Non si ammazza solo in Calabria, ma anche e soprattutto a Napoli. Ricordiamocene

Qui non si vuole fare paragoni, né mancare di rispetto a Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, trucidato a colpi di arma da fuoco pochi giorni fa. Anzi.
Qui si vuole solo ricordare, con sdegno e rammarico, che ci sono periodi in cui a Napoli si ammazza ogni giorno: per regolare i rapporti tra criminali camorristi, ovvero per rubare un rolex ad un turista.
Pochi mesi fa è stato derubato ed ucciso il suocero di Jacopo Fo, figlio del Nobel Dario Fo. Non c´è sembrato, e lo dico da napoletano, che la mattanza abbia avuto un´eco dignitosa. Poche parole sui giornali, poco urlate, ed è finito lì.
Ancora poche settimane fa, clan camorristici rivali fra loro, mietevano vittime ogni settimana. Talvolta ogni giorno. Talaltra più volte al giorno.
Poche parole sui giornali, poco urlate, e dopo poco un silenzio di piombo.
Ecco, come dire, non vorremmo che si pensasse che a Napoli sia normale accettare ed aspettarsi ogni illegalità  che, invece, in qualunque altra città  italiana verrebbe denunciata con sdegno.
Non vorremmo che si arrivasse a pensare che a Napoli ogni crimine sia normale, perché a Napoli ci sono i napoletani.
Non vorremmo che si arrivasse a pensare questo, ma temiamo che già  avvenga.
E però, sicuramente, non siamo noi napoletani a dovercene vergognare!

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