A noi i Pacs piacciono

La campagna elettorale incomincia ad entrare nel vivo, e i temi che stanno a cuore alle coalizioni (ed ai propri elettori di riferimento) vengono messi sul tappeto. Ha iniziato Prodi: “se vinco introdurrò i patti civili di solidarietà ” (Pacs). La proposta prevede la possibilità  di istituire una nuova figura giuridica per riconoscere le coppie di fatto, anche quelle omosessuali. E quando è stata esplicitata l´intenzione di “legittimare” anche le coppie di conviventi dello stesso sesso, è iniziato il putiferio. Ambienti ecclesiali hanno, legittimamente, obiettato che l´unica unione “ammissibile” sia quella rappresentata dal matrimonio tra uomo e donna, che è un sacramento, ed assolve, oltrechè rispondere ad esigenze individuali, ad una funzione sociale ed etica. No, quindi, per alcuni ambienti ecclesiastici, ai Pacs, che rispondono più a capricci e a meri interessi individuali, senza che ciò serva alla comunità , peggio ancora se l´unione dovesse riguardare dei gay. Fin qui la Chiesa.
Il Centrodestra avanza un po´ in ordine sparso, ma prevale la censura, soprattutto ad opera degli esponenti dell´Udc. Poche e pregevoli eccezioni sono rappresentate da Gianfranco Fini e da Stefania Prestigiacomo, che si dichiarano d´accordo rispetto alla ipotesi di fornire un quadro normativo per disciplinare queste situazioni, che sono tutt´altro fuorchè poco diffuse. E qui sta uno dei punti fondamentali della questione. Le coppie di fatto esistono, è una prassi diffusa quella della convivenza, e noi che siamo liberali non possiamo non riconoscere l´esigenza universale di allargare diritti e libertà  ai singoli che, per motivi vari, decidano o non possano ricorrere al matrimonio per disciplinare, in senso civilistico, i propri rapporti: contratto di locazione, rapporto di successione, pensione di reversibilità .
Tra conviventi non c´è titolo giuridico, ad oggi, che consenta il trasferimento di diritti dall´uno all´altro in caso di morte, ad esempio. Come si può pensare di lasciare senza disciplina giuridica, pensando che non esistano nemmeno, milioni di coppie? La Chiesa fa il proprio dovere, ammonendo la collettività  con i propri precetti, e la propria insindacabile “soluzione” ad ogni problema.
La classe politica, invece, laicamente e concretamente deve risolverli i problemi. E in questo caso non può essere accettata l´idea che i Pacs siano un matrimonio di serie B, da non introdurre, perché tanto c´è il matrimonio di diritto civile e canonico a disciplinare i rapporti more uxorio. L´idea non può essere accettata perché esistono anche dei soggetti che al matrimonio non possono accedere, e non è giusto che i loro rapporti rimangano privi di tutela giuridica: è il caso degli omosessuali.
E qui sta l´altro aspetto topico della questione. Ora, noi siamo di destra, ma di una destra liberale e laica cui sta a cuore la libertà  come valore assoluto. Nessun sindacato e nessuna discriminazione, noi si afferma, possono essere espressi a proposito delle scelte di vita di ciascun individuo, sempre che queste scelte non confliggano con il codice penale e civile. E in questo caso, due gay che vogliano disciplinare il proprio rapporto di convivenza, attraverso una nuova figura giuridica, al massimo possono turbare qualche benpensante! Noi vogliamo che i rapporti tra due conviventi, eterosessuali o omosessuali, vengano disciplinati al più presto.
Estendere diritti e libertà , e combattere ogni discriminazione, è il compito di qualsiasi liberale di destra. Bravi Fini e la Prestigiacomo che la pensano così. Aiutiamoli, e inoltre non lasciamo che un tema strategico del genere, appaia di esclusivo interesse della sinistra. Sarebbe un errore imperdonabile.

2 Responses to "A noi i Pacs piacciono"

  • camelot says:
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