An tra nostalgia e futuro

Riportiamo un interessante articolo pubblicato oggi sul Messaggero, a firma Claudia Terracina, nel quale si evidenzia quanto il dibattito interno ad An, per definirne l´identità , sia complesso ed articolato. Inutile ribadire che per noi, An, cioè la Destra, possa essere solo liberale e liberista. Chi vuole altro dovrebbe votare per Alternativa Sociale o per il Movimento Idea Sociale.

Il candidato sindaco della capitale, Gianni Alemanno, che sabato in piazza Esedra evoca «la divinità  di Roma». Gli striscioni che inneggiano al saluto romano del laziale Di Canio. Il capogruppo alla Camera, Ignazio la Russa, che ieri a Milano ricorda «i camerati che non ci sono più». Ma intanto, Gianfranco Fini si propone come candidato premier del centrodestra e decide di spendere il proprio nome nel simbolo per le Politiche, accreditandosi come leader moderno, liberal-conservatore, attentissimo ai diritti delle minoranze, capace di dialogare con l´opposizione. All´indomani dell´approvazione della nuova legge elettorale, Alleanza nazionale sembra divisa, ancora una volta, tra passato e futuro. E un dilemma percorre la sua dirigenza: con il proporzionale siamo obbligati a marcare più la nostra identità  di destra, o dobbiamo proporci come liberal-moderati per conquistare nuovi elettori? E il dibattito riguarda anche il nuovo simbolo di An, con il nome del leader bene in vista, se è vero, come raccontano, che l´esecutivo nazionale si è spaccato sull´opportunità  di varare un logo dove la storica fiamma del Msi era ridotto a un marchietto.
Altri assicurano invece che la discussione verteva sul grado di innovazione del nuovo marchio e sui nuovi colori, un po´ troppo shoccanti. Fatto sta, che non si è riusciti a scegliere tra dieci progetti e che Fini si sarebbe inalberato, dando un ultimatum all´esecutivo del partito: «O decidete entro i primi di gennaio, o il 9, alla prossima riunione, faccio di testa mia». Ma, al di là  dei simboli, quel che conta è la linea del partito da propagandare agli elettori. E proprio di questo argomento ha dibattuto un recente ufficio politico, nel quale i “nostalgici” e gli “innovatori” si sono contati. Non solo. L´esecutivo nazionale, dove ormai dilagano i non missini, da Mazzocchi, a Saporito, a Giorgetti, ha commissionato anche un sondaggio tra i militanti e il 55 per cento degli intervistati ha dichiarato di volere «più innovazione, ma anche un forte richiamo alle nostre radici storiche». Affermazione che torna utile sia a chi non vuole archiviare il passato, sia a chi, partendo dalla carta di Fiuggi, preferisce voltare pagina e guardare decisamente al futuro.
«Occorre marcare la nostra identità , ma senza tornare indietro- raccomanda il viceministro di An Adolfo Urso, studioso della Nuova Destra- avere il nome di Fini nel simbolo ci obbliga a guardare al futuro perchè qui si tratta di conquistare nuovi strati di elettori, tutti i moderati, non di recuperare qualche transfuga affezionato al vecchio “patria, ordine e famiglia”». Ancor più ambizioso è il ministro dell´Ambiente, Altero Matteoli, secondo il quale «il cammino fatto da Fini è irreversibile. Non possiamo guardare sempre nei nostri vecchi armadi, dobbiamo diventare davvero un partito nuovo e aperto a tutti. Possiamo aspirare a conquistare i voti in ogni partito e in ogni schieramento, anche tra i moderati del centrosinistra, nella Margherita, e perfino tra i diessini delusi. Starei fresco io in Toscana, se non coltivassi questo obiettivo».
Tuttavia, tornano certi riflessi condizionati. La Russa, ricordando il padre, scomparso un anno fa, «che era sì un camerata», rispolvera un linguaggio desueto, parlando «dei tanti camerati che non ci sono più, come Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi, ragazzi che si sono battuti in nome dei nostri ideali contro la marea rossa che voleva loro togliere la vita». La nostalgia, dunque, dilaga? «Assolutamente no- spiega il capogruppo alla Camera- ho voluto solo rammentare i nostri morti, facendo anche appello a quelli della mia generazione, che facevano politica con noi negli anni ´70, e che ora si sono persi per strada. La mia aspirazione è riportarli a noi, coniugando la democrazia con le nostre radici e i nostri valori, senza rinunciare a nessun voto perchè dobbiamo tenere bene a mente che alla nostra destra è sorta Alternativa sociale».
«Certe nostalgie sono la prova che in pochi siamo stati vicini a Fini nel percorso che lo ha portato a essere un leader moderato stimato in tutta Europa. Ma An si deve convincere che non si va da nessuna parte se si guarda al passato e ci si identifica con il saluto romano di Di Canio», sospira l´ex democristiano Antonio Mazzocchi. E un altro ex, ormai della nuova Dc, Publio Fiori, che sogna “una grossa coalizione alla tedesca tra centro e sinistra petroniana per realizzare le metropolitane a Roma”, ironizza, “Il fatto è che An vuole guardare al centro, ma è strabica e continua a puntare a destra, anche se Fini, per la verità , nei manifesti guarda a sinistra
“.

Ricordiamo che l´articolo, a firma Claudia Terracina, è stato pubblicato sul Messaggero.

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