Articoli marcati con tag ‘Processo breve’

Paolo Cento: “Il processo breve è una conquista di civiltà”

domenica, 29 novembre 2009

Al sottoscritto, il cosiddetto processo breve non piace.

A sinistra, invece, checché ne dicano in pubblico, lo adorano. Prova ne sia il fatto che tanto nel 2004 quanto nel 2006, i Ds hanno presentato una proposta di legge per introdurlo. A ciò, si aggiunga quanto ha dichiarato Paolo Cento a Barbara Romano, su Libero:

Garantista e di sinistra: le piace il processo breve? (chiede la giornalista).

Assolutamente sacrosanto. Il processo breve è una conquista di civiltà. Mi viene da dire a Berlusconi: di’ che tu non ne usufruisci e realizzalo. E’ giusto che una persona che è stata colpita da un avviso di garanzia entro sei anni veda conclusa la sua vicenda giudiziaria. E’ giusto anche per le vittime del reato”.

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Legge-ponte e Lodo Alfano costituzionale

lunedì, 23 novembre 2009

Dunque, il centrodestra sta prendendo in considerazione l’ipotesi di percorrere una strada diversa da quella del cosiddetto “processo breve”, per mettere Berlusconi nella condizione di poter governare, in ossequio al mandato elettorale ricevuto, senza ricevere “intralcio” dalle inchieste che lo coinvolgono.

Si tratterebbe, in buona sostanza, di raccogliere i rilievi formulati dalla Consulta, e di rendere il Lodo Alfano norma costituzionale. In questo modo, l’immunità alle alte cariche – Presidente del Consiglio, Capo dello Stato, Presidenti di Camera e Senato – verrebbe accordata dalla Carta, e non da una semplice legge ordinaria. Inoltre, i processi a carico di Berlusconi verrebbero semplicemente “congelati” per la durata della legislatura (così come i relativi termini di prescrizione). E riprenderebbero alla fine del mandato popolare.

Questa, a nostro modesto parere, sarebbe un’opzione più che condivisibile: Berlusconi ha il diritto-dovere di governare, e a noi pare accettabile che i processi che lo interessano possano venire sospesi per la durata di una legislatura, per poi riprendere normalmente al termine della stessa.

Se si scegliesse questa soluzione, quella dello “scudo costituzionale”, inoltre, si eviterebbe di emanare una norma “ad personam”, quella del “processo breve”, passibile di produrre qualche sconquasso.

Va aggiunta una cosa: l’approvazione di una norma costituzionale, ex articolo 138 della Carta, richiede una maggioranza qualificata (i 2/3 dei componenti il Parlamento) e la cosiddetta “doppia lettura”. Dunque necessita di un consenso parlamentare assai ampio, ivi incluso quello di una parte almeno dell’opposizione (salvo non si ricorra al referendum costituzionale), e di tempi lunghi. Ma Berlusconi, è noto, ha bisogno di una legge in tempi brevi.

Per questa ragione, la maggioranza sta anche considerando l’eventualità di varare preliminarmente una legge-ponte. Vale a dire una legge che, in attesa la norma costituzionale venga promulgata, ne anticipi gli effetti.

Vedremo come andrà a finire.

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Alfano: con il processo breve prescritto l’1% dei processi

giovedì, 19 novembre 2009

Se il ddl a firma Gasparri-Quagliariello dovesse divenire legge, secondo il ministro della Giustizia, Angelino Alfano:

Si può stimare cha nella forma ad oggi presentata al Senatoprovocherebbela prescrizione di circa l’1 per cento del totale dei processi pendenti oggi in Italia, senza calcolare naturalmente l’incidenza delle assoluzioni”.

Per questo, il titolare di via Arenula ha sottolineato che:

Sorprende non poco che siano state formulate previsioni catastrofiche”.

Si può desumere un impatto molto meno traumatico di quanto da più parti, in modo enfatico e intempestivo, è stato prospettato”.

Come governo, tuttavia, riteniamo che 6 anni per un processo penale più le indagini, cioè circa 8 anni, sia un tempo sufficiente per tenere un cittadino sotto la giurisdizione dello Stato”.

Altro accadrebbe, invece, se il centrodestra riproponesse il ddl presentato nel 2006 dalla Finocchiaro.

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Il ddl Finocchiaro avrebbe cancellato i maxiprocessi per mafia e camorra

lunedì, 16 novembre 2009

Ddl Gasparri e Ddl Finocchiaro

Ddl Gasparri e Ddl Finocchiaro

Allora, oggi ritorniamo a parlare del ddl Finocchiaro sul processo breve. E lo facciamo con l’ausilio di due schede elaborate da Libero, che mostrano – in modo quanto mai chiaro – quali sarebbero stati gli effetti del succitato ddl, qualora fosse divenuto legge della Repubblica.

Come è agevole verificare, se la proposta di legge firmata dal capogruppo al Senato del Partito democratico fosse stata approvata, sarebbero stati cancellati, da un giorno all’altro, molti importanti processi. Li ha enumerati Franco Bechis:

“Se il ddl Finocchiaro fosse entrato in vigore sarebbe stato dichiarato estinto il processo per l’omicidio Fortugno che aveva già superato i termini massimi, quello per l’omicidio di Cogne (salvando Annamaria Franzoni), il maxi processo alla camorra (quello con imputato Francesco Schiavone detto Sandokan, capo del clan dei casalesi), altri processi alla camorra (compresi quelli raccontati in Gomorra da Roberto Saviano), quello dell’efferato omicidio del piccolo Di Matteo, figlio di un pentito di mafia il cui corpo è stato sciolto nell’acido, quello del Grande mandamento che vedeva imputati i boss mafiosi Bernardo Provenzano e Salvatore lo Piccolo, quelli sulle scalate ad Antonveneta e Bnl (furbetti del quartierino)”.

Accanto a questi, sarebbero stati cancellati i processi Cirio, Parmalat, Eternit e Thyssen, così come quelli a carico di Berlusconi.

Valutazioni, quelle appena esposte, condivise dal docente di procedura penale all’Università Tor Vergata di Roma, Gustavo Pansini. Che, intervistato da Il Giornale, ha messo a confronto il ddl presentato dal centrodestra con quello sottoscritto nel 2006 dalla Finocchiaro:

Sono diversi, ma a sfavore di quello della Finocchiaro. L’idea base è infatti la stessa, fissare un tetto massimo per le varie fasi del processo ma c’è un aspetto grave in quello della sinistra: la prescrizione dei processi che superano i 6 anni nei 3 gradi di giudizio si applica a tutti i procedimenti, per qualsiasi tipo di reato”.

Se il ddl fosse diventato legge, dunque, ci sarebbe stata la cancellazione di moltissimi processi anche per reati gravissimi, come mafia, terrorismo, strage”.

Ma la Finocchiaro dice che in quel ddl si prevedeva che dalla notizia di reato alla sentenza di primo grado potessero trascorrere 6 anni (fa notare il giornalista).

Però, dimentica di precisare che mentre il progetto Gasparri-Quagliariello-Bricolo non fissa nessun termine per le indagini preliminari, quello a sua firma lo prevedeva: 2 anni fino al provvedimento con cui il pm esercita l’azione penale”.

Vuol dire che molti processi si sarebbero prescritti già nella fase delle indagini preliminari, prima ancora di arrivare al dibattimento. Dunque, il progetto della sinistra era molto più lassista di quello del centrodestra. Per fare un esempio, l’omicidio di Simonetta Cesaroni sarebbe già prescritto, come tanti altri”.

E per l’applicazione ai processi in corso?

Anche qui le nuove regole avrebbero interessato un numero di processi ben maggiore di quelli previsti dal “processo breve” del Pdl. Non si è molto espliciti, ma si dice che per i processi in corso si applicano le disposizioni “previgenti, se più favorevoli all’imputato”. In caso contrario, si applicano a qualsiasi tipo di processo. Non ci sono limitazioni a quelli di primo grado, per gli incensurati e per reati inferiori ai 10 anni di pena come stabilisce, invece, la proposta Pdl. Anche qui, effetto devastante”.

Detto questo, voglio aggiungere solo un commento.

Il sottoscritto, ha molte perplessità sul ddl relativo al “processo breve“ presentato dal centrodestra. E tuttavia, non tollera che a sinistra, qualcuno – la Finocchiaro in primis – osi alzare il ditino censorio. Non lo tollera.

E il perché, credo di averlo spiegato con questo (e quest’altro) post: quali titoli morali ha la Finocchiaro per contestare il ddl Gasparri-Quagliariello, visto che nel 2006 ha presentato una proposta di legge che, se fosse stata approvata, avrebbe cancellato finanche i maxi processi per mafia e camorra?

Quali?

Nessuno, evidentemente.

Meglio farebbe, dunque, a tacere.

P.S.: il blog è stato irraggiungibile per più di due ore. Ne ignoro la ragione.

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La Finocchiaro sia seria e smetta di mentire sul processo breve

domenica, 15 novembre 2009

Un annetto fa, dava prova di una spregiudicatezza e di un cinismo raccapriccianti, sentenziando:

Il reato di immigrazione clandestina non esiste in alcun Paese al mondo, nemmeno negli Stati Uniti d’America che pure hanno problemi di immigrazione da sempre”.

Come noto, invece, il reato d’immigrazione clandestina esiste negli Usa, così come in Germania (dov’è stato introdotto dai socialisti), nel Regno Unito, in Francia, in Belgio, in Olanda, in Svizzera e finanche nella Città del Vaticano.

Evidentemente, la Finocchiaro pensava di poter coglionare gli italiani, o semplicemente i propri elettori, propinando loro una sesquipedale menzogna.

Si dirà: in fondo tutti i politici mentono. E una frottola, per quanto grossa, la si perdona a chiunque. Senz’altro.

Il problema, però, è che la Finocchiaro mostra di essere recidiva. E di usare la menzogna come strumento abituale di lotta politica.

Qualche giorno fa, infatti, parlando degli effetti che potrebbe avere il ddl che mira ad introdurre il cosiddetto “processo breve”, ha dichiarato:

Processi come Eternit, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero”.

Fortunatamente per il Paese, è falso: se dovesse essere approvato il ddl di cui sopra, i succitati processi seguiterebbero ad essere celebrati, e non sarebbero sottoposti al termine dei sei anni di durata (oltre i quali scatterebbe la prescrizione).

La Finocchiaro, dunque, ha mentito nuovamente.

Come se non bastasse, poi, si è scoperta un’altra cosa. E cioè che la capogruppo al Senato del Partito democratico, nel luglio 2006, presentò una proposta di legge del tutto analoga a quella oggi formulata dal centrodestra.

Di più.

Mentre il disegno di legge che porta la firma di Gasparri e Quagliariello, stabilisce che debbano durare sei anni solo i processi a carico degli incensurati, e sempreché siano istruiti per giudicare “reati di non elevata pericolosità sociale”; la proposta di legge avanzata nel 2006 dalla Finocchiaro, era tesa ad introdurre il “processo breve” per tutti i reati in corso, finanche quelli di mafia!

Ma nemmeno questo, basta. Perché il ddl sottoscritto dalla Finocchiaro, non faceva altro che ricalcare una proposta di legge formulata nel 2004 da altri suoi colleghi di partito. Vale a dire: l’ex magistrato di Cassazione e presidente della Corte d’assise a Torino e Pinerolo, Elvio Fassone; l’ex magistrato e collaboratore di Giovanni Falcone, Giuseppe Ayala; l’allora responsabile giustizia dei Ds, Massimo Brutti; l’avvocato Guido Calvi; e l’ex pm che anni prima aveva indagato su Massimo D’Alema, Alberto Maritati.

Se questa proposta di legge finalizzata ad introdurre il “processo breve” fosse stata approvata, avrebbe prodotto danni:

“I processi allora in corso sarebbero stati dichiarati prescritti: in primo grado, in appello e in Cassazione. Tutti, anche quelli per i reati di mafia, di terrorismo, di pedofilia, di sequestro di persona, di furto aggravato, di circonvenzione di incapace, di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, traffico di rifiuti, sfruttamento della prostituzione minorile, stragi. Invece esclusi dall’attuale testo del Pdl”.

Ancora. Se la pdl avanzata dagli esponenti dei Ds fosse divenuta legge della Repubblica, sarebbe caduto in prescrizione anche il processo intentato a carico di Cesare Previti, e che ha portato alla sua condanna.

Ecco, se la Finocchiaro e i dirigenti del Pd fossero persone serie, userebbero argomenti diversi contro il ddl presentato dal centrodestra.

Ad esempio il silenzio.

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