Articoli marcati con tag ‘Regionali’

Regionali Campania e Lazio (sondaggio): Caldoro stabilmente avanti e la Polverini ritorna in vantaggio

giovedì, 11 marzo 2010

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Regionali Piemonte, sondaggi a confronto

mercoledì, 10 marzo 2010

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“La nostra ricusazione è un atto di vera e propria cassazione della giustizia, con decisioni che sono da sicari, da killer e non da giudici. Le liste presentavano irregolarità sanabili”

martedì, 9 marzo 2010

La nostra ricusazione è un atto di vera e propria cassazione della giustizia, con decisioni che sono da sicari, da killer e non da giudici. Le liste presentavano irregolarità sanabili. Ora i giudici amministrativi hanno l’ultima occasione per rendere giustizia agli elettori veneti e consentire loro di esercitare il diritto di votare oppure no anche la Lista Pannella”, Marco Pannella, anno Domini 1994 (dopo l‘esclusione dal Veneto della sua lista).

Ora, invece, preferisce vincere a tavolino e con l’aiuto di qualche tribunale rivoluzionario.

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Regionali Puglia, sondaggio

martedì, 9 marzo 2010

Il sondaggio è stato elaborato dall’Istituto SWG e commissionato da La Fabbrica di Nichi (Vendola).



Rinviata a giudizio per concussione e candidata nella lista di Emma Bonino

domenica, 7 marzo 2010

Nel listino di Emma Bonino è candidata Marinella D’Innocenzo. La quale è stata rinviata a giudizio per concussione: quando era direttore generale dell’ospedale Sant’Anna Regina Margherita di Torino, avrebbe minacciato il direttore sanitario della struttura medica imponendogli di nominare una determinata persona a capo del dipartimento oncologico del nosocomio. Naturalmente, la donna in questione è innocente fino a prova del contrario (e a sentenza definitiva di condanna).

Però Emmuccia, la sedicente legalitaria che se la spassa con gli stragisti Fioravanti e Mambro, quando la notizia è apparsa su qualche giornale ha asserito di non essere stata messa a conoscenza delle grane giudiziarie della propria candidata:

«Perché non me l’avete detto?»

«Dovevo essere informata. Magari avrei fatto una scelta diversa».

Eh, già: lei non lo sapeva. Perché se l’avesse saputo “magari” avrebbe “fatto una scelta diversa“. Come quando decise, assieme a Pannella, di candidare Toni Negri; il brav’uomo chiuso al gabbio con accuse di nulla rilevanza: insurrezione contro lo Stato, banda armata, associazione sovversiva, rapina, furto, omicidio di due persone, sequestro di persona e danneggiamenti. Cosucce, converrete, di cui si può andar fieri (diciamo francamente).

Inoltre, per raccogliere informazioni sulla candidata, bastava fare una cosa semplice semplice: digitare su Google “Marinella D’Innocenzo”.

Come dicono a Siviglia: a buciardaaaa!

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“Non ammettere Formigoni e la lista del Pdl nel Lazio è un golpe”

venerdì, 5 marzo 2010

Dunque, siccome m’è capitato di leggere sesquipedali minchiate in giro, forse è opportuno chiarire alcuni concetti che, evidentemente, sfuggono a tanti.

Innanzitutto, non esiste possibilità alcuna di paragonare la “vicenda Polverini” alla “vicenda Formigoni” (almeno dal punto di vista “tecnico“). Proverò a spiegarne il perché.

Allora, nel Lazio il Pdl non ha potuto presentare la lista nella Provincia di Roma, non solo per la nota vicenda del pirlacchione che si sarebbe allontanato per mangiare un panino (o per fare chissà che); ma anche perché ai danni del suddetto pirlacchione, e come documenta in modo sufficientemente chiaro il video riportato all’inizio del post, sono stati commessi – probabilmente – alcuni illeciti; che, non a caso, formano oggetto di denunce all’autorità giudiziaria.

Gli illeciti sono stati due: innanzitutto, i rappresentanti dei Radicali (e di altre formazioni del centrosinistra), presenti nel Tribunale ove andavano depositate le liste, ad un certo punto hanno materialmente impedito al pirlacchione di cui sopra di accedere all’ufficio elettorale. In secondo luogo, sempre ai danni di questo emerito cazzone, il responsabile del succitato ufficio elettorale ha tenuto un comportamento VIETATO DALLA LEGGE che disciplina la materia.

Si legga, a pagina 26, quanto statuiscono le “Istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature”:

Il cancelliere non può rifiutarsi di ricevere le liste dei candidati, i relativi allegati e il contrassegno o contrassegni di lista neppure se li ritenga irregolari o se siano presentati tardivamente“.

E’ necessario aggiungere altro? Penso proprio di no!

Veniamo alla Lombardia.

Qui, la situazione è diversa: sono state riscontrate irregolarità in 514 firme presentate a sostegno del cosiddetto “listino” di Formigoni. A causa di queste irregolarità, il suddetto “listino” – risultando privo del numero di firme necessarie alla sua ammissione – è stato estromesso dalla competizione elettorale; e ciò, a norma di legge, ha provocato la DECADENZA AUTOMATICA di tutte le liste collegate (compresa quella della Lega Nord), e del candidato Roberto Formigoni. Più chiaramente ancora: in questo momento, in Lombardia non esiste un candidato governatore di centrodestra; gli elettori, se le cose non saranno risolte, non avranno la possibilità di votare per la coalizione di Berlusconi, e potranno scegliere di dare la propria preferenza soltanto al centrosinistra o a qualche candidato estraneo alle due coalizioni principali. Punto.

Premesso tutto ciò, veniamo al dunque.

Dal punto di vista meramente formale, non v’è dubbio – almeno nel caso della Lombardia – che non si sia rispettato il “dettato” della legge (ci si riferisce alle 514 firme irregolari); così come non può esserci dubbio sul fatto che il pirlacchione laziale non avrebbe dovuto allontanarsi dalla postazione per fare un déjeuner sur l‘herbe (ammesso questo abbia fatto); così come, allo stesso modo, non può esserci dubbio sul fatto che il cancelliere abbia commesso un abuso nei confronti del pirlacchione, perché a norma di legge non avrebbe dovuto precludergli l’ingresso nell’ufficio, impedendogli così di presentare la lista.

Ciò detto, da questa situazione come se n’esce? Proibendo al centrodestra – e al Popolo della Libertà – di partecipare alle elezioni? Impedendo agli elettori di questa parte politica di trovare sulla scheda i contrassegni che lo rappresentano?

Credo – e spero – di no. Credo – e spero – che le forze politiche tutte, a cominciare da quelle dell’opposizione, si mostrino responsabili e accettino una “soluzione politica”: la riammissione di tutti, e il ripristino di una condizione di “normalità”.

Voglio aggiungere una cosa (che risulterà scontata a chi legge abitualmente questo modesto blog): il sottoscritto – come avrebbero fatto tanti altri che sostengono il centrodestra – se una cosa analoga fosse capitata al Partito democratico, avrebbe chiesto la stessa cosa: una soluzione politica e la riammissione delle liste escluse. E lo avrebbe fatto per ragioni di sportività, correttezza, lealtà e cavalleria: principi irrinunciabili per chiunque sia di destra. E che di tanto in tanto – e la cosa mi fa molto piacere – “contagiano” anche la sinistra. Com’è avvenuto nel caso di Mario Adinolfi, giornalista e membro della Direzione Nazionale del Pd, che sul suo blog ha scritto:

Dite quello che vi pare, ma a me dei giudici che impediscono a Roberto Formigoni di candidarsi in Lombardia e al Pdl di candidarsi a Roma, fanno venire in mente un golpe. Fosse successo ai nostri, staremmo già tutti in piazza. Voglio che il centrosinistra vinca le elezioni, senza scorciatoie e soprattutto senza appoggiarsi alla magistratura“.

Ma Adinolfi ha detto anche di più.

In un altro post, infatti, ha ricordato alcune cose che meritano attenzione:

Qualcuno mi chiede: “Perché insisti tanto sulla questione delle liste Pdl non ammesse, battendoti in loro difesa? Non ti conviene, ti fai solo nemici”. Vero, il tema non incontra la simpatia né l’attitudine al ragionamento dei militanti di centrosinistra, che ripetono la solita litania: le regole sono state violate, le liste non vanno riammesse. Io però sono testardo e voglio provare a dimostrare che questa vicenda mette in luce il solito vizio, il vizio che rende il centrosinistra perdente, il vizio dei due pesi e delle due misure (..).

Sulla materia del contendere ho una lunga esperienza. Ho presentato le liste di Democrazia Diretta alle amministrative del 2001 e del 2003, raccogliendo le firme una ad una e so quanta fatica ci voglia per fare le cose per bene. In tutti e due i casi, le liste competitrici della nostra furono oltre trenta, alcune accompagnate da firme palesemente false. I magistrati chiusero un occhio e ammisero sempre tutti. L’andazzo cambiò minimamente alle regionali scorse, quelle del 2005, quando Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini presentò sempre a Roma le sue liste, sempre accompagnate da firme palesemente false (i giudici un anno dopo accertarono la presenza di 871 firme false e condannarono per falso ideologico a un anno e sei mesi i responsabili della lista) (…) (molte firme furono garantite alla Mussolini dal centrosinistra, nota di camelot).

Il problema è che le firme false accompagnavano una lista funzionale al centrosinistra, perché la Mussolini aveva litigato ferocemente con Fini e Storace e si era candidata proprio per rubare consensi a quest’ultimo (…) e ricordo bene la campagna di stampa filo-mussoliniana tendente a favorire la riammissione di Alternativa Sociale. La Mussolini venne riammessa, delle firme false nessuno si ricorda più, prese una percentuale decisiva per togliere la regione Lazio a Storace e affidarla nelle mani di Piero Marrazzo, che fece i tristi errori che tutti ormai conosciamo e da essi fu travolto.

Ora il centrosinistra fa il contrario, i giornali di area usano le leve dell’indignazione così come nel 2005 raccontavano invece con toni eroici e simpatizzanti lo sciopero della fame di Alessandra Mussolini in camper davanti al tribunale per far riammettere la sua lista. Il combinato disposto di azione della magistratura e attivazione dei meccanismi informativi, crea l’ondata di opinione pubblica. E le ragioni della politica da questa ondata rischiano di essere sommerse (…).

Fa bene al centrosinistra continuare a usare il doppiopesismo, attendendo la soluzione della propria debolezza politica da fattori esterni? Non sarebbe molto più utile politicamente sottolineare l’evanescenza, la sciatteria, l’incapacità della classe dirigente del centrodestra, che non riesce neanche a presentare correttamente le liste, dicendoci però disponibili a trovare una soluzione politica per il rispetto che dobbiamo ai cittadini di centrodestra che debbono essere liberamente essere messi in condizione di votare partiti e candidati di centrodestra?

Davvero preferiamo questa formula oggettivamente golpista per cui l’esito delle elezioni si decide nelle aule di tribunale? Nel Lazio, lo ripeto, è già successo nel 2005. Quel risultato fu falsato dall’intervento dei giudici e le 871 firme false di Alessandra Mussolini fecero governatore della Regione il prode Marrazzo al posto dell’orrido Storace. Vogliamo usare questo metodo anche alle regionali 2010?

Mi pare un errore di portata colossale, democraticamente assai diseducativo, politicamente pericoloso. Ci si ritorcerà contro. Battiamoci, come vorrebbe Voltaire, per il diritto dei nostri avversari. Dimostriamo di essere adeguati al valore altissimo della parola “democrazia”“.

Grazie, Adinolfi.

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Chi vince e chi perde in tutte le Regioni, sondaggio

giovedì, 4 marzo 2010

Il sondaggio è stato elaborato da SpinCon per Notapolitica.it.



Regionali Campania e Calabria, sondaggio: Caldoro e Scopelliti in vantaggio

mercoledì, 3 marzo 2010

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Nessuna possibilità di vittoria per la Polverini

martedì, 2 marzo 2010

Inutile raccontarsi favole: ora come ora, le possibilità di vittoria di Renata Polverini sono prossime allo zero (o quasi). Se non interviene un miracolo, se la lista del Pdl non viene ammessa nella provincia di Roma, è impossibile che la sindacalista dell’Ugl riesca a conquistare la guida della Pisana. E per ragioni eminentemente pratiche.

Innanzitutto, alle Regionali – quasi sempre – è la coalizione a trascinare il candidato, e non viceversa. E se il Pdl non può presentare la propria lista a Roma e provincia, significa che quarantadue candidati al Consiglio Regionale non faranno appieno campagna elettorale; non stamperanno migliaia di manifesti e diecine di migliaia di “santini” con su impresso il nome della Polverini; e quest’ultima, ovviamente, ne risentirà pesantemente. Allo stesso modo, i suddetti quarantadue candidati, non avendo possibilità di diventare consiglieri regionali, non organizzeranno cene, incontri, kermesse e tutto quanto abitualmente viene fatto in campagna elettorale, e che coinvolge – e mobilita – centinaia di migliaia di elettori.

In secondo luogo, nella Capitale è presente il 72,8% di tutto l’elettorato del Lazio. Tradotto in numeri (e facendo riferimento alle cifre delle scorse Regionali): a Roma (e dintorni) votano 3 milioni e 320 mila persone (su 4 milioni e 600 mila dell’intera regione Lazio). Dunque sono gli elettori di Roma (e dintorni), a determinare buona parte dell’esito delle elezioni nel Lazio. E costoro, salvo miracoli, il giorno delle votazioni non troveranno sulla scheda il simbolo del Pdl recante la dicitura “per la Polverini”.

Morale della favola: a Roma e provincia, dove votano più persone, “l’effetto trascinamento” – i voti che un partito porta ad un candidato Presidente, e che contribuiscono fortemente a farlo eleggere – sarà de facto inesistente.

Lo ha spiegato molto bene il sondaggista Alessandro Amadori a Libero:

Inutile girarci attorno: un peso la mancanza della bandiera del Popolo della Libertà sulla scheda ce l’ha”.

Tutte le principali analisi dei flussi elettorali sono concordi nel ritenere che il simbolo, e il nome di Berlusconi, fin dal 1994 ha sugli elettori un grande effetto di trascinamento”.

E’ vero che le Regionali sono tradizionalmente legate alla valutazione del candidato presidente, ma non dimentichiamoci che queste elezioni hanno acquisito anche un forte significato politico. Quindi se è presumibile che una parte di chi vota Pdl convergerà lo stesso sulla Polverini utilizzando le altre liste collegate, è altrettanto innegabile che senza il simbolo del partito più grande l’”effetto bandiera” sarà più debole”.

Insomma, non resta che sperare in un miracolo.

P.S. Sono molto incazzato, mi girano le palle, e ho una gran voglia di mandare tutti a fare in culo (come dicono a Lugano). Mi trattengo, però (mi sfogherò a fine marzo).

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Gli stragisti Fioravanti e Mambro nel comitato elettorale di Emma Bonino

domenica, 28 febbraio 2010

Per la giustizia italiana sono gli esecutori della Strage di Bologna; hanno confessato di aver ucciso a sangue freddo decine di persone e sono stati condannati, complessivamente, a diciassette ergastoli: parliamo di Francesca Mambro e del suo compagno, Valerio – detto Giusva – Fioravanti. E’ quest’ultimo, intervistato da il Manifesto, ad aver dato l‘annuncio:

Siamo semplici impiegati del partito radicale che fanno un lavoro di terza fila nella campagna elettorale per la Bonino (…). Siamo contenti di stare in terza fila. E di stare con la Bonino”.

La notizia, come era naturale, ha creato sconcerto. Oliviero Diliberto, ad esempio, così l’ha commentata:

È indecente che pluriomicidi, condannati con sentenza passata in giudicato, collaborino, seppure in terza fila, alla campagna elettorale del candidato del centrosinistra nel Lazio Emma Bonino”.

D‘altra parte, i Radicali – in passato – hanno anche offerto un seggio parlamentare a Toni Negri (condannato a 12 anni di reclusione) e a Sergio D’Elia (condannato a 25 anni).

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