Le riforme che avremmo voluto fossero attuate, le riforme che sogniamo

Nessuno ha la bacchetta magica, of course. Né alcuno dispone o disponeva di capacità  divinatorie che gli avrebbero potuto consentire di prevedere disastri economici e politici di scala internazionale, quali quelli che si sono verificati negli ultimi anni. Men che mai questi asset sono nella disponibilità  dell´attuale Governo e della sua maggioranza parlamentare. Tuttavia, non nascondiamoci dietro un dito: al di là  di questi grandi eventi internazionali, la rivoluzione liberale e liberista non c´è sembrata essere l´intenzione di tutta la coalizione. Per niente. Ed è per questo motivo che noi ci impegniamo a “parlare” con questi post per suggerire le nostre idee e le nostre proposte liberali. Iniziamo.
Noi avremmo voluto che fosse privatizzato tutto il privatizzabile. Onestamente, l´atteggiamento di Tremonti al riguardo, quando era Ministro dell´Economia, non c´è piaciuto: non ha fatto altro che rimandare la dismissione di partecipazioni in imprese pubbliche, raccontandoci che il mercato e la Borsa erano in crisi, e privatizzare in quel momento, avrebbe comportato modesti introiti, al di sotto dell´effettivo valore della partecipazioni da cedere. In parte ciò è vero, in parte è una scusa: in realtà  Tremonti non è riuscito a fare orecchie da mercante di fronte all´ostracismo mostrato dalla componente “Destra Sociale” di An, e da parte dell´UdC. Da sempre poco disposte a immaginare uno Stato minimale, questa la motivazione. Ma noi aggiungiamo che privatizzare non vuol dire ridurre lo Stato al lumicino, riducendo servizi a discapito delle fasce meno abbienti. Privatizzare, per noi liberisti, significa solo eliminare inefficienze, far produrre beni e servizi a chi fa questo di mestiere, i privati. Gli unici soggetti capaci di conoscere, grazie all’incontro tra domanda e offerta, le esigenze, i gusti e le preferenze dei consumatori. In secondo luogo, privatizzare significa togliere alla politica il compito partitocratico e clientelare di nominare i componenti dei vari Consigli d’Amministrazione. Quest’ultima cosa riveste un ruolo particolarmente insopportabile a livello politico regionale, provinciale e comunale dove, soprattutto il centrosinistra che governa più diffusamente il territorio, usa questo tipo di nomine per fare clientele e ottenere consensi e potere. Altra cosa che c’è sembrata mancare assolutamente è stata una seria politica di liberalizzazione.
Ci si lamenta che i prezzi, soprattutto al dettaglio, siano troppo alti, che da quando è stato introdotto l’euro tutto sia raddoppiato? E perchè mai il Governo e il Parlamento non si sono mossi per liberalizzare i saldi per il commercio al dettaglio? Per quale motivo una legge consente ai Comuni italiani di stabilire quando i commercianti residenti nei propri confini possano effettuare i saldi? Cosa c’entra lo Stato nella determinazione di una scelta che, per sua natura, non può che essere privata, spontanea, volontaria e insindacabile? In America i saldi avvengono più volte al mese, e chiunque in quel paese, anche le persone non agiate, hanno possibilità  di effettuare acquisti, risparmiando più volte al mese. Nel nostro paese i consumatori si lamentano che i prezzi sono troppo alti e i commercianti al dettaglio, soprattutto nel settore dell’abbigliamento, lamentano un calo delle vendite? E allora liberalizziamo i saldi e consentiamo al mercato di risolvere questa situazione.
Altra proposta che ci pregiamo segnalare, e che non c’è mai parso di ascoltare è la seguente: molte famiglie non riescono ad arrivare a fine mese, o forse vivono un clima d’incertezza tale da aver contratto i consumi? Visto che lo Stato ha poche risorse per attuare una seria ed efficace politica dei redditi per aumentare gli stipendi (o ridurre le tasse), forse potrebbe attuare una piccola rivoluzione copernicana, anch’essa diffusa in America: anziche pagare lo stipendio il 27 del mese, si può introdurre una modifica percui le imprese pubbliche e private debbano corrispondere una volta a settimana il venticinque per cento dello stipendio ai propri dipendenti. Si tratta di un provvedimento quasi a costo zero, che potrebbe rilanciare (anche solo in minima parte) i consumi e favorire la ripresa economica. E che in più, a nostro avviso, ha il pregio di rispondere ad un altro principio liberale, quello dell’autodeterminazione individuale.
Altra cosa che vorremmo segnalare è una proposta di riforma delle norme che prevedono che i componenti delle Società  di Revisione Contabile, deputate a verificare per le società  quotate in Borsa, la corrispondenza dei Bilanci alle rispettive scritture contabili, siano nominati e pagati dalle società  controllate. Il controllore è nominato e pagato dalla società  controllata, è inammissibile. Sia la Consob a nominare i componenti delle società  di Revisione Contabile e sia la Borsa Valori a pagare i relativi emolumenti. Così, forse, eviteremo per il futuro un nuovo affaire Cirio o Parmalat.
Un’altra riforma che avremmo voluto fosse attuata riguarda la soppressione dei notai. A cosa servono i notai? A mettere firme sulle foto autenticate? A firmare passaggi di proprietà ? Contratti di compravendita? I verbali di deliberazione delle assemblee straordinarie di società ? E noi paghiamo diecine di migliaia di persone, con fior fiori di danari pubblici, per fare queste cretinate? Ma in Europa esistono i notai? No! Siamo l’unico paese in Europa e uno dei pochi al mondo a permettersi il lusso di pagare dei signori per firmare una foto autenticata. Altrove queste funzioni vengono svolte da avvocati e da banche. E vogliamo allora parlare degli avvocati? Io vivo in una città  (Napoli), in cui esistono più avvocati che persone intelligenti, più dottori in giurisprudenza che prostitute, a che servono? In tanti paesi europeri, come ad esempio la Francia, esiste un numero “fisso” di avvocati e quel numero non può essere superato. Noi (Italia) siamo multati 320 volte all’anno dalla “Corte Europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo”, a causa del fatto che da noi le cause civili durano in media 8 anni, e questa è considerata una violazione dei diritti dell’uomo. In Francia un procedimento civile dura al massimo 2 anni. I motivi di questo scempio sono molteplici, e tra questi, grava il fatto che nel nostro paese chiunque possa esercitare la professione di avvocato, contribuendo a intasare le aule di giustizia anche con cause del tutto infondate. In più gli avvocati, oggi, vengono pagati con un compenso proporzionale alla lunghezza della causa: più è lunga, più guadagnano. Che interesse avrebbero a far durare poco i processi? Introduciamo il numero chiuso per gli avvocati e stabiliamo un sistema nuovo per pagarli.
Altra riforma che riguarda la giustizia ma che ha anche valore economico, si riferisce ai magistrati e ai parlamentari: i guadagni di queste categorie sono legati tra loro da una norma. Noi vorremmo che i guadagni di questi soggetti fossero decurtati di 1000-1500 euro al mese e vorremmo che il risparmio che si genera fosse reinvenstito nella giustizia, per incrementare gli organici della magistratura, ridurre i tempi dei processi e diminuire i costi sociali ed economici di una malagiustizia.
Questa è una parte delle riforme che avremmo voluto fossero attuate. Ritorneremo sull’argomeno con altri post. C’è tanto ancora di cui parlare.
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