Articoli marcati con tag ‘Patrizia D’Addario’

Contro Silvio un complotto ordito da un Pm, un ufficiale della GdF e tre giornaliste

mercoledì, 9 giugno 2010

L’obiettivo era quello di favorire la fuga di alcune notizie secretate, facendole apparire anzitempo sulla stampa onde sputtanare Berlusconi e costringerlo alle dimissioni: è l’ipotesi investigativa cui sta lavorando da tempo il Procuratore capo di Bari, Antonio Laudati.

La fuga di notizie, secondo gli inquirenti, avrebbe riguardato due vicende: l’affaire Patrizia D’Addario e l’inchiesta Agcom-Annozero.

In entrambi i casi, secondo Laudati, un pubblico ministero (la cui identità non è stata resa nota) e il tenente colonnello della Guardia di Finanza Salvatore Paglino (attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato), si sarebbero dati da fare per comunicare a tre giornaliste informazioni coperte dal segreto istruttorio, e riguardanti Berlusconi: è il caso, ad esempio, delle dichiarazioni rese ai magistrati da Giampaolo Tarantini, e contenute in verbali posti sotto sigillo, nelle quali si fornivano dettagli sulla partecipazione della D’Addario ad alcune cene a Palazzo Grazioli.

Secondo i magistrati, tra l’altro, i “complottardi” si sarebbero adoperati per danneggiare anche un altro politico:

Avrebbero anche fatto circolare la notizia di un’indagine sul presidente della Regione Puglia Nichi Vendola proprio durante le primarie”.

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Ma non c’era il Regime e la censura?

lunedì, 12 ottobre 2009

[H. T.: Libertiamo.it]



Il Sindaco Pd di Bari, Emiliano, ha candidato un ultrà accusato di associazione mafiosa, tentato omicidio e detenzione di armi

mercoledì, 7 ottobre 2009

La Puglia non è soltanto prostitute offerte, a mo’ di tangenti, ad esponenti del Partito democratico per ottenere in cambio appalti.

La Puglia non è nemmeno soltanto giovani disoccupate che “si concedono”, per disperazione, ad esponenti del centrosinistra in cambio di un piatto di minestra: un posto di lavoro grazie al quale sfamare i propri figli.

La Puglia, poi, non è nemmeno soltanto la Mafia che stringe accordi con il centrosinistra locale, per garantirsi protezione e sedere al tavolo dove ci si divide la torta, gli appalti pubblici, onde mangiare a quattro palmenti alla faccia del contribuente.

La Puglia, inoltre, non è nemmeno soltanto D’Alema che intasca un finanziamento illecito per il Pci, e, poi, beccato dal pm Alberto Maritati, confessa, ma non finisce al gabbio grazie alla decorrenza dei termini di prescrizione. Mentre il suddetto pubblico ministero, non si capisce perché, qualche anno dopo viene premiato con un scranno in Parlamento, al Senato, e con un incarico da sottosegretario agli Interni, guarda caso proprio nei due governi che presiede D’Alema.

La Puglia, ancora, non è nemmeno soltanto il pubblico ministero Michele Emiliano, che apre un’indagine su alcuni uomini di D’Alema (l’”Inchiesta Arcobaleno”), e poi, dopo aver archiviato il tutto, viene premiato con la candidatura a Sindaco del capoluogo pugliese. Chissà perché.

La Puglia è anche o soprattutto quello stesso Michele Emiliano, riconfermato a giugno Sindaco di Bari, che va in televisione ad AnnoZero e finge sdegno per il “modus operandi” di Gianpi Tarantini, quando forse farebbe bene a spiegare perché l’estate scorsa abbia candidato nella lista “Moderati per Emiliano”, l’ultrà del Bari calcio, Alberto Savarese, che è un signore accusato soltanto di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio e detenzione di armi.

Ma tranquilli, “compagni”, dormite pure sonni sereni: di questa Puglia qui, non parlerà mai alcuno.

W la libertà di stampa e i Santorescu di Regime!

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Prostitute in cambio di appalti: ecco come gli uomini del Pd fanno politica

mercoledì, 9 settembre 2009

E’ da mesi che il sottoscritto lo scrive: l’inchiesta di Bari riguarda il Pd, e ruota attorno all’ipotesi che alcuni politici pugliesi del Nazareno abbiano concesso appalti all’imprenditore del settore sanitario Tarantini, ricevendone in cambio – a mo’ di tangenti – prestazioni sessuali da prostitute “stipendiate” dallo stesso.

Conferme arrivano dalla pubblicazione dei verbali che contengono le testimonianze rese agli inquirenti da Tarantini.

Prima di proseguire, però, va fatta una precisazione. Tarantini, nei verbali, parla anche delle donne – prostitute e non – portate a Palazzo Grazioli alle cene di Berlusconi. Però va sottolineato ciò che l’imprenditore chiarisce:

Le presentavo come mie amiche e tacevo che a volte le retribuivo”.

Dunque Berlusconi non sapeva che queste donne fossero prostitute, e men che mai sapeva che venissero pagate – a volte – da Tarantini. Il quale aggiunge, poi, di non aver chiesto ed ottenuto “in cambio” alcun favore, da Berlusconi, se non quello di conoscere Bertolaso:

“Io ho voluto conoscere il presidente Berlusconi ed a tal fine mi sono sottoposto a spese notevoli per entrare in confidenza con lui e sapendo del suo interesse verso il genere femminile non ho fatto altro che accompagnare da lui ragazze che presentavo come mie amiche tacendogli che a volte le retribuivo.

Gli ho solo chiesto di presentarmi il responsabile della Protezione Civile, il dottor Guido Bertolaso, in quanto volevo che Enrico Intini mio amico con il quale avevo stipulato un contratto di collaborazione, potesse esporre allo stesso Bertolaso le competenze del suo gruppo industriale nella prospettiva di poter lavorare con la Protezione Civile. Una sera il presidente Berlusconi mi presentò Guido Bertolaso con il quale in seguito mi sono incontrato unitamente ad Enrico Intini. Bertolaso ci inviò a Finmeccanica ma poi, dopo i primi incontri con tale dottor Lunanuova, non è successo più nulla“.

La Repubblica riporta anche questa dichiarazione dell‘imprenditore:

“Ho organizzato 18 serate ma Berlusconi non sapeva che le ragazze erano pagate. Davo 1000 euro a chi restava la notte”.

Questo dichiara Tarantini, e a questo ci si deve attenere: nessun tipo di illecito può essere attribuito al Presidente del Consiglio.

Ritorniamo al Partito democratico, e alle prostitute “offerte” dal succitato imprenditore pugliese all’ex vice presidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo. Ecco cosa dichiara Tarantini ai pubblici ministeri:

“Confermo di essere a conoscenza che Maria Teresa De Nicolò era una escort e di averla pagata affinché effettuasse prestazioni sessuali in favore di terzi. Ricordo di averle corrisposto 500 euro per le prestazione a Bari e 1000 euro per prestazioni fuori Bari se non ricordo male. Ora che ricordo meglio nella circostanza di una festa fatta a casa mia le offrii gratuitamente della cocaina. Quanto all’appartamento di via Giulio Petroni angolo via Extramurale Capruzzi si tratta di un immobile preso in locazione da Gigi Zatterini, all’epoca segretario particolare dell’assessore Frisullo. Io ave­vo la disponibilità delle chiavi in quanto lo stesso Frisullo me le diede nel 2007 chiedendomi di far effettuare dalla ditta di fiducia delle mie aziende opere di pulizia con cadenza se non ricordo male settimanale. Io ho trattenuto le chiavi per miei incontri occasionali con alcune ragazze.

Ricordo di aver accompagnato la De Nicolò in quell’appartamento al fine di farla incontrare con lo stesso Frisullo, sicuramente prima dell’estate 2008. Io e la De Nicolò ci trat­tenemmo in quell’appartamento fino all’arrivo del Frisullo e quindi giunto quest’ultimo io andai via. In quella stessa circostanza o forse in una successiva prima di allontanarmi consumammo in tre un pasto. Credo che an­che in altre circostanze ho favorito gli incontri della De Ni­colò con Frisullo.

Ho favorito nel 2007 e nel 2008 rispettivamente due prestazioni sessuali della stessa con Sandro Frisullo, retribuendola con un importo che credo si aggirasse sui 500 euro oltre a pagarle il biglietto aereo poiché la stessa veniva da Parigi ed ospitarla a Riva del Sole a Giovinazzo. I biglietti aerei li ho acquistati presso l’agenzia della Transitalia ed il soggiorno presso l’albergo l’ho retribuito con danaro prelevato da una delle società riconducibili alla mia famiglia”.

Poi l’imprenditore chiarisce il perché abbia “offerto” questo genere di attenzioni a Frisullo. E qui arriva l’aspetto (della vicenda) che gli inquirenti ritengono possa essere penalmente rilevante, perché evidenzierebbe una contropartita illecita fornita dal politico:

“Le attenzioni da me avute nei confronti di Frisullo mi hanno consentito di essere dallo stesso presentato al dottor Valente, direttore amministrativo dell’Asl di Lecce. Io avevo rappresentato a Sandro Frisullo, ex vicepresidente Regione Puglia Frisullo le ragioni per le quali avevo interesse a conoscere il dottor Valente, vale a dire un’accelerazione dei pagamenti per le prestazioni effettuate dalle mie aziende e l’esecuzione di una delibera adottata in materia di acquisto di tavoli operatori.

So che Frisullo ha rappresentato più volte le mie esigenze al dottor Valente ed io personalmente ne ho parlato con lo stesso Valente. I pagamenti sono avvenuti anche se comunque in ritardo, altrettanto per la delibera. La frequentazione di Frisullo mi serviva soprattutto per acquistare visibilità agli occhi dei primari che portavo da Frisullo. Per quanto mi consti nessuno dei problemi rappresentato dai primari è stato mai risolto da Frisullo”.

Par di capire, dunque, che l’aspetto penalmente rilevante della questione, riguardi “l’esecuzione di una delibera (…) in materia di acquisto di tavoli operatori”. Questo dovrebbe essere l’illecito commesso da Frisullo, che in tal modo avrebbe “ripagato” Tarantini delle “attenzioni” da questi riservategli.

Ancora l’imprenditore pugliese:

“Io non ho elargito finanziamenti in favore di Frisullo, limitandomi a mettere a disposizione per le sue esigenze autisti e mie autovetture in caso di urgenze, a fargli alcuni regali in occasione delle festività e ad organizzare una cena elettorale in favore dell’onorevole D’Alema presso il ristorante ‘La Pignata’ nel 2007. Ricordo che alla cena erano presenti primari e dirigenti sanitari, il sindaco Emiliano, il vice coordinatore regionale del Pd Dottor Mazzarano, alcuni imprenditori baresi tra cui Stefano Miccolis e Vito Ladisa. Comunque conservo l’elenco e mi riservo di produrlo”.

Questo è quanto (almeno per ora, perché molti altri sono i politici del Pd che risultano coinvolti nell‘inchiesta).

Dieci domande ad Ezio Mauro, l’evasore fiscale.

(leggere anche: Ezio Mauro è un evasore fiscale e un bugiardo, parola dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate).

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Fondi ai politici del centrosinistra, l’inchiesta di Bari: prostitute, tangenti, appalti e cocaina (links)

sabato, 5 settembre 2009

Qui, della vera inchiesta di Bari si è parlato in più di una circostanza. E lo si è fatto, quando la grande stampa asservita al centrosinistra taceva al riguardo.

Ora, e fortunatamente, dell‘indagine in corso parlano tutti (o quasi):

Centrosinistra e appalti, blitz dei pm a Bari – Perquisite le sedi del Pd e di altri 4 partiti: ipotesi di gare pilotate nella sanità. C’è un pentito di mafia.

“Il clan appoggiava il simbolo col sole”. La gola profonda racconta il sistema – Nell’inchiesta di Bari un tassello che fa ipotizzare l’aggravante mafiosa.

L’ombra della mafia sull’inchiesta di Bari – “Il clan appoggiava il simbolo col sole”.

Bari, inchieste su appalti e finanziamenti “Tedesco ai vertici del sodalizio criminale” – L’attuale senatore del Pd accusato di un ruolo chiave nell’intreccio tra mafia-politica-affari. Accertamenti patrimoniali sui 15 indagati. Verifiche anche sulle delibere regionali.

“Fondi a politici del centrosinistra” – Sanità e appalti, l’inchiesta s’allarga.

Inchiesta su affari, sesso e «festini», coinvolti due ex assessori regionali – I due politici non sono iscritti nel registro degli indagati: coinvolte escort, disoccupate e un’avvocatessa in carriera.

C’è il nome di D’Alema tra i regali di Tarantini – Nella lista dei cadeaux di Natale spunta il leader del Pd. I destinatari dei doni in un documento di settanta pagine.

Dieci domande ad Ezio Mauro, l’evasore fiscale.

(leggere anche: Ezio Mauro è un evasore fiscale e un bugiardo, parola dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate).

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La D’Addario mente, spudoratamente

mercoledì, 22 luglio 2009

Se in Italia non avessimo una stampa interamente controllata da gruppi di potere economico-finanziari che fanno il tifo per il centrosinistra – tipo: gli editori-banchieri che hanno partecipato alle primarie del Partito democratico -, ci sarebbe almeno un grande quotidiano, di quelli ad elevata tiratura, che si prenderebbe la briga di smontare pezzo a pezzo i teoremi grondanti menzogne che i giornali di gossip, come la Repubblica, pubblicano come niente fosse in questi giorni. E invece no: il Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa e il Sole 24 Ore, organicamente schierati con il centrosinistra, forniscono – come migliaia di volte si è qui detto – un’unica versione, sempre eguale, e sempre avversa a Berlusconi. Accade anche in queste ore.

Poco male. E poco ce ne cale. Anche perché noi abbiamo gli elettori, dalla nostra.

E tuttavia, occorre essere grati al maestro Franco Bechis, perché se non ci fosse lui – e quei pochi come lui – l’informazione corretta, nel nostro paese, non esisterebbe.

Cos’ha fatto, il direttore di Italia Oggi?

Semplice: ha confrontato ciò che la D’Addario ha raccontato a proposito dell’”incontro” con Berlusconi, con ciò che emerge dalle registrazioni illegalidiffuse illecitamente (articolo 684 del C.p.) da la Repubblica e l’Espresso – che a quell’incontro si riferiscono. E ha scoperto che la donna ha mentito.

Partiamo da ciò che ha detto la D’Addario, usando un articolo del quotidiano gossipparo la Repubblica:

“”Non ho mai dormito“, racconta la donna di cui Berlusconi sostiene di non ricordare il volto, “era instancabile, un toro“. Secondo la sua ricostruzione, il premier la condusse in camera da letto quasi alle 4 del mattino, dopo che le altre ragazze se n’erano andate. La D’Addario dice che Berlusconi fece mezza dozzina di docce ghiacciate durante la notte e lei lo raggiunse sotto la doccia a sua richiesta. A un certo punto, secondo quanto la donna ha raccontato in seguito a un amico, “d’improvviso smise di muoversi e pensai fra me e me, grazie a Dio, si è addormentato. Ma non durò molto“”.

Ecco, memorizzate questo dettaglio: Berlusconi, sostiene la D’Addario, fece mezza dozzina di docce ghiacciate. E lei, su suo invito, lo raggiunse.

Vediamo, ora, cosa dicono le registrazioni. E‘ il giorno dopo l‘”incontro“:

SB: Tutto bene?
PD: Si..tu?
SB: Io si, ho lavorato tanto, questa mattina sono andato a inaugurare questa mostra, ho fatto un bellissimo discorso, con applauso e non sembravo stanco
PD: Eh infatti come me, io non ho sonno non ho dormito, è andata via solo la mia voce
SB: Beh come mai? Non abbiamo gridato
PD: Eh eppure non ho urlato, chissà perché è andata via la voce, sai perché? Perché ho fatto la doccia, 10 volte con l’acqua ghiacciata perché avevo caldo”.

Cosa?????? Ha fatto la doccia 10 volte con l’acqua ghiacciata perché aveva caldo?????

Ma non aveva raccontato che era stato Berlusconi, a chiederle di fare con lui le docce ghiacciate?

No????

Non solo.

Ma se i due hanno fatto sesso tutto la notte e, se come dice la D’Addario “Non ho mai dormito, era instancabile, un toro“, “d’improvviso smise di muoversi e pensai fra me e me, grazie a Dio, si è addormentato. Ma non durò molto”, com’è possibile, allora, che Berlusconi, il giorno dopo l’”incontro”, non sapesse che la donna, la sera prima, si era fatta ben 10 volte la doccia? Forse perché mentre lei andava e veniva dal bagno, in quanto aveva caldo e non riusciva a dormire, lui ronfava come un ghiro, facendo placidamente la nanna? O magari era altrove? Dunque non è vero, come sostiene la D’Addario, che Berlusconi abbia fatto sesso tutta la notte, come un toro?

E se ha mentito su questo, la D’Addario, su quante altre cose lo ha fatto?

Non lo sapremo mai. Da la Repubblica, s‘intende.

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Patrizia D’Addario sostiene di sì

mercoledì, 22 luglio 2009


Contrordine, compagni: fare sesso è peccato

martedì, 21 luglio 2009

Una volta lor signori progressisti lottavano per la rivoluzione sessuale e l’emancipazione dell’uomo dai dogmi chiesastici: libero sesso in libero stato. Questo, dicevano. Questo propugnavano.

Probabilmente, però, non la pensano più così.

A giudicare, infatti, da certi commenti, da certi editoriali pubblicati da la Repubblica e l’Espresso, pare proprio abbiano cambiato idea, e reputino il sesso un’attività peccaminosa.

Si considerino, ad esempio, le famigerate registrazioni dell’”incontro” tra la D’Addario e Berlusconi, pubblicate oggi – in violazione del segreto istruttorio, il che integra un illecito penale (articolo 684 del C.p.) - dal settimanale dell’Ingegner De Benedetti.

Bene. Da esse risulta una cosa semplice semplice (come ha notato anche Daw): se Berlusconi è andato a letto con la D’Addario, lo ha fatto senza sapere che fosse una prostituta.

Innanzitutto, perché non ha usato il preservativo (chi farebbe sesso con una etera, senza proteggersi con un “guanto“?).

La seconda ragione per cui è certo Berlusconi ignorasse il “mestiere” della D’Addario, la riferisce Tarantini:

lui non ti prende come escort, capito? lui ti prende come un’amica mia, che ho portato”.

Chiaro?

Appurato questo, dunque, resta da capire: lor signori progressisti reputano accettabile, dal punto di vista morale e politico, intromettersi nella vita sentimental-sessuale del Premier? Considerano significativo sapere s’egli sia sessualmente attivo? Postulano non possa giacere con una donna?

Dov’è la politica, in tutto ciò? Il fine giustifica i mezzi, per cui si può violare il segreto istruttorio, commettere un illecito penale e pubblicare intercettazioni di nessun rilievo, pur di provare a smerdare il Presidente del Consiglio?

Inoltre, se anche fosse un tombeur de femmes, Berlusconi, sarebbe un problema per loro? E perché mai?

Non amavano, forse, il puttaniere John Fitzgerald Kennedy, lor signori?

Che c’è? Il solito doppiopesismo? Agli eguali ciò che è eguale, e ai diseguali ciò che è diseguale?

Che tempi, signora mia, che tempi!

Meglio si viveva quando c’era il Migliore. Lui sì, che era uno con gli attributi: scopava da sera a mane con l’amante (poi premiata con la Presidenza della Camera); non si curava di tradire la moglie; e men che meno si preoccupava della prole, parcheggiata come un’inutile zavorra al Grand Hotel Unione Sovietica.

Adda venì, Baffone!

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Inchiesta di Bari, Vendola ascoltato dai pm

lunedì, 6 luglio 2009

Dunque, oggi il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, è stato ascoltato come persona informata dei fatti da Desirè Digeronimo, uno dei pubblici ministeri che ha dato il via all’inchiesta di Bari (la Digeronimo, in particolare, sta indagando sull’assegnazione di alcuni appalti nel settore della Sanità regionale).

Ecco cos’ha dichiarato Vendola in proposito:

Io sono stato ascoltato come persona informata dei fatti, lo so che qualcuno avrebbe desiderato che fossi convocato nella veste di indagato, ma non è accaduto”.

Abbiamo parlato solo di sanità”.

Non ho la più pallida idea di quello che può succedere. Io ho risposto a tutto quello che è stato chiesto a me, non mi è stato chiesto dell’universo mondo”.

Ho risposto a tutte le domande che mi sono state poste nel corso dell’audizione i cui contenuti hanno i crismi della riservatezza”.

Come sa chi segue questo blog, alcuni filoni dell‘inchiesta di Bari ruotano attorno ad un’ipotesi investigativa: gli inquirenti, nello specifico, ritengono che alcuni esponenti del Partito democratico abbiano concesso appalti ad un certo numero di imprenditori, ricevendone in cambio – a mo’ di tangenti – prestazioni sessuali con prostitute.

Per questa ragione, per l’evidente gravità delle accuse – che secondo indiscrezioni coinvolgerebbero i massimi vertici politici della Regione Puglia -, Vendola ha deciso di azzerare la propria Giunta, e di nominare nuovi assessori. Non confermandone alcuni precedentemente designati. Tra questi vi sono Alessandro Frisullo (prima dell’azzeramento, vice presidente della Regione in quota Pd), e Marco Barbieri.

Quest’ultimo, in particolare, non ha preso bene la decisione di Vendola:

Vendola spieghi pubblicamente se sono un delinquente o una figura moralmente discutibile”.

Si è chiusa la crisi della Giunta Vendola aperta dallo stesso presidente sulla questione morale. Nel colloquio di ieri sera con il presidente, che mi ha annunciato la sostituzione, non ho avuto giudizi negativi sul mio operato come assessore. Debbo quindi, a difesa della mia personale onorabilità, chiedergli di spiegare pubblicamente, visto che non lo ha voluto fare privatamente, se la mia esclusione dalla Giunta è dovuta al fatto che sono un delinquente, o una figura moralmente discutibile; oppure se i motivi siano diversi e magari esattamente opposti: se cioè, parlando di svolta sulla questione morale mentre opera un mutamento di questo genere nella Giunta, stia prendendo in giro i pugliesi”.

Come non pensarlo, viste anche le troppe occasioni, sulla sanità e su altro, in cui su temi etici delicati e anche in relazione ad indagini penali in corso ho sostenuto proposte e condotto battaglie sull’attività regionale, che hanno trovato di fronte il suo silenzio”.

Chiedo a lui di spiegare, anche perchè alle compagne e ai compagni che mi stanno manifestando in queste ore meraviglia, io non so rispondere. E non vorrei fare illazioni”.

Intanto, a quanto riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno:

“E’ in corso alla Regione Puglia una riunione – cominciata alle 13,30 – del gruppo del Pd convocata per discutere sulle cinque nomine degli assessori regionali comunicate ieri sera a tarda ora dal presidente della Regione, Nichi Vendola, dopo la sua decisione di `azzerarè l’esecutivo. Alla riunione partecipa, invitato, il segretario regionale del Pd, Michele Emiliano.
Sarebbero diverse le opinioni emerse finora , se pure informalmente. La più radicale vorrebbe – sempre secondo alcune indiscrezioni – la fuoriuscita del Pd dalla maggioranza:
“Vendola – questa l’opinione – si faccia la sua giunta e se ne assuma in prima persona la responsabilità”. Un’altra ipotesi sarebbe quella – ma il condizionale è sempre d’obbligo – di chiedere a Vendola la revisione dei nomi scelti per le sostituzioni. La terza, la più improbabile, è che, sfiduciato il presidente, si vada allo scioglimento del consiglio. Sono tutte ipotesi di cui si sarebbe parlato nella riunione, che è ancora aperta a varie soluzioni e che dovrebbe concludersi – si dice – tra un paio di ore“.

La grande stampa, però, continua a tacere su questa vicenda.

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Inchiesta di Bari, Frisullo (Pd) a Vendola: non accetto lezioni di morale

domenica, 5 luglio 2009

Alessandro Frisullo dovrebbe essere uno degli esponenti del Partito democratico coinvolti nell’inchiesta di Bari. Inchiesta che ha spinto Vendola ad azzerare la propria Giunta, per evitare di essere tirato in ballo personalmente – e politicamente – in una vicenda che si preannuncia foriera di conseguenze negative, sul piano giudiziario, per tutte le persone chiamate in causa. D’altra parte, le ipotesi di reato sui cui la Procura indaga, sono imbarazzanti: politici del Pd avrebbero concesso appalti ad imprenditori, ricevendone in cambio prestazioni sessuali con prostitute, “offerte” loro a mo’ di tangenti.

Frisullo è tra quanti hanno subito l’azzeramento imposto da Vendola, visto che fino a quel momento ricopriva l’incarico di vice presidente della Regione Puglia. L’”epurazione”, però, non gli è piaciuta. Soprattutto non ha gradito il fatto che sia avvenuta a sua insaputa:

Se solo avessi avuto la possibilità di parlare personalmente con il presidente Vendola prima della riunione della giunta, egli per primo avrebbe avuto contezza delle mie opinioni e dei miei orientamenti. Così non è stato. E pure credo fosse lecito attendersi una sua telefonata o un incontro preliminare la riunione della giunta”.

Questo è motivo di grande amarezza perchè in questi 4 anni di comune responsabilità di governo la mia condotta politica e personale è stata improntata sempre a lealtà e sincera collaborazione”.

L’esponente del Pd (da tutti riconosciuto come dalemiano), poi, ha lamentato il fatto di essere finito:

Al centro di una campagna mediatica che partendo dalle note vicende sulla sanità ha via via cercato di “coinvolgermi a prescindere” e purchessia”.

In ultimo, visto che Vendola giorni orsono – parlando dell’inchiesta e della decisione di azzerare la propria Giunta – aveva chiosato: “Quando dico che la questione morale é una priorità assoluta non lo dico in astratto”, Frisullo ha ritenuto opportuno replicare:

Non ci sono cattedre da cui si impartiscono lezioni di morale. Io non ne voglio dare ma non intendo subirne

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