Articoli marcati con tag ‘Lazio’
Il futuro è adesso: Renata Polverini
giovedì, 25 marzo 2010La parola a Renata Polverini/2
lunedì, 22 marzo 2010Emma Bonino e la fuga del terrorista Toni Negri
lunedì, 15 marzo 2010
Correva l’anno 1983. Si sarebbe votato per il rinnovo del Parlamento, e il duo Bonino & Pannella pensò di offrire una candidatura a Toni Negri.
Professore di Dottrina dello Stato presso l’Università di Padova; fondatore dell’organizzazione eversiva nota come Autonomia Operaia, Negri, agli occhi di Emma e Marco, presentava un titolo che più di altri lo rendeva meritevole di un seggio parlamentare: in quel momento, infatti, alloggiava presso una confortevole struttura carceraria, in regime di custodia cautelare, con un bel fardello di accuse sul groppone. Eccole elencate: insurrezione contro lo Stato, banda armata, associazione sovversiva, rapina, furto, omicidio di due persone, sequestro di persona e danneggiamenti. Indiscutibilmente addebiti di tutto rispetto. Solo contro un pedofilo se ne sarebbero potuti muovere di peggiori.
Le elezioni ebbero luogo in giugno. I Radicali racimolarono 800.000 voti, il 2,2% dei consensi complessivi, e portarono nel Palazzo undici deputati ed un senatore. Tra gli eletti figurava anche il professore di Padova, naturalmente.
La prima seduta del nuovo Parlamento si tenne il 12 luglio.
La cronaca di quel giorno, nel racconto di Guido Guidi (Il Giornale, mercoledì 13 luglio 1983):

“Toni Negri, dal principio alla fine, ha ostentato un sorriso smagliante dietro il quale si intuiva un grande imbarazzo: l’impatto è stato duro e la giornata, per lui, densa di avvenimenti e di emozioni. I missini lo hanno insultato pesantemente in aula; i democristiani lo hanno invitato a lasciare subito Montecitorio e, comunque, ad evitare di farsi vedere in giro; i magistrati romani, con una tempestività prevista ma abbastanza inusuale hanno chiesto alla Camera l’autorizzazione a procedere contro di lui e, soprattutto, ad arrestarlo perché “i fatti contestati sono eccezionalmente gravi”.
Il primo adempimento, infatti, che la confermata presidente Nilde Jotti ha dovuto compiere è stato quello di comunicare all’assemblea che il procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, Franz Sesti, aveva chiesto d’avere la possibilità di riprendere subito l’azione penale nei confronti del neodeputato e, quindi, il processo forzatamente sospeso undici giorni or sono nell’aula del Foro Italico.
Le accuse sono quelle note da tempo: insurrezione contro lo Stato, banda armata, associazione sovversiva, due omicidi (uno volontario ed uno preterintenzionale), rapine, sequestro di persona, furti, danneggiamenti. I supporti, che il procuratore generale ha raccolto in un dossier molto voluminoso, sono costituiti non soltanto dalle confidenze di numerosi “pentiti”, ma – e questo è un aspetto abbastanza singolare del caso – dalle stesse ammissioni fatte da Toni Negri nel suo interrogatorio al Foro Italico, bruscamente interrotto dalla elezioni a deputato (…).
Per mettere bene a fuoco questa vicenda, poi, non si può prescindere dal considerare l’opera saggistica del professore di Padova. In tomi come “Il dominio e il sabotaggio” (1977), infatti, Negri definisce la propria visione politica; in qualche modo avallata, in virtù della candidatura offertagli, dal duo Bonino & Pannella:
“L’azione insurrezionale contro lo Stato si articola nell’opera di distruzione dello Stato (…). La crisi capitalistica deve avere un effetto imposto e dominato dal potere proletario. Destabilizzare il regime non può essere qualcosa di diverso dal progetto di destrutturare il sistema. L’insurrezione non può essere separata dal progetto di soppressione dello Stato (…). Smantellare il sistema nemico comporta, immediatamente, la necessità di attaccare, di destabilizzare il suo sistema politico (…). Il metodo di trasformazione sociale è quello della dittatura e della eliminazione del nemico (…). E noi possiamo solo rispondere che la dittatura è, non può che essere, e noi faremo tutto quanto ci è possibile – fino a sacrificare la nostra vita, come facciamo oggi con la rivoluzione, lo faremo domani con la dittatura – perché essa sia un processo collettivo finalizzato alla libertà, all’emancipazione del proletariato (…)”.
Torniamo ai fatti.
La Camera, avendo ricevuto dagli inquirenti romani la succitata richiesta a procedere contro il leader di Autonomia Operaia, il 19 settembre di quell’anno la mise ai voti; e i deputati furono chiamati a pronunciarsi in merito all’incarcerazione di Toni Negri. Questi, però, mentre a Montecitorio si deliberava sulla sua sorte, decise di correre ai ripari e di abbandonare il Paese.
Il racconto di Massimiliano Scafi (Il Giornale, venerdì 23 settembre 1983):
“Le tracce del leader dell’Autonomia si perdono martedì sera. In quelle ore il docente stava seguendo tramite Radio radicale il dibattito a Montecitorio da un rifugio segreto. Dalla sede del gruppo parlamentare del Pr Jaroslav Novak, imputato a piede libero nel processo 7 aprile, si teneva continuamente in contatto telefonico con Negri. “Era vicino Milano – ha detto Novak – in casa di amici”.
Da allora più nulla. E’ già all’estero, al sicuro, afferma Pannella. Potrebbe aver passato la frontiera con il suo tesserino universitario. Si trova a Parigi? E’ a Strasburgo? Oppure a Berlino? Qualcosa bolle in pentola. Pannella starebbe preparando una mossa ad effetto, in vista delle elezioni europee dell’84, candidando forse il professore nelle proprie liste. Rischia però nel frattempo un’incriminazione per favoreggiamento (…)”.
Latitanza; una fuga concordata con i vertici del Partito Radicale; Pannella che garantisce che Negri “è già all’estero, al sicuro”, e che, a sua volta, rischia “un’incriminazione per favoreggiamento” dello stesso.
Ma come andarono davvero i fatti, in quell’occasione? I Radicali aiutarono il terrorista Toni Negri ad espatriare?
Probabilmente in questa storia ci sono due verità: quella accertata – a suo tempo – nelle aule di giustizia; e quella custodita – ancor oggi segretamente e gelosamente – da chi, a vario titolo, partecipò a quella vicenda favorendo la fuga del leader di Autonomia Operaia.
Tra la prima e la seconda verità, come spesso capita in situazioni del genere, c’è un abisso. Lo appureremo a breve.
La prima verità può essere raccontata facilmente, grazie a Wikipedia:
“Negri fuggì in Francia grazie all’aiuto di Donatella Ratti (da cui ebbe una figlia, Nina) e di Nanni Balestrini”.
La seconda verità, invece, è racchiusa in un libro pubblicato nel 1993 da un giornalista del gruppo Rizzoli Corriere della Sera, Mauro Suttora. Il libro s’intitola “Pannella, i segreti di un istrione”; e ciò che a noi interessa è contenuto nel Capitolo 23 del medesimo (quello dedicato al caso Toni Negri):
“Il Parlamento concede l’autorizzazione all’arresto di Toni Negri, e i radicali non votando risultano determinanti. Nel frattempo, però, il professore è scappato in Francia sulla barca di Emma Bonino (…)”.
Suttora è stato da me contattato via mail; abbiamo avuto un breve colloquio, e nel corso dello stesso gli ho rivolto alcune domande a cui gentilmente ha risposto:
Lei accusa Emma Bonino di aver favorito la fuga di Toni Negri, mettendogli a disposizione la propria barca?
Suttora: “Non è un’accusa, è una constatazione. All’epoca sarebbe stata una rivelazione, perché nessuno lo scrisse. Forse qualche pm zelante avrebbe potuto addirittura incriminarla”.
Com’è venuto a conoscenza di questa informazione?
Suttora: “Dirigenti radicali”.
Quando ha scritto il libro era in possesso di prove che documentassero la succitata asserzione?
Suttora: “Solo la rivelazione confidenziale di una fonte”.
E’ mai stato querelato dalla Bonino per quanto ha scritto nel suo libro?
Suttora: “No”.
Emma Bonino, dunque, mettendogli a disposizione la propria barca, avrebbe aiutato a fuggire in Francia (è un reato) Toni Negri: una persona accusata di insurrezione contro lo Stato, banda armata, associazione sovversiva e omicidio.
Lo slogan che ha scelto per le Regionali del Lazio è: “Ti puoi fidare”.

Senz’altro.
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Il programma elettorale di Renata Polverini
sabato, 13 marzo 2010
Di seguito un estratto del programma di governo di Renata Polverini (cliccando qui è possibile leggerlo in versione integrale):
“CON TE
La coalizione che sostiene la candidatura di Renata Polverini si riconosce nei valori della Costituzione della Repubblica e nei principi posti a fondamento della nostra democrazia e assume, come primo impegno, la difesa della visione del mondo che ispira la Carta costituzionale, il ripudio di ogni suggestione totalitaria, la diffusione, soprattutto tra le nuove generazioni, di una cultura basata sulla tolleranza, sul rispetto reciproco, sulla solidarietà, sulla netta condanna di ogni forma di razzismo, sulla dignità del lavoro. Partendo da questo preambolo, declineremo nel nostro programma le altre grandi parole d’ordine della comunità politica che si raccoglie intorno a Renata: l’orgoglio della nostra identità nazionale, il valore fondante della famiglia, l’aspirazione alla giustizia sociale e la difesa, sempre, dei diritti dei più deboli. La moralità, che rappresenta l’onore della politica, è certo tra i requisiti più importanti che oggi reclamano i cittadini da quanti si accingono a governare il nostro territorio. Per questa ragione non hanno trovato posto nelle nostre liste candidati condannati per corruzione. E’ un primo segnale, al quale dovrà far seguito un più complessivo passo indietro della politica da ogni eccesso di arroganza, da qualsiasi straripante invadenza nella cosa pubblica. A cominciare dalla sanità, dove troppo si è preteso da chi soffre e da chi è malato, senza nulla togliere alle ragioni di un vecchio modo di pensare la politica.
“La nostra ricusazione è un atto di vera e propria cassazione della giustizia, con decisioni che sono da sicari, da killer e non da giudici. Le liste presentavano irregolarità sanabili”
martedì, 9 marzo 2010
“La nostra ricusazione è un atto di vera e propria cassazione della giustizia, con decisioni che sono da sicari, da killer e non da giudici. Le liste presentavano irregolarità sanabili. Ora i giudici amministrativi hanno l’ultima occasione per rendere giustizia agli elettori veneti e consentire loro di esercitare il diritto di votare oppure no anche la Lista Pannella”, Marco Pannella, anno Domini 1994 (dopo l‘esclusione dal Veneto della sua lista).
Ora, invece, preferisce vincere a tavolino e con l’aiuto di qualche tribunale rivoluzionario.
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Rinviata a giudizio per concussione e candidata nella lista di Emma Bonino
domenica, 7 marzo 2010
Nel listino di Emma Bonino è candidata Marinella D’Innocenzo. La quale è stata rinviata a giudizio per concussione: quando era direttore generale dell’ospedale Sant’Anna Regina Margherita di Torino, avrebbe minacciato il direttore sanitario della struttura medica imponendogli di nominare una determinata persona a capo del dipartimento oncologico del nosocomio. Naturalmente, la donna in questione è innocente fino a prova del contrario (e a sentenza definitiva di condanna).
Però Emmuccia, la sedicente legalitaria che se la spassa con gli stragisti Fioravanti e Mambro, quando la notizia è apparsa su qualche giornale ha asserito di non essere stata messa a conoscenza delle grane giudiziarie della propria candidata:
«Perché non me l’avete detto?»
«Dovevo essere informata. Magari avrei fatto una scelta diversa».
Eh, già: lei non lo sapeva. Perché se l’avesse saputo “magari” avrebbe “fatto una scelta diversa“. Come quando decise, assieme a Pannella, di candidare Toni Negri; il brav’uomo chiuso al gabbio con accuse di nulla rilevanza: insurrezione contro lo Stato, banda armata, associazione sovversiva, rapina, furto, omicidio di due persone, sequestro di persona e danneggiamenti. Cosucce, converrete, di cui si può andar fieri (diciamo francamente).
Inoltre, per raccogliere informazioni sulla candidata, bastava fare una cosa semplice semplice: digitare su Google “Marinella D’Innocenzo”.
Come dicono a Siviglia: a buciardaaaa!
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Nessuna possibilità di vittoria per la Polverini
martedì, 2 marzo 2010
Inutile raccontarsi favole: ora come ora, le possibilità di vittoria di Renata Polverini sono prossime allo zero (o quasi). Se non interviene un miracolo, se la lista del Pdl non viene ammessa nella provincia di Roma, è impossibile che la sindacalista dell’Ugl riesca a conquistare la guida della Pisana. E per ragioni eminentemente pratiche.
Innanzitutto, alle Regionali – quasi sempre – è la coalizione a trascinare il candidato, e non viceversa. E se il Pdl non può presentare la propria lista a Roma e provincia, significa che quarantadue candidati al Consiglio Regionale non faranno appieno campagna elettorale; non stamperanno migliaia di manifesti e diecine di migliaia di “santini” con su impresso il nome della Polverini; e quest’ultima, ovviamente, ne risentirà pesantemente. Allo stesso modo, i suddetti quarantadue candidati, non avendo possibilità di diventare consiglieri regionali, non organizzeranno cene, incontri, kermesse e tutto quanto abitualmente viene fatto in campagna elettorale, e che coinvolge – e mobilita – centinaia di migliaia di elettori.
In secondo luogo, nella Capitale è presente il 72,8% di tutto l’elettorato del Lazio. Tradotto in numeri (e facendo riferimento alle cifre delle scorse Regionali): a Roma (e dintorni) votano 3 milioni e 320 mila persone (su 4 milioni e 600 mila dell’intera regione Lazio). Dunque sono gli elettori di Roma (e dintorni), a determinare buona parte dell’esito delle elezioni nel Lazio. E costoro, salvo miracoli, il giorno delle votazioni non troveranno sulla scheda il simbolo del Pdl recante la dicitura “per la Polverini”.
Morale della favola: a Roma e provincia, dove votano più persone, “l’effetto trascinamento” – i voti che un partito porta ad un candidato Presidente, e che contribuiscono fortemente a farlo eleggere – sarà de facto inesistente.
Lo ha spiegato molto bene il sondaggista Alessandro Amadori a Libero:
“Inutile girarci attorno: un peso la mancanza della bandiera del Popolo della Libertà sulla scheda ce l’ha”.
“Tutte le principali analisi dei flussi elettorali sono concordi nel ritenere che il simbolo, e il nome di Berlusconi, fin dal 1994 ha sugli elettori un grande effetto di trascinamento”.
“E’ vero che le Regionali sono tradizionalmente legate alla valutazione del candidato presidente, ma non dimentichiamoci che queste elezioni hanno acquisito anche un forte significato politico. Quindi se è presumibile che una parte di chi vota Pdl convergerà lo stesso sulla Polverini utilizzando le altre liste collegate, è altrettanto innegabile che senza il simbolo del partito più grande l’”effetto bandiera” sarà più debole”.
Insomma, non resta che sperare in un miracolo.
P.S. Sono molto incazzato, mi girano le palle, e ho una gran voglia di mandare tutti a fare in culo (come dicono a Lugano). Mi trattengo, però (mi sfogherò a fine marzo).
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Gli stragisti Fioravanti e Mambro nel comitato elettorale di Emma Bonino
domenica, 28 febbraio 2010
Per la giustizia italiana sono gli esecutori della Strage di Bologna; hanno confessato di aver ucciso a sangue freddo decine di persone e sono stati condannati, complessivamente, a diciassette ergastoli: parliamo di Francesca Mambro e del suo compagno, Valerio – detto Giusva – Fioravanti. E’ quest’ultimo, intervistato da il Manifesto, ad aver dato l‘annuncio:
“Siamo semplici impiegati del partito radicale che fanno un lavoro di terza fila nella campagna elettorale per la Bonino (…). Siamo contenti di stare in terza fila. E di stare con la Bonino”.
La notizia, come era naturale, ha creato sconcerto. Oliviero Diliberto, ad esempio, così l’ha commentata:
“È indecente che pluriomicidi, condannati con sentenza passata in giudicato, collaborino, seppure in terza fila, alla campagna elettorale del candidato del centrosinistra nel Lazio Emma Bonino”.
D‘altra parte, i Radicali – in passato – hanno anche offerto un seggio parlamentare a Toni Negri (condannato a 12 anni di reclusione) e a Sergio D’Elia (condannato a 25 anni).
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