Articoli marcati con tag ‘latitanti arrestati’

Camorra, nuovo colpo ai Casalesi: arrestato il superlatitante Nicola Panaro

giovedì, 15 aprile 2010

Ne abbiamo acciuffato un altro:

“I carabinieri hanno arrestato a Lusciano (Caserta) il boss latitante Nicola Panaro, esponente di primo piano del clan dei Casalesi. Latitante da cinque anni, sfuggì al blitz dell’operazione Spartacus 3 ed è considerato il personaggio attualmente più potente dell’organizzazione, subito dopo i superlatitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine” (Ansa).

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Sonia Alfano: l’arresto dei latitanti di Mafia è merito esclusivo del Governo

mercoledì, 17 marzo 2010

Gli esponenti del centrodestra, almeno ogni tanto, dovrebbero ringraziare i dirigenti dell’Italia dei Valori: quest’ultimi, infatti, volenti o nolenti, spesse volte regalano loro molti voti.

Si prenda, ad esempio, Sonia Alfano. Ieri ha rilasciato una dichiarazione per la quale Berlusconi dovrebbe esserle eternamente grato:

Questo esecutivo vive il momento più buio dall’inizio della legislatura, e ha bisogno di ritrovare i consensi perduti. Temo che gli arresti di tanti boss e latitanti siano stati ben calcolati, e prevedo il colpo grosso a ridosso delle elezioni regionali”.

Chi sarà il prossimo? Il superlatitante Matteo Messina Denaro? Basta dare uno sguardo al recente passato per rendersi conto di come queste catture avvengano sempre in momenti in cui il Premier perde la sua popolarità. Ormai siamo abituati alle fiction di questo Governo e mi aspetto che la notizia bomba venga fuori un attimo prima del voto. Chiaramente la faranno passare come una coincidenza, ma sappiano che ormai in molti hanno capito a che gioco stanno giocando”.

Dunque, secondo l’europarlamentare dell’Idv, se nell’ultimo biennio sono stati arrestati tanti latitanti di Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta, il merito non è anche dei Magistrati, dei Carabinieri e della Polizia di Stato, ma solo del Cavaliere. Il quale, essendo un gran paraculo, ogniqualvolta ha avuto bisogno di accrescere il proprio grado di popolarità, ha contattato i vertici delle Forze dell’Ordine e ha intimato loro di procedere all’arresto di un nuovo latitante.

Vogliamo la Alfano al posto di Emilio Fede.

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Clan dei Casalesi: arrestato camorrista Corrado De Luca

venerdì, 12 febbraio 2010

Era considerato uno dei trenta latitanti più pericolosi:

“Arrestato dai Cc di Caserta Corrado De Luca, indicato come braccio destro del boss latitante del clan dei Casalesi Antonio Iovine. De Luca, latitante anch’egli da diversi anni, era stato condannato al processo Spartacus. Il latitante è stato catturato a San Cipriano d’Aversa, nell’ambito di una operazione coordinata dai pm della Dda di Napoli Antonello Ardituro e Alessandro Milita“ (Ansa).

Tempi bui per la criminalità organizzata.

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Mafia, ne abbiamo arrestato un altro

martedì, 8 dicembre 2009

La Mafia, mai come in questo momento, rimpiange i bei tempi in cui al governo, anziché la destra, c’erano i Prodi, i Bersani e, soprattutto, i Di Pietro.

Rimpiange quei tempi, perché all’epoca i suoi affiliati vivevano serenamente: nessuno dava loro la caccia, ed essi potevano delinquere in tutta tranquillità.

Ora non più: l’Era Viola è finita, e al suo posto è subentrata quella del Cinghiale Bianco (o Shrî-Shwêta-Varâha-Kalpa).

Sicché non può stupire che dopo l’arresto – avvenuto tre giorni fa, e visibile nel secondo video – del numero due di Cosa Nostra, Giovanni Nicchi (e il fermo del narcotrafficante Gaetano Fidanzati), lo Stato, ieri, sia riuscito a garantire l’incarcerazione di un altro boss mafioso: Salvatore Caruso, reggente del clan catanese Cappello.

I numeri, d’altra parte, parlano chiaro; e i fatti, come noto, sono argomenti testardi.

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La Mafia contro

lunedì, 7 dicembre 2009

Nella vicenda che vede coinvolto, quale sommo accusatore di Berlusconi, il novello pentito Gaspare Spatuzza, c’è un aspetto che più di tutti deve far riflettere: il pluri-omicida e stragista in questione, ha ottenuto la benedizione del proprio Capo-Mafia di riferimento, uno dei due fratelli Graviano (che gli ha espresso il proprio benestare, nel corso di un’udienza processuale).

Giova ricordare che i Graviano, a detta di Spatuzza, sarebbero i mafiosi che hanno brigato con il Cav., e fatto mettere le bombe per soddisfarne le richieste.

Ora, questo dettaglio, la benedizione offerta da un mafioso al “picciotto traditore”, è qualcosa di assolutamente inedito nella storia di Cosa Nostra. La quale, come tutte le società segrete fondate su un “codice d’onore” ed una precisa ritualistica, sanziona puntualmente – con minacce, calunnie ed intimidazioni – il “tradimento” ad opera di un proprio affiliato.

Perché i Graviano, anziché minacciare il “traditore”, gli hanno dato la propria benedizione? Perché lo hanno fatto, visto che lo stesso li ha accusati di ulteriori efferati crimini?

Non ha logica, tutto ciò. Per questo c’è qualcosa che non quadra, in questa storia. Qualcosa che prefigura una precisa strategia volta a destabilizzare il sistema politico nel suo insieme, e non solo Berlusconi, si badi bene.

Offrendo a Spatuzza il proprio benestare, è come se i Graviano avessero voluto inviare un messaggio ai politici: “State attenti. Chi ci colpisce, chi mette in galera i nostri affiliati, chi inasprisce le pene a nostro carico, chi facilita la confisca dei nostri beni, come ha fatto Berlusconi con il suo esecutivo, farà la nostra fine. Verrà gettato nel fango. Muoia Sansone con tutti i filistei!”.

Solo così, si spiega la benedizione “impartita” da un boss-non pentito ad un traditore. E’ come se i Graviano gli avessero detto: “Fa’ pure; siamo con te”.

Questo sospetto, non a caso, ha iniziato ad affacciarsi anche nelle valutazioni di alcuni esponenti del centrosinistra. Ad esempio Luciano Violante, si è chiesto:

Qual è la ragione politica che sta muovendo questi mafiosi?”.

Nel caso del pentito Spatuzza è successo qualcosa che non era mai accaduto”.

Spatuzza parla con la benedizione del suo capo. Che ad oggi non è un pentito. Ma invece di disprezzarlo gli dice: io ti rispetto”.

Non sappiamo se le accuse sono vere o false. Ma dobbiamo comunque chiederci: perché accusano? (…)”.

Secondo Violante, infatti, c’è il rischio:

Che il sistema si autodistrugga. E che il futuro possa dipendere dalla strategia della mafia. Stanno costruendo alleanze? E in quale direzione?”.

Ecco, Violante ha perfettamente centrato la questione: c’è il rischio che il sistema politico nel suo insieme finisca per essere polverizzato dalla Mafia; la quale, utilizzando un esercito di falsi pentiti, può in qualunque momento coinvolgere esponenti politici di ogni schieramento; tenendo, in questo modo, la politica sotto scacco e ricattandola.

Ciò che la plebe fascista ed incolta del No Democracy Day, del No B Day, non capisce, è che in questo momento “schierarsi” con Spatuzza, dando allo stesso credibilità, e per di più in modo pubblico, equivale a lanciare un segnale ambiguo e pericoloso alla Mafia. Un messaggio che finisce per avallarne la strategia.

Che non può che essere una: ricattare il ceto politico, oggi Berlusconi e domani qualcun altro, al fine di vedere revocati i provvedimenti punitivi che lo stato ha adottato contro di essa. Si tratti del 41 bis, o del suo inasprimento; del divieto di patteggiamento in appello per i mafiosi, o delle norme per facilitare la confisca dei loro beni.

E’ una partita a scacchi, tra Mafia e Stato: se si sbaglia mossa, è finita per lo Stato.

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Viola, il colore prediletto dai mafiosi

lunedì, 7 dicembre 2009

Arresto del numero due di Cosa Nostra, Giovanni Nicchi, vestito di viola

No B Day No Democracy Day Di Pietro


Mafia, arrestato un altro latitante

sabato, 5 dicembre 2009

“Gli uomini della catturandi hanno arrestato il latitante Gianni Nicchi, in via Filippo Juvara a Palermo. Nonostante la sua giovane età – il suo soprannome è il soldato – è considerato uno dei leader mafiosi di Cosa Nostra nel capoluogo siciliano. Gianni Nicchi è il figlio di un mafioso, che è in carcere per tutta la vita. Egli era considerato come l’attuale “reggente”, di Pagliarelli, dopo l’arresto del suo padrino Antonio Rotolo due mesi dopo l’arresto del boss mafioso Bernardo Provenzano. Il giovane era ricercato nell’ambito dell’operazione Gotha, quando era riuscito a fuggire alla cattura“ (Tele Occidente).

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Camorra: 12 fermi a Napoli

venerdì, 4 dicembre 2009

Tempi sempre più bui per la criminalità organizzata:

“La polizia di Napoli ha fermato 12 esponenti di vertice del clan camorristico Bocchetti, attivo nel capoluogo partenopeo. Le indagini sono cominciate a seguito del duplice omicidio di Gennaro Sacco e del figlio Carmine, avvenuto il 24 novembre. Del clan Bocchetti fa parte anche Costanzo Apice, il killer del rione Sanita’, arrestato con l’accusa di essere l’assassino di Gaetano Bacioterracino, il quale fu ripreso nel video diffuso dalla procura della Repubblica di Napoli” (Ansa).

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Mafiosità tafazziana

sabato, 28 novembre 2009

E’ bene disinnescare un ordigno esplosivo, il prima possibile. E, talvolta, il modo migliore per farlo, può sembrare un paradosso, consiste nell’anticiparne la deflagrazione.

Fuor di metafora: bene fanno Il Giornale e Libero a parlare da giorni della possibilità che Berlusconi venga indagato per concorso esterno in mafia, e, addirittura, per strage: serve a preparare l’opinione pubblica, e ad evitare che l’”ordigno”, l’eventuale avviso di garanzia, produca danni ancor più ingenti.

Il problema, però, è che spesse volte il troppo storpia. E rischia di cagionare problemi non secondari.

Mi spiego.

Ha senso dedicare pagine intere di giornale a questa vicenda, e poi toglierne all’approfondimento e alla pubblicizzazione degli atti di governo?

Ha senso parlare ogni giorno di Spatuzza, e delle sue fantasiose – e contraddittorie – ricostruzioni, e non dedicare altro che pochi righi alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali e al varo della “Carta delle Autonomie”?

Credo di no.

Oltretutto, ho sensazione che si finisca per dare una rappresentazione troppo vittimistica di Berlusconi: e questo non piace all’opinione pubblica che, viceversa, è attratta da modelli “vincenti”, e rifugge come la peste i piagnistei e le persone troppo lamentose.

La “gente”, inoltre, in questo momento è alle prese con tanti – troppi – problemi: la crisi economica, la disoccupazione, un accentuato senso d’incertezza verso il futuro. Insomma: ha davvero tanti cazzi di cui (pre)occuparsi; e di sicuro non gradisce le lamentazioni di un “potente”, per di più ricco sfondato.

Ecco, questo è il rischio: continuare a parlare all’inverosimile dei teoremi pittoreschi e kafkiani formulati dalle “procure militarizzate” d’Italia a danno di Silvio, può nuocere a quest’ultimo più che tornargli utile.

Invece servirebbe altro: innanzitutto, la consapevolezza che più le accuse a carico di un politico sono infamanti, e meno credito – e credibilità – esse hanno presso l’opinione pubblica.

Si prenda il caso di Andreotti.

Il “sette volte presidente del Consiglio” era considerato da chiunque Belzebù: qualunque addebito, illazione, pettegolezzo malevolo lo riguardasse, veniva preso come oro colato dalla “gente”, e considerato Vulgata. Fino a quando, però, un bel giorno, sul suo capo non arrivò a piovere la madre di tutte le accuse: aver baciato Totò Riina.

Da quel momento, l’opinione pubblica cessò di credere agli addebiti che venivano mossi al Divo Giulio; e, paradossalmente, iniziò a prenderne le difese e a considerarlo “innocente” più di quanto non fosse possibile – e ragionevole – fare. L’imputazione, poi rivelatasi insussistente, era troppo grande perché apparisse verosimile. E, quindi, non poteva che essere ricusata dal popolo.

Dunque, se un domani – prossimo o lontano – a Berlusconi dovesse essere mossa l’accusa – che gli è stata già rivolta in passato, e da cui è stato prosciolto – di essere il mandante delle stragi del ‘92-93, è altamente probabile nessuno crederebbe ad essa, tanto è inverosimile e fuori dal mondo. Di più: ad essa non crederebbe nemmeno l’esercito – assai nutrito – degli antiberlusconiani di professione; perché è vero che l’intelligenza è una risorsa scarsa, ma non risulta sia del tutto estinta (nemmeno a sinistra; “e ho detto tutto“).

Inoltre, e quantunque in tutta questa vicenda – apparentemente – non vi sia alcunché di cui ridere, io metterei in evidenza l’assurdità delle accuse di mafia a Berlusconi, ricordando alcune cose che i suoi governi hanno fatto; considerate le quali, è ben difficile si possa ancora valutare seriamente le imputazioni che gli vengono – o, si dice, possano venirgli – addebitate: la prima, è che il suo esecutivo ha reso definitivo – due legislature fa – il carcere duro per i mafiosi (mentre prima di allora, era in vigore transitoriamente); la seconda, è che in questa legislatura, con il pacchetto sicurezza, il governo Berlusconi lo ha finanche inasprito (parliamo sempre del carcere duro per i mafiosi); la terza – che si ricollega ad un’ipotesi formulata da Libero e da Il Giornale, e cioè che a Berlusconi, a seguito di una formale accusa di mafia, potrebbe addirittura venire sequestrato l’intero patrimonio -, è che sempre nel pacchetto sicurezza, il Cavaliere ha introdotto una norma che facilita la confisca dei beni dei mafiosi. E, dunque, come scrive Verderami sul Corriere della Sera:

“Una misura che la magistratura può applicare oggi con maggiore facilità, grazie alle nuove norme introdotte – ironia della sorte – proprio dal governo Berlusconi. Perché per combattere meglio la mafia, il decreto sicurezza del 2008 ha reso più rigorose le misure di prevenzione: in caso di confisca di un bene è onere della difesa, non dell’accusa, provarne la legittima provenienza”.

Dunque Berlusconi, oltre ad essere un mafioso, secondo i pm, sarebbe anche un emerito pirla: innanzitutto, perché ha reso definitivo il carcere duro per quelli come lui; in secondo luogo, perché non pago di ciò, in questa legislatura lo ha addirittura inasprito; in terzo luogo, perché ha varato una norma a causa della quale spetta a quelli come lui – i mafiosi -, nel caso in cui vengano loro sequestrati beni, provarne la legittima provenienza, altrimenti lo stato li confisca e amen.

Insomma: Berlusconi sarebbe un mafioso affetto da tafazzismo puro.

Di più: un emerito coglione.

Credibile (per non parlare, poi, di tutti gli esponenti della criminalità organizzata finiti in gattabuia da quando lui governa).

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Arrestato superboss della Mafia

domenica, 15 novembre 2009

La criminalità organizzata non se la passa bene:

“La polizia di Stato ha arrestato, nel Trapanese, il boss Domenico Raccuglia, originario di Altofonte (Palermo). Era ricercato da 15 anni. Conosciuto come ‘il veterinario’, e’ un ex delfino del boss di San Giuseppe Jato, oggi pentito, Giovanni Brusca ed e’ stato gia’ condannato a 3 ergastoli (uno per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo), a 20 anni per tentato di omicidio. Durante la latitanza, nonostante i controlli sulla moglie, e’ riuscito a diventare padre per la seconda volta” (Ansa).

Il direttore anticrimine della Polizia di Stato, Francesco Gratteri, così ha commentato la cattura:

Con l’arresto di Domenico Raccuglia e’ stata decapitata l’ala corleonese di cosa nostra“.

L’altissimo profilo criminale di Raccuglia, lo aveva portato ad essere considerato tra le piu’ autorevoli personalita’ di cosa nostra. Portatore strategico dell’aggressivita’ militare tipica della mafia, si e’ reso responsabili di numerosi omicidi, tra cui quello del figlio di Santino Di Matteo”.

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