Massimo, cosa sono quei 50 milioni di euro?

Per cominciare, rimane l’enigma di quei 50 o 48 milioni di euro, incassati all’estero e su conti cifrati, per presunte parcelle professionali. è una somma enorme, quasi 100 miliardi di vecchie lire, che obbliga a due domande. Davvero il vertice della Lega delle cooperative non ne sapeva niente di niente, come ha dichiarato alla ‘Stampa’ il presidente Giuliano Poletti? E davvero quella montagna di soldi era destinata soltanto a fare di Gianni (Consorte) & Ivano (Sacchetti) due nababbi di provincia?

Queste domande generano altri quesiti che è naturale proporsi. Parte di quella iper-somma era riservata ad altre persone e per altri scopi? è possibile che si trattasse di una super-tangentona da dirottare, per esempio, verso il Botteghino o i suoi dintorni? Vannino Chiti, il solo dirigente rimasto a fare la guardia al bidone di via Nazionale e dunque l’unico a dover parlare nelle vacanze di fine d’anno, ha replicato con sdegno: “Per l’onore del partito, non tolleriamo schizzi di fango”. Forse avrà  ragione, ma l’anatema contro gli schizzi di fango l’ho sentito molte volte nei due anni ruggenti di Tangentopoli. E quasi sempre si scopriva che erano schizzi di soldi, e spesso schizzi grossi e grassi.

Anche l’arcipelago delle Coop rosse si presta agli stessi dubbi. L’elettore critico di sinistra, quello pieno di se e di ma, si chiede: è possibile che tutto si riduca ai due presunti geni del male, con quelle maschere facciali da commedia dell’arte, il tronfio Consorte e lo spiritato Sacchetti? Oppure c’è dell’altro? La procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati l’Unipol per non aver saputo prevenire i reati che sarebbero stati commessi da suoi dirigenti. Ma l’elettore malmostoso va più in là . Intravede troppi miliardi in nero, troppe tasse non pagate, troppi guadagni in Borsa grazie a manovre illecite, troppe alleanze indecenti rispetto alla conclamata etica cooperativa. E scopre una grande fogna, stavolta non in casa del Berlusca, bensì in casa propria.

In questa pozza nauseabonda affonda per sempre ‘il complesso dei migliori’, come l’ha chiamato il sociologo Luca Ricolfi. Ossia la convinzione della sinistra di essere eticamente migliore della destra, una sicurezza ferrea e ben radicata in gran parte della nomenklatura diessina e in tanti dei suoi elettori. Ma dal male può venire un bene. La tragedia Unipol dovrebbe spingere i leader della Quercia più accorti e umani, e per primo Piero Fassino, a dare un taglio a tutto l’armamentario che spesso rende sgradevole (e antipatica, per dirla con Ricolfi) la sinistra italiana.

Lo conosciamo questo groviglio di vizi pubblici, per averlo incontrato e descritto molte volte. Un fenomenale complesso di superiorità , da sbattere in faccia ad alleati e avversari. La spocchia personale. La puzza sotto il naso. L’irrisione e l’esclusione di chi non sta al gioco. La sicurezza arrogante di essere insuperabili, come il tonno dello spot, nel governo, nell’amministrazione, nella manovra politica, nell’analisi intellettuale, nell’onestà . Il considerare ogni critica un complotto orchestrato da una Spectre nemica del partito.

Ecco la robaccia che trasforma un dirigente in un ras. Ma la Quercia può essere un partito di ras? Penso proprio di no. I ras stancano la gente e allontanano i voti. Furbetti e citrulli, attenti a non stancare. Favorite soltanto la vostra rovina. E quella della vostra parrocchia.

Sono parole di Camelot?

Macchè, sono parole del sinistro Gianpaolo Pansa, tratte direttamente dall´Espresso.

Il quesito rimane, ed è sempre lo stesso: Massimo, cosa sono quei 50 milioni di euro?

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