Articoli marcati con tag ‘testamento biologico’

Sul testamento biologico la maggioranza degli elettori del Pdl la pensa diversamente da Fini?

domenica, 20 settembre 2009

Quando il Presidente della Camera ha enunciato il proprio punto di vista – da me condiviso – in materia di “fine vita”, alcuni esponenti del centrodestra hanno commentato: “Fini, sul testamento biologico, esprime posizioni largamente minoritarie tra gli elettori del Popolo della Libertà”.

Ma le cose stanno davvero così? La maggioranza degli elettori del Pdl è contraria all’ipotesi che si possa rinunciare all’idratazione e all’alimentazione artificiali, magari perché costituita da cattolici che seguono alla lettera le indicazioni di Santa Romana Ecclesia?

A giudicare da alcuni fatti, parrebbe proprio di no. Vediamo perché, partendo dalla seguente tabella (realizzata da Renato Mannheimer per il Corriere della Sera):

Innanzitutto, se è vero che il Pdl è il partito più votato dai cattolici, è altresì vero che essi, sul totale di coloro che lo premiano nelle urne, rappresentano il 42%. Dunque, se la matematica non è un’opinione, la stragrande maggioranza degli elettori del Pdl – il 58%, per l’esattezza - è costituita da laici.

In secondo luogo, il 47% di tutti i cattolici praticanti, vale a dire dei cattolici più “ortodossi” – quelli che partecipano regolarmente alle funzioni religiose e sono più sensibili alle questioni relative alla Fede -, dichiara di essere favorevole all’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali, in casi come quello di Eluana Englaro (ritiene, cioè, sia giusto dare ai cittadini la possibilità di rifiutare questi trattamenti).

In terzo luogo, il 68% di tutti gli italiani opina si debba poter rinunciare all’idratazione e all’alimentazione artificiali.

Ciò detto, siamo proprio sicuri che Fini, in fatto di testamento biologico, esprima posizioni non condivise dalla maggioranza degli elettori del Pdl?

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Gianfranco, hai rotto

lunedì, 18 maggio 2009

Inizia francamente a dar fastidio, il comportamento del Presidente della Camera; il suo continuo intervenire su qualunque argomento, e spesse volte evidenziando, sulle singole questioni, un punto di vista diverso – se non addirittura: opposto – rispetto a quello della maggioranza che lo ha eletto. Inizia a dar fastidio finanche a me, che sono un finiano, e che condivido – il più delle volte – le sue posizioni.

L’intervento di oggi, con cui ha affermatoIl Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso. Il dibattito sulla bioetica è complesso e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti perché queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze”, è inutile quanto controproducente, soprattutto nella sua prima parte: siamo in campagna elettorale, mancano meno di tre settimane al voto, e la sua sortita rischia di allontanare l’elettorato cattolico praticante che, in misura non irrilevante, guarda con favore al Popolo della Libertà.

Inoltre – e lo dico da laico, da persona scettica sull’esistenza di Dio e che non ha alcuna simpatia nei confronti dei teocon (o cattolicisti vari), ma nemmeno nei confronti dei laicisti anticlericali -, la questione pertinente il modo più appropriato con cui affrontare i temi eticamente sensibili, non la si risolve – semplicisticamente – affermando che le leggi non debbano essere orientate all’ossequio di precetti religiosi. Perché le leggi, sono fatte anche da persone che hanno il legittimo diritto di avere una fede religiosa, da cui farsi guidare nella soluzione delle mai facili questioni che afferiscono alla cosiddetta biopolitica; e di certo non si può dire loro: “Guardate, viviamo in uno stato laico, e dunque dovete cancellare la vostra fede, e genuflettervi ad un punto di vista diametralmente opposto al vostro, e tacere”. Non è questo, il modo più saggio e giusto – per non dire: liberale! – per affrontare temi complessi come quello del “fine vita”.

Occorre la capacità di fare sintesi, tra posizioni diverse, e quella di raggiungere un compromesso alto. Non si tratta di vincere una guerra (laici versus cattolici), di affermare il proprio punto di vista a discapito dell’”avversario”, quasi si stesse disputando una gara che ha come scopo quello di appurare chi sia il più bravo e forte. L’obiettivo non può che essere un altro: dar vita ad una legge che sia la più liberale possibile; una legge che riesca a soddisfare il maggior numero di laici e di cattolici presenti in Parlamento (e nel Paese), onde evitare che la più parte di essi si senta “schiacciata” e umiliata da una norma contraria ai propri valori “non negoziabili“ (e di valori non negoziabili, anche i non-credenti ne hanno).

E’ chiaro che, se fosse per noi laici – di destra o di sinistra, non fa differenza -, la legge sul testamento biologico sarebbe già pronta, e sarebbe ispirata ai seguenti principi: “Per noi l’idratazione e l’alimentazione artificiali sono cure normali, e quindi possono formare oggetto di una dichiarazione anticipata di trattamento. Con una legge che consentisse questo, voi cattolici non avreste nulla a temere: potreste comunque ossequiare il Catechismo della Chiesa, non redigere un biotestamento, e se anche decideste di farlo, potreste comunque scrivere che mai e poi mai a voi dovrebbero essere sospese l’idratazione e l’alimentazione”. E’ chiaro che, il punto di vista dei laici – anche se più correttamente, si dovrebbe dire: dei liberali -, sia quello più inclusivo, perché lascia a ciascuno la libertà di scelta (come prevede la Costituzione), e non impone ad alcuno il proprio punto di vista.

Ma la vita non è mai facile. E non si può pretendere lo diventi quando in ballo ci sono questioni di questo tipo: quando c’è da legiferare sul “fine vita”, sul confine tra ciò che è esistenza e ciò che è morte.

Inoltre, ed è noto a tutti, Berlusconi – quando ha manifestato l’intenzione di voler al più presto arrivare ad una legge in materia, che accontentasse i cattolici più tradizionalisti -, lo ha fatto solo per ragioni elettorali: voleva che il Pdl arrivasse all’appuntamento delle Europee, con un “argomento” capace di far presa sull’elettorato dell’Udc, al punto da convincerlo a votare per il suo partito, onde “annichilire” – politicamente parlando, e una volta e per sempre – Pierferdinando Casini.

Gianfranco Fini, queste cose le sa. Per questo il suo agitarsi scomposto è assolutamente fuori luogo ed illogico (visto che, quando si tornerà a parlare di testamento biologico, con ogni probabilità, le Europee saranno state archiviate, e anche i parlamentari più cattolicisti avranno avuto modo di essere ricondotti a più miti consigli, considerato che la leggina non potrà più essere usata per carpire il voto dei credenti più ortodossi, e per ottenere l’appoggio elettorale della Santa Sede).

E allora perché rompe così tanto le palle, il Presidente della Camera?

Inoltre, una leadership – se affermare questa, è l’obiettivo di Fini – non si costruisce mica solo attorno alla propria laicità. Anche perché, con la laicità – per dirla à la Totò – ci si pulisce il culo! Nel senso che le questioni eticamente sensibili, non interessano a nove italiani su dieci.

La “gente“, e soprattutto ora, chiede altro: non perdere il proprio posto di lavoro (o trovarne uno, se si è disoccupati); pagare meno tasse e recuperare il potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni; pagare per beni e servizi prezzi più bassi; avere una crescita dell’economia sostenuta e durevole, onde poter legittimamente migliorare la propria condizione di vita, e quella della propria famiglia.

Sua Eccellenza Gianfranco Fini, invece di occuparsi di cose che interessano solo le élite che scrivono sui giornali, dovrebbe farsi carico di sollecitare il Parlamento (e il governo) a varare alcune misure: liberalizzazione dei servizi pubblici locali; deregolamentazione nel commercio al dettaglio e nel settore della grande distribuzione; riforma delle pensioni e conseguente innalzamento dell’età per poter accedere al rapporto di quiescenza; forte riduzione della spesa pubblica, soprattutto nella parte in cui essa faccia riferimento alla Casta (abolizione delle Province, e della pletora di enti inutili).

Insomma, se vuole fare il liberale – e quindi emulare il Berlusconi del ‘94 – lo faccia fino in fondo.

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Idratazione e nutrizione artificiali: per i medici cattolici dell’Amci sono cure normali e possono essere sospese

mercoledì, 22 aprile 2009

Quantunque scalzato da questioni un tantino più importanti ed urgenti, il testamento biologico rimane all’ordine del giorno dell’agenda politica del Parlamento.

Prima o poi, dunque, se ne tornerà a parlare. Speriamo, questa volta, con toni e modi più sereni e rispettosi del punto di vista di ciascuno.

Veniamo al dunque.

Una delle questioni pertinenti il “fine vita” che maggiormente divide politici e gente comune, è quella relativa all’idratazione e all’alimentazione artificiali.

Rappresentano un “sostegno vitale”, e dunque non possono formare oggetto di una dichiarazione anticipata di trattamento? O le si deve considerare come cure normali, cui si possa – in caso di stato vegetativo – rinunciare?

Si tratta, ovviamente, di un aspetto complesso e problematico della vicenda. Anche perché pesano, in proposito, le indicazioni della Chiesa. Che, al riguardo, è legittimamente perentoria: idratazione e alimentazione rappresentano sostegno vitale, e non possono formare oggetto di una Dat. Autorizzarne la sospensione della somministrazione, equivarrebbe a legittimare un omicidio.

Ma siamo sicuri che i medici cattolici condividano il “punto di vista” del Vaticano?

A giudicare da alcune valutazioni espresse da esponenti milanesi dell’Amci (l’Associazione medici cattolici italiani), parrebbe di no:

Questi interventi, a volte, non ottengono il fine per cui sono instaurati o sono troppo gravosi per il paziente”.

Carlo Vergani, geriatra di fama internazionale, e vice presidente dell’associazione:

Cibo e acqua somministrati artificialmente possono diventare accanimento terapeutico. Il prolungamento della vita non deve essere un principio assoluto. Al di sopra di esso prevale la dignità del malato”.

Dello stesso avviso è anche il vice presidente della Federazione europea delle Associazioni medici cattolici, Alfredo Anzani. Il quale, addirittura, cita un passaggio di un documento redatto – nell’agosto del 2007 – dalla Congregazione per la dottrina della Fede:

L’obbligo di somministrare cibo e acqua per vie artificiali c’è nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria”.

Precetto questo, che il gesuita Bartolomeo Sorge – anche rifacendosi al Catechismo della Chiesa – condivide appieno:

Esiste un diritto a morire con dignità, evitando sofferenze inutili. Pertanto, l’interruzione di procedure mediche sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire”.

D’altro canto, a quanto pare anche la maggioranza (relativa) dei cattolici praticanti (il 47%), ritiene si possa e si debba rinunciare all’idratazione e all’alimentazione artificiali (giudizio condiviso dal 68% della popolazione italiana).

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Il Pdl sarà  davvero un partito aperto a tutti

lunedì, 16 marzo 2009

Popolo della Libertà  logo

Non un partito di correnti, ma un partito aperto. Aperto alla discussione e al confronto, alla società  a cui dà  voce, alle idee di tutti: così dovrà  essere per Silvio Berlusconi il nascente Pdl. Mi sembra un progetto eccellente. 

Ho scommesso sul futuro del centrodestra nel suo momento più difficile, l´estate 2005, quando i più prefiguravano una marcia trionfale per Romano Prodi, e sono felice che il Pdl nasca sull´onda di uno straordinario successo elettorale e con una leadership quanto mai salda.

Due punti oggi mi preme sottolineare.

Un partito aperto che punti al 50% dei voti non può fondare la sua unità  politica sul presupposto che il suo elettorato abbia un´identità  etico-culturale comune. Non è così, né sarà  così in futuro. A sostegno del leader e dell´azione di governo convergono milioni di elettori che hanno storie politiche ed ispirazioni etico-culturali diverse. La competizione bipolare non replica la dicotomia laici-cattolici. Il bipolarismo politico non rispecchia alcun bipolarismo etico. Il pluralismo etico culturale della società  italiana si riflette, in modo pressoché identico, all´interno dell´elettorato del Pdl. Per questo, io credo che sui temi eticamente sensibili, a partire da quelli biopolitici, il PDL non possa scegliere una linea massimalista, nemmeno se “cattolica”, e debba optare per soluzioni pragmatiche, garantiste e rispettose del vissuto concreto e delle diverse sensibilità  degli italiani. Su questi temi, dal testamento biologico al riconoscimento delle coppie di fatto, è bene riflettere sugli orientamenti prevalenti tra le forze del PPE, che sono di segno più liberale di quelle oggi maggioritarie nel PDL.

Sul fine vita, ad esempio, è emblematica la modalità  con cui i democristiani tedeschi stanno affrontando, proprio in queste settimane, il tema delle direttive anticipate di trattamento. Mentre da noi il centrodestra ha aperto artificialmente uno scontro ideologico al calor bianco, nientedimeno che “la cultura della vita contro la cultura della morte”, in Germania la CDU ha presentato un testo equilibrato all´insegna della libertà  terapeutica che farebbe gridare al “laicismo esasperato” molti miei colleghi di partito. Nel centrodestra tedesco, per capirci, si ritiene che le direttive anticipate siano vincolanti e nessuno si sogna di stabilire per legge che idratazione a alimentazione artificiali non siano terapie” (Benedetto Della Vedova, continua su Libertiamo).

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Testamento biologico: fronda a destra (ed è un bene)

martedì, 3 marzo 2009

Riflettere foto

Il Ddl messo a punto dal senatore Raffaele Calabrò, e avente ad oggetto la disciplina del cosiddetto “fine vita”, sta creando malumori non solo a sinistra, come si ritiene con troppa leggerezza, ma anche a destra.

Non è vero, dunque, che il contenuto della proposta di legge redatta dal succitato esponente dell’Opus Dei, incontri il favore e il plauso della maggioranza degli eletti del Popolo della Libertà . Anzi: a giudicare da certe valutazioni, da certi commenti piuttosto allarmati, sembra proprio che l´andazzo che il centrodestra ha preso in materia, dia fastidio a molti (anche se non tutti sono disposti a dichiararlo apertis verbis).

Basti considerare, ad esempio, cos´ha detto in proposito il cattolico ed ex democristiano Beppe Pisanu:

Non bisogna regolamentare e ci si deve fermare al di qua della porta del dolore. Le decisioni devono prenderle il paziente oppure i parenti e i medici che agiranno secondo scienza e coscienza, altrimenti è un atto di arroganza e di violenza“.

E questo è niente, rispetto a quanto ha aggiunto dopo:

Sono profondamente persuaso che, se lo Stato pretende di disciplinare con una legge la fine della vita, impone la forza dello Stato alle ragioni più profonde dell´essere umano andando contro la Costituzione che pone prima la persona poi lo Stato, con il rischio di andare verso uno Stato etico e totalitario che diventa proprietario di tutti i mezzi, di tutti i fini e di tutte le coscienze“.

Grossomodo dello stesso avviso, è anche il capogruppo (del Pdl) alla Camera, Fabrizio Cicchitto:

Il testo del senatore Calabrò, a cui è ultimamente approdata la Commissione, non può essere riportato indietro a soluzioni che di fatto vanificano ogni possibilità  concreta di testamento biologico, anche al netto dell’esclusione della disidratazione e dell’arresto dell’alimentazione. Diciamo ciò sulla base della valutazione che non si può far finta di niente rispetto alla considerazione di fondo. Condividiamo la valutazione, avanzata da varie parti, che sarebbe stato molto meglio lasciare che la vicenda riguardante la fine della vita fosse regolata, come è sempre avvenuto, nel rapporto diretto tra il medico, i famigliari ed il paziente“.

Su questo terreno una parte dei laici ha finora mantenuto l’impegno e la disponibilità  alla ricerca di soluzioni con i cattolici, evidentemente a patto che non ci si infili nel vicolo cieco dell’integralismo“.

Personalmente, ritengo che la discussione sul testamento biologico andrebbe rinviata a tempi migliori, mi sia concessa questa espressione.

In primo luogo, perché la crisi economica che sta affliggendo il Paese, impone altre priorità  al Palazzo. Sempre che i suoi inquilini, non vogliano mostrarsi lontani dalle esigenze e dai bisogni dei cittadini.

Immagino, infatti, che la stragrande maggioranza degli italiani, in questo momento, sia alle prese con ben altre preoccupazioni: riuscirò a non perdere il posto di lavoro? I miei risparmi sono al sicuro? La mia banca finirà  a gambe all´aria? Riuscirò a pagare la rata del mutuo? Se dovessi perdere il lavoro, avrò accesso agli ammortizzatori sociali?

Queste, presumo, siano le questioni che stanno a cuore agli italiani, in questo frangente. E forse, sentir parlare i politici di “fine vita”, idratazione e alimentazione artificiali, sondino nasogastrico, “sostegno vitale” e argomenti affini, potrebbe non solo infastidire il popolo. Ma seriamente compromettere – Dio non voglia – la stessa coesione sociale del Paese.

La crisi c’è; si sente; in molti la vivono sulla propria pelle. E i politici che fanno? Parlano di questioni che la gente comune considera filosofiche, dunque astratte?

Forse il momento non è dei più propizi, diciamo.

Inoltre, tenuto conto che il 27 marzo avrà  luogo il Congresso di fondazione del Popolo della Libertà , un partito che vuole e deve essere la casa di tutti i moderati e di tutti i liberal-conservatori (laici e cattolici), forse affrontare proprio ora un tema così delicato e divisivo, non è una scelta saggia.

Meglio rinviare tutto.

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Rinviamo la legge sul testamento biologico

giovedì, 26 febbraio 2009

Piuma foto

Noi, credenti e non credenti, considerato il clima attuale del dibattito politico in corso sul trattamento dovuto nelle situazioni particolari di confine tra la vita e la morte, rileviamo il rischio che un intervento legislativo non sufficientemente meditato su questa materia, quale che ne sia il segno e il contenuto, cristallizzi soluzioni rigide, sempre parzialmente inappropriate rispetto all’infinita varietà  dei casi reali, come è inevitabile. Per questo chiediamo una moratoria legislativa su questa materia di qualche mese, che permetta di recuperare la serenità  necessaria per il migliore e più aperto confronto“, Emma Bonino, Pietro Ichino, Stefano Ceccanti, Enzo Bianco (Pd), Ferruccio Saro, Antonio Paravia, Lamberto Dini (Pdl)

E’ un appello assolutamente condivisibile: una legge complessa come quella sul “fine vita” richiede pacatezza, un ampio periodo di riflessione, e soprattutto un clima di serenità  che, in questo momento, per ragioni molteplici, pare del tutto assente.

P.S.: da leggere, “Fine vita”, la sfida della sintesi.

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Testamento biologico, primi problemi per Franceschini

mercoledì, 25 febbraio 2009

Dario Franceschini foto

Arrivano le prime grane per Dario Franceschini

“Stimato onorevole Franceschini, appena eletto segretario del Partito democratico, lei ha fatto riferimento alla laicità  come valore irrinunciabile del suo partito, in quanto valore irrinunciabile della carta costituzionale. Il banco di prova della coerenza pratica rispetto a questa affermazione è costituito dall´atteggiamento che il suo partito assumerà  nella discussione sulla legge cosiddetta “fine-vita”.

Laicità  significa che nessuna convinzione religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone, per quanto ampio, alla totalità  dei cittadini. E questo vale più che mai per quanto riguarda ciò che è più proprio di ciascuno, che fa anzi tutt´uno con la propria esistenza, la sua stessa vita, e la parte finale di essa.

E infatti la Costituzione della Repubblica nel suo articolo 32, e la convenzione di Oviedo ratificata dall´Italia, la legge sul servizio sanitario nazionale, e numerose e univoche sentenze della Cassazione negli ultimi anni, stabiliscono in modo tassativo che nessun cittadino può essere sottomesso a “interventi nel campo della salute” senza il suo consenso (debitamente informato) e che tale consenso può essere ritirato in qualsiasi momento. La convenzione di Oviedo evita ogni distinzione tra “cure” e altri interventi (“di sostegno vitale”, ecc.) proprio perché non si possa giocare sulle parole e violare così il diritto del paziente di rifiutare qualsiasi trattamento medico e/o ospedaliero (tranne che per gli eccezionali motivi di sicurezza pubblica: epidemie, vaccini e simili).

Sulla propria vita, insomma, può decidere solo chi la vive, e nessun altro. Questo l´abc della laicità  che l´Europa tutta ha adottato in campo medico, confermando l´essenzialità  del consenso informato nell´articolo 3 della carta dei diritti fondamentali dell´Unione europea.

Il disegno di legge Calabrò distrugge tale diritto. All´art. 2, comma 2 dice infatti: “L’attività  medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all’alleviamento della sofferenza non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente”.

Il che significa che Piergiorgio Welby non potrebbe far disattivare il respiratore artificiale, e che Luca Coscioni non avrebbe potuto rifiutare la tracheotomia, e che l´amputazione di un arto che va in gangrena diventerebbe coatto, e così la trasfusione di sangue anche a chi la rifiuta per motivi religiosi (tutti rifiuti garantiti oggi dalla legge e più volte applicati fino al “prodursi della morte del paziente”).
Non basta. L´articolo 5 comma 6 stabilisce che “Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento”. In tal modo il cosiddetto testamento biologico diventa una beffa. Qualsiasi cosa abbia stabilito il cittadino, davanti a un notaio e reiterando le sue volontà  ogni tre anni, il sondino gli sarà  messo in gola a forza. I medici delle cure palliative hanno del resto spiegato drammaticamente che alimentazione e idratazione non alleviano ma moltiplicano e intensificano le sofferenze nei malati terminali. Queste sofferenze aggiuntive, che è difficile non definire torture in malati in quelle condizioni, diventano con questa legge obbligatorie.

E´ evidente il carattere anticostituzionale di tale legge, ma anche il suo carattere semplicemente disumano. Purtroppo gli emendamenti proposti dal suo partito (primo firmatario Anna Finocchiaro) lasciano intatta la violenza dell´articolo 2 comma 2, e aprono solo un modesto spiraglio rispetto a quella dell´articolo 5 comma 6. Non parliamo della cosiddetta “mediazione” di Rutelli, praticamente indistinguibile dal disegno di legge della maggioranza, e che non a caso è stata benevolmente accolta dall´on. Quagliariello.

Il Partito democratico aveva il suo progetto di legge da anni, e con tale programma andò alle elezioni che portarono al secondo governo Prodi: la legge firmata da Ignazio Marino. Ogni passo indietro rispetto a tale proposta sarebbe una rinuncia pura e semplice ai diritti elementari sanciti dalla Costituzione, dalla convenzione di Oviedo, dalle sentenze della Cassazione.

Abbiamo letto che il suo partito sarebbe comunque orientato a dare ai suoi parlamentari “libertà  di coscienza” al momento del voto. Ci sembra che tale atteggiamento sia frutto di un fraintendimento molto grave.

Se venisse presentato un disegno di legge che stabilisce la religione cattolica come religione di Stato, proibisce il culto ai protestanti valdesi e obbliga gli ebrei a battezzare i propri figli, sarebbe pensabile – per un partito politico che prenda sul serio la Costituzione – lasciare i propri parlamentari liberi di “votare secondo coscienza”, a favore, contro, astenendosi? O non sarebbe un elementare dovere, vincolante, opporsi a una legge tanto liberticida?

La legge ora in discussione sulle volontà  di fine vita è, se possibile, ancora più liberticida (e disumana) di quella sopra evocata. Non costringe al battesimo forzato, costringe al sondino forzato, al respiratore forzato, a qualsiasi accanimento che prolunghi artificialmente una vita che, per la persona che la vive, non è più vita ma solo tortura. Peggiore quindi della morte.

In ogni caso la libertà  di coscienza del parlamentare non può essere invocata per violare e cancellare la libertà  di coscienza delle persone.

Siamo certi perciò che nulla di tutto questo accadrà , e che in coerenza con il valore della laicità  da lei riaffermato, il Partito democratico non tollererà  scelte che violino, opprimano e vanifichino l´elementare diritto di ciascuno sulla propria vita” (Umberto Veronesi, Stefano Rodotà , Andrea Camilleri, Paolo Flores D’Arcais).

Saranno contenti Rutelli e la Binetti.

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Testamento biologico: l’idratazione e l’alimentazione possono essere rifiutate?

lunedì, 23 febbraio 2009

Punto interrogativo foto

In materia di testamento biologico, una delle questioni più controverse è quella che riguarda l’idratazione e l’alimentazione artificiali: rappresentano semplici terapie o sono un sostegno vitale? Le si può rifiutare oppure no? 

Questo, il dilemma; affrontato in modo diverso nelle varie proposte di legge. Vediamo come, partendo da quella del Popolo della Libertà , firmata dall’esponente dell’Opus Dei, Raffaele Calabrò:

Articolo 5, comma 6:

“Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento“.

Passiamo all´emendamento presentato da Anna Finocchiaro, del Pd:

“L’idratazione e la nutrizione, indicate nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono da considerarsi sostegno vitale e sono comunque e sempre assicurate al paziente in qualunque fase della vita. Nell’ambito del principio di autodeterminazione, nel rispetto dell’articolo 32, secondo comma, della Costituzione, è ammessa l’eccezionalità  del caso in cui la sospensione di idratazione e nutrizione sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento“.

In ultimo, l´emendamento presentato da Francesco Rutelli (sempre del Pd):

“Alimentazione e idratazione sono forme di sostegno vitale e sono fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono quindi essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento. Nelle fasi terminali della vita o qualora il soggetto sia minore o incapace di intendere e di volere, la loro modulazione e la via di somministrazione, da commisurarsi alle aspettative di sopravvivenza, alle condizioni del paziente e alla necessità  di non dar corso ad accanimento terapeutico, debbono essere il frutto di una interazione e comune di valutazione tra il medico curante, cui spetta la decisione finale, l’eventuale fiduciario ed i familiari“.

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La legge del Pdl sul testamento biologico è una sòla

mercoledì, 28 gennaio 2009

Burqa foto

E´ al vaglio della Commissione Salute del Senato; ed entro maggio l´Aula dovrebbe votarla. 

Si parla della proposta di legge del Popolo della Libertà , in tema di testamento biologico (o “fine vita”). Una legge, come si è già  avuto modo di raccontare, scritta dalla Conferenza Episcopale Italiana. Più precisamente: il Cardinale Bagnasco ha indicato le linee-guida; il Presidente della Pontificia accademia per la vita, Rino Fisichella, e il segretario uscente della Cei, Giuseppe Betori, invece, hanno controllato che i parlamentari del Pdl incaricati di redigere il testo – Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi, Laura Bianconi ed Alfredo Mantovano -, rispettassero, per filo e per segno, i desiderata della Santa Sede.

Morale della favola: la legge che ne è venuta fuori è un bluff.

Ne spiego il perché.

Innanzitutto, essa prevede che la volontà  del testatore non abbia alcuna efficacia vincolante. Secondo la proposta di legge in esame, infatti, il medico non è tenuto a rispettare° le richieste° del paziente, quali risultano dal testamento biologico.

Esempio: il testatore scrive che nel caso in cui dovesse perdere la capacità  di intendere e di volere (e la sua sorte fosse segnata irrimediabilmente), non vorrebbe essere sottoposto alla “terapia invasiva” A (in quanto accanimento terapeutico). Bene. Il medico, ciononostante, potrebbe decidere di sottoporre egualmente quella persona alla terapia A.

Ancora.

La proposta di legge istituisce la figura del fiduciario: una sorta di “esecutore testamentario”, che ha il compito di far sì che la volontà  di chi lo ha designato, venga rispettata. Bene: nemmeno il fiduciario è tenuto a rispettare le “ultime volontà ” di chi ha redatto il testamento biologico.

Dunque, dal punto di vista sostanziale, ciò che un individuo dovesse scrivere all´interno del testamento biologico, non avrebbe alcun valore: a decidere sarebbe comunque il medico (coadiuvato, al limite, dal fiduciario designato dal testatore).

Inoltre.

La proposta di legge stabilisce che il documento debba essere firmato da un medico; che esso debba essere depositato da un notaio; e che abbia una durata massima di 3 anni.

In questo modo, si raggiunge l´obiettivo di chi l’ha formulata: fare in modo che pochissime persone ricorrano alla stesura di un testamento di “fine vita”; e per questo tramite, che poche persone possano decidere, in caso di bisogno, della propria esistenza.

Il fatto che si debba ricorrere al notaio, infatti, esclude dal novero dei potenziali fruitori, i poveri: hanno pochi soldi, ed è difficile possano permettersi una visita dal suddetto professionista-pubblico ufficiale, ogni 3 anni. Inoltre, la circostanza che il documento “scada” dopo così breve tempo, e che non lo si possa redigere nella forma del “testamento olografo” (stando a casa), de facto porterà  anche i ricchi a non utilizzare il testamento di fine vita.

La legge in questione, infatti, mira solo ad un obiettivo: colmare un vuoto legislativo, onde evitare che in futuro possano verificarsi altri casi Englaro. Non ha come finalità , quella di consentire al cittadino – in caso di bisogno – di sottrarsi all´accanimento terapeutico (articolo 32, secondo comma della Carta: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana“).

Non a caso, oltre agli aspetti già  elencati, ce n´è un altro che rafforza il timore appena espresso: la legge prevede che l´alimentazione e l´idratazione siano sempreforme di sostegno vitale” (e, dunque, vengono escluse dal novero delle terapie cui si possa rinunciare). Il che, per molti medici – anche cattolici – non ha alcun fondamento scientifico.

E ciò è talmente vero, che addirittura Rocco Buttiglione – uno dei più importanti filosofi cattolici viventi, e colui che in passato ha fatto finanche da ventriloquo a Giovanni Paolo II -, ha dichiarato, in riferimento alla proposta di legge in esame:

Ci vuole più chiarezza. Deve essere possibile sospendere trattamenti troppo invasivi se viene esclusa ogni prospettiva di guarigione. Il concetto di accanimento terapeutico è troppo elastico“.

Si dovrebbe lasciare la libertà  di scegliere se rinunciare fin dall´inizio al sondino. Una volta che viene applicato però non puoi più negare cibo e acqua neppure se questo corrisponde alla volontà  del paziente“.

Ecco, peccato che con la legge in questione, nessuno avrà  il diritto di poter rifiutare il sondino (o altro). Visto ch´essa statuisce che la vita di un individuo, sia proprietà  esclusiva dello Stato (o di Dio, che per un non credente è la stessa cosa).

Update del 29:

Devo fare una rettifica: il ricorso al notaio, secondo il dettato della proposta di legge, avviene a titolo gratuito. Il primo comma dell’articolo 6 del disegno di legge, infatti, prevede che: “Le Dichiarazioni Anticipate di trattamento (…) sono raccolte esclusivamente da un notaio a titolo gratuito“.

Se volete, votate Ok.

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