Quel salto all´indietro chiamato proporzionale

Il progetto di riforma elettorale in senso completamente proporzionalista, che il centrodestra sta discutendo in questi giorni ci pare semplicemente un abominio. E ciò per due ragioni. Innanzitutto perché il paventato premio di maggioranza verrebbe assegnato non già  alla coalizione che ha preso il maggior numero di consensi, ma a quella che ha ottenuto il maggior numero di seggi in Parlamento. Se si considera questo dettaglio e in più si aggiunge che la proposta prevederebbe anche uno sbarramento al quattro per cento, sicché per i partiti che prendono meno di questa percentuale non scatterebbe nemmeno un seggio, le due cose messe assieme, con ogni probabilità , minerebbero in modo truffaldino le chanches di vittoria del centrosinistra, che “perderebbe” per via dello sbarramento al quattro per cento, seggi per un ammontare pari a circa il dieci per cento dei propri voti. Ora, che il centrosinistra possa perdere le elezioni, noi ce lo auguriamo con il cuore, ma questo risultato va raggiunto lealmente e per volontà  popolare, e non già  perché si annullano i voti accordati a Verdi, PdCi, Italia dei Valori e Udeur. Tutti partiti, questi, che non raggiungerebbero la soglia del quattro per cento grazie alla quale ottenere seggi. Percui il complesso di voti attribuiti a questi partiti sarebbe perso dal centrosinistra e non si tradurrebbe in seggi. Questa la prima ragione percui la proposta di riforma della legge elettorale non ci piace. La seconda ragione, invece, risiede nel nostro essere convintamente a sostegno del maggioritario. In verità  noi vorremmo un maggioritario ancora più spinto, sul modello anglosassone: in poche parole, il cento per cento dei seggi in Parlamento vorremmo fosse assegnato solo con il maggioritario. I candidati si presentano solo nei collegi, chi vince siede in Parlamento e chi perde se ne sta a casa. Invece oggi il venticinque per cento dei seggi è assegnato con il proporzionale e questo fatto, e in più un perverso meccanismo chiamato “scorporo”, consentono anche ai candidati trombati nei collegi uninominali, di conservare una possibilità  di venire eletti. A noi piace il maggioritario per tante ragioni, e fra queste, per il fatto che garantisce un sistema bipolare e consente l´alternanza tra coalizioni. Un vantaggio non trascurabile per un paese come il nostro in cui, per oltre trent´anni hanno governato grazie ad una legge proporzionale, sempre gli stessi partiti. Ci piace il maggioritario, e ancor più come s´è detto, quello di stampo anglosassone, perché sogniamo un paese in cui si confrontino, non già  due schieramenti, ma due soli partiti: l´uno di destra e l´altro di sinistra. Questo è per noi un obiettivo auspicabile, perché la riduzione dei partiti porterebbe ad una maggiore stabilità  di governo, ed anche ad un maggior senso di responsabilità  dei partiti. In più, attraverso questa semplificazione, come già  avviene in Inghilterra ed in America, i due partiti che si contendono la vittoria avrebbero più punti di contatto e di similitudine sulle questioni economiche e sociali. Mostrerebbero di sicuro, eliminati i partiti più radicali e antimercato, una maggiore sensibilità  alle ragioni del cittadino e a quelle della economia di mercato. Per questi motivi riteniamo abominevole un ritorno al proporzionale. Se proprio si vuole fare una riforma della legge elettorale, si elimini la quota proporzionale del venticinque per cento prevista dalla legge attuale, e si introduca un meccanismo obbligatorio di primarie: i candidati devono sceglierseli gli elettori e non già  le segreterie di partito come avviene oggi. E in più, se proprio si volesse eccedere in liberalismo, si elimini l´obbligo della raccolta delle firme, e si consenta a chiunque di candidarsi. Magari prevedendo, come avviene in Inghilterra, una penale precauzionale di un migliaio di euro: se il candidato ottiene una determinata percentuale di voti da stabilire (ad esempio il quattro per cento), gli si restituisce la penale, altrimenti i soldi li incamera lo Stato. Così si potrebbero scongiurare i joke candidates, candidati che si presentano solo per ottenere un po´ di visibilità  e per creare caos. C´è di meglio che un ritorno al passato, c´è di meglio che un ritorno al proporzionale.

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