Articoli marcati con tag ‘La Repubblica’

Inchiesta di Trani, indagati due giornalisti de la Repubblica

lunedì, 22 marzo 2010

Li chiameremo Cip e Ciop.

Cip e Ciop lavorano per la Repubblica: il quotidiano fondato dall’ex fascista ed antisemita Eugenio Scalfari. Il signore che, un giorno sì e l’altro pure, accusa Berlusconi d’essere il novello Duce, ma che nel ‘42, al Duce vero, era solito leccare il culo come pochi:

Un impero del genere è tenuto insieme da un fattore principale e necessario: la volontà di potenza quale elemento di costruzione sociale, la razza quale elemento etnico, sintesi di motivi etici e biologici che determina la superiorità storica dello Stato nucleo e giustifica la sua dichiarata volontà di potenza”.

Gli imperi moderni quali siamo noi, li concepiamo e sono basati sul cardine “Razza“, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti”.

Cip e Ciop, lavorando per la Repubblica, sono alle dipendenze di Ezio Mauro: il moralista a corrente alternata; colui che di giorno predica bene, e di sera evade gioiosamente il fisco.

Cip e Ciop sono indagati, come racconta Affaritaliani.it (e la notizia, incredibile dictu, è stata data anche dal CorSera):

Per furto pluriaggravato, ricettazione e pubblicazione di notizie coperte dal segreto istruttorio”.

In buona sostanza, i due cronisti del quotidiano di Largo Fochetti si sarebbero introdotti nei locali della Procura di Trani, e avrebbero rubato i fascicoli contenenti le intercettazioni riguardanti il Cavaliere.

Nemmeno Maicol Travaglio sarebbe arrivato a tanto (forse).

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Anche la Repubblica s’è accorta che vogliono uccidere Silvio

mercoledì, 21 ottobre 2009

la repubblica facebook

Certo, lo ha scoperto con qualche giorno di ritardo (diciamo). Ma fa niente: meglio tardi che mai.

Speriamo solo che a largo Fochetti, ora, capiscano che è giunto il momento di abbassare i toni.

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“Cercasi killer professionista per uccidere Berlusconi”, gli effetti della campagna d’odio de la Repubblica e di Di Pietro

lunedì, 19 ottobre 2009

cercasi killer Berlusconi facebook

Un altro gruppo di bontemponi? Un altro gruppo di goliardi?



“Resuscitiamo le Brigate Rosse ed ammazziamo Berlusconi”, gli effetti della campagna d’odio de la Repubblica e di Di Pietro

lunedì, 19 ottobre 2009

resuscitiamo le brigate rosse ed ammazziamo Berlusconi facebook

Un altro gruppo di simpatici burloni?

Meno male che è stato chiuso (l’immagine è tratta dalla cache di Google).

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“Uccidiamo a badilate (o con lapidazione) Berlusconi”, gli effetti della campagna d’odio de la Repubblica e di Di Pietro

domenica, 18 ottobre 2009

uccidiamo berlusconi facebook

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uccidiamo berlusconi facebook

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Sono solo chiacchiere da bar? Un gioco innocuo? Un divertissement innocente come tanti altri?

uccidiamo berlusconi facebook

La cosa più sconvolgente, è che queste persone odiano Berlusconi senza averne una giustificazione plausibile, cioè politica. Lo odiano solo perché viene rappresentato loro come incarnazione del Male, e quindi considerano necessario, giusto e doveroso contrastarlo in ogni modo e abbatterlo!

Queste persone, come milioni d’altre, ignorano finanche quali siano i provvedimenti di governo adottati da Berlusconi. Sono certo, ad esempio, nessuno di essi sappia della social-card, e nessuno immagini che essa costituisca, nella storia repubblicana, il primo – ancorché modesto, modestissimo – intervento a favore di chi si trovi in condizione di “povertà assoluta”. Sono all‘oscuro di questo, ne sono certo, così come ignorano la quasi totalità degli interventi adottati dal suo esecutivo.

Questo, è l’effetto più perverso della criminalizzazione continua ai danni di Berlusconi, fatta da la Repubblica e da Di Pietro: è che, ormai, lo si attacca a priori, senza un perché. Lui, come chi lo supporta.

Siamo arrivati al punto che finanche noi blogger di centrodestra, sempre più di frequente, veniamo apostrofati – ed è ciò che fanno Curzio Maltese e Giuseppe D’Avanzo, con i giornalisti di Libero e de Il Giornale -, quali servi, scendiletto prezzolati, cani scodinzolanti. Insomma: si ritiene che chi appoggia Berlusconi, e le sue politiche, non possa farlo se non per convenienza personale.

Capite la gravità di questo assunto, oppure no? Capite che vogliono morti finanche noi, o no?

Questo blog esiste da 4 anni, e in 4 anni nessuno mai s’era permesso di dirmi: “Ma ti pagano, per scrivere certe cose”? E negli ultimi mesi, commenti di questo tenore, sono piovuti qui in quantità industriale! Commenti che offendono chi li lascia; ma più ancora gli elettori moderati e democratici di sinistra! Perché queste valutazioni danno l’idea del nullo tasso di democraticità della più parte degli elettori della gauche italica. Per i quali, questo sembra, non è possibile votare centrodestra. Chi lo fa, necessariamente, deve avere motivazioni inconfessabili. E’ criminalizzazione allo stato puro!

Prendete le distanze da la Repubblica e Di Pietro, e dalla loro campagna d‘odio e di plagio. Mostrateci che un’altra sinistra, democratica e civile, esiste. Noi non la vediamo! C’era sembrato di scorgerla nel progetto originario di Pd tratteggiato da Veltroni. E, infatti, molti di voi l’hanno “killerato“, preferendogli il fascista Di Pietro!

Fermate la campagna d‘odio de la Repubblica e di Di Pietro! Fermatela voi, che votate a sinistra; noi non possiamo fare alcunché. Noi abbiamo i fucili puntati contro. Noi siamo nel mirino di questa gente!

Siete voi, che dovete ribellarvi. Perché questa degenerazione del clima politico rende impossibile innanzitutto alla “sinistra vera” di presentarsi quale alternativa credibile all’attuale maggioranza di governo. Ma chi credete possa votare persone che paragonano Berlusconi ad Hitler, se non dei pazzi? Pensate che persone dotate di raziocinio, cultura, intelligenza media; persone che hanno problemi economici e faticano ad arrivare alla quarta settimana, accettino di “barattare” il voto dato a Berlusconi, con un voto a favore di chi, da oltre un anno e mezzo, non dice una – che sia una! – parola di politica e pensa solo a berciare insulti?

La Repubblica e Di Pietro, cari compagni del Pd, stanno ammazzando voi. Non solo noi!

Ribellatevi, se siete democratici per davvero.

P.S.: ma la Polizia Postale cosa aspetta ad oscurare questo gruppo Facebook? Cosa????

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Mentono sempre e su tutto

domenica, 4 ottobre 2009

L'Unità pubblica solo notizie false

(continua…)

“Ho pagato parte del prezzo di una casa in nero”. La video confessione di Ezio Mauro, l’evasore fiscale

venerdì, 2 ottobre 2009

Riepilogo brevemente i fatti.

Ezio Mauro, anni or sono, ha acquistato una casa a Roma, in zona Parioli, pagandone parte del prezzo – 850 milioni di lire – in nero. A suo dire, dall’operazione, non avrebbe tratto vantaggio alcuno. Anzi: addirittura avrebbe speso, rispetto al dovuto, 524 milioni di lire in più. Falso!

Guardate il video dal trentottesimo secondo, ascoltate bene ciò che Mauro dice, e confrontate la sua versione – ribadita anche su la Repubblica – con quella fornita dall’ex direttore tributario dell’Agenzia delle Entrate, Giorgio Fabbri:

“L’articolo 52 del Dpr 131/86 (Testo unico imposta di registro) regola il potere di accertamento dell’ufficio fiscale in materia di trasferimenti immobiliari e al quarto comma inibisce l’accertamento da parte dell’ufficio fiscale se è stato dichiarato nell’atto di compravendita un valore o un corrispettivo superiore a quello scaturente dal calcolo automatico con la rendita catastale.

Quindi l’articolo 52 invocato dal direttore-evasore non è una sorta di licenza a dichiarare un importo del corrispettivo tassabile, inferiore a quello pattuito e pagato, come ha lasciato intendere al suo auditorium.

L’articolo 72 dello stesso Dpr 131/86 richiamato dal direttore-evasore si occupa e regola il sanzionamento dell’”Omissione di corrispettivo” e nel caso del direttore-evasore ci dice che egli avrebbe dovuto corrispondere la differenza di imposta non pagata sulla somma di circa 800 milioni che corrisponde a circa 80 milioni di lire (che ha sicuramente evaso) e poi avrebbe dovuto pagare una sanzione amministrativa che l’ufficio fiscale avrebbe irrogato da un minimo di 160 milioni di lire ad un massimo di 320 milioni di lire.

Nel migliore dei casi il nostro direttore-evasore avrebbe dovuto pagare al fisco la “irrisoria” somma di 240 milioni di lire. Se questo fatto fosse venuto fuori entro i tre anni dalla stipula dell’atto di compravendita sarebbe stata l’unica realtà possibile.

Quindi il nostro direttore-evasore è proprio un evasore e basta”.

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Ezio Mauro è un evasore fiscale e un bugiardo, parola dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate

venerdì, 4 settembre 2009
Ezio - evado il Fisco e me infischio - Mauro

Ezio - evado il Fisco e me infischio - Mauro

Ezio – evado il Fisco e me ne infischio – Mauro s’è giocato la poltrona di Commander in chief del plotone di largo Fochetti. E’ una questione di giorni, al massimo di settimane; ma, prima o poi, rassegnerà le dimissioni dalla direzione de la Repubblica ed emigrerà all’estero. Su questo non ci sono dubbi (e nemmeno lui ne ha, al riguardo): troppo grande è la figura di merda che ha fatto.

D’altra parte, quale credibilità potrebbero riconoscergli ancora, i suoi lettori? Nessuna, presumibilmente. Li ha ingannati e buggerati. Per anni, infatti, ha lavorato con tenacia e costanza per costruirsi una reputazione da integerrimo Savonarola. E a conti fatti che si è scoperto, in questi giorni? Che è un classico moralista d’accatto: di giorno predica bene; di pomeriggio, invece, razzola malissimo ed evade il Fisco. Vizi privati e pubbliche virtù.

Per carità: a sinistra è una costante, questa. Non desta meraviglia: “sinistra” e “ipocrisia” sono sinonimi, infatti.

Si prenda Enrico Berlinguer. Nel 1981, come noto, enunciò la celeberrima “teoria” della “diversità comunista”. Con la quale evidenziava, tra le tante cose, come il suo Pci si distinguesse dalla marmaglia partitocratica, perché non faceva ricorso a finanziamenti illeciti. Infatti a quella data, il partito delle Botteghe Oscure percepiva soltanto da 30 anni, e illegalmente, danaro dall’Unione Sovietica. Quisquilie.

Quattro anni dopo, poi, Massimino D’Alema – per non mostrarsi meno capace del suo leader – intascava un bel finanziamento illecito per il Pci pugliese, dal patron delle Cliniche Riunite di Bari, Francesco Cavallari. Se Baffino non è finito in galera, dopo essere stato “beccato” con le mani nella marmellata dal Pm Alberto Maritati – cui confessò tutto -, è solo grazie alla prescrizione del reato. Bazzecole.

Per non parlare, poi, della tranche da un miliardo di (vecchie) lire della Tangente Enimont “approdata” al Bottegone. Diciamo che se in quegli anni, ad occuparsi della questione, non ci fosse stato il futuro Ministro – Ulivista – dei Lavori pubblici, l’allora pubblico ministero Totonno Di Pietro, Max D’Alema, Achille Occhetto e Walter Veltroni oggi risiederebbero nel lussuoso albergo Regina Coeli. Pinzillacchere.

Ma veniamo ad Eziuccio Mauro. Il poveruomo s’è rovinato con le proprie mani; lo si è già raccontato ieri.

Riassumo: il direttore de la Repubblica ha provato a spiegare che, quantunque abbia pagato 850 milioni di vecchie lire in nero per acquistare una casa, a suo dire non avrebbe truffato l‘Erario, ed anzi avrebbe sborsato più danaro del dovuto. Bubbole, naturalmente; per di più a tal punto inverosimili, da essere state smascherate con estrema faciltà da un notaio e dal vice direttore del quotidiano giuridico-economico Italia Oggi, Marino Longoni.

Ma a Mauro la sorte non arride, nemmeno un po’. Anche l’ex direttore tributario dell’Agenzia delle Entrate, l’ente pubblico che si occupa di acciuffare gli evasori come Eziuccio, infatti, ha demolito pezzo a pezzo le panzane che il Nostro ha raccontato.

Ecco cos’ha scritto l’ex funzionario dello stato, Giorgio Fabbri:

“L’articolo 52 del Dpr 131/86 (Testo unico imposta di registro) regola il potere di accertamento dell’ufficio fiscale in materia di trasferimenti immobiliari e al quarto comma inibisce l’accertamento da parte dell’ufficio fiscale se è stato dichiarato nell’atto di compravendita un valore o un corrispettivo superiore a quello scaturente dal calcolo automatico con la rendita catastale.

Quindi l’articolo 52 invocato dal direttore-evasore non è una sorta di licenza a dichiarare un importo del corrispettivo tassabile, inferiore a quello pattuito e pagato, come ha lasciato intendere al suo auditorium.

L’articolo 72 dello stesso Dpr 131/86 richiamato dal direttore-evasore si occupa e regola il sanzionamento dell’”Omissione di corrispettivo” e nel caso del direttore-evasore ci dice che egli avrebbe dovuto corrispondere la differenza di imposta non pagata sulla somma di circa 800 milioni che corrisponde a circa 80 milioni di lire (che ha sicuramente evaso) e poi avrebbe dovuto pagare una sanzione amministrativa che l’ufficio fiscale avrebbe irrogato da un minimo di 160 milioni di lire ad un massimo di 320 milioni di lire.

Nel migliore dei casi il nostro direttore-evasore avrebbe dovuto pagare al fisco la “irrisoria” somma di 240 milioni di lire. Se questo fatto fosse venuto fuori entro i tre anni dalla stipula dell’atto di compravendita sarebbe stata l’unica realtà possibile.

Quindi il nostro direttore-evasore è proprio un evasore e basta”.

Dieci domande ad Ezio Mauro, l’evasore fiscale.

(leggere anche: Ezio Mauro mente spudoratamente. E’ un evasore fiscale, parola di notaio; Parla il banchiere che ha ricevuto gli assegni con cui Ezio Mauro ha evaso il Fisco).

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Ezio Mauro mente spudoratamente. E’ un evasore fiscale, parola di notaio

giovedì, 3 settembre 2009
Ezio - evado il Fisco e me ne infischio - Mauro

Ezio - evado il Fisco e me ne infischio - Mauro

Il giovanotto ha provato a discolparsi dall’accusa di essere un evasore fiscale. Ma, purtroppo per lui, non gli è andata bene. Parliamo di Ezio Mauro. Il quale ha ammesso di aver acquistato un immobile versandone “al nero” una parte del prezzo. Però ha aggiunto di non aver evaso il Fisco, di aver semplicemente soddisfatto la richiesta del venditore, e di avere, anzi, speso più del dovuto:

Non ho evaso in alcun modo le tasse nell’acquisto della mia casa che i giornali della destra tengono nel mirino: non solo non c’è stata evasione fiscale, ma ho pagato più di quanto la legge mi avrebbe permesso di pagare. Ho versato infatti all’erario tasse in più su 524 milioni di vecchie lire, e questo perché non mi sono avvalso di una norma (l’articolo 52 del D. P. R. 26 aprile 1986 numero 131, sull’imposta di registro) che, ai termini di legge, mi consentiva nel 2000 di realizzare un forte risparmio fiscale”.

Balle! Solo e soltanto sesquipedali balle! Il perché, lo spiega – a Libero – un notaio che si occupa abitualmente di compravendite immobiliari:

Il riferimento normativo è sbagliato”.

Ezio Mauro è stato mal consigliato sia dal commercialista sia dal notaio, ma comunque ha evaso il fisco”.

Anzitutto non è mai stato legale dichiarare negli atti una cifra inferiore a quella pattuita per la compravendita perché si sarebbe incappati in ogni caso nel’occultamento di corrispettivo”. Il che, aggiunge il professionista, “non è reato”, ma unainfrazione amministrava” che può portare ad essere sanzionati dal Fisco. Inoltre: “la legge gli imponeva di dichiarare tutto”.

Quanto alla storiella secondo cui l’occultamento di una parte del prezzo dell’immobile avrebbe avvantaggiato esclusivamente il venditore, il notaio replica che non è vero:

Salvo l’ipotesi un po’ residuale che l’appartamento non fosse stato acquistato in precedenza da meno di cinque anni e allora sarebbe scattato l’obbligo di versare le imposte sulla plusvalenza”.

La questione è che nel 2000 – quando Mauro ha comprato la casa di cui parliamo - era in vigore una normativa approvata nel 1986, secondo cui i tributi da versare allo stato – ad esempio l’Iva e l’imposta di registro – venivano calcolati sul prezzo dichiarato nel rogito. Dunque dichiarare un importo inferiore a quello effettivamente versato, serviva – tanto al compratore quanto al venditore – a pagare meno tasse all‘Erario. Proprio per evitare questo genere di frodi, tra il 2005 e il 2006 – con la Finanziaria di Tremonti, prima; e con le liberalizzazioni di Bersani, poi – è stato cambiato il quadro normativo di riferimento. E da allora, ai fini del pagamento delle imposte, si considera sempre – sottolinea il notaio – la “rendita catastale rivalutata” (e non il prezzo di vendita).

Sull’argomento, leggere anche: Parla il banchiere che ha ricevuto gli assegni con cui Ezio Mauro ha evaso il Fisco.

Dieci domande ad Ezio Mauro, l’evasore fiscale.

Update delle 12.38:

Dunque, Marino Longoni (vice direttore del quotidiano giuridico-economico Italia Oggi), bacchetta Mauro per le menzogne che ha detto:

Il suo suicidio mediatico è perfetto. La base imponibile dell’imposta di registro infatti (e di quelle ipotecarie e catastali) non è il valore catastale (come Ezio Mauro vorrebbe dare a intendere), ma il valore effettivo dell’immobile. In sede di autoliquidazione delle imposte, il valore effettivo dell’immobile è definito dal prezzo di compravendita dichiarato dalle parti (le quali sono ovviamente tenute a dichiararlo per l’ammontare effettivamente praticato e non per la sola parte che vogliono loro). Il comma 4 dell’art. 52 del dpr 131/1986 (la norma richiamata da Mauro) dice che, se il valore su cui le parti autoliquidano le imposte è superiore al valore catastale, questo accertamento di maggior valore non può avere luogo e la partita si chiude tra fisco e contribuenti nella piena correttezza dei reciproci comportamenti. Resta il fatto che, se il valore catastale è 100 e le parti dichiarano un valore ad esso superiore (Mauro dice di aver dichiarato 524 milioni in più del valore catastale), ma al contempo inferiore di quello che è l’effettivo prezzo di compravendita praticato (i giornali hanno parlato, non smentiti, di assegni in nero per 850 milioni, oltre alla parte in chiaro dichiarata in atto), non è affatto vero che il comportamento delle parti è conforme alla legge. La condotta evasiva di cui si è macchiato Ezio Mauro ha un nome e una sua specifica sanzione: si chiama «parziale occultamento del corrispettivo» ed è sanzionata dall’art. 72 del dpr 131/1986 nella misura dal 200% al 400% dell’imposta in tal modo evasa. L’unico motivo per cui questa sanzione non potrà essere applicata, ora che la questione è venuta a galla, è che il termine, entro cui l’amministrazione finanziaria può esperire l’accertamento, recuperare le imposte non versate e applicare le relative sanzioni, è di tre anni ed è pertanto spirato. Salvo che non sia stata avviata un’indagine penale, che allungherebbe i termini di prescrizione“.

Ezio Mauro Zero Tituli foto

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Quando il datore di lavoro di Ezio Mauro, Giuseppe D’Avanzo, Concita De Gregorio e Marco Travaglio (nonché “tessera n.1 del Pd”) faceva affari con il piduista banchiere della Mafia Roberto Calvi

giovedì, 3 settembre 2009

Da Ambrosiano, il contro-processo” di Mario Tedeschi:

“Il 9 gennaio 1988, mentre in tutta Italia risuonava la grancassa degli applausi a Carlo De Benedetti per il suo colpo di mano sulla Société Générale belga, da Milano giungeva una notizia d’agenzia: i pubblici ministeri Pier Luigi Dell’Osso e Alfonso Marra, incaricati dell’indagine sul dissesto del Banco Ambrosiano (indagine cui ha fatto seguito il processo che ha portato alla condanna in primo grado di Carlo De Benedetti, e poi alla sua completa assoluzione, nota di camelot), avevano deciso di insistere nella richiesta di un mandato di comparizione nei confronti dell’industriale di Ivrea per il reato di estorsione, in relazione al suo “blitz” nel Banco di Roberto Calvi tra la fine dell’81 e l’inizio dell’82.

Tale richiesta era già stata presentata nel maggio 1987 ai giudici istruttori Antonio Pizzi e Renato Bricchetti ma costoro, dopo alcuni mesi di indagine e l’interrogatorio di vari testi, fra cui il Governatore della Banca d’Italia, avevano deciso di respingerla. Decisione non condivisa dalla Procura, che aveva, invece, rinnovato la sua richiesta. Nel gran clamore suscitato dallo scontro fra Carlo De Benedetti e il mondo finanziario belga, la notizia passò quasi inosservata. Si aggiunga che il quotidiano di Eugenio Scalfari, in quelle giornate, non mancava di attaccare chiunque si mostrasse anche solamente tiepido nei confronti de “l’Ingegnere”.

(continua…)