Articoli marcati con tag ‘Noemi Letizia’

Gioacchino Genchi: contro Berlusconi hanno agito apparati dello stato

domenica, 21 giugno 2009

Dunque, tutto ciò che da due mesi a questa parte, letame puro, viene riversato addosso a Berlusconi – il caso Noemi; le 5000 foto scattate non si sa come dal fotografo Zappadu; la prostituta D’Addario che riesce ad intrufolarsi a Palazzo Grazioli, per ricattare il Premier e guadagnarsi la ribalta nazionale -, non esce fuori dal nulla, per mera casualità o soltanto per qualche errore commesso da chi avrebbe dovuto tutelare la sicurezza di Berlusconi. Non è possibile.

Tutte le tessere del mosaico sono state accuratamente preparate, con un lavoro minuzioso e certosino, da uno staff di “veri professionisti“; al fine di ottenere un prodotto di qualità sopraffina, credibile ed utile alla bisogna: un’”arma sporca” in grado di distruggere l’immagine di Berlusconi, onde costringerlo alle dimissioni.

Tutto ciò, agli occhi di chi trama, si è reso necessario per le seguenti ragioni.

Visto che le inchieste giudiziarie – il più delle volte finite in archiviazioni – non sono riuscite in tanti anni a scalfirne i consensi, era necessario trovare una nuova “bomba” per abbattere Berlusconi. Quale? Quella dei presunti scandali sessuali.

I “professionisti”, dunque, dopo aver svolto una preziosa attività di consulenza – e aver suggerito ai pupari quale nuovo e convincente argomento essi avrebbero potuto utilizzare per “abbattere” Berlusconi -, sono passati alla fase B: la preparazione e il confezionamento dell’ordigno esplosivo. Ultimata l’arma, poi, si è passati all’attacco. Ovviamente a ridosso di una consultazione elettorale: quando un’esplosione, provoca più danni.

Prima si è giocata la carta Noemi: per settimane intere, il gruppo di potere che ha ordito il Piano, con l’ausilio del “manganello di carta”, la Repubblica, si è mosso sul tavolo verde puntando ogni centesimo sulla ragazza di Portici; pensando la biondina partenopea fosse argomento sufficiente ad indurre Berlusconi al suicidio politico, a lasciare Palazzo Chigi.

Così non è stato: Silvio IV ha resistito all’onda d’urto, è riuscito – non senza difficoltà – a mantenere i nervi saldi, e a non gettare la spugna. Le elezioni europee sono passate, il consenso del Cav. è rimasto in linea con quello di sempre. L’arma-Noemi, dunque, è stata richiusa nel cassetto, e classificata come “difettosa e non più utilizzabile”. Non a caso, dall’8 giugno, da quando si è votato per le Europee, di lei si è smesso di parlare (se in Italia ci fossero cittadini intelligenti, qualcuno chiederebbe conto a la Repubblica di tale improvviso silenzio; visto che il quotidiano di Largo Fochetti, per settimane, ha rivolto sdegnate richieste di chiarimenti al Premier, in merito a Noemi. Richieste che, dalla sera alla mattina, e senza una plausibile ragione, hanno cessato di essere avanzate).

Un Piano che si rispetti, però, non può prevedere il ricorso ad un’arma soltanto: sarebbe una cosa da pivelli. Se si inceppa, che fai: smetti di colpire? Non è possibile.

Ecco allora uscire dal cilindro, con un tempismo decisamente stupefacente – a ridosso dei ballottaggi per le Amministrative – l’altra bomba: la prostituta Patrizia D’Addario. Una donna sbucata dal nulla, che s’introduce a Palazzo Grazioli, residenza romana del Premier, con le migliori intenzioni: registrare una conversazione con il Cav., onde incastrarlo e sputtanarlo in pubblico. Una cosa semplicissima, che sarebbe stata possibile a chiunque. D’altra parte Berlusconi è un signor nessuno, ed entrare a casa sua muniti di telecamera e registratore per realizzare “una prova compromettente”, è un‘inezia. Sempreché, ovviamente – e qui si arriva all’oggetto del post -, si disponga di una copertura ai massimi livelli.

Una copertura fornita da “veri professionisti”. Di cui ci parla Gioacchino Genchi (che non richiede di certo presentazioni):

Si presentano in alta uniforme, generali accompagnati da eserciti di trombe e grancasse”, “individui che danno la sensazione di onnipotenza a chi raggiunge le stanze dei bottoni”.

Quello è il momento più difficile anche per la democrazia. Perché quando anche i governanti vengono coinvolti nel sistema degli apparati, quello è il momento in cui i potentissimi diventano vittime di soggetti che stanno loro accanto. Il potere di questo potere è inimmaginabile. Questi soggetti danno la sensazione al leader di essere grande e potente. Ma poi si è visto cosa succede”.

Genchi, poi, giudica ancheimpossibileche il fotografo Zappaduabbia potuto carpire delle foto all’interno senza che qualcuno lo abbia avvisato di appostarsi sulla montagnetta sopra Villa Certosa”, in quantoaltri fotografi ci sono andati e sono stati fermati un minuto dopo”.

Inoltre:

Le foto dell’aeroporto sono scandalose: non si può rimanere fermi davanti a un aeroporto per giorni e mesi interi aspettando che arrivi l’aeroplano. Qualcuno che dall’interno delle istituzioni organizza i voli di Stato, ha avvisato quando partiva e con chi a bordo. I voli di Stato sono partiti tante altre volte e i fotografi non si sono mobilitati, perché qualcuno ha avvertito chi c’era a bordo”.

E in ultimo, l’affondo:

Berlusconi è stato tradito da qualcuno del suo entourage. Da un suo fedelissimo. Altrimenti tanti fatti non sarebbero successi”.

L’affare, è proprio il caso di dire, s‘ingrossa (non quello di Berlusconi, che ha smesso di funzionare nel ‘97).

P.S.: con ogni probabilità martedì, quando le urne saranno chiuse, della D’Addario non si parlerà più. Non avrebbe senso. Anche perché l’inchiesta barese, che non riguarda Berlusconi, dovrebbe coinvolgere due esponenti del Partito democratico. I quali, a quanto si narra, in cambio di rapporti sessuali con prostitute – “offerti” loro a mo’ di tangenti – avrebbero concesso lauti appalti ad imprenditori. La prossima bomba contro Berlusconi, invece, verrà lanciata poco prima del G8 a l’Aquila.

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Il segreto di Silvio che segreto non è

venerdì, 19 giugno 2009

Chiunque sostenga non sia in atto un Golpe contro Berlusconi, è un emerito pirla. E’ persona dotata di scarsa onestà; o peggio: di nessuna intelligenza. Come Gianfranco Fini.

Da due mesi, infatti, Silvio IV ci viene quotidianamente rappresentato come un erotomane incallito. Un vecchio bavoso di 73 anni che, ogni due per tre, a dispetto dell’età, sentirebbe l’irrefrenabile bisogno di giacere con una donna. Possibilmente molto giovane. Meglio ancora se addirittura minorenne.

Così “il Caimano“, corrotto e spregiudicato, negli ultimi tempi è divenuto espressione – e idea – logora e poco calzante, per rappresentare in modo accurato la ripugnanza dell’inquilino di Palazzo Chigi. Al suo posto è subentrato un nuovo termine, molto più adatto alla narrazione che si è deciso di offrire, molto più evocativo: Pedonano (Noemi docet).

Il male che ci minaccia, dunque, sarebbe qualcosa di ben più pericoloso di quanto non ci apparisse solo poco tempo fa. Avremmo a che fare, questo ci racconta certa stampa, con un uomo che non è solo un dittatore, un fascista e un mafioso, ma sarebbe addirittura anche un pedofilo di 73 anni. Un pervertito che quando non riesce a copulare con una minorenne, non disdegnerebbe di ripiegare su una puttana. Meglio se pagata da altri, meglio ancora se munita di registratore e videotelefonino per riprendere il tutto.

Perché si sa: il Male è potente, però spesso si accompagna all’ottusità. E chi lo incarna, nel nostro caso il Pedonano, sarebbe così rincoglionito – e ottuso – da aver fatto entrare dentro casa propria una mignotta, senza averla fatta prima controllare dalle guardie del corpo, onde assicurarsi che la stessa non portasse seco un marchingegno per immortalare la performance compromettente, magari poi per ricattarlo e sputtanarlo pubblicamente.

D’altra parte, non stiamo parlando di uno degli uomini più potenti e ricchi al mondo, nonché di un Premier: quindi, perché mai avrebbe dovuto preoccuparsi – lui, o il suo entourage, che non può agire senza un coordinamento con i Servizi Segreti – di queste inezie? Mica si tratta del puttaniere-Capo di Stato John Fitzgerald Kennedy (che avrebbe fatto sesso anche con una lavastoviglie!), che tante grane ha dato agli agenti della Cia e dell‘Fbi, che ogni giorno dovevano rimediare alle sue debolezze, alle sue gaffe, e agli effetti indesiderati delle sue voglie sessuali?

Affatto! Qui si parla di un pirla qualsiasi, per di più ottuso. Si parla di Silvio Berlusconi: un pedofilo 73enne, completamente rimminchionito. Punto.

Fa niente che i Servizi Segreti avrebbero pututo lavorare, come sempre hanno fatto in passato per rimediare alle marachelle di tanti altri Premier, onde evitare che a Silvio IV potesse capitare una cosa del genere; onde evitare che una puttana potesse arrivare a procurarsi un’arma di ricatto (vera o presunta, contro di lui); per poi parlare con la stampa, fornendo prove passibili di rovinarlo. Una cosa del genere, nella Prima Repubblica, mai sarebbe avvenuta ad un Presidente del Consiglio. Ma fa niente.

Queste sono quisquilie, cose di cui non si può – e non si deve – parlare: perché se lo si facesse, la trama narrativa che fin qui ci è stata fornita, apparirebbe posticcia e poco credibile. Verrebbe meno, nel lettore, la sospensione dell’incredulità: condizione prima, per poter accettare come veritiero un racconto. Il lettore, infatti, potrebbe essere indotto a chiedersi: “Ma che fine hanno fatto i nostri Servizi Segreti? Com’è possibile non abbiano vigilato sulla sicurezza – anche in senso lato – del nostro Premier? Com’è possibile non abbiano fatto oggi, ciò che centinaia di volte, in passato, hanno fatto per esponenti della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista? Perché non hanno protetto, anche ora, l’immagine delle Istituzioni?”.

Quesiti del genere, non sono ammessi: minerebbero la credibilità della pellicola. Il film sembrerebbe solo un B-movie.

Stessa cosa per le 5.000 foto riguardanti Villa Certosa: se un fotografo per tre anni può “sparare” – indisturbato – lo zoom della propria Reflex contro il Premier, perché qualcuno, allora, non potrebbe puntargli contro un fucile ad alta precisione? Dov’erano i Servizi Segreti quando lo zoom era posizionato su Villa Certosa? Erano a conoscenza della cosa? Hanno lasciato fare? E perché mai? Non c’era da proteggere l’immagine delle Istituzioni? E se si fosse trattato di un killer? Avrebbero egualmente chiuso un occhio, anzi due, continuando a far finta di niente?

Ma anche in questo caso: meglio soprassedere. Meglio non andare toppo a fondo, sviscerare, considerare attentamente ogni fotogramma. La manipolazione, altrimenti, apparirebbe chiara.

La madre di tutte le questioni, però, è un’altra ancora. E ha a che fare con un segreto legato alla privacy di Berlusconi. Un segreto, però, che ha i crismi di quello di Pulcinella: è noto a tutti, infatti; e, dunque, segreto non è.

Ha a che fare con una malattia, però. Per questo è protetto dalla privacy.

Una malattia che nel nostro paese, per timore o pudicizia, si è soliti definire: il Male. Quasi fosse l’unico acciacco possibile. O il più ostile.

Parliamo di un tumore. Più precisamente: un tumore alla prostata. Che ha colpito Berlusconi nel 1997. E che lo ha portato a sottoporsi ad un’operazione chirurgica (prostatectomia radicale). Di cui il diretto interessato ha parlato nel 2000, nove anni fa, in un’intervista concessa a la Repubblica (sic!).

Nel suo caso, come in quello di molti altri colpiti da un tumore maligno lì, la prostata è stata rimossa. Buttata nel gabinetto. Kaputt.

Senza prostata, un uomo, qualunque uomo – e di qualunque età – non può più avere una vita sessuale. E’ impossibilitato ad avere erezioni. E’ reso impotente. Nemmeno una pasticca blu, potrebbe ridestare la sua joie de vivre.

Questo fotogramma, noto da tempo a tutti, in due mesi non è mai stato messo a fuoco. Nemmeno per errore.

D’altra parte, se lo si fosse fatto, non staremmo qui a parlare di puttane e di Noemi.

Viva la stampa democratica, dunque. Quella che sa, ma non dice. Quella che fa informazione.

Di Regime.

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Scoop: ecco come il gruppo Repubblica-Espresso incastrerà il Cav.

mercoledì, 27 maggio 2009

espresso

Proveranno a dire che Elio Letizia è gay, e che dunque il padre di Noemi non può che essere Silvietto nostro. Olè!

Chiamate la Neuro.

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E pensare che una volta facevamo politica

martedì, 26 maggio 2009

novella 2000

Il buon Peppino Caldarola, affranto per la deriva gossippara della sua sinistra:

“Ditemi che non è vero, che è colpa di una domenica bestiale in cui il caldo improvviso fa sragionare. Ditemi che non devo buttare alle ortiche migliaia di pagine di analisi marxista e no sulla società, una collezione di volumi di politologia che ragionano sulla fine della sinistra e della destra, raffinati ragionamenti sulla psicologia delle masse, pagine e pagine su come Togliatti cercava di capire la forza interna del fascismo, i discorsi di Pietro Ingrao sulle contraddizioni della Dc, gli articoli di Berlinguer che chiamava al dialogo e al «compromesso» con l’odiata Dc, le pagine di Fassino e D’Alema dedicate a rivalutare Bettino Craxi post mortem, i discorsi dei riformisti contro i girotondi che gridavano al male assoluto rappresentato da Berlusconi. Ditemi qualcosa, una parola di consolazione per spiegarmi perché a due settimane dal voto europeo dobbiamo occuparci di una ragazzina appena diciottenne che ha partecipato, alla presenza di decine di spettatori, a serate conviviali con il premier.

La «corrente Noemi» ha fatto il miracolo. Dopo mesi in cui la base del partito si ribellava alle divisioni interne, il sindacato chiamava all’unità nella lotta contro i licenziamenti e la crisi economica, il Pse incitava il Pd a sciogliere il nodo dell’appartenenza al gruppo socialista europeo, i piddini referendari a sostenere il «sì» nel prossimo appuntamento di giugno e i piddini antireferenclari a disertarlo, solo il caso della ragazzina di Casoria è riuscito a fare il miracolo di tenere unito il Pd. Rutelli per la prima volta ha smentito di voler fare cose con Casini, Enrico Letta ha disdegnato l’idea di una formazione centrista, D’Alema ha proposto la necessità di definire un nuovo campo ideologico per la sinistra ma sulle cene di Berlusconi e del Milan tutti hanno trovato lo stesso linguaggio e lo stesso pathos. Arriveremo così alla fine della contesa per mandare in Europa alcune decine di deputati sapendo tutto sulle telefonate di Noemi e quasi niente su Bruxelles e Strasburgo.

L’ultimo assalto è partito, indovinate un po‘?, da Repubblica con uno sterminato articolo di Beppe D’Avanzo e Conchita Sannino. Non so se i dirigenti del Pd lo hanno letto davvero oltre la titolazione. Nell’inchiesta appare un «pentito», l’ex fidanzato di Noemi, che dichiara di sapere tutto. E talmente compenetrato nel ruolo di «pentito» che ammette di aver dormito con la ragazzina minorenne. Rivela anche il contenuto delle telefonate con il premier, che dichiara di aver ascoltato, dalle quali non vien fuori nulla di pruriginoso, nulla cioè di quanto non sia stato già largamente noto cioè che il premier aveva un rapporto confidenziale, ammesso esplicitamente, con la figlia dei coniugi Letizia, suoi amici.

Il «pentito» per rendere più credibile la propria versione allude anche a lettere ricevute dalla ragazzina che avrebbe restituito per dovere di lealtà. Se si trattasse di mafia, questa testimonianza verrebbe considerata irrilevante. Serve invece per costruire una montagna di allusioni che finiscono per distruggere la credibilità di Noemi e della sua famiglia. Siamo di fronte ad una Lolita disinvolta a cui i genitori consentono, ancorché minorenne, di passare la notte con un fidanzatino. Tutto questo fa dire al mio amico senatore Zanda che “siamo di fronte a un caso di Stato“. Mi fa persino pena dovermi occupare di queste stupidaggini.

Ho troppa memoria per non scandalizzarmi di fronte a tanta disinvoltura. E capitato spesso anche ai leader di sinistra di essere messi sotto accusa per vicende che riguardavano la vita privata, il modo di essere, persino la passione per le barche. Ricordo che ogni volta ci siamo scandalizzati quando la polemica oltrepassava il segno. Ricordo tutte le volte in cui abbiamo sostenuto che bisognava separare i comportamenti privati da quelli pubblici e concentrarsi solo su questi ultimi. Ricordo una sinistra che si rianimava di fronte ai contenuti e che lasciava cadere i pettegolezzi come un elemento distorsivo della vita politica. Molti di noi sono cresciuti a pane e politica. Mi cascano le braccia quando penso che ora si va avanti a brioches e gossip.

La verità è che il richiamo della foresta di Repubblica è irresistibile, anche per l’Unità che ne ripete le gesta. Ci sono centinaia di migliaia di voti di sinistra che si vanno orientando verso l’astensionismo. Il ruolo di Repubblica è considerato decisivo per spingere quel pacchetto di voti ad esprimersi e Franceschini non sa dire di no. Colpiscono anche le parole con cui Franceschini chiama alla mobilitazione. E un vero tuffo nel passato. Abbiamo appena finito di celebrare congressi in polemica con la tesi del »partito di plastica» che il segretario del Pd si inventa addirittura, a proposito dell’avversario, il »mondo di plastica riuscendo a farsi dire di no persino da Di Pietro che vuole condurre in solitudine questo estremo assalto al Cavaliere. Oggi è lunedì, ditemi che ieri ho avuto un incubo domenicale, sennò penserò che aveva ragione il professor Caffè quando proclamava la »solitudine del riformista»”.

Povera sinistra, che brutta fine ha fatto.

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“Volevano uccidere Berlusconi”

lunedì, 25 maggio 2009

Gianfranco Rotondi, il Ministro per l’Attuazione del programma, commenta l’affaire-Noemi Letizia:

Formulo il legittimo sospetto che vi sia stato un gruppo di intelligenza che si è dato l’obiettivo di indirizzare al premier un’accusa infamante e di fare in modo che a formularla fosse la moglie. Certamente il fine era far cadere il governo. Il gruppo di intelligenza non ha sparato per ferire Berlusconi, ma per ucciderlo. Per carpire un movimento così innocente ma riservato e causare tutto questo sono autorizzato a sospettare che il premier sia seguito da mesi”.

Noto una circostanza che nessuno ha evidenziato. Come mai una giornalista di un quotidiano nazionale si trova a una festa privata alla quale partecipa il premier? Da una parte quel giornale dice che la sua partecipazione era segreta e d’altra parte aveva l’inviato dedicato. E’ un primo punto di domanda. Secondo: la reazione della signora Berlusconi, verso cui tutti noi abbiamo il massimo rispetto, è avvenuta alle ore 22:08 del giorno in cui Repubblica ha pubblicato l’articolo. In quelle dodici ore evidentemente è avvenuto qualcosa d’altro, perché non c’è stata una reazione alla lettura dell’articolo ma una reazione, senz’altro di getto, ma non con riferimento all’articolo. E allora formulo il legittimo sospetto che vi sia stato un gruppo di intelligenza che si è dato l’obiettivo di indirizzare al premier un’accusa infamante e di fare in modo che a formularla fosse la moglie. Con il doppio obiettivo: renderla attendibile e dargli il massimo della pubblicità. Certamente il fine era far cadere il governo, non ho alcun dubbio in proposito. Il gruppo di intelligenza non ha sparato per ferire Berlusconi, ma per ucciderlo”.

La cosa importante di cui mi assumo la responsabilità è che non credo alla favoletta del giornalista che passa di lì, di una banale festa di 18 anni che viene presentata per quello che non è e di una scenata di gelosia. Forse ci possono cascare tutti i protagonisti della vicenda, ma io no. Chi come me ha posseduto l’archivio segreto della Democrazia Cristiana si permette di parlare con un pizzico di professionalità in più. Questa è una congiura, come molte ci sono state – alcune non conosciute – nella storia della Dc. Di fronte a un premier che viaggia verso il record storico di durata, di popolarità e di risultati di governo vi è stato un gruppo di intelligenza che ha voluto colpirlo al cuore e quel po’ che resta della gloriosa tradizione democratica del Partito Comunista farebbe benissimo a fare una riflessione più seria su quanto è avvenuto. Certamente per carpire un movimento così innocente ma riservato e causare tutto questo, sono autorizzato a sospettare che il premier sia seguito da mesi. E che alla prima occasione in cui la verosimiglianza poteva far accadere l’incidente questo è avvenuto. La mia convinzione è che si tratti di una cosa molto seria”.

Ci vuole la consapevolezza della gravità di quello che è successo, poi le riflessioni appartengono alla responsabilità di ciascuno. Io do voce a quello che nel Palazzo molti pensano, poi ognuno ha paura a parlare perché non è una cosa da poco e se si ritiene che il presidente del Consiglio sia indifeso… ognuno ha il diritto di sentirsi indifeso”.

HT: Omnia.

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La verità su Berlusconi e la famiglia Letizia

lunedì, 25 maggio 2009

Berlusconi e famiglia Letizia foto

Qui si parla di Noemi: la fanciulla di cui il Cav., secondo quanto sostengono la Repubblica e i principali quotidiani italiani controllati dal dittatore Silvio Berlusconi IV, dovrebbe essere l’amante, il padre o il nonno (e perché non anche il bisnonno?).

Ora, e al di là dell’ironia: che si debba parlare di una vicenda privata, di come la famiglia Letizia abbia conosciuto Berlusconi, è semplicemente grottesco ed inverosimile. Però è anche interessante, per un aspetto: perché consente di evidenziare come, guarda caso in prossimità delle elezioni, i poteri forti e i potentati economici che possiedono soldi e giornali ad elevata tiratura (la Repubblica, il Corriere della Sera e La Stampa), si muovano sempre a sostegno della sinistra, quando quest’ultima ne abbia bisogno; arrivando finanche ad inventare “questioni politiche” – il caso Noemi – che non esistono.

Per carità: fa niente, poca cosa. Il centrodestra ha dalla propria il popolo, gli elettori. E questo conta.

Inoltre, il canovaccio è sempre lo stesso, da 15 anni. E gli italiani lo conoscono, oramai, a menadito.

Ad ogni modo, ecco l’intervista in cui si svela il quarto Mistero di Fatima, e cioè: come cazzo sia possibile che un plurimilionario uso a frequentare un ex mendicante, Mariano Apicella, conosca l’umile – e per di più: terrona – famiglia Letizia.

(continua…)

Noemi Letizia: fidanzata ed illibata

martedì, 12 maggio 2009

Che fosse fidanzata con tale Domenico Cozzolino, era già noto.

Ciò che non si sapeva (e provo imbarazzo a raccontarlo), è che Noemi Letizia – la 18enne che per la sinistra disperata non poteva (o non può?) che essere l’amante di Berlusconi – è ancora illibata:

La verginità è un valore importante”, e per questo motivo non ha ancorafatto il grande passo”.

Ovviamente, i Santoro e le Concita De Gregorio, per non deludere le aspettative dei propri fan – e per continuare ad eguagliare il livello di abiezione di cui hanno dato prova negli ultimi giorni (assieme a molti italiani di sinistra, per cui provo compassione) -, ora non potranno che pretendere che Noemi si sottoponga a visita ginecologica, onde attestare la propria illibatezza.

La richiesta, come sempre, verrà formulata ad Annozero.

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Concita, prendi nota

domenica, 10 maggio 2009

Da qualche giorno, Concita – caramba que bonita – De Gregorio, la direttrice de l’Unità, si lambicca il cervello con un quesito: “Com’è possibile che Berlusconi, essendo ricco, frequenti un umile messo comunale come Elio Letizia (padre di Noemi)?”.

Una questione, voi capirete, di vitale importanza (diciamo francamente). D’altra parte, come darle torto: lei è sempre stata abituata a frequentare solo persone come il compianto Principe Carlo Caracciolo (che, assieme a De Benedetti, era l‘azionista de la Repubblica. Quotidiano per cui lei ha lavorato fino a ieri l‘altro). E dalle persone come Caracciolo – noto erotomane che fino al giorno prima di morire, coadiuvato dal Viagra (che una volta lo ha costretto ad un ricovero d’urgenza all’ospedale), ha scopato allegramente a destra e a manca -, ha appreso che le persone ricche, soprattutto se di sinistra, quelli del volgo non li degnano nemmeno di uno sguardo.

Ovvio, quindi, che pensi che tutte le persone danarose – è il caso di Berlusconi – non possano frequentare uomini di umili origini.

Fa niente, poi, che il Tromba (copyright di Luigi Bacialli) abbia già dato prova di non badare a simili cose: s’intrattiene abitualmente con Mariano Apicella – con cui scrive canzoni – che fino a ieri l’altro suonava fuori ai ristoranti napoletani, chiedendo l’elemosina. Fa niente. Per Concita non basta.

Concita vuole sapere, Concita domanda.

E siccome Concita domanda, noi rispondiamo con l’intervista di un ex assessore socialista partenopeo, Arcangelo Martino. Che è colui che ha presentato il succitato Letizia al Cav.:

Letizia era nello staff della mia segreteria”.

Fui io a presentare Elio Letizia a Silvio Berlusconi”.

Fra l’87 e il ‘93 sono stato grande amico di Bettino Craxi. Ero il coordinatore regionale del partito e lo vedevo almeno una volta alla settimana. Tutti i mercoledì andavo a trovarlo a Roma all’Hotel Raphaël, una consuetudine. Mi accompagnava sempre qualcuno dello staff della mia segreteria e quel qualcuno è stato quasi sempre Elio Letizia. Ovviamente…”.

Parecchie volte è capitato che al Raphael con Craxi ci fosse Silvio Berlusconi. È lì che ho presentato i due”.

Poi hanno fatto amicizia”.

Speriamo Concita ora sia soddisfatta.

Anche se in questa storia, del Principe Viagra – pardon – Azzurro, non v’è traccia.

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