Massimo, querelami

Su iniziativa ed invito del nostro gemello Jinzo, riportiamo quanto segue:

D’Alema perde il pelo ma non il vizio. Bene, pubblichiamo anche qui lo scabroso editoriale del Foglio del 30 dicembre. Saremmo lieti se altri Tocquevillers volessero fare altrettanto.

C´è un partito del Corriere della Sera e del suo patto di sindacato? E´ in corso un´opa segreta dei poteri forti finanziari sul partito democratico e sui futuri equilibri di governo in caso di vittoria del centrosinistra? A questa scalata partecipa anche il gruppo di Carlo De Benedetti, editore di Repubblica e tessera n°° 1 che designa pubblicamente i leader e gli amministratori del nuovo partito? Negli organici del plotone d´assalto stanno Confindustria, editrice del Sole 24 Ore, e la Fiat con la Stampa? E´ vero che l´attacco in corso è anche contro l´autonomia della politica, e dunque colpisce allo stesso modo Berlusconi in una prefigurazione dell´eterno ritorno dell´identico, cioè la famosa nuova Tangentopoli? E´ questa l´origine dell´offensiva mediatica e giudiziaria che ha travolto Fiorani, Fazio, il vertice dell´Unipol e ora anche la compagnia assicurativa, e poi Gnutti il raider, e Ricucci e Coppola e insomma i cosiddetti immobiliaristi? A queste domande, più o meno apertamente, i dalemiani rispondono di sì. La novità  di ieri è che anche due numeri due ex aequo di Berlusconi, Sandro Bondi che dice a D´Alema “liberiamoci insieme di questi tecnocrati” e Bonaiuti che denuncia l´indegna voglia di politica del Corriere, tendono a rispondere nello stesso modo.
A noi piacciono gli outsider, che quando non siano rubagalline funzionano da sempre nella storia come elementi di rinnovamento. Ci piace l´autonomia della politica fino al punto che per difenderla abbiamo abbracciato per anni l´antipolitica, unico antidoto a un´universale soggezione al partito mediatico-giudiziario e al suo circo nell´Italia degli anni Novanta e seguenti. Ma non ci piace essere presi per il culo.
Con il massimo rispetto per le persone e per il loro diritto all´immagine, specie per quelle persone (e gruppi e partiti e movimenti) che non lo hanno riconosciuto agli altri, osserviamo dunque che prima di partire in crociata contro la galassia del nord, contro il Corriere e la regia politica di Paolo Mieli, vogliamo un´adeguata spiegazione politica di quella provvista generosa di denari messa insieme in quote percentuali identiche da Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti. Cinquanta milioni di euri sono cento miliardi di vecchie lire. Qualcosa di simile alla provvista Enimont. Qualcosa di molto diverso da un cumulo di consulenze finanziarie. Qualcosa di molto diverso da generici “arricchimenti personali”. Questi soldi hanno cominciato a passare di mano quando il premier di sinistra D´Alema sosteneva i “capitani coraggiosi” dell´opa Telecom, quando l´ex senatore della sinistra indipendente e avvocato d´affari di grido della Milano che conta, l´avvocato Guido Rossi, replicò a quella affermazione con una battuta celebre e temeraria, ma mai spiegata bene né dal mittente né dal destinatario: “A Palazzo Chigi funziona l´unica merchant bank in cui non si parla l´inglese”.
D´Alema e i suoi hanno sostenuto i capitani coraggiosi e gli ex capi delle cooperative ora dimissionari, e hanno in modo obliquo segnalato la loro contiguità  e solidarietà  politica a un personale di gestione di banche, assicurazioni popolari, gruzzoli mobiliari e patrimoni immobiliari ora sotto inchiesta per diversi reati. Sono stati politicamente parte di una rete amica e trasversale, di soldi e di potere, che ora viene smantellata da loro vecchie conoscenze, primo fra tutti il grande inquisitore finanziario Francesco Greco. E quella provvista finanziaria, insieme con una scalata bancaria collegata in modo opaco a grandi maneggi in azioni Rcs e a una complicata partita giocata intorno all´Antonveneta e alla Banca d´Italia, non è uno di quei dettagli che si possano cancellare ricorrendo alla denuncia di un grande disegno di annientamento della forza politica costituita dagli ex comunisti.
Non ci accontentiamo dei silenzi di Prodi, delle denunce a tempo di Parisi, del solito passo laterale di Amato, delle richieste di autocritica di Napolitano, della difesa pelosa dei diritti del mondo cooperativo, dell´interpretazione dell´ultima dichiarazione di Veltroni o di Rutelli o di De Benedetti, dei mille fumi e fuochi fatui che ci danzano davanti. Quando fu sotto attacco, anche Craxi se la prese con i giornali e con i poteri forti, mentre tutto il mondo politico e degli affari sobbolliva come oggi al calore della viltà  e della dissimulazione all´italiana, ma poi andò alla Camera e disse intera la sua verità  sul rapporto tra i soldi e la politica, andò al processo Enimont e disse intera la sua verità  sul rapporto tra soldi e politica davanti a un impietrito Tonino Di Pietro. I nuovi Craxi, alleati di Di Pietro e delle procure di mezza Italia, ora facciano lo stesso. Poi parleremo di Paolo Mieli e del Corriere della Sera.

Per questo editoriale, D´Alema ha querelato il Foglio e Giuliano Ferrara.

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