Anche le donne devono poter dare il cognome ai figli

Parlare di donne, quando si è uomini, è sempre difficile.
Parlare di una proposta di legge che riguardi le donne, lo è ancora di più: si rischia di passare per buonisti politically correct, o per chi voglia difendere una sorta di “specie protetta”.
Il nostro intento, tuttavia, è un altro e, quindi, delle eventuali critiche che in tal senso ci dovessero essere mosse, dal gentil sesso, non ci cureremo.
Lo diciamo subito e chiaramente: vorremmo che fosse stabilito per legge, che anche le donne possano dare il proprio cognome ai figli.
All´atto della nascita del figlio, i genitori quando lo registrano all´Anagrafe, devono poter dare entrambi il cognome al figlio. E il cognome materno può essere interposto tra il nome di battesimo del figlio e il cognome paterno.
In America ciò avviene da sempre, pensiamo a John Fitzgerald Kennedy. Il cognome Fitzgerald era quello della madre del defunto Presidente statunitense.
Ci pare una questione di civiltà  e, non solo di rispetto verso le donne.
Intere famiglie si estinguono e i relativi cognomi svaniscono, perché i figli non possono adottare anche il cognome materno. Pensiamo alla famiglia Agnelli.
In cent´anni dalla nascita della dinastia industriale, non s´era mai verificato che ai vertici della Fiat ci fossero eredi privi del cognome Agnelli: oggi è avvenuto, gli eredi si chiamano Elkann e il cognome Agnelli svanirà  dalla storia del nostro Paese.
Questa impossibilità  per le donne, di dare anche il proprio cognome ai figli, confina le donne stesse in una condizione di perenne minorità  rispetto agli uomini.
E´ così, e negarlo non produce vantaggio alcuno.
Nove anni fa, un Ministro donna del Governo Prodi, di cui non ricordo il nome e me ne scuso, fece una proposta in tale direzione, ma sbagliata: propose che i figli fino ai diciotto anni portassero il cognome paterno, e al raggiungimento della maggiore età , fossero messi nella condizione di poter scegliere tra il continuare a portare il cognome paterno o, invece, adottare il solo cognome materno.
Una risposta sbagliata e, intrinsecamente pregna di intolleranza femminista, ad un problema vero.
In conclusione, noi vorremmo che gli amici di centrodestra che oggi governano il Paese, facessero una legge come quella che qui, modestamente, abbiamo proposto.
Per due ragioni: innanzitutto perché è giusta e, quindi, potrebbe tornare utile elettoralmente. In secondo luogo perché non si possono lasciare tutti gli argomenti di questo genere alla Sinistra.
Noi, alla esenzione Ici per la Chiesa, avremmo preferito una legge che stabilisse, anche simbolicamente, la piena parità  tra uomini e donne.

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