No Presidente Fini, sull´innalzamento dell´età  pensionabile ha ragione Berlusconi

Presidente Fini, in relazione alla ipotesi formulata da Berlusconi, di agire cioè per innalzare l´età  pensionabile a 68 anni, Lei si è detto contrario.

Ci permetta di dissentire da Lei per alcuni motivi.

Innanzitutto, la Riforma Pensionistica avanzata dal centrodestra, con il contributo (purtroppo) determinante del suo partito, in particolare della Destra Sociale del duo Alemanno-Storace, ci appare, nella migliore delle ipotesi una “Riformina”. Se non proprio una ciofeca!

Rimandare al 2008 l´entrata in vigore della Riforma stessa, è una cosa meschina e inopportuna.

Il nostro Paese sconta ritardi nell´ammodernamento delle sue norme sociali, in particolare in materia di lavoro, e tutto ciò si traduce, drammaticamente, in una impossibilità  strutturale di fronteggiare le sfide della globalizzazione, su scala europea e internazionale.

Il made in Italy non gode più dell´appoggio fornito, in passato, dalla svalutazione competitiva della lira, che consentiva ai nostri prodotti di essere competitivi e appetibili, quantunque il loro costo fosse “oggettivamente” oneroso.

Gran parte della onerosità  dei costi dei prodotti italiani derivano dall´altissima tassazione nostrana, sulle persone fisiche e su quelle giuridiche, e dal “costo del lavoro” italiano.

In un´epoca di vacche magre, come quella che stiamo da anni vivendo per ragioni congiunturali internazionali, è impossibile o molto difficile intervenire drasticamente per abbattere la pressione fiscale sulle imprese.

Mancano le risorse. Occorre, quindi, intervenire sul costo del lavoro. Sia attraverso una riduzione del cosiddetto “cuneo contributivo”, come pure il Governo di centrodestra ha molto contenutamente fatto, sia attraverso un innalzamento dell´età  pensionabile.

Non possiamo essere ancora oggi, il Paese Europeo in cui si va in pensione all´età  più bassa. Non possiamo permettercelo più. La moneta unica ci impone di uniformare le nostre strutture giuridiche sul lavoro, e i nostri costi di impresa, a quelli degli altri paesi europei. Non è una scelta, è un obbligo.

Un obbligo cui adempiere, se vogliamo “sopravvivere” economicamente.

Non possiamo solo lamentarci della “concorrenze sleale” della Cina, e lamentare una perdita di quote di mercato a causa di quella concorrenza, e poi non adeguare il nostro “sistema impresa” per renderlo “uguale” a quello degli altri paesi europei. E´ una contraddizione in termini.

L´innalzamento dell´età  pensionabile, in quest´ottica, è una necessità . Cui un leader riformatore deve provvedere, senza temere “contraccolpi” elettorali.

Le cose giuste fanno fatte, anche se costano voti Presidente Fini.

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