La grande distribuzione e il rischio della concorrenza distruttiva

E´ tornato d´attualità  il tema della grande distribuzione, e della capacità  che quest´ultima avrebbe di “calmierare i prezzi“, e consentire alla concorrenza di dispiegare appieno la sua funzione di “regolatore naturale” del mercato, a tutto vantaggio dei cittadini consumatori.
E´ un dibattito affascinante, perché evidenzia gli strumenti che i politici hanno intenzione di adottare per rendere più moderno e più efficiente il nostro Paese.
Ma è anche una questione molto complessa, perché di teorie economiche liberiste ve ne sono molteplici, come molteplici sono le “idee di concorrenza” che nel corso degli ultimi due secoli si sono affacciate all´orizzonte del dibattito politico.
Vediamo innanzitutto di cosa stiamo parlando.
Ci sono due grandi filoni (in verità  sono molti di più) del pensiero economico, che danno della concorrenza due immagini molto diverse: c´è chi paventa la necessità  che la concorrenza sia sempre “perfetta“, e chi invece sostiene la necessità , strategica, di adottare un modello di concorrenza, cosiddetta “distruttiva“.
In estrema sintesi, i teorici della “concorrenza perfetta” ritengono che la competizione tra soggetti economici, ad esempio piccoli commercianti, debba avvenire sempre tra imprese che abbiano, grosso modo, le stesse dimensioni.
Pertanto, ad avviso di questi economisti, il potere politico dovrebbe favorire la “localizzazione”, nella medesima area, di imprese della stessa dimensione. Capaci ciascuna di “catturare” quote di mercato all´altra, senza che tuttavia si corra mai il rischio che una possa acquisire una posizione da monopolista.
Dispongono tutte, grosso modo, della stessa dimensione. Nessuna dispone di “risorse” cui non possa accedere qualunque altra impresa, la concorrenza che si fanno tra loro è “perfetta” ed è a tutto vantaggio dei consumatori. Questa in estrema sintesi l´idea di “concorrenza perfetta”.
I teorici della “concorrenza distruttiva“, all´opposto, ritengono che debba essere garantita la vicinanza tra soggetti economici di dimensione e “scala” diversa, e che tuttavia vendano la stessa merce.
Cioè in un quartiere ad alta densità  di attività  commerciali (Central Businness District), questi economisti vorrebbero che convivessero contemporaneamente, ad esempio salumerie e grandi Discount.
Quale sarebbe il vantaggio per il cittadino/consumatore, dato dalla vicinanza tra soggetti di dimensioni così diverse?
L´alternanza tra fasi di “concorrenza distruttiva” e fasi di “monopolio”.
In estrema sintesi, visto che una salumeria non dispone del grande volume di vendite di un Discount, e non può “spalmare” su un grosso numero di beni venduti i suoi “costi fissi e variabili“, è molto probabile che venda, ad esempio, un etto di prosciutto ad un prezzo maggiore di un Discount. Il quale, invece, avendo dimensioni maggiori, e vendendo una gamma di beni più elevata, è capace di realizzare “economie di scala“. Cioè può vendere, ad esempio l´etto di prosciutto ad un prezzo più basso, perché riesce a “spalmare” i suoi costi fissi e variabili su di un più elevato planet di beni. Sicché gli è più facile avere un costo medio unitario, a parità  di prodotto, più basso.
Per spiegarlo più semplicemente ancora, è come se si facesse gareggiare nella stessa competizione, una Cinquecento ed una Ferrari. Secondo voi, c´è gara tra queste due auto? Evidentemente no, ma è questo che vogliono i teorici della “concorrenza distruttiva“.
A loro giudizio, se ad esempio in un quartiere dove già  esistono dieci salumerie, si consente la localizzazione di un Discount, quest´ultimo grazie ai vantaggi di “economie di scala” di cui si è detto sopra, poco alla volta riesce ad impossessarsi dei consumatori che si rivolgono a tutte quelle salumerie. E poco alla volta, ciò provoca la “cancellazione” economica delle salumerie, in quanto perdono introiti e clienti. Con la prospettiva, che dopo un certo lasso di tempo, rimanga solo il Discount, in posizione di “unico monopolista”.
Cioè, per un lasso di tempo, il Discount vende il famoso etto di prosciutto ad un prezzo più basso di tutte le salumerie. Questo, poco alla volta fa sì che i consumatori, guadagnandoci, non vadano ad acquistare più l´etto di prosciutto dalle salumerie, ma sempre e solo al Discount. Data questa “concorrenza distruttiva”, nel quartiere pian piano chiudono le salumerie-Cinquecento, incapaci di competere con il Discount-Ferrari, e alla fine rimarrà  per l´appunto solo il Discount.
A quel punto cosa accade?
Evidentemente, come postulano gli economisti della “concorrenza distruttiva” (Schumpeter tra tutti), il Discount rimasto solo praticherà  un prezzo da monopolista, non solo più alto di quello che praticava prima, quando nel quartiere c´erano dieci salumerie, ma praticherà  un “prezzo talmente alto
” da rendere conveniente alle salumerie che avevano chiuso, di riaprire nuovamente i battenti. E consentirà , sempre alle salumerie che hanno ripreso la loro attività , di vendere l´etto di prosciutto ad un prezzo, non solo più basso di quello attuale praticato dal Discount, ma anche ad un prezzo più basso di quello che praticavano prima di essere costrette a chiudere bottega, a causa del Discount stesso.
E questa alternanza, tra fasi di “concorrenza distruttiva” e fasi di monopolio, si manifesterebbe a tutto vantaggio del consumatore, messo nella condizione di pagare sempre, ad eccezione della fase monopolistica, il famoso etto di prosciutto, ad un prezzo che sia sempre il più vantaggioso che il mercato può offrirgli in quel momento, e per quel dato prodotto.
Ma c´è un problema in questo modello. Ed è quello della “durata” della fase monopolistica del Discount, nel nostro caso specifico.
Cioè a dire, nessuno è in grado di dire, ex ante, quanto possa durare la fase monopolistica del Discount, perché nella realtà , non è che si possa aprire dalla sera alla mattina un negozio. Nella realtà , e diversamente che nelle analisi fatte con modelli econometrici, può passare anche un ampio lasso di tempo da quando il Discount è rimasto monopolista alla fase in cui, come s´è detto sopra, è proficuo per le salumerie ritornare ad aprire bottega.
E siccome chi fa politica, deve avere più di altri un “contatto” stringente con la realtà , a mio modesto avviso, si dovrebbe evitare di incensare troppo semplicisticamente, questo tipo di concorrenza e di localizzazione commerciale.
I Discount, e questo vale per tutte le attività  di grande distribuzione, devono essere lasciati liberi di aprire. Ma, come sostengono i teorici della “concorrenza perfetta”, non dove già  sia insediato un elevato numero di attività  commerciali.
La localizzazione della grande distribuzione deve avvenire, nell´interesse sempre del cittadino/consumatore, in una zona appena appena più periferica, e questo per evitare che non vi sia “gara” tra il piccolo commerciante-Cinquecento e la grande distribuzione-Ferrari.
Il piccolo commerciante ci offre il prodotto di cui facciamo uso più di frequente e che ci torna utile acquistare vicino casa. La grande distribuzione, invece, può offrirci la possibilità  di fare “scorte”, ad esempio una volta a settimana, di quei beni che abbiano una “deperibilità ” minore.
Se “portiamo” i nostri soldi un po´ qui e un po´ lì, favoriamo la concorrenza, evitiamo la creazione di situazioni di monopolio, e ci guadagniamo noi consumatori.
Le piccole botteghe sono una risorsa per il nostro Paese, non devono chiudere.
Devono solo essere lasciate libere di agire secondo i criteri del mercato: devono poter fare i saldi quando pare a loro. Perché se il piccolo commerciante è lasciato libero di vendere la propria merce in saldo, e di praticare saldi anche 100 volte al mese, ci guadagna lui che vende più merce, e ci guadagniamo noi consumatori che acquistiamo lo stesso bene ad un prezzo più basso
.
Questo è il mercato. Questa è la concorrenza vera.
Gli altri modelli economici, rischiano di far apparire l´economia di mercato, come un pericolo ed un nemico. E l´economia di mercato, vuole solo rendere i cittadini “tutti” più ricchi e più liberi di scegliere.
Ci riflettano i politici, a cominciare da quelli del centrodestra.

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