Articoli marcati con tag ‘Michele Santoro’

Quasi quasi mi faccio uno shampoo

martedì, 15 giugno 2010

La vicenda è piccina picciò: Afef Jnifen, la splendida e talentata moglie di Tronchetti Provera, con ogni probabilità verrà radiata dall’Ordine dei gazzettieri di Milano (cui è iscritta in qualità di pubblicista), perché ha violato la Carta dei doveri del giornalista in quanto ha reclamizzato uno shampoo.

No, non è una barzelletta, purtroppo; è un fatto vero: gli scriba italici non possono in alcun modo realizzare spot pubblicitari. Pena la sospensione o la radiazione dall’albo cui appartengono.

Ora, siccome noi abbiamo in massima considerazione l’Ordine dei giornalisti, a tal punto che vorremmo venisse soppresso, ci sembra opportuno segnalare altre patenti violazioni della succitata Carta, acciocché si punisca, mediante radiazione, chi le ha commesse. Proprio come si vuol fare con la Jnifen.

Innanzitutto, la Carta dei doveri statuisce:

Il giornalista non può accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale”.

Ecco, poiché è fatto divieto al giornalista di accettare “incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale”, ci permettiamo di sollecitare la radiazione – dall’Ordine – delle seguenti persone: Michele Santoro, Piero Badaloni, Lilli Gruber, Piero Marrazzo.

Costoro hanno accettato di ricoprire cariche politiche elettive, e ciò mina indiscutibilmente la loro “credibilità professionale” e “autonomia”. Attendiamo, fiduciosi, l’espulsione dei medesimi dall’Ordine dei giornalisti.

Ancora. La Carta prevede:

Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell’avvenimento. I titoli, i sommari, le fotografie e le didascalie non devono travisare, né forzare il contenuto degli articoli o delle notizie”.

Bene, siccome è fatto obbligo al giornalista di non manipolare informazioni e “fotografie”, e di non “forzare il contenuto degli articoli o delle notizie”, ci viene naturale richiedere la radiazione di taluni gazzettieri i quali, sistematicamente, non rispettano tali precetti: Marco Travaglio, Massimo Giannini (e tutta la redazione de la Repubblica) e Concita De Gregorio.

Ci si soffermerà su quest’ultima, segnalando un episodio in particolare:

Come è facile appurare, con questa prima pagina la De Gregorio, che de l’Unità è direttore, ha voluto far credere al lettore che Obama si sia rifiutato di stringere la mano a Berlusconi. Cosa assolutamente falsa, com’è agevole constatare guardando il seguente video (dal minuto 00.30).

Andiamo avanti. Sempre la Carta dei doveri stabilisce:

Il giornalista non può discriminare nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche. Il riferimento non discriminatorio, ingiurioso o denigratorio a queste caratteristiche della sfera privata delle persone è ammesso solo quando sia di rilevante interesse pubblico”.

Bene, visto che il giornalista “non può discriminare nessuno” per le sue “condizioni fisiche”, e “il riferimento” alle stesse mai può essere “denigratorio”, ci permettiamo di richiedere la radiazione dall’Albo di un giornalista il quale, quasi quotidianamente, si rivolge ad un esponente politico descrivendolo quale “Nano”. Il gazzettiere in questione ha nome Marco Travaglio. Sempre per la medesima ragione, e già che ci siamo, chiediamo anche l’espulsione di Lidia Ravera.

Ancora. La Carta dei doveri intima:

In tutti i casi di indagini o processi, il giornalista deve sempre ricordare che ogni persona accusata di un reato è innocente fino alla condanna definitiva e non deve costruire le notizie in modo da presentare come colpevoli le persone che non siano state giudicate tali in un processo“.

Ora, poiché eludono sistematicamente questo obbligo, chiediamo l’estromissione dall’Albo dei seguenti scriba: Michele Santoro, Marco Travaglio, Giuseppe D’Avanzo, Paolo Flores D’Arcais, Massimo Giannini, Ezio Mauro e Concita De Gregorio.

Domanda: perché fino ad ora costoro non sono stati espulsi? Forse perché non sono di destra?

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In attesa che Annozero se ne occupi (segue risata)

venerdì, 16 ottobre 2009

Il vero “papello”, quello di cui non si parla sui giornali, nei Tg, o nelle trasmissioni di approfondimento che vanno in onda sulla Rai, è questo:

In provincia di Napoli 83 comuni su 92 sotto inchiesta per camorra. Quasi tutti del Centrosinistra.

Un fatto noto anche Roberto Saviano:

Al di là delle attuali vicende in corso a Napoli e di come andranno a finire, una cosa va detta, che il centrosinistra avesse relazioni con la criminalità organizzata lo si sapeva da 10 anni. Non a caso la Campania e la Calabria, feudi del centrosinistra, hanno il record per crimini di questo tipo”.

Per non parlare, poi, dell’omicidio Tommasino: Camorra e killer del Partito democratico.

Per carità: siam convinti che Santorescu, prima o poi, tratterà anche questi argomenti, ad Annozero. E se non l’ha mai fatto fino ad ora, se non si è mai occupato dell’organica connivenza tra il centrosinistra campano e la Camorra, è solo perché negli ultimi 15 anni ha avuto un sacco di cose da fare, ad esempio scegliersi la tinta per i capelli; e mai un minuto libero da dedicare all‘approfondimento di queste che, indubitabilmente, son solo inezie.

Così come siam certi che, la prossima volta che in quella trasmissione si ciarlerà di politici che non sono finiti al gabbio grazie alla decorrenza dei termini di prescrizione, si farà anche il nome di Massimo D’Alema. E se ciò non è mai avvenuto sino ad oggi, è solo perché Santorescu è stato molto impegnato, negli ultimi tre lustri: scegliere ogni anno una nuova valletta, richiede tempo e totale dedizione.

Eguale certezza, inoltre, riponiamo nel fatto che quando ad Annozero si discetterà nuovamente di “leggi ad personam”, si dirà che il primo ad essersene cucita una addosso, è stato Romano Prodi nel 1997. E se fin qui non se n’è mai fatto cenno, è solo perché Santorescu ha avuto molto da lavorare, nell‘ultimo quindicennio: scegliere l’arredamento di una villa, converrete, richiede cure e attenzioni continue.

In ogni caso, siam certi che queste cose, prima o poi, verranno discusse ad Annozero.

D’altra parte gli asini volano, e Paola Binetti adora i gay.

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Il Sindaco Pd di Bari, Emiliano, ha candidato un ultrà accusato di associazione mafiosa, tentato omicidio e detenzione di armi

mercoledì, 7 ottobre 2009

La Puglia non è soltanto prostitute offerte, a mo’ di tangenti, ad esponenti del Partito democratico per ottenere in cambio appalti.

La Puglia non è nemmeno soltanto giovani disoccupate che “si concedono”, per disperazione, ad esponenti del centrosinistra in cambio di un piatto di minestra: un posto di lavoro grazie al quale sfamare i propri figli.

La Puglia, poi, non è nemmeno soltanto la Mafia che stringe accordi con il centrosinistra locale, per garantirsi protezione e sedere al tavolo dove ci si divide la torta, gli appalti pubblici, onde mangiare a quattro palmenti alla faccia del contribuente.

La Puglia, inoltre, non è nemmeno soltanto D’Alema che intasca un finanziamento illecito per il Pci, e, poi, beccato dal pm Alberto Maritati, confessa, ma non finisce al gabbio grazie alla decorrenza dei termini di prescrizione. Mentre il suddetto pubblico ministero, non si capisce perché, qualche anno dopo viene premiato con un scranno in Parlamento, al Senato, e con un incarico da sottosegretario agli Interni, guarda caso proprio nei due governi che presiede D’Alema.

La Puglia, ancora, non è nemmeno soltanto il pubblico ministero Michele Emiliano, che apre un’indagine su alcuni uomini di D’Alema (l’”Inchiesta Arcobaleno”), e poi, dopo aver archiviato il tutto, viene premiato con la candidatura a Sindaco del capoluogo pugliese. Chissà perché.

La Puglia è anche o soprattutto quello stesso Michele Emiliano, riconfermato a giugno Sindaco di Bari, che va in televisione ad AnnoZero e finge sdegno per il “modus operandi” di Gianpi Tarantini, quando forse farebbe bene a spiegare perché l’estate scorsa abbia candidato nella lista “Moderati per Emiliano”, l’ultrà del Bari calcio, Alberto Savarese, che è un signore accusato soltanto di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio e detenzione di armi.

Ma tranquilli, “compagni”, dormite pure sonni sereni: di questa Puglia qui, non parlerà mai alcuno.

W la libertà di stampa e i Santorescu di Regime!

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AnnoZero: da servizio pubblico a servizio pubico. Ma nessuno lo tocchi

mercoledì, 30 settembre 2009

Ogni anno, puntuale come un orologio svizzero, va in onda Michelino Santoro accompagnato dal suo plotone di sanculotti e lacchè di Regime.

Ogni anno, con la puntualità di un orologio svizzero, la messa in onda di Michelino Santoro e del suo plotone di sanculotti e lacchè di Regime, manda in bestia qualche fulgido esponente del centrodestra, cui, difettando sempre intelligenza e saggezza, pare ovvio e necessario sparare ad alzo zero contro l’Illustre Maggiordomo di Sinistra, denunciandone la faziosità e parzialità (come se non fossero note anche alle pietre!) e chiedendone, in un modo o nell’altro, un ridimensionamento; così che lo stesso abbia argomenti, di cui altrimenti sarebbe privo, per lamentare un imminente rischio-censura che starebbe per abbattersi su di lui per volontà del Dittatore di Arcore.

Ogni anno, con la puntualità di un orologio svizzero, la presenza in video di Michelino Santoro e del suo plotone di sanculotti e lacchè di Regime, dà il via al sempre inedito – quantunque pluridecennale – dibattito a mezzo stampa riguardante l’iniquità del versamento del canone televisivo a Mamma Rai, iniquità derivante dal fatto che la suddetta emittente pubblica, pur essendo pagata con i soldi di tutti i contribuenti, dia voce solo ai Compagni Maggiordomi di Sinistra, alle loro ragioni e alla loro propaganda.

Ogni anno, con la puntualità di un orologio svizzero, il combinato disposto della presenza in video di Michelino Santoro, e delle richieste censorie avanzate a suo danno, spinge certuni – tra cui il presente pirlacchione – a ribadire le medesime e fruste ovvietà, così riassumibili: nessuno tocchi Michelino Santoro; lo si faccia parlare come e quando ritenga; fa niente che Mamma Rai sia un Feudo esclusivo dei Maggiordomi di Sinistra (Corradino Mineo, Serena Dandini, Fabio Fazio, Luciana Litizzetto, Milena Gabanelli, Giovanni Floris, la corazzata del Tg3, Michele Santoro, Vauro, Marco Travaglio, Lucia Annunziata, Enrico Bertolino, Corrado Augias); si deve sottostare a questa somma ingiustizia, non farlo farebbe il gioco dei suddetti Maggiordomi, e consentirebbe loro di paventare come certi il rischio-Regime e il rischio-censura; non capirlo significa essere pericolosamente stupidi; ciò che si deve fare è solo invocare un incremento dell’offerta televisiva, onde creare trasmissioni di approfondimento politico di destra, faziose e partigiane quanto quella di Michelino; se si vuole che l’emittente pubblica – che per il sottoscritto andrebbe privatizzata - sia davvero di tutti, e quindi anche degli elettori-contribuenti di destra che sono in maggioranza, non si devono comprimere gli spazi a disposizione della sinistra, ma se ne devono creare di nuovi e che ospitino la destra. Così che sia possibile “battagliare” ad armi pari, e garantire per davvero il pluralismo informativo.

Michelino Santoro è intenzionato a trasformare – in parte l’ha già fatto con la puntata della settimana scorsa – il servizio pubblico in servizio pubico, sol perché ritiene che così facendo possa conseguire il suo obiettivo politico, che è quello di screditare Berlusconi, assassinandone l’immagine, onde fargli perdere consensi?

Lo faccia! Anche se non è giornalismo, il suo, ma solo uso politico – e di parte – di uno strumento televisivo che è di tutti.

Noi destri, però, dobbiamo rimanere impassibili. Al massimo dobbiamo farci carico, come su esposto, di una battaglia di civiltà e democrazia.

Lunga vita, dunque, a Michelino Santoro (in attesa che approdi in Rai un suo omologo di destra).

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