Articoli marcati con tag ‘Lotta alla criminalità organizzata’

Clan dei Casalesi: arrestato camorrista Corrado De Luca

venerdì, 12 febbraio 2010

Era considerato uno dei trenta latitanti più pericolosi:

“Arrestato dai Cc di Caserta Corrado De Luca, indicato come braccio destro del boss latitante del clan dei Casalesi Antonio Iovine. De Luca, latitante anch’egli da diversi anni, era stato condannato al processo Spartacus. Il latitante è stato catturato a San Cipriano d’Aversa, nell’ambito di una operazione coordinata dai pm della Dda di Napoli Antonello Ardituro e Alessandro Milita“ (Ansa).

Tempi bui per la criminalità organizzata.

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Camorra, arrestata boss a Napoli

venerdì, 1 gennaio 2010

L’anno inizia bene:

“Una donna, ritenuta reggente del clan camorristico De Luca Bossa, è stata arrestata dai carabinieri di Cercola, a Napoli. Si tratta di Teresa De Luca, 59 anni, sulla quale pendeva un ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 30 dicembre dal gip di Napoli su richiesta della procura distrettuale antimafia. La donna è accusata di estorsione aggravata ai danni di un imprenditore di Cercola costretto a versare 3.000 euro in contanti” (Ansa).

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Mafia: Gdf, nel 2009 sequestro 2mld

venerdì, 18 dicembre 2009

Correva l’anno 1998. Lo Scico, un gruppo d’élite della Guardia di Finanza, era ad un passo dalla cattura del boss mafioso Bernardo Provenzano. Inspiegabilmente, però, proprio in quelle ore cruciali, l’allora ministro dell’Interno, Giorgio Napolitano, decise di sciogliere il reparto speciale delle Fiamme Gialle, mediante decreto.

Anno Domini 2009. Non c’è più la sinistra al governo, e la musica è cambiata:

“Sono stati 529 i soggetti indagati nel 2009 nell’ambito della lotta ai patrimoni di mafia messa a punto dalla Guardia di Finanza. L’attività ha portato a un sequestro record di beni per circa due miliardi di euro e al raddoppio totale delle confische rispetto al 2008. La Gdf ha reso noto inoltre che nei primi 11 mesi del 2009 le Fiamme Gialle hanno sequestrato 85 milioni di prodotti recanti marchi italiani contraffatti nell’ambito della lotta per la tutela del Made in Italy” (Ansa).

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Le menzogne sulla vendita dei beni dei mafiosi

mercoledì, 9 dicembre 2009

Avessimo un’opposizione seria, certe castronerie propagandistiche non le ascolteremmo. Con l’opposizione che ci si ritrova, invece, diviene normale qualunque cosa: anche il capovolgimento della realtà.

Ad esempio diviene normale che esponenti dell’opposizione, pur non avendone titolo, s’atteggino a sommi nemici della criminalità organizzata e del malaffare. Che è un po’ come se una prostituta raccontasse di essere vergine (diciamo francamente).

Bassolino e Loiero dicono qualcosa? Le diecine di comuni campani sciolti per camorra e guidati dal centrosinistra, li abbiamo dimenticati? E l’inchiesta di Bari? E le prostitute offerte a mo’ di tangenti ai politici del Pd, in cambio d‘appalti? E le giovani disoccupate che si “offrivano” ad assessori di sinistra, in cambio di un posto di lavoro e un piatto di minestra? E l’inchiesta denominata Global Service, che vede indagati anche esponenti del movimento neofascista Italia dei Disvalori?

Non solo.

L’attuale minoranza parlamentare, fottendosene altamente della lotta alla criminalità organizzata, ha votato contro le misure di contrasto alle Mafie, contenute nel pacchetto sicurezza varato dal governo (quando, invece, avrebbe potuto più seriamente astenersi). Più precisamente, essa ha votato contro: l’inasprimento del carcere duro per i mafiosi; il divieto di patteggiamento in appello per gli stessi; e contro le norme per facilitare la confisca e l’acquisizione dei loro beni.

Dunque, se fosse seria, codesta opposizione, sulla questione-criminalità organizzata eviterebbe di proferire verbo. E invece parla; e, more solito, racconta sesquipedali balle che poi rivende agli odiatori di professione antiberlusconiani.

E allora veniamo all’ennesima bubbola.

Lor signori sinistri, questa volta opinano che un provvedimento allo studio della maggioranza, e finalizzato a vendere i beni confiscati ai mafiosi – onde reperire palanche per scopi di pubblica utilità (ivi inclusa la lotta alla criminalità organizzata) -, servirebbe a ridare i suddetti beni ai birbaccioni malavitosi. In buona sostanza, essi accusano la maggioranza di voler ridare con la mano destra alla Mafia, ciò che ad essa è stato sottratto con la sinistra.

Naturalmente, si tratta di una minchiata (come direbbero a Lugano). Il perché, l’ha spiegato Chiara Moroni (in una dichiarazione apparsa stamane su Libero, a pagina 6):

Se avessero letto con attenzione la misura della Finanziaria riguardante la vendita dei beni sequestrati, avrebbero appreso che per tale vendita si prevede un’opzione prioritaria per le cooperative costituite dalle forze dell’ordine e un diritto di prelazione da parte degli enti locali”.

Fin qui, però, il punto di vista di un’esponente della maggioranza.

E allora, per avere un’idea più completa sul provvedimento in oggetto, vediamo come lo giudica l’ex sodale di Totonno Di Pietro, l’antiberlusconiano Elio Veltri:

I beni confiscati alla mafia? Meglio venderli. Potrebbero servire per ripianare parte del debito pubblico”.

Bisogna venderli perché altrimenti rimangono inutilizzati: si possono mettere all’asta oppure fare delle cartolarizzazioni. Oggi viene confiscato alle mafie il 3-4 per cento del loro patrimonio. Di questo, più della metà rimane inutilizzato. E sono beni che si rovinano e poi non servono più, come appartamenti o interi palazzi (…)”.

Perché la maggior parte è inutilizzato? (chiede il giornalista).

Perché riutilizzarli costa. E i comuni non hanno soldi. Le faccio due esempi: a Gioia Tauro alla famiglia mafiosa Piromalli sono state confiscate alcune palazzine, ma per ristrutturarle occorrono 1 milione e 800 mila euro, soldi che il comune non ha. Lo stesso accade a Lentini, dove occorrono 3 milioni per sistemare alcune fattorie. Non ci sono denari, rimangono inutilizzate e si rovinano. E comunque la nuova legge lascia aperte entrambe le possibilità: la vendita o l’utilizzo per la collettività”.

Quanto al rischio che la Mafia, in questo modo, possa tornare in possesso dei beni che le sono stati confiscati, Veltri aggiunge:

All’interno del decreto sulla sicurezza si dice chiaramente che al minimo sospetto che l’acquirente sia collegato direttamente o indirettamente a qualche famiglia la vendita si annulla e il bene viene di nuovo confiscato. Del resto questo sistema funziona benissimo negli Stati Uniti, perché non dovrebbe funzionare anche da noi?”.

In ultimo:

Io con Berlusconi e i suoi amici ho dieci cause civili aperte (Veltri è autore, assieme a Travaglio, del libro “L’odore dei soldi”, ndr), ma il governo su questo tema ha visto giusto e spero vada fino in fondo”.

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Mafia, ne abbiamo arrestato un altro

martedì, 8 dicembre 2009

La Mafia, mai come in questo momento, rimpiange i bei tempi in cui al governo, anziché la destra, c’erano i Prodi, i Bersani e, soprattutto, i Di Pietro.

Rimpiange quei tempi, perché all’epoca i suoi affiliati vivevano serenamente: nessuno dava loro la caccia, ed essi potevano delinquere in tutta tranquillità.

Ora non più: l’Era Viola è finita, e al suo posto è subentrata quella del Cinghiale Bianco (o Shrî-Shwêta-Varâha-Kalpa).

Sicché non può stupire che dopo l’arresto – avvenuto tre giorni fa, e visibile nel secondo video – del numero due di Cosa Nostra, Giovanni Nicchi (e il fermo del narcotrafficante Gaetano Fidanzati), lo Stato, ieri, sia riuscito a garantire l’incarcerazione di un altro boss mafioso: Salvatore Caruso, reggente del clan catanese Cappello.

I numeri, d’altra parte, parlano chiaro; e i fatti, come noto, sono argomenti testardi.

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La Mafia contro

lunedì, 7 dicembre 2009

Nella vicenda che vede coinvolto, quale sommo accusatore di Berlusconi, il novello pentito Gaspare Spatuzza, c’è un aspetto che più di tutti deve far riflettere: il pluri-omicida e stragista in questione, ha ottenuto la benedizione del proprio Capo-Mafia di riferimento, uno dei due fratelli Graviano (che gli ha espresso il proprio benestare, nel corso di un’udienza processuale).

Giova ricordare che i Graviano, a detta di Spatuzza, sarebbero i mafiosi che hanno brigato con il Cav., e fatto mettere le bombe per soddisfarne le richieste.

Ora, questo dettaglio, la benedizione offerta da un mafioso al “picciotto traditore”, è qualcosa di assolutamente inedito nella storia di Cosa Nostra. La quale, come tutte le società segrete fondate su un “codice d’onore” ed una precisa ritualistica, sanziona puntualmente – con minacce, calunnie ed intimidazioni – il “tradimento” ad opera di un proprio affiliato.

Perché i Graviano, anziché minacciare il “traditore”, gli hanno dato la propria benedizione? Perché lo hanno fatto, visto che lo stesso li ha accusati di ulteriori efferati crimini?

Non ha logica, tutto ciò. Per questo c’è qualcosa che non quadra, in questa storia. Qualcosa che prefigura una precisa strategia volta a destabilizzare il sistema politico nel suo insieme, e non solo Berlusconi, si badi bene.

Offrendo a Spatuzza il proprio benestare, è come se i Graviano avessero voluto inviare un messaggio ai politici: “State attenti. Chi ci colpisce, chi mette in galera i nostri affiliati, chi inasprisce le pene a nostro carico, chi facilita la confisca dei nostri beni, come ha fatto Berlusconi con il suo esecutivo, farà la nostra fine. Verrà gettato nel fango. Muoia Sansone con tutti i filistei!”.

Solo così, si spiega la benedizione “impartita” da un boss-non pentito ad un traditore. E’ come se i Graviano gli avessero detto: “Fa’ pure; siamo con te”.

Questo sospetto, non a caso, ha iniziato ad affacciarsi anche nelle valutazioni di alcuni esponenti del centrosinistra. Ad esempio Luciano Violante, si è chiesto:

Qual è la ragione politica che sta muovendo questi mafiosi?”.

Nel caso del pentito Spatuzza è successo qualcosa che non era mai accaduto”.

Spatuzza parla con la benedizione del suo capo. Che ad oggi non è un pentito. Ma invece di disprezzarlo gli dice: io ti rispetto”.

Non sappiamo se le accuse sono vere o false. Ma dobbiamo comunque chiederci: perché accusano? (…)”.

Secondo Violante, infatti, c’è il rischio:

Che il sistema si autodistrugga. E che il futuro possa dipendere dalla strategia della mafia. Stanno costruendo alleanze? E in quale direzione?”.

Ecco, Violante ha perfettamente centrato la questione: c’è il rischio che il sistema politico nel suo insieme finisca per essere polverizzato dalla Mafia; la quale, utilizzando un esercito di falsi pentiti, può in qualunque momento coinvolgere esponenti politici di ogni schieramento; tenendo, in questo modo, la politica sotto scacco e ricattandola.

Ciò che la plebe fascista ed incolta del No Democracy Day, del No B Day, non capisce, è che in questo momento “schierarsi” con Spatuzza, dando allo stesso credibilità, e per di più in modo pubblico, equivale a lanciare un segnale ambiguo e pericoloso alla Mafia. Un messaggio che finisce per avallarne la strategia.

Che non può che essere una: ricattare il ceto politico, oggi Berlusconi e domani qualcun altro, al fine di vedere revocati i provvedimenti punitivi che lo stato ha adottato contro di essa. Si tratti del 41 bis, o del suo inasprimento; del divieto di patteggiamento in appello per i mafiosi, o delle norme per facilitare la confisca dei loro beni.

E’ una partita a scacchi, tra Mafia e Stato: se si sbaglia mossa, è finita per lo Stato.

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Viola, il colore prediletto dai mafiosi

lunedì, 7 dicembre 2009

Arresto del numero due di Cosa Nostra, Giovanni Nicchi, vestito di viola

No B Day No Democracy Day Di Pietro


Mafia, arrestato un altro latitante

sabato, 5 dicembre 2009

“Gli uomini della catturandi hanno arrestato il latitante Gianni Nicchi, in via Filippo Juvara a Palermo. Nonostante la sua giovane età – il suo soprannome è il soldato – è considerato uno dei leader mafiosi di Cosa Nostra nel capoluogo siciliano. Gianni Nicchi è il figlio di un mafioso, che è in carcere per tutta la vita. Egli era considerato come l’attuale “reggente”, di Pagliarelli, dopo l’arresto del suo padrino Antonio Rotolo due mesi dopo l’arresto del boss mafioso Bernardo Provenzano. Il giovane era ricercato nell’ambito dell’operazione Gotha, quando era riuscito a fuggire alla cattura“ (Tele Occidente).

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Camorra: 12 fermi a Napoli

venerdì, 4 dicembre 2009

Tempi sempre più bui per la criminalità organizzata:

“La polizia di Napoli ha fermato 12 esponenti di vertice del clan camorristico Bocchetti, attivo nel capoluogo partenopeo. Le indagini sono cominciate a seguito del duplice omicidio di Gennaro Sacco e del figlio Carmine, avvenuto il 24 novembre. Del clan Bocchetti fa parte anche Costanzo Apice, il killer del rione Sanita’, arrestato con l’accusa di essere l’assassino di Gaetano Bacioterracino, il quale fu ripreso nel video diffuso dalla procura della Repubblica di Napoli” (Ansa).

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Mafiosità tafazziana

sabato, 28 novembre 2009

E’ bene disinnescare un ordigno esplosivo, il prima possibile. E, talvolta, il modo migliore per farlo, può sembrare un paradosso, consiste nell’anticiparne la deflagrazione.

Fuor di metafora: bene fanno Il Giornale e Libero a parlare da giorni della possibilità che Berlusconi venga indagato per concorso esterno in mafia, e, addirittura, per strage: serve a preparare l’opinione pubblica, e ad evitare che l’”ordigno”, l’eventuale avviso di garanzia, produca danni ancor più ingenti.

Il problema, però, è che spesse volte il troppo storpia. E rischia di cagionare problemi non secondari.

Mi spiego.

Ha senso dedicare pagine intere di giornale a questa vicenda, e poi toglierne all’approfondimento e alla pubblicizzazione degli atti di governo?

Ha senso parlare ogni giorno di Spatuzza, e delle sue fantasiose – e contraddittorie – ricostruzioni, e non dedicare altro che pochi righi alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali e al varo della “Carta delle Autonomie”?

Credo di no.

Oltretutto, ho sensazione che si finisca per dare una rappresentazione troppo vittimistica di Berlusconi: e questo non piace all’opinione pubblica che, viceversa, è attratta da modelli “vincenti”, e rifugge come la peste i piagnistei e le persone troppo lamentose.

La “gente”, inoltre, in questo momento è alle prese con tanti – troppi – problemi: la crisi economica, la disoccupazione, un accentuato senso d’incertezza verso il futuro. Insomma: ha davvero tanti cazzi di cui (pre)occuparsi; e di sicuro non gradisce le lamentazioni di un “potente”, per di più ricco sfondato.

Ecco, questo è il rischio: continuare a parlare all’inverosimile dei teoremi pittoreschi e kafkiani formulati dalle “procure militarizzate” d’Italia a danno di Silvio, può nuocere a quest’ultimo più che tornargli utile.

Invece servirebbe altro: innanzitutto, la consapevolezza che più le accuse a carico di un politico sono infamanti, e meno credito – e credibilità – esse hanno presso l’opinione pubblica.

Si prenda il caso di Andreotti.

Il “sette volte presidente del Consiglio” era considerato da chiunque Belzebù: qualunque addebito, illazione, pettegolezzo malevolo lo riguardasse, veniva preso come oro colato dalla “gente”, e considerato Vulgata. Fino a quando, però, un bel giorno, sul suo capo non arrivò a piovere la madre di tutte le accuse: aver baciato Totò Riina.

Da quel momento, l’opinione pubblica cessò di credere agli addebiti che venivano mossi al Divo Giulio; e, paradossalmente, iniziò a prenderne le difese e a considerarlo “innocente” più di quanto non fosse possibile – e ragionevole – fare. L’imputazione, poi rivelatasi insussistente, era troppo grande perché apparisse verosimile. E, quindi, non poteva che essere ricusata dal popolo.

Dunque, se un domani – prossimo o lontano – a Berlusconi dovesse essere mossa l’accusa – che gli è stata già rivolta in passato, e da cui è stato prosciolto – di essere il mandante delle stragi del ‘92-93, è altamente probabile nessuno crederebbe ad essa, tanto è inverosimile e fuori dal mondo. Di più: ad essa non crederebbe nemmeno l’esercito – assai nutrito – degli antiberlusconiani di professione; perché è vero che l’intelligenza è una risorsa scarsa, ma non risulta sia del tutto estinta (nemmeno a sinistra; “e ho detto tutto“).

Inoltre, e quantunque in tutta questa vicenda – apparentemente – non vi sia alcunché di cui ridere, io metterei in evidenza l’assurdità delle accuse di mafia a Berlusconi, ricordando alcune cose che i suoi governi hanno fatto; considerate le quali, è ben difficile si possa ancora valutare seriamente le imputazioni che gli vengono – o, si dice, possano venirgli – addebitate: la prima, è che il suo esecutivo ha reso definitivo – due legislature fa – il carcere duro per i mafiosi (mentre prima di allora, era in vigore transitoriamente); la seconda, è che in questa legislatura, con il pacchetto sicurezza, il governo Berlusconi lo ha finanche inasprito (parliamo sempre del carcere duro per i mafiosi); la terza – che si ricollega ad un’ipotesi formulata da Libero e da Il Giornale, e cioè che a Berlusconi, a seguito di una formale accusa di mafia, potrebbe addirittura venire sequestrato l’intero patrimonio -, è che sempre nel pacchetto sicurezza, il Cavaliere ha introdotto una norma che facilita la confisca dei beni dei mafiosi. E, dunque, come scrive Verderami sul Corriere della Sera:

“Una misura che la magistratura può applicare oggi con maggiore facilità, grazie alle nuove norme introdotte – ironia della sorte – proprio dal governo Berlusconi. Perché per combattere meglio la mafia, il decreto sicurezza del 2008 ha reso più rigorose le misure di prevenzione: in caso di confisca di un bene è onere della difesa, non dell’accusa, provarne la legittima provenienza”.

Dunque Berlusconi, oltre ad essere un mafioso, secondo i pm, sarebbe anche un emerito pirla: innanzitutto, perché ha reso definitivo il carcere duro per quelli come lui; in secondo luogo, perché non pago di ciò, in questa legislatura lo ha addirittura inasprito; in terzo luogo, perché ha varato una norma a causa della quale spetta a quelli come lui – i mafiosi -, nel caso in cui vengano loro sequestrati beni, provarne la legittima provenienza, altrimenti lo stato li confisca e amen.

Insomma: Berlusconi sarebbe un mafioso affetto da tafazzismo puro.

Di più: un emerito coglione.

Credibile (per non parlare, poi, di tutti gli esponenti della criminalità organizzata finiti in gattabuia da quando lui governa).

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