Berlusconi non ha alcuna responsabilità penale”

giovedì, 10 settembre 2009

Il nuovo procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Antonio Laudati, riferendosi alla pubblicazione dei verbali dell’inchiesta che coinvolge l’imprenditore Tarantini e diversi politici del Pd pugliese, così ha commentato le parti che riguardano Berlusconi:

Da quello che viene pubblicato sui giornali è di tutta evidenza” che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, “è assolutamente fuori da qualsiasi responsabilità penale“.

Dieci domande ad Ezio Mauro, l’evasore fiscale.

(leggere anche: Ezio Mauro è un evasore fiscale e un bugiardo, parola dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate).

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Prostitute in cambio di appalti: ecco come gli uomini del Pd fanno politica

mercoledì, 9 settembre 2009

E’ da mesi che il sottoscritto lo scrive: l’inchiesta di Bari riguarda il Pd, e ruota attorno all’ipotesi che alcuni politici pugliesi del Nazareno abbiano concesso appalti all’imprenditore del settore sanitario Tarantini, ricevendone in cambio – a mo’ di tangenti – prestazioni sessuali da prostitute “stipendiate” dallo stesso.

Conferme arrivano dalla pubblicazione dei verbali che contengono le testimonianze rese agli inquirenti da Tarantini.

Prima di proseguire, però, va fatta una precisazione. Tarantini, nei verbali, parla anche delle donne – prostitute e non – portate a Palazzo Grazioli alle cene di Berlusconi. Però va sottolineato ciò che l’imprenditore chiarisce:

Le presentavo come mie amiche e tacevo che a volte le retribuivo”.

Dunque Berlusconi non sapeva che queste donne fossero prostitute, e men che mai sapeva che venissero pagate – a volte – da Tarantini. Il quale aggiunge, poi, di non aver chiesto ed ottenuto “in cambio” alcun favore, da Berlusconi, se non quello di conoscere Bertolaso:

“Io ho voluto conoscere il presidente Berlusconi ed a tal fine mi sono sottoposto a spese notevoli per entrare in confidenza con lui e sapendo del suo interesse verso il genere femminile non ho fatto altro che accompagnare da lui ragazze che presentavo come mie amiche tacendogli che a volte le retribuivo.

Gli ho solo chiesto di presentarmi il responsabile della Protezione Civile, il dottor Guido Bertolaso, in quanto volevo che Enrico Intini mio amico con il quale avevo stipulato un contratto di collaborazione, potesse esporre allo stesso Bertolaso le competenze del suo gruppo industriale nella prospettiva di poter lavorare con la Protezione Civile. Una sera il presidente Berlusconi mi presentò Guido Bertolaso con il quale in seguito mi sono incontrato unitamente ad Enrico Intini. Bertolaso ci inviò a Finmeccanica ma poi, dopo i primi incontri con tale dottor Lunanuova, non è successo più nulla“.

La Repubblica riporta anche questa dichiarazione dell‘imprenditore:

“Ho organizzato 18 serate ma Berlusconi non sapeva che le ragazze erano pagate. Davo 1000 euro a chi restava la notte”.

Questo dichiara Tarantini, e a questo ci si deve attenere: nessun tipo di illecito può essere attribuito al Presidente del Consiglio.

Ritorniamo al Partito democratico, e alle prostitute “offerte” dal succitato imprenditore pugliese all’ex vice presidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo. Ecco cosa dichiara Tarantini ai pubblici ministeri:

“Confermo di essere a conoscenza che Maria Teresa De Nicolò era una escort e di averla pagata affinché effettuasse prestazioni sessuali in favore di terzi. Ricordo di averle corrisposto 500 euro per le prestazione a Bari e 1000 euro per prestazioni fuori Bari se non ricordo male. Ora che ricordo meglio nella circostanza di una festa fatta a casa mia le offrii gratuitamente della cocaina. Quanto all’appartamento di via Giulio Petroni angolo via Extramurale Capruzzi si tratta di un immobile preso in locazione da Gigi Zatterini, all’epoca segretario particolare dell’assessore Frisullo. Io ave­vo la disponibilità delle chiavi in quanto lo stesso Frisullo me le diede nel 2007 chiedendomi di far effettuare dalla ditta di fiducia delle mie aziende opere di pulizia con cadenza se non ricordo male settimanale. Io ho trattenuto le chiavi per miei incontri occasionali con alcune ragazze.

Ricordo di aver accompagnato la De Nicolò in quell’appartamento al fine di farla incontrare con lo stesso Frisullo, sicuramente prima dell’estate 2008. Io e la De Nicolò ci trat­tenemmo in quell’appartamento fino all’arrivo del Frisullo e quindi giunto quest’ultimo io andai via. In quella stessa circostanza o forse in una successiva prima di allontanarmi consumammo in tre un pasto. Credo che an­che in altre circostanze ho favorito gli incontri della De Ni­colò con Frisullo.

Ho favorito nel 2007 e nel 2008 rispettivamente due prestazioni sessuali della stessa con Sandro Frisullo, retribuendola con un importo che credo si aggirasse sui 500 euro oltre a pagarle il biglietto aereo poiché la stessa veniva da Parigi ed ospitarla a Riva del Sole a Giovinazzo. I biglietti aerei li ho acquistati presso l’agenzia della Transitalia ed il soggiorno presso l’albergo l’ho retribuito con danaro prelevato da una delle società riconducibili alla mia famiglia”.

Poi l’imprenditore chiarisce il perché abbia “offerto” questo genere di attenzioni a Frisullo. E qui arriva l’aspetto (della vicenda) che gli inquirenti ritengono possa essere penalmente rilevante, perché evidenzierebbe una contropartita illecita fornita dal politico:

“Le attenzioni da me avute nei confronti di Frisullo mi hanno consentito di essere dallo stesso presentato al dottor Valente, direttore amministrativo dell’Asl di Lecce. Io avevo rappresentato a Sandro Frisullo, ex vicepresidente Regione Puglia Frisullo le ragioni per le quali avevo interesse a conoscere il dottor Valente, vale a dire un’accelerazione dei pagamenti per le prestazioni effettuate dalle mie aziende e l’esecuzione di una delibera adottata in materia di acquisto di tavoli operatori.

So che Frisullo ha rappresentato più volte le mie esigenze al dottor Valente ed io personalmente ne ho parlato con lo stesso Valente. I pagamenti sono avvenuti anche se comunque in ritardo, altrettanto per la delibera. La frequentazione di Frisullo mi serviva soprattutto per acquistare visibilità agli occhi dei primari che portavo da Frisullo. Per quanto mi consti nessuno dei problemi rappresentato dai primari è stato mai risolto da Frisullo”.

Par di capire, dunque, che l’aspetto penalmente rilevante della questione, riguardi “l’esecuzione di una delibera (…) in materia di acquisto di tavoli operatori”. Questo dovrebbe essere l’illecito commesso da Frisullo, che in tal modo avrebbe “ripagato” Tarantini delle “attenzioni” da questi riservategli.

Ancora l’imprenditore pugliese:

“Io non ho elargito finanziamenti in favore di Frisullo, limitandomi a mettere a disposizione per le sue esigenze autisti e mie autovetture in caso di urgenze, a fargli alcuni regali in occasione delle festività e ad organizzare una cena elettorale in favore dell’onorevole D’Alema presso il ristorante ‘La Pignata’ nel 2007. Ricordo che alla cena erano presenti primari e dirigenti sanitari, il sindaco Emiliano, il vice coordinatore regionale del Pd Dottor Mazzarano, alcuni imprenditori baresi tra cui Stefano Miccolis e Vito Ladisa. Comunque conservo l’elenco e mi riservo di produrlo”.

Questo è quanto (almeno per ora, perché molti altri sono i politici del Pd che risultano coinvolti nell‘inchiesta).

Dieci domande ad Ezio Mauro, l’evasore fiscale.

(leggere anche: Ezio Mauro è un evasore fiscale e un bugiardo, parola dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate).

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Fondi ai politici del centrosinistra, l’inchiesta di Bari: prostitute, tangenti, appalti e cocaina (links)

sabato, 5 settembre 2009

Qui, della vera inchiesta di Bari si è parlato in più di una circostanza. E lo si è fatto, quando la grande stampa asservita al centrosinistra taceva al riguardo.

Ora, e fortunatamente, dell‘indagine in corso parlano tutti (o quasi):

Centrosinistra e appalti, blitz dei pm a Bari – Perquisite le sedi del Pd e di altri 4 partiti: ipotesi di gare pilotate nella sanità. C’è un pentito di mafia.

“Il clan appoggiava il simbolo col sole”. La gola profonda racconta il sistema – Nell’inchiesta di Bari un tassello che fa ipotizzare l’aggravante mafiosa.

L’ombra della mafia sull’inchiesta di Bari – “Il clan appoggiava il simbolo col sole”.

Bari, inchieste su appalti e finanziamenti “Tedesco ai vertici del sodalizio criminale” – L’attuale senatore del Pd accusato di un ruolo chiave nell’intreccio tra mafia-politica-affari. Accertamenti patrimoniali sui 15 indagati. Verifiche anche sulle delibere regionali.

“Fondi a politici del centrosinistra” – Sanità e appalti, l’inchiesta s’allarga.

Inchiesta su affari, sesso e «festini», coinvolti due ex assessori regionali – I due politici non sono iscritti nel registro degli indagati: coinvolte escort, disoccupate e un’avvocatessa in carriera.

C’è il nome di D’Alema tra i regali di Tarantini – Nella lista dei cadeaux di Natale spunta il leader del Pd. I destinatari dei doni in un documento di settanta pagine.

Dieci domande ad Ezio Mauro, l’evasore fiscale.

(leggere anche: Ezio Mauro è un evasore fiscale e un bugiardo, parola dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate).

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Affari, sesso e “festini”: l’inchiesta di Bari che sta terremotando il Pd

martedì, 1 settembre 2009

Come sanno i lettori abituali di questo blog, qui lo si è sempre detto: l’inchiesta di Bari riguarda il Partito democratico pugliese.

Oggi arrivano altre conferme in tal senso:

“Due ex assessori della prima giunta regionale pugliese guidata da Nichi Vendola (che ha subito un rimpasto all’inizio del luglio scorso) sono coinvolti in una nuova indagine della procura di Bari su sesso, affari e politica” (…).

“In questa nuova inchiesta dei pm Roberto Rossi e Lorenzo Nicastro emergerebbe che Tarantini avrebbe fornito ai due ex assessori regionali le prestazioni sessuali non solo di escort da lui pagate, ma pure di donne disoccupate, alcune anche con figli, che erano alla ricerca di un posto di lavoro e, in un caso, di una avvocatessa salentina di 28 anni che voleva far carriera nella pubblica amministrazione. Le escort venivano inviate – secondo le indagini – direttamente da Tarantini per ottenere qualche aiuto dai due politici al fine di aggiudicarsi dalla Regione Puglia appalti in campo sanitario. Donne disoccupate si erano invece rivolte a Tarantini per essere messe in contatto con uomini politici ai quali avrebbero offerto sesso in cambio della promessa di un posto di lavoro in un ente pubblico, Regione Puglia e Camere di Commercio. La ventottenne professionista salentina sarebbe andata a letto con uno o entrambi gli ex assessori regionali coinvolti ricevendo in cambio la promessa di un soddisfacente contratto di consulenza con la Regione Puglia“.

Precisamente ciò che si è raccontato qui e qui.

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Inchiesta di Bari, Vendola ascoltato dai pm

lunedì, 6 luglio 2009

Dunque, oggi il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, è stato ascoltato come persona informata dei fatti da Desirè Digeronimo, uno dei pubblici ministeri che ha dato il via all’inchiesta di Bari (la Digeronimo, in particolare, sta indagando sull’assegnazione di alcuni appalti nel settore della Sanità regionale).

Ecco cos’ha dichiarato Vendola in proposito:

Io sono stato ascoltato come persona informata dei fatti, lo so che qualcuno avrebbe desiderato che fossi convocato nella veste di indagato, ma non è accaduto”.

Abbiamo parlato solo di sanità”.

Non ho la più pallida idea di quello che può succedere. Io ho risposto a tutto quello che è stato chiesto a me, non mi è stato chiesto dell’universo mondo”.

Ho risposto a tutte le domande che mi sono state poste nel corso dell’audizione i cui contenuti hanno i crismi della riservatezza”.

Come sa chi segue questo blog, alcuni filoni dell‘inchiesta di Bari ruotano attorno ad un’ipotesi investigativa: gli inquirenti, nello specifico, ritengono che alcuni esponenti del Partito democratico abbiano concesso appalti ad un certo numero di imprenditori, ricevendone in cambio – a mo’ di tangenti – prestazioni sessuali con prostitute.

Per questa ragione, per l’evidente gravità delle accuse – che secondo indiscrezioni coinvolgerebbero i massimi vertici politici della Regione Puglia -, Vendola ha deciso di azzerare la propria Giunta, e di nominare nuovi assessori. Non confermandone alcuni precedentemente designati. Tra questi vi sono Alessandro Frisullo (prima dell’azzeramento, vice presidente della Regione in quota Pd), e Marco Barbieri.

Quest’ultimo, in particolare, non ha preso bene la decisione di Vendola:

Vendola spieghi pubblicamente se sono un delinquente o una figura moralmente discutibile”.

Si è chiusa la crisi della Giunta Vendola aperta dallo stesso presidente sulla questione morale. Nel colloquio di ieri sera con il presidente, che mi ha annunciato la sostituzione, non ho avuto giudizi negativi sul mio operato come assessore. Debbo quindi, a difesa della mia personale onorabilità, chiedergli di spiegare pubblicamente, visto che non lo ha voluto fare privatamente, se la mia esclusione dalla Giunta è dovuta al fatto che sono un delinquente, o una figura moralmente discutibile; oppure se i motivi siano diversi e magari esattamente opposti: se cioè, parlando di svolta sulla questione morale mentre opera un mutamento di questo genere nella Giunta, stia prendendo in giro i pugliesi”.

Come non pensarlo, viste anche le troppe occasioni, sulla sanità e su altro, in cui su temi etici delicati e anche in relazione ad indagini penali in corso ho sostenuto proposte e condotto battaglie sull’attività regionale, che hanno trovato di fronte il suo silenzio”.

Chiedo a lui di spiegare, anche perchè alle compagne e ai compagni che mi stanno manifestando in queste ore meraviglia, io non so rispondere. E non vorrei fare illazioni”.

Intanto, a quanto riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno:

“E’ in corso alla Regione Puglia una riunione – cominciata alle 13,30 – del gruppo del Pd convocata per discutere sulle cinque nomine degli assessori regionali comunicate ieri sera a tarda ora dal presidente della Regione, Nichi Vendola, dopo la sua decisione di `azzerarè l’esecutivo. Alla riunione partecipa, invitato, il segretario regionale del Pd, Michele Emiliano.
Sarebbero diverse le opinioni emerse finora , se pure informalmente. La più radicale vorrebbe – sempre secondo alcune indiscrezioni – la fuoriuscita del Pd dalla maggioranza:
“Vendola – questa l’opinione – si faccia la sua giunta e se ne assuma in prima persona la responsabilità”. Un’altra ipotesi sarebbe quella – ma il condizionale è sempre d’obbligo – di chiedere a Vendola la revisione dei nomi scelti per le sostituzioni. La terza, la più improbabile, è che, sfiduciato il presidente, si vada allo scioglimento del consiglio. Sono tutte ipotesi di cui si sarebbe parlato nella riunione, che è ancora aperta a varie soluzioni e che dovrebbe concludersi – si dice – tra un paio di ore“.

La grande stampa, però, continua a tacere su questa vicenda.

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Inchiesta di Bari, Frisullo (Pd) a Vendola: non accetto lezioni di morale

domenica, 5 luglio 2009

Alessandro Frisullo dovrebbe essere uno degli esponenti del Partito democratico coinvolti nell’inchiesta di Bari. Inchiesta che ha spinto Vendola ad azzerare la propria Giunta, per evitare di essere tirato in ballo personalmente – e politicamente – in una vicenda che si preannuncia foriera di conseguenze negative, sul piano giudiziario, per tutte le persone chiamate in causa. D’altra parte, le ipotesi di reato sui cui la Procura indaga, sono imbarazzanti: politici del Pd avrebbero concesso appalti ad imprenditori, ricevendone in cambio prestazioni sessuali con prostitute, “offerte” loro a mo’ di tangenti.

Frisullo è tra quanti hanno subito l’azzeramento imposto da Vendola, visto che fino a quel momento ricopriva l’incarico di vice presidente della Regione Puglia. L’”epurazione”, però, non gli è piaciuta. Soprattutto non ha gradito il fatto che sia avvenuta a sua insaputa:

Se solo avessi avuto la possibilità di parlare personalmente con il presidente Vendola prima della riunione della giunta, egli per primo avrebbe avuto contezza delle mie opinioni e dei miei orientamenti. Così non è stato. E pure credo fosse lecito attendersi una sua telefonata o un incontro preliminare la riunione della giunta”.

Questo è motivo di grande amarezza perchè in questi 4 anni di comune responsabilità di governo la mia condotta politica e personale è stata improntata sempre a lealtà e sincera collaborazione”.

L’esponente del Pd (da tutti riconosciuto come dalemiano), poi, ha lamentato il fatto di essere finito:

Al centro di una campagna mediatica che partendo dalle note vicende sulla sanità ha via via cercato di “coinvolgermi a prescindere” e purchessia”.

In ultimo, visto che Vendola giorni orsono – parlando dell’inchiesta e della decisione di azzerare la propria Giunta – aveva chiosato: “Quando dico che la questione morale é una priorità assoluta non lo dico in astratto”, Frisullo ha ritenuto opportuno replicare:

Non ci sono cattedre da cui si impartiscono lezioni di morale. Io non ne voglio dare ma non intendo subirne

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L’inchiesta di Bari riguarda il Pd. Perché la Repubblica, il Corriere e La Stampa non ne parlano?

sabato, 4 luglio 2009

E’ da qualche giorno che su questo blog ci si domanda: ma come mai la Repubblica, il Corriere della Sera e La Stampa non parlano più dell’inchiesta di Bari? Forse perché da quando Cristiana Lodi – in un suo articolo su Libero – ha riportato per filo e per segno gli estratti dei verbali della Procura, è chiaro a tutti che l’indagine coinvolge esponenti del Partito democratico pugliese?

Probabilmente sì. E a pensarla in questo modo è anche Peppino Caldarola (ex parlamentare dei Ds):

“(…) Qualcosa si è interrotto nel sistema mediatico-giudiziario. Prendete il caso di Bari. Le escort, le cene con il premier, il giro di ragazze facili. L’intero sistema mediatico si precipita nel capoluogo pugliese. Bari «caput mundi», ovvero si avvera l’antico detto: «Se Parigi avesse lu meri, sarebbe una piccola Beri». Poi la storia prende un’altra piega. Le escort, dicono le intercettazioni telefoniche, allietano le serate di dirigenti del Pd, viene fuori una cronaca di tangenti e di appalti facili in cui è coinvolto un ex assessore Pd, che sta per diventare senatore, e probabilmente qualcuno che è venuto dopo di lui. Nichi Vendola azzera la giunta regionale. I dalemiani sono decapitati. Inizia anzitempo la guerra di successione a Vendola. Il Pd si prepara a sostituire Michele Emiliano, il potente sindaco rieletto alla grande nelle ultime amministrative, con Francesco Boccia, quarantenne amico di Enrico Letta che aspira alla candidatura alle prossime regionali per il Pd.

È una «storiona» politica e giudiziaria. C’è di mezzo la «questione morale», c’è di mezzo la guerra interna ai dalemiani e fra i dalemiani e gli altri. È un pezzo di società meridionale che viene alla luce. Si scopre che il vero affare per una parte dell’imprenditoria del Sud sono le commesse sanitarie. Nessuno produce nulla, tutti vendono apparecchiature e grazie alle «entrature» nei palazzi del potere si costruiscono fortune. E si costruiscono carriere politiche e con le carriere politiche anche stili di vita. La vendita dell’apparecchio per la circolazione extracorporea prepara le serate allegre con le escort di lusso. Basta leggere le carte, ascoltare la gente e raccontare.

Invece i grandi giornali hanno declassato Bari. Non se ne parla più. Ieri il Corsera non aveva una sola riga, Repubblica parlava di una talpa che avvertiva gli indagati, La Stampa pensava ad altro. Bari non è più la sentina di tutti i vizi. È stata riabilitata da quando lo scandalo non punta più, o non solo, su palazzo Grazioli ma investe gli edifici regionali sul lungomare Nazario Sauro.
La «questione giudiziaria» è ormai fondamentalmente una questione mediatica. Ci sono pm che hanno fortuna e pm che non sono sulla cresta dell’onda. Quelli di Bari hanno avuto il loro momento di celebrità. Ora non interessano più nessuno. Gli editorialisti di Repubblica hanno altro da fare. È la solita questione della doppia morale. Solo che le voci corrono, la gente sa, sui blog si racconta tutto. Per vincere, la doppia morale ha bisogno del pensiero unico. È finito“.

Al sottoscritto piacerebbe sapere anche un’altra cosa: ma quei fessacchiotti che ritengono Berlusconi controlli tutti i mezzi d’informazione, come si spiegano, allora, l’attuale black out informativo sull’inchiesta di Bari?

Visto che l’indagine coinvolge avversari politici del Cavaliere, quest’ultimo non dovrebbe aver interesse a usare i giornali e i Tg che controlla, per far conoscere i dettagli dell’inchiesta ai cittadini, onde indebolire i propri rivali politici?

A rigor di logica, sì; non vi pare?

E allora perché non accade? Perché i giornali e i Tg non parlano più dell’inchiesta di Bari?

Forse perché Berlusoni non li controlla?

televideo inchiesta di Bari Pd

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