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L’inchiesta di Bari riguarda il Pd. Perché la Repubblica, il Corriere e La Stampa non ne parlano?

sabato, 4 luglio 2009

E’ da qualche giorno che su questo blog ci si domanda: ma come mai la Repubblica, il Corriere della Sera e La Stampa non parlano più dell’inchiesta di Bari? Forse perché da quando Cristiana Lodi – in un suo articolo su Libero – ha riportato per filo e per segno gli estratti dei verbali della Procura, è chiaro a tutti che l’indagine coinvolge esponenti del Partito democratico pugliese?

Probabilmente sì. E a pensarla in questo modo è anche Peppino Caldarola (ex parlamentare dei Ds):

“(…) Qualcosa si è interrotto nel sistema mediatico-giudiziario. Prendete il caso di Bari. Le escort, le cene con il premier, il giro di ragazze facili. L’intero sistema mediatico si precipita nel capoluogo pugliese. Bari «caput mundi», ovvero si avvera l’antico detto: «Se Parigi avesse lu meri, sarebbe una piccola Beri». Poi la storia prende un’altra piega. Le escort, dicono le intercettazioni telefoniche, allietano le serate di dirigenti del Pd, viene fuori una cronaca di tangenti e di appalti facili in cui è coinvolto un ex assessore Pd, che sta per diventare senatore, e probabilmente qualcuno che è venuto dopo di lui. Nichi Vendola azzera la giunta regionale. I dalemiani sono decapitati. Inizia anzitempo la guerra di successione a Vendola. Il Pd si prepara a sostituire Michele Emiliano, il potente sindaco rieletto alla grande nelle ultime amministrative, con Francesco Boccia, quarantenne amico di Enrico Letta che aspira alla candidatura alle prossime regionali per il Pd.

È una «storiona» politica e giudiziaria. C’è di mezzo la «questione morale», c’è di mezzo la guerra interna ai dalemiani e fra i dalemiani e gli altri. È un pezzo di società meridionale che viene alla luce. Si scopre che il vero affare per una parte dell’imprenditoria del Sud sono le commesse sanitarie. Nessuno produce nulla, tutti vendono apparecchiature e grazie alle «entrature» nei palazzi del potere si costruiscono fortune. E si costruiscono carriere politiche e con le carriere politiche anche stili di vita. La vendita dell’apparecchio per la circolazione extracorporea prepara le serate allegre con le escort di lusso. Basta leggere le carte, ascoltare la gente e raccontare.

Invece i grandi giornali hanno declassato Bari. Non se ne parla più. Ieri il Corsera non aveva una sola riga, Repubblica parlava di una talpa che avvertiva gli indagati, La Stampa pensava ad altro. Bari non è più la sentina di tutti i vizi. È stata riabilitata da quando lo scandalo non punta più, o non solo, su palazzo Grazioli ma investe gli edifici regionali sul lungomare Nazario Sauro.
La «questione giudiziaria» è ormai fondamentalmente una questione mediatica. Ci sono pm che hanno fortuna e pm che non sono sulla cresta dell’onda. Quelli di Bari hanno avuto il loro momento di celebrità. Ora non interessano più nessuno. Gli editorialisti di Repubblica hanno altro da fare. È la solita questione della doppia morale. Solo che le voci corrono, la gente sa, sui blog si racconta tutto. Per vincere, la doppia morale ha bisogno del pensiero unico. È finito“.

Al sottoscritto piacerebbe sapere anche un’altra cosa: ma quei fessacchiotti che ritengono Berlusconi controlli tutti i mezzi d’informazione, come si spiegano, allora, l’attuale black out informativo sull’inchiesta di Bari?

Visto che l’indagine coinvolge avversari politici del Cavaliere, quest’ultimo non dovrebbe aver interesse a usare i giornali e i Tg che controlla, per far conoscere i dettagli dell’inchiesta ai cittadini, onde indebolire i propri rivali politici?

A rigor di logica, sì; non vi pare?

E allora perché non accade? Perché i giornali e i Tg non parlano più dell’inchiesta di Bari?

Forse perché Berlusoni non li controlla?

televideo inchiesta di Bari Pd

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E pensare che una volta facevamo politica

martedì, 26 maggio 2009

novella 2000

Il buon Peppino Caldarola, affranto per la deriva gossippara della sua sinistra:

“Ditemi che non è vero, che è colpa di una domenica bestiale in cui il caldo improvviso fa sragionare. Ditemi che non devo buttare alle ortiche migliaia di pagine di analisi marxista e no sulla società, una collezione di volumi di politologia che ragionano sulla fine della sinistra e della destra, raffinati ragionamenti sulla psicologia delle masse, pagine e pagine su come Togliatti cercava di capire la forza interna del fascismo, i discorsi di Pietro Ingrao sulle contraddizioni della Dc, gli articoli di Berlinguer che chiamava al dialogo e al «compromesso» con l’odiata Dc, le pagine di Fassino e D’Alema dedicate a rivalutare Bettino Craxi post mortem, i discorsi dei riformisti contro i girotondi che gridavano al male assoluto rappresentato da Berlusconi. Ditemi qualcosa, una parola di consolazione per spiegarmi perché a due settimane dal voto europeo dobbiamo occuparci di una ragazzina appena diciottenne che ha partecipato, alla presenza di decine di spettatori, a serate conviviali con il premier.

La «corrente Noemi» ha fatto il miracolo. Dopo mesi in cui la base del partito si ribellava alle divisioni interne, il sindacato chiamava all’unità nella lotta contro i licenziamenti e la crisi economica, il Pse incitava il Pd a sciogliere il nodo dell’appartenenza al gruppo socialista europeo, i piddini referendari a sostenere il «sì» nel prossimo appuntamento di giugno e i piddini antireferenclari a disertarlo, solo il caso della ragazzina di Casoria è riuscito a fare il miracolo di tenere unito il Pd. Rutelli per la prima volta ha smentito di voler fare cose con Casini, Enrico Letta ha disdegnato l’idea di una formazione centrista, D’Alema ha proposto la necessità di definire un nuovo campo ideologico per la sinistra ma sulle cene di Berlusconi e del Milan tutti hanno trovato lo stesso linguaggio e lo stesso pathos. Arriveremo così alla fine della contesa per mandare in Europa alcune decine di deputati sapendo tutto sulle telefonate di Noemi e quasi niente su Bruxelles e Strasburgo.

L’ultimo assalto è partito, indovinate un po‘?, da Repubblica con uno sterminato articolo di Beppe D’Avanzo e Conchita Sannino. Non so se i dirigenti del Pd lo hanno letto davvero oltre la titolazione. Nell’inchiesta appare un «pentito», l’ex fidanzato di Noemi, che dichiara di sapere tutto. E talmente compenetrato nel ruolo di «pentito» che ammette di aver dormito con la ragazzina minorenne. Rivela anche il contenuto delle telefonate con il premier, che dichiara di aver ascoltato, dalle quali non vien fuori nulla di pruriginoso, nulla cioè di quanto non sia stato già largamente noto cioè che il premier aveva un rapporto confidenziale, ammesso esplicitamente, con la figlia dei coniugi Letizia, suoi amici.

Il «pentito» per rendere più credibile la propria versione allude anche a lettere ricevute dalla ragazzina che avrebbe restituito per dovere di lealtà. Se si trattasse di mafia, questa testimonianza verrebbe considerata irrilevante. Serve invece per costruire una montagna di allusioni che finiscono per distruggere la credibilità di Noemi e della sua famiglia. Siamo di fronte ad una Lolita disinvolta a cui i genitori consentono, ancorché minorenne, di passare la notte con un fidanzatino. Tutto questo fa dire al mio amico senatore Zanda che “siamo di fronte a un caso di Stato“. Mi fa persino pena dovermi occupare di queste stupidaggini.

Ho troppa memoria per non scandalizzarmi di fronte a tanta disinvoltura. E capitato spesso anche ai leader di sinistra di essere messi sotto accusa per vicende che riguardavano la vita privata, il modo di essere, persino la passione per le barche. Ricordo che ogni volta ci siamo scandalizzati quando la polemica oltrepassava il segno. Ricordo tutte le volte in cui abbiamo sostenuto che bisognava separare i comportamenti privati da quelli pubblici e concentrarsi solo su questi ultimi. Ricordo una sinistra che si rianimava di fronte ai contenuti e che lasciava cadere i pettegolezzi come un elemento distorsivo della vita politica. Molti di noi sono cresciuti a pane e politica. Mi cascano le braccia quando penso che ora si va avanti a brioches e gossip.

La verità è che il richiamo della foresta di Repubblica è irresistibile, anche per l’Unità che ne ripete le gesta. Ci sono centinaia di migliaia di voti di sinistra che si vanno orientando verso l’astensionismo. Il ruolo di Repubblica è considerato decisivo per spingere quel pacchetto di voti ad esprimersi e Franceschini non sa dire di no. Colpiscono anche le parole con cui Franceschini chiama alla mobilitazione. E un vero tuffo nel passato. Abbiamo appena finito di celebrare congressi in polemica con la tesi del »partito di plastica» che il segretario del Pd si inventa addirittura, a proposito dell’avversario, il »mondo di plastica riuscendo a farsi dire di no persino da Di Pietro che vuole condurre in solitudine questo estremo assalto al Cavaliere. Oggi è lunedì, ditemi che ieri ho avuto un incubo domenicale, sennò penserò che aveva ragione il professor Caffè quando proclamava la »solitudine del riformista»”.

Povera sinistra, che brutta fine ha fatto.

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