Articoli marcati con tag ‘Ipocrisia e sinistra’

L’ipocrisia di Bersani

venerdì, 26 febbraio 2010

L’ipocrisia e il doppiopesismo che regnano a sinistra sono davvero stucchevoli e imbarazzanti.

Prendiamo Bersani. Questi ha dichiarato: “La gente perbene confida nelle assoluzioni, non nelle prescrizioni. Voglio credere che il nostro presidente del Consiglio possa confidare nell’assoluzione e la cerchi nella sede giusta”.

In buona sostanza, il leader del Pd ha detto che Berlusconi è un mezzo farabutto perché i processi che lo vedono coinvolto si chiudono sì, senza una condanna, ma solo perché scatta la prescrizione.

Da quale pulpito viene la predica!

Bersani, infatti, dimentica che il suo capo, Massimo D’Alema, non è finito in gattabuia per aver percepito un finanziamento illecito per il Pci, solo grazie alla prescrizione del reato.

Allo stesso modo, Bersani dimentica che alcuni esponenti apicali del suo partito, dopo aver intascato una “mazzetta” da 1 miliardo di lire (la famosa tangente Enimont), non sono finiti in carcere solo perché il reato è caduto in prescrizione (e altro ci sarebbe da raccontare).

Ecco, fossimo in Bersani, accenderemmo un cero a chi ha inventato la prescrizione: in fin dei conti, se l’intera classe dirigente del suo partito non è finita in galera, è solo grazie ad essa (diciamo francamente).

Zero tituli.

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Paolo Cento: “Il processo breve è una conquista di civiltà”

domenica, 29 novembre 2009

Al sottoscritto, il cosiddetto processo breve non piace.

A sinistra, invece, checché ne dicano in pubblico, lo adorano. Prova ne sia il fatto che tanto nel 2004 quanto nel 2006, i Ds hanno presentato una proposta di legge per introdurlo. A ciò, si aggiunga quanto ha dichiarato Paolo Cento a Barbara Romano, su Libero:

Garantista e di sinistra: le piace il processo breve? (chiede la giornalista).

Assolutamente sacrosanto. Il processo breve è una conquista di civiltà. Mi viene da dire a Berlusconi: di’ che tu non ne usufruisci e realizzalo. E’ giusto che una persona che è stata colpita da un avviso di garanzia entro sei anni veda conclusa la sua vicenda giudiziaria. E’ giusto anche per le vittime del reato”.

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La Finocchiaro sia seria e smetta di mentire sul processo breve

domenica, 15 novembre 2009

Un annetto fa, dava prova di una spregiudicatezza e di un cinismo raccapriccianti, sentenziando:

Il reato di immigrazione clandestina non esiste in alcun Paese al mondo, nemmeno negli Stati Uniti d’America che pure hanno problemi di immigrazione da sempre”.

Come noto, invece, il reato d’immigrazione clandestina esiste negli Usa, così come in Germania (dov’è stato introdotto dai socialisti), nel Regno Unito, in Francia, in Belgio, in Olanda, in Svizzera e finanche nella Città del Vaticano.

Evidentemente, la Finocchiaro pensava di poter coglionare gli italiani, o semplicemente i propri elettori, propinando loro una sesquipedale menzogna.

Si dirà: in fondo tutti i politici mentono. E una frottola, per quanto grossa, la si perdona a chiunque. Senz’altro.

Il problema, però, è che la Finocchiaro mostra di essere recidiva. E di usare la menzogna come strumento abituale di lotta politica.

Qualche giorno fa, infatti, parlando degli effetti che potrebbe avere il ddl che mira ad introdurre il cosiddetto “processo breve”, ha dichiarato:

Processi come Eternit, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero”.

Fortunatamente per il Paese, è falso: se dovesse essere approvato il ddl di cui sopra, i succitati processi seguiterebbero ad essere celebrati, e non sarebbero sottoposti al termine dei sei anni di durata (oltre i quali scatterebbe la prescrizione).

La Finocchiaro, dunque, ha mentito nuovamente.

Come se non bastasse, poi, si è scoperta un’altra cosa. E cioè che la capogruppo al Senato del Partito democratico, nel luglio 2006, presentò una proposta di legge del tutto analoga a quella oggi formulata dal centrodestra.

Di più.

Mentre il disegno di legge che porta la firma di Gasparri e Quagliariello, stabilisce che debbano durare sei anni solo i processi a carico degli incensurati, e sempreché siano istruiti per giudicare “reati di non elevata pericolosità sociale”; la proposta di legge avanzata nel 2006 dalla Finocchiaro, era tesa ad introdurre il “processo breve” per tutti i reati in corso, finanche quelli di mafia!

Ma nemmeno questo, basta. Perché il ddl sottoscritto dalla Finocchiaro, non faceva altro che ricalcare una proposta di legge formulata nel 2004 da altri suoi colleghi di partito. Vale a dire: l’ex magistrato di Cassazione e presidente della Corte d’assise a Torino e Pinerolo, Elvio Fassone; l’ex magistrato e collaboratore di Giovanni Falcone, Giuseppe Ayala; l’allora responsabile giustizia dei Ds, Massimo Brutti; l’avvocato Guido Calvi; e l’ex pm che anni prima aveva indagato su Massimo D’Alema, Alberto Maritati.

Se questa proposta di legge finalizzata ad introdurre il “processo breve” fosse stata approvata, avrebbe prodotto danni:

“I processi allora in corso sarebbero stati dichiarati prescritti: in primo grado, in appello e in Cassazione. Tutti, anche quelli per i reati di mafia, di terrorismo, di pedofilia, di sequestro di persona, di furto aggravato, di circonvenzione di incapace, di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, traffico di rifiuti, sfruttamento della prostituzione minorile, stragi. Invece esclusi dall’attuale testo del Pdl”.

Ancora. Se la pdl avanzata dagli esponenti dei Ds fosse divenuta legge della Repubblica, sarebbe caduto in prescrizione anche il processo intentato a carico di Cesare Previti, e che ha portato alla sua condanna.

Ecco, se la Finocchiaro e i dirigenti del Pd fossero persone serie, userebbero argomenti diversi contro il ddl presentato dal centrodestra.

Ad esempio il silenzio.

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M’arrazzo? Aspetta, dipende. Tieni a freno il Biscione

venerdì, 23 ottobre 2009

Se vai a prostitute, fai una cosa riprovevole, perché è da maschilisti e sessisti. Invece, se vai a transessuali, soprattutto se sono di colore, fai una cosa assolutamente commendevole. E nessuno dirà mai che è in contrasto con i principi del Family Day (firmato, Papi Sircana).

family festival

family festival

family festival

P.S.: al di là dell’ironia, piena solidarietà a Marrazzo. Noi siamo liberali sempre e con tutti. E ciò che fanno i politici, sotto le lenzuola, non c’interessa.

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“C’è una differenza sostanziale tra chi come noi rispetta l’autonomia dei giornalisti e chi vuole mettergli il bavaglio”

mercoledì, 21 ottobre 2009

Felice Belisario, capogruppo dell’Idv al Senato, il 27 settembre scorso:

La libertà di stampa e l’indipendenza dei giornalisti sono in pericolo”.

C’è una differenza sostanziale tra chi, come noi, rispetta l’autonomia dei giornalisti e chi vuole mettergli il bavaglio. (…) E’ questa la differenza tra noi e Berlusconi”.

Lo stesso Felice Belisario, in data 16 ottobre, ha querelato il Quotidiano della Basilicata perché ha pubblicato un articolo in cui venivano riportate le accuse mosse all’Italia dei Valori dalla rivista MicroMega (ne abbiamo parlato in questo post).

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Ha ragione Gad Lerner

sabato, 17 ottobre 2009

Ora e sempre: forza Milan!

Gad Lerner – che di certo non si è affermato solo perché ha sempre avuto in tasca la tessera di partito giusta -, se la prende, sacrosantamente, con i raccomandati. A cominciare da quelli che lavorano al Tg5:

Basta guardare i cognomi dei colleghi redattori del Tg5, una sfilza di figli di…”.

Ha perfettamente ragione.

Si pensi, ad esempio, a Donata Scalfari: figlia di Eugenio, fondatore del quotidiano la Repubblica (che da dicembre Lerner dirigerà).

In Rai, invece, le cose vanno diversamente, com‘è ben noto: Bianca Berlinguer, giusto per fare un nome, ha fatto carriera solo perché intelligente e preparata.

Inoltre, aggiunge il conduttore de l’Infedele:

Li invito a vigilare e a denunciare di fronte a chi lavora solo perchè “figlio di ” o perchè, se donna, ha accondisceso a richieste extraprofessionali”.

Forse si riferisce alla giornalista di sinistra che ha iniziato la carriera al Tg3, e che oggi conduce una trasmissione sulla Rai?

Aumm, aumm.

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Mentono sempre e su tutto

domenica, 4 ottobre 2009

L'Unità pubblica solo notizie false

(continua…)

“Ho pagato parte del prezzo di una casa in nero”. La video confessione di Ezio Mauro, l’evasore fiscale

venerdì, 2 ottobre 2009

Riepilogo brevemente i fatti.

Ezio Mauro, anni or sono, ha acquistato una casa a Roma, in zona Parioli, pagandone parte del prezzo – 850 milioni di lire – in nero. A suo dire, dall’operazione, non avrebbe tratto vantaggio alcuno. Anzi: addirittura avrebbe speso, rispetto al dovuto, 524 milioni di lire in più. Falso!

Guardate il video dal trentottesimo secondo, ascoltate bene ciò che Mauro dice, e confrontate la sua versione – ribadita anche su la Repubblica – con quella fornita dall’ex direttore tributario dell’Agenzia delle Entrate, Giorgio Fabbri:

“L’articolo 52 del Dpr 131/86 (Testo unico imposta di registro) regola il potere di accertamento dell’ufficio fiscale in materia di trasferimenti immobiliari e al quarto comma inibisce l’accertamento da parte dell’ufficio fiscale se è stato dichiarato nell’atto di compravendita un valore o un corrispettivo superiore a quello scaturente dal calcolo automatico con la rendita catastale.

Quindi l’articolo 52 invocato dal direttore-evasore non è una sorta di licenza a dichiarare un importo del corrispettivo tassabile, inferiore a quello pattuito e pagato, come ha lasciato intendere al suo auditorium.

L’articolo 72 dello stesso Dpr 131/86 richiamato dal direttore-evasore si occupa e regola il sanzionamento dell’”Omissione di corrispettivo” e nel caso del direttore-evasore ci dice che egli avrebbe dovuto corrispondere la differenza di imposta non pagata sulla somma di circa 800 milioni che corrisponde a circa 80 milioni di lire (che ha sicuramente evaso) e poi avrebbe dovuto pagare una sanzione amministrativa che l’ufficio fiscale avrebbe irrogato da un minimo di 160 milioni di lire ad un massimo di 320 milioni di lire.

Nel migliore dei casi il nostro direttore-evasore avrebbe dovuto pagare al fisco la “irrisoria” somma di 240 milioni di lire. Se questo fatto fosse venuto fuori entro i tre anni dalla stipula dell’atto di compravendita sarebbe stata l’unica realtà possibile.

Quindi il nostro direttore-evasore è proprio un evasore e basta”.

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Un giornalista Rai a Berlusconi: “Questa è anche casa sua”. Vergognoso, roba da Regime!

giovedì, 1 ottobre 2009

Oh, signora mia, che vergogna, che vergogna. Non mi ci faccia pensare, che sennò non mi si drizza più nemmeno con Pamela Anderson.

Ma dico io: è mai possibile che il conduttore della trasmissione Rai Uno Mattina, si rivolga al Premier (in collegamento telefonico), dicendogli “Questa è anche casa sua”?

E’ uno scandalo! Roba da Regime! Roba che nemmeno in Russia o in Cina s’è mai vista.

Fanno bene, dunque, ad indignarsi, quelli dell’opposizione. Ne hanno ben donde.

Fabio Evangelisti, dell’Idv:

Quanto accaduto oggi ad UnoMattina è un vergognoso e patetico siparietto, la dimostrazione dello stato penoso in cui versa l’informazione nel nostro Paese”.

L’associazione Libertà e Giustizia:

Nel giorno del suo compleanno, “Uno mattina” consente al presidente del Consiglio di intervenire telefonicamente in trasmissione (…). E allora il presidente del Consiglio, cui evidentemente non è bastata l’abbuffata a “ Porta a Porta”, replica: “ Chiamatemi più spesso, perché così mi sento meno solo”. Gli risponde entusiasta l’altro conduttore, Stefano Ziantoni: “ Siamo qui ogni mattina, questa è anche casa sua!”. Viva i lecchini, viva il giornalismo in ginocchio”.

Vincenzo Vita, del Partito democratico:

Siamo all’ennesima e incredibile performance del Tg1 nei confronti del presidente del Consiglio. Oggi, ancora una volta, i giornalisti del Tg1 si sono caratterizzati per una serie di servili convenevoli, durante un’intervista in diretta telefonica nella quale il conduttore, dopo l’appello di Berlusconi ad essere “chiamato più spesso” gli risponde ‘”siamo qui ogni mattina questa è anche casa sua“ (guardate il video).

[H. T.: Daw]

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Piduisti, faccendieri, condannati, indagati per camorra, mafia o truffa: l’Italia dei Valori raccontata da MicroMega

lunedì, 28 settembre 2009

Se un partito si fa paladino della questione morale, e sol per questo raccoglie consensi, il minimo che si possa pretendere è che esso abbia un ceto politico di specchiata moralità. Se si scopre, però, che così non è, ch’esso ospita politici “disinvolti” e traffichini, il minimo che si possa fare è denunciarne la “doppiezza“.

E’ quanto ha fatto la rivista MicroMega. Che, in un articolo firmato da Marco Zerbino, ha passato ai raggi X l’Italia dei Valori. Ecco cos’ha scritto in proposito il giornalista (“C‘è del marcio in Danimarca. L‘Italia dei valori regione per regione“):

“A livello locale, le ali del gabbiano arcobaleno sembrano troppo spesso zavorrate dal peso della sua contiguità a un ceto politico dai modi di fare discutibili, in molti casi approdato all’Idv dopo svariati cambi di casacca, alcuni dei quali acrobatici, e in seguito a ponderatissimi calcoli di convenienza personale. Non proprio quello che si aspetterebbe da un partito che aspira a incarnare un nuovo modo di fare politica (pagina 38).

(continua…)