Articoli marcati con tag ‘Predico bene e razzolo malissimo’

“La nostra ricusazione è un atto di vera e propria cassazione della giustizia, con decisioni che sono da sicari, da killer e non da giudici. Le liste presentavano irregolarità sanabili”

martedì, 9 marzo 2010

La nostra ricusazione è un atto di vera e propria cassazione della giustizia, con decisioni che sono da sicari, da killer e non da giudici. Le liste presentavano irregolarità sanabili. Ora i giudici amministrativi hanno l’ultima occasione per rendere giustizia agli elettori veneti e consentire loro di esercitare il diritto di votare oppure no anche la Lista Pannella”, Marco Pannella, anno Domini 1994 (dopo l‘esclusione dal Veneto della sua lista).

Ora, invece, preferisce vincere a tavolino e con l’aiuto di qualche tribunale rivoluzionario.

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Quando la Bonino ottenne per due volte una proroga per la raccolta delle firme

giovedì, 4 marzo 2010

Appena ha saputo dell’esclusione della lista del Pdl nella Provincia di Roma, Emma Bonino – Nostra Signora delle Tasse, la “sbianchettatrice” di curricula politici, l’amica degli stragisti Fioravanti e Mambroha chiosato:

Oggi è stata data una prova di sciatteria e impunità, ognuno pensa che le regole non servano, ma ci sono. Poi potenti e prepotenti pensano di non seguirle. Ma la legge è perentoria”.

Già, la legge è “perentoria“, anche se alcuni “potenti e prepotenti” pensano di non doverla rispettare. E tra questi, per meriti acquisiti sul campo, vanno sicuramente ricompresi anche gli stessi Radicali: i quali, per ben due volte, sono riusciti ad ottenere una leggina ad personam che prorogasse i termini per la raccolta delle firme.

Nel primo caso, era il gennaio 1994, lor signori indirizzarono all’allora Presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi, un’accorata supplica: “Pregevolissima Eccellenza, veniamo noi con questa mia a dirvi (cit.) che la Democrazia potrebbe patire gravi conseguenze, financo maggiori di un genocidio di massa, qualora noi Radicali fossimo costretti a rispettare il termine stabilito dalla legge per raccogliere le firme onde presentare i nostri Referendum. La catastrofe sarebbe inevitabile, Eccellentissima Magnificenza, perché non siam riusciti a raggiungere il numero di firme necessario allo scopo. Indi per cui, e salutandola indistintamente (cit.) e con la testa sotto i suoi piedi (cit.), La si pregherebbe di fare strame di legalità, e di prorogare i termini onde permetterci di raccogliere nuove sottoscrizioni popolari”.

Naturalmente, siccome al governo era il centrosinistra – che con le leggi ad personam ha sempre avuto una certa consuetudine -, i Radicali furono accontentati, e fu varato – come racconta Il Tempo – un decreto ad hoc:

Lo sparuto, ma indomito gruppetto di radicali, che ieri ha sostato davanti a Palazzo Chigi per tutta la durata del Consiglio dei ministri, sfidando una gelida tramontana per gridare “referendum, referendum” ogni volta che un’auto blu varcava il grande cancello in ferro battuto, alla fine ha avuto soddisfazione. Il governo, infatti, ha approvato un decreto legge che riapre la raccolta delle firme per i 13 quesiti “liberisti” promossi dai Club Pannella e dalla Lega e in parte sottoscritti anche da Silvio Berlusconi e Mario Segni, oltre che da esponenti di Alleanza Democratica”.

Il secondo “aiutino”, invece, arrivò l’anno dopo.

Il 23 aprile 1995, infatti, si sarebbe votato per il rinnovo di alcune amministrazioni locali. Ma a marzo, lor signori Radicali capirono che non avrebbero fatto in tempo a raccogliere tutte le firme necessarie. Sicché bussarono alla porta dell’allora primo ministro, Lamberto Dini, e lo supplicarono affinché concedesse loro una proroga.

Naturalmente, anche in quel caso furono accontentati.

A buon intenditor poche parole.

P.S. D’Altra parte, la Bonino ha chiesto una legge ad personam anche di recente.

[H. T.: Camillo]

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L’ipocrisia di Bersani

venerdì, 26 febbraio 2010

L’ipocrisia e il doppiopesismo che regnano a sinistra sono davvero stucchevoli e imbarazzanti.

Prendiamo Bersani. Questi ha dichiarato: “La gente perbene confida nelle assoluzioni, non nelle prescrizioni. Voglio credere che il nostro presidente del Consiglio possa confidare nell’assoluzione e la cerchi nella sede giusta”.

In buona sostanza, il leader del Pd ha detto che Berlusconi è un mezzo farabutto perché i processi che lo vedono coinvolto si chiudono sì, senza una condanna, ma solo perché scatta la prescrizione.

Da quale pulpito viene la predica!

Bersani, infatti, dimentica che il suo capo, Massimo D’Alema, non è finito in gattabuia per aver percepito un finanziamento illecito per il Pci, solo grazie alla prescrizione del reato.

Allo stesso modo, Bersani dimentica che alcuni esponenti apicali del suo partito, dopo aver intascato una “mazzetta” da 1 miliardo di lire (la famosa tangente Enimont), non sono finiti in carcere solo perché il reato è caduto in prescrizione (e altro ci sarebbe da raccontare).

Ecco, fossimo in Bersani, accenderemmo un cero a chi ha inventato la prescrizione: in fin dei conti, se l’intera classe dirigente del suo partito non è finita in galera, è solo grazie ad essa (diciamo francamente).

Zero tituli.

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Tonino, come al solito, frega gli elettori: Vincenzo De Luca è già stato condannato in primo grado a 4 mesi di reclusione

martedì, 23 febbraio 2010

E’ che Di Pietro è fatto così; è un ciarlatano:

Il patto è chiaro. Se De Luca è condannato si dimette”.

Dal punto di vista legale è innocente fino a fine processo”.

Dal punto di vista politico, e questo non è giustizialismo a vanvera, gli chiederei di dimettersi subito dopo una eventuale condanna”. Questo dichiarava Totonno il 9 febbraio, per giustificare il proprio appoggio al pluri-inquisito candidato Pd alla Presidenza della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

Il fatto è che De Luca, però, ha già riportato una condanna – in primo grado – a 4 mesi di reclusione.

Ce lo racconta Maicol Travaglio:

(…) Per strappare l’appoggio di Di Pietro, De Luca s’è impegnato con lui a dimettersi “in caso di condanna”. Ovviamente intendeva condanna di primo grado: in caso di sentenza definitiva le dimissioni sarebbero superflue, visto che per legge i sindaci, i presidenti di Provincia e di Regione condannati per reati contro la Pubblica amministrazione devono lasciare obbligatoriamente la poltrona(…) ”.

Ma c’è una notizia che De Luca si guarda bene dal diffondere: una condanna in primo grado l’ha già subita. la prima condanna di un pubblico amministratore per gli scandali della monnezza in Campania è stata emessa proprio nei confronti suoi e dell’ex sindaco Mario De Biase il 25 giugno 2004 dal giudice Emiliana Ascoli: 4 mesi di reclusione e 12 mila euro di ammenda a De Luca e 6 mesi e 16 mila euro a De Biase per aver violato le norme igienico-sanitarie del decreto Ronchi autorizzando lo sversamento di rifiuti (una montagna di 20 mila tonnellate) in un sito di stoccaggio provvisorio e abusivo a Ostaglio, una piazzola a ridosso della Salerno-Reggio Calabria (…)”.

Il 26 gennaio 2010, nel processo di appello per la discarica abusiva, il pg Ennio Bonadies ha comunicato che il reato contestato ai due imputati è prescritto. De Biase ha detto di voler rinunciare alla prescrizione per essere assolto nel merito. De Luca pare di no (…)”.

Di Pietro è proprio un paraculo.

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Luigi De Magistris viaggia solo col jet privato. Tanto paga Pantalone

venerdì, 12 febbraio 2010

Nell’Italia dei Valori son tutti bravi a predicare bene. Peccato, però, che poi razzolino malissimo. Lo fa Tonino Di Pietro, spesso e volentieri; e Gigineddu flop, al secolo Loigino De Magistris, non si mostra da meno.

Si scopre, infatti, che il Nostro, per recarsi a Bruxelles o a Strasburgo per ragioni di “lavoro“ (è parlamentare europeo), utilizzi un aereo privato, anziché un normale volo di linea.

Si dirà: che male c’è?

C’è che noleggiare un jet privato, nella migliore delle ipotesi, richiede un esborso di 15.000 euro; e se Loigino viaggia assieme ad altri 7 colleghi dell’Idv, come pare avvenga, spende 1.875 euro per ogni “trasferta“.

Se invece il Nostro usasse un volo di linea Alitalia, dalle sue tasche – che poi sono le nostre – ne uscirebbero 1.200 (andata e ritorno). E se, poi, volesse davvero mostrarsi diverso dai signori della Casta, potrebbe viaggiare con Ryan Air arrivando – così – a scucire soltanto 108 euro a viaggio.

Volere è potere.

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Di Pietro candida piduisti e poi si scaglia contro la P2

domenica, 3 gennaio 2010

Se esistesse un premio per la paraculaggine, Di Pietro se lo sarebbe aggiudicato già da un pezzo: per indiscussi meriti. D’altra parte, in tale ambito, mostra di essere il politico più talentato.

Ad esempio (Commissione d’inchiesta? Sì, ma anche no).

Si sveglia un giorno, e dichiara di non volere alcuna commissione parlamentare d’inchiesta sul G8 di Genova. Passa un po’ di tempo, cambia il vento, si convince che possa tornargli utile, e allora – come se niente fosse – chiede che ne venga istituita al più presto una.

Ancora (Condoni? No, ma anche sì).

E’ all’opposizione, e impreca contro i condoni fatti dal centrodestra: “Sono immorali”, dice. Poi si va a nuove elezioni, la sua coalizione vince, e lui diventa ministro. E che fa? Come se fosse la cosa più normale al mondo vota tre1, 2 e 3condoni (di cui uno valevole come amnistia).

Di più (Immunità parlamentare? No, ma anche sì).

Un giorno sì e l’altro pure inveisce contro la Casta, sentenziando: “Se non ci fosse l’immunità parlamentare buona parte dei politici finirebbe al gabbio!”. Poi succede che qualcuno lo citi in giudizio per diffamazione, e lui riesca a spuntarla – e a non essere condannato – proprio grazie alla tanto vituperata immunità (cui avrebbe potuto rinunciare).

Sempre più in alto (Sfiducia contro la Iervolino? Sì, ma anche no).

Bassolino e Iervolino finiscono sotto i riflettori a causa dei ben noti scandali campani. E Tonino che fa? Da buon paraculo, prende le distanze dai due e dichiara: “La battaglia dell’Italia dei valori per il rinnovamento del quadro politico passa attraverso la sfiducia alle giunte Bassolino e Iervolino. Chi non lo farà sarà fuori dal partito”. Poi passa qualche mese, il suo unico consigliere comunale presenta una mozione di sfiducia contro la Iervolino, e il Ducetto di Montenero di Bisaccia – sempre come se niente fosse – proclama: “Deploriamo il comportamento del consigliere comunale che, pur facendo parte dell’Idv, ha sottoscritto insieme al Pdl la mozione di sfiducia nei confronti della Iervolino. Pertanto, o il consigliere ritira la firma o può considerarsi fuori dal partito”.

Ancora più su (Candidare indagati, mafiosi, riciclati e inquisiti? No, ma anche sì).

Un giorno sì e l’altro pure rivendica la “purezza” del proprio movimento politico e lancia strali contro gli altri partiti: “Son pieni di riciclati, indagati, mafiosi, e rinviati a giudizio!”. Ohibò. E l’Italia dei Valori chi accoglie tra le proprie fila? Riciclati, indagati, mafiosi e rinviati a giudizio: parola di MicroMega e del deputato Idv Franco Barbato.

Fino al sole (P2? No, ma anche sì).

E qui arriviamo all’argomento clou. Da tre lustri, Totonno Di Pietro usa contro Silviuccio nostro la storiella della P2: “Ha fatto parte della loggia massonica deviata, è documentato. Dunque, tra le tante cose, è anche un eversore antidemocratico”. Ohibò!

Peccato, però, che Di Pietro non sappia che il processo contro la P2 si sia concluso con tale verdetto:

La Loggia P2 non cospirò contro le istituzioni dello Stato. Lo ha stabilito la seconda corte d’assise d’appello di Roma che ha confermato la sentenza di assoluzione”. Inoltre: “La sentenza di ieri (…) riduce a una seppur ardita proposta di riforma istituzionale il famoso “Piano di Rinascita democratica” col quale Gelli si proponeva di diventare il “burattinaio” dell’ Italia” (La Repubblica, 28 marzo 1996).

Peccato che Di Pietro non sappia (o faccia finta di non sapere) – altresì – che buona parte di coloro che alla P2 aderirono, ne ignorava la natura “deviata”; e vi si iscrisse perché – all’epoca – farlo era molto à la page. A tal punto, che tra i tesserati figuravano anche tante persone di sinistra: come Maurizio Costanzo, ad esempio.

Era una cosa così alla moda e apparentemente “innocua“, aderire alla P2, che finanche il Generale antimafia Carlo Alberto Dalla Chiesa – brutalmente trucidato da Cosa Nostra il 3 settembre 1982 – compilò i moduli contenenti la richiesta d’iscrizione ad essa (iscrizione che, però, non fu mai perfezionata).

Peccato, poi, che Di Pietro non sappia – o faccia finta di non sapere – che in tutte le logge massoniche al mondo, a cominciare da quelle regolari, gli iscritti siano ripartiti in 33 gradi, dal più basso al più alto; e che il Cav., come la più parte di coloro che si iscrissero alla P2 pensando fosse “solo” una cosa da “fighetti“, era un semplice “apprendista muratore“: cioè occupava il grado più basso all’interno della “gerarchia massonica”. Affermare che tramasse con Licio Gelli, dunque, è un po’ come postulare che un usciere della Banca Centrale Europea ne determini la politica monetaria. Né più, né meno.

Detto questo, non si può fare a meno di notare come anche con la vicenda della P2 Di Pietro faccia il paraculo. Il perché, è presto spiegato, grazie ad un breve estratto di un articolo di Marco Zerbino (apparso su MicroMega):

“Casi come quello di Garifo, Proto e Isolabella sono dei bruscolini, se paragonati all’errore madornale che Di Pietro stava per commettere in Liguria nel 2001. Alle elezioni politiche tenutesi quell’anno l’ex magistrato aveva tutta l’intenzione di inserire come capolista a Genova Filippo De jorio, avvocato di estrema destra vicinissimo a Giulio Andreotti il cui nome era stato rinvenuto anni prima negli elenchi degli appartenenti alla P2 (tessera numero 1965, fascicolo 511). De Jorio (…) era stato anche accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nel Golpe Borghese del 7 dicembre 1970. A nulla erano valsi gli allarmi lanciati in privato a Di Pietro (…) : dal processo sul fallito putsch militare (…) De Jorio era uscito con un’assoluzione, e tanto bastava all’ex magistrato per candidarlo (…) Tonino aveva risposto con il suo consueto aplomb: “Se non vi va bene, ve ne potete pure andare!”.

Alla fine, complice anche un’intervista rilasciata da Paolo Flores d’Arcais al Secolo XIX (…) Di Pietro avrebbe desistito, congelando la candidatura (…). La disavventura non impediva comunque all’ex simbolo di Mani Pulite, che oggi non perde occasione per tuonare contro la deriva piduista in atto, di candidare cinque anni più tardi alla Camera dei deputati Pino Aleffi, anche lui presente nelle liste di Castiglion Fibocchi” (per la precisione, il nome di Aleffi è presente nel fascicolo 762, nota di camelot).

Esiste un politico più paraculo di lui?

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Tonino faccia di tolla

martedì, 29 dicembre 2009

More solito, Tonino – fotto l’elettore e poi ritorno al mio trattore – Di Pietro predica bene e razzola male.

Ciak si gira; scena prima.

La Campania di Bassolino è da poco uscita dall’emergenza rifiuti, quando alcuni assessori della giunta Iervolino vengono arrestati perché coinvolti nello scandalo Global Service.

E il Ducetto di Montenero di Bisaccia, che fa? Perentoriamente dichiara:

Dopo aver fatto dimettere i nostri rappresentanti dalle giunte napoletane e dai posti di responsabilità, la battaglia dell’Italia dei valori per il rinnovamento del quadro politico passa attraverso la sfiducia alle giunte Bassolino e Iervolino. Chi non lo farà sarà fuori dal partito”.

Ciak si gira; scena seconda.

L’unico consigliere napoletano dell’Italia dei Valori, Franco Moxedano, presenta una mozione di sfiducia contro la Iervolino. Proprio come ordinato – qualche mese prima – da Tonino.

E quest’ultimo, allora, che fa? Altrettanto perentoriamente, afferma:

L’Idv non accetta in alcun modo di fare da sponda al Pdl, né in Campania né in nessun altro luogo. Per questo deploriamo il comportamento del consigliere comunale che, pur facendo parte dell’Idv, ha sottoscritto insieme al Pdl la mozione di sfiducia nei confronti della Iervolino. Pertanto, o il consigliere ritira la firma o può considerarsi fuori dal partito”.

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Tonino faccia di bronzo

lunedì, 21 dicembre 2009

Tra qualche lustro, nei manuali di psichiatria, alla voce “Disturbo narcisistico della personalità” si citerà, come caso concreto, quello di Tonino Di Pietro.

Ma questa non è l’unica ragione per cui il leader del movimento neofascista Italia dei Disvalori passerà alla storia.

Il Ducetto di Montenero di Bisaccia, infatti, sarà ricordato soprattutto per un motivo: aver predicato bene e razzolato malissimo.

Partiamo da questa sua recente dichiarazione:

È un messaggio importante dire ai lettori: guardate, noi candidiamo solo gente perbene. Io stesso, nel mio partito, sono molto vigile”.

Di Pietro è “molto vigile”, non c’è dubbio. Ne è convinto anche il deputato Idv Franco Barbato; che lo ha ribadito in più circostanze (31/12/2008):

Mi sospendo dagli incarichi dell’Italia dei Valori in Campania perché qui nel partito spuntano i camorristi, strane facce, gente alla quale io nemmeno stringerei la mano. Questo è il primo passo. O facciamo pulizia o me ne vado”.

Ma che vuole che sia la storia di Cristiano. Rispetto alle grane che abbiamo è una pagliuzza. Corriamo il rischio di diventare il partito taxi su cui salgono quelli che vogliono rubare, arraffare, farsi i fatti propri”.

Io che sono il guardiano del dipietrismo in Campania dico che i conti dell’Idv non tornano. Ma le pare che quando riapre la Camera mi debba sedere a fianco del collega di partito Amerigo Porfidia, indagato per camorra dal brillante e coraggioso pubblico ministero che conduce le inchieste sui Casalesi?“.

Mentre Di Pietro vigilava, il 4 gennaio 2009, ad Alessandra Arachi – sul Corriere della SeraBarbato aggiungeva:

Se un giudice coraggioso come Raffaele Cantone ha messo sotto accusa Porfidia per il 416 bis, ovvero la criminalità organizzata di stampo camorristico, qualche domanda ce la dobbiamo porre”.

Quanti parlamentari ha l’Italia dei Valori in Campania? (chiede la giornalista)

Tre deputati e due senatori. Ma io mi riferisco a tutti gli uomini del partito: ai consiglieri regionali e a tutto un apparato di sottogoverno e di tanti altri amministratori locali”.

Cosa succede?

I panni sporchi si lavano in famiglia”.

Va bene, ma per capire.

Per capire bisognerebbe aver assistito ai tanti esecutivi regionali ai quali ho partecipato io”.

Cosa succedeva?

Si proclamava l’acquiescenza alla camorra”.

In quegli esecutivi ho sentito frasi tipo: “In politica la legalità va bene dal Nord al Garigliano. Poi dal Garigliano bisogna applicare altre regole“”.

Non pago di queste affermazioni, e mentre Totonno seguitava a “vigilare”, il 15 gennaio 2009, ancora intervistato da Alessandra Arachi, Barbato rincarava la dose:

In Campania l’Italia dei Valori rischia di essere travolta dal sistema affari-politica-camorra”.

Lei l’ha già fatta questa denuncia. E Nello Formisano, il segretario regionale dell’Italia dei Valori in Campania, l’ha invitata a fare i nomi (afferma la giornalista).

Ah sì? Eccone uno, forse il più importante: Nicola Marrazzo. Ci sono molte brutte storie legate allo scandalo della sua famiglia, suo fratello Angelo, le loro aziende dei rifiuti e il legame con il clan dei Casalesi, ma…”.

Per Nicola Marrazzo non c’è bisogno di scomodare la famiglia”.

E’ stato appena eletto capogruppo dell’Italia dei Valori alla Regione: Marrazzo ce lo ha messo nel suo curriculum di quando faceva l’assessore a Casandrino?”.

Doveva mettercelo?

Casandrino, il comune da lui amministrato, venne sciolto per infiltrazioni camorristiche. I carabinieri di Napoli (rapporto 013365/115) hanno indicato Nicola Marrazzo come legato ad un clan della camorra, i Puca. In quel comune, come risulta dalla relazione dei carabinieri, gli amministratori si dividevano in correnti alquanto particolari”.

Perché particolari?

Perché le correnti anziché avere come referenti i politici avevano i clan della camorra: da una parte i Puca, dall’altra i Verde. Ma vogliamo parlare anche di Cosimo Silvestro?”.

E’ stato il capogruppo alla Regione di Italia dei Valori prima di Marrazzo. Poi, a fine ottobre, il Corriere del Mezzogiorno ha molto ben raccontato un altro scandalo di camorra che lo travolto: Cosimo Silvestro metteva a disposizione il badge magnetico e la paletta della regione Campania al suo assistente, Ciro Campana, che in auto blu portava a spasso due persone affiliate ai clan di Pomigliano D’Arco”.

E cosa è successo?

Di Pietro si è arrabbiato molto. Lo ha allontanato dal partito”.

Bene, dunque, no?

Già. Peccato che Nello Formisano abbia appena reinserito Silvestro nel partito”.

Ne è sicuro?

Purtroppo sì”.

Non c’è che dire: Tonino è sempre “molto vigile.

P.S. Naturalmente, come tutti gli esponenti dell’Italia dei Valori, anche Franco Barbato predica bene e razzola malissimo.

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Totò, Peppino e la Malafemmina

domenica, 20 dicembre 2009

Totò:

Le alleanze? In Calabria saremo in corsa con il presidente degli industriali, un imprenditore minacciato che si è rifiutato di pagare il pizzo; in Campania invece saremo alternativi a un Pd che propone un rinviato a giudizio come Vincenzo De Luca o un compromesso nella gestione Bassolino come Ennio Cascetta”.

Peppino:

Se il Pd non sarà capace di dare un segnale di discontinuità forte indicando un nome nuovo e diverso da quelli in campo, credo sia auspicabile intraprendere una strada diversa. Penso ad un accordo tra quelle forze del centrosinistra che più spingono per un rinnovamento radicale, visto il fallimento dell’attuale classe dirigente campana”.

La Malafemmina:

Scusate, ma voi siete dell’Italia dei Valori?”.

Totò e Peppino:

Certo! Non lo si capisse?”.

La Malafemmina:

No, è che per capirlo, lo si capisce. Quello che non è chiaro è come facciate ad avere una simile faccia tosta”.

Totò e Peppino:

Badi come parlo: che noi potessimo anche querelarla, se ci andrebbe!!!”.

La Malafemmina:

No, per carità di patria: lasciate perdere la querela. Piuttosto ditemi…”.

Totò e Peppino:

Siam qui per servirla, dicessi. Dicessi pure…”.

La Malafemmina:

Sì… Ma Nello Di Nardo è dell’Italia dei Valori?”.

Totò e Peppino:

Certo!”.

La Malafemmina:

E anche Nello Formisano, vero?”.

Totò e Peppino:

Ovvio”.

La Malafemmina:

Anche Americo Porfidia, è così?”.

Totò e Peppino:

Sì, è proprio così. Ma dove volesse arrivare? Non la capibbimo. Parlerebbe fuori di meteora, così la comprendessimo….“.

La Malafemmina:

……………”.

Totò e Peppino:

Signorina? Signorina? Dove andasse? Perché non risponderebbe più?”.

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Cari De Magistris e Donadi, che ci dite dell’alleanza con quelli della Tangente Enimont?

venerdì, 20 novembre 2009

Pensando di fare cose gradita a Luigi De Magistris e Massimo Donadi (come no!), riproponiamo – indirizzandola, però, a Pier Luigi Bersani – la lettera scritta anni or sono da Totonno Di Pietro a Walter Veltroni

“Caro Pier Luigi, accolgo l’invito che ci aveva rivolto Paolo Flores d’Arcais, per aggiungere un post scriptum di “aggiornamento” al nostro dialogo. Come ti avevo accennato, negli ultimi giorni sono venuto a conoscenza di particolari inquietanti e, a questo punto, inequivocabili che confermano ciò che andavo sostenendo da tempo: che, cioè soggetti vicini ai vertici del tuo partito hanno partecipato attivamente a spargere veleni contro di me, con la conseguenza volontaria o no – di delegittimare, e quindi bloccare l’inchiesta di Mani Pulite proprio mentre stava raggiungendo il Potere a livelli vertiginosi”.

“Mi riferisco ai retroscena della pubblicazione del famigerato dossier comparso sul Sabato, il settimanale di Comunione e Liberazione, nell’estate del 1993. In quel periodo, ricordo, Primo Greganti era appena uscito dal carcere e il pool di Milano si stava occupando della maxitangente Enimont, di cui un bel pezzo (il famoso miliardo di Gardini) finì a una misteriosa entità di Botteghe Oscure. Proprio allora uscì il dossier (…). Chi abbia materialmente raccolto e incollato insieme quegli elementi non l’ho ancora scoperto. Ma a questo punto ha poca importanza. Quello che finalmente ora so, dalle testimonianze dirette di due protagonisti di primo piano di quella vicenda, è come quel pacchetto già confezionato e infiocchettato arrivò alla redazione del Sabato“.

E chi ne pretese la pubblicazione e perché. Me l’hanno rivelato, proprio in questi ultimi giorni, due personaggi del calibro di don Giacomo Tantardini e Marco Bucarelli, leader incontrastati – allora e oggi – di Comunione e Liberazione a Roma”. 

“Uno scoop che sia Tantardini che Bucarelli escludono sia stato realizzato dalla redazione del settimanale, o comunque con l’intevento del giornale (…). Durante un nuovo incontro, Marchini fa chiaramente intendere a don Giacomo che è D’Alema che pretende la pubblicazione del dossier. D’Alema gli avrebbe dato un imput ben preciso, se non si pubblica il dossier viene meno l’interesse politico all’operazione”. 

“(…) Il racconto di Bucarelli e Tantardini, caro Pier Luigi finisce qui. La morale te la risparmio. Ma mi piacerebbe tanto sapere cosa successe dalle tue parti in quel periodo e soprattuto che fine ha fatto quel miliardo portato da Raoul Gardini a Botteghe Oscure. Come sai, noi magistrati non potemmo più andare avanti a causa della sentenza di prescrizione nel frattempo intervenuta, e perché nessuno a Botteghe Oscure ricorda a quale piano salì e a quale porta bussò, quel giorno Gardini“.

“Con immutato affetto (almeno nei tuoi confronti)

Antonio Di Pietro“.

E’ quantomeno singolare che chi s’atteggia a vessillifero della cosiddetta “questione morale”, è il caso di Donadi e De Magistris, faccia poi alleanze con chi ha percepito tangenti o finanziamenti illeciti (per di più confessandolo); e abbia sostenuto un Premier, Romano Prodi, che nel 1997 si è cucito addosso la prima legge ad personam della Seconda Repubblica.

Non vi pare? 

Penso proprio che De Magistris e Donadi debbano fornire delle spiegazioni. Magari anche in relazione ai tre condoni, di cui uno valevole come amnistia, votati nella precedente legislatura dall’Idv.

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