Amo il meticciato

Vi dirò, a me il meticciato piace. E anche tanto.

Amo il colore, la contaminazione, il sincretismo e lo specchiarmi in cose che in apparenza mi sembrano diverse da me. Amo stupirmi del fatto di essere uguale, ad ogni altitudine e longitudine, a chiunque altro.

Amo trovare la logica e il punto di contatto, tra realtà  apparentemente in conflitto. E invece poi così raffinatamente unite da un “soffio miracoloso”.

Sarà  perché vivo in Occidente, in una terra di ricchezza e di bellezza. Di dominio e di schiavitù. Di cultura e di guasconi.

Sarà  perché dietro questa bellezza vedo la sublime decadenza dei tempi, e la via d´uscita non è a portata di mano. Sarà  perché è già  accaduto migliaia di volte, e da per sempre accadrà , ma io al di fuori del meticciato, dell´intreccio tra popoli e culture, religioni ed abitudini, non vedo salvezza.

Sfugge alla mia logica, la necessità  di alzare barriere e di chiudersi. Sfugge alla mia logica il bisogno del “rimarcare” la mia identità :

Ho colonizzato il mondo, l´ho dominato, gli ho insegnato l´arte e la cultura. La politica e la scienza.
Non c´è un popolo sulla faccia della terra che non debba ringraziarmi almeno una volta. Non a me, in quanto tale, ovviamente. Ma a me in quanto Italiano.

E se chiunque mi deve chiedere grazie perché sono Italiano, ancora di più deve farlo perché Napoletano.

Complessi? Inferiorità ? E verso chi?

I Capi di Stato di questo Pianeta, quando amano farsi riconoscere come uomini di classe e di stile, indossano le cravatte del mio concittadino Marinella.
Ho insegnato loro la bellezza dell´ottimismo, e gli ho venduto, quando m´è girato, anche l´aria di Napoli in bottiglia. E l´hanno comprata anche a caro prezzo!

La Cina è un “modello economico di concorrenza sleale” per il mondo intero?
E i mercanti della mia città , la “Cina” l´hanno inventata qualche diecina di lustri prima!

Siamo seri. Cosa dovrei temere?

Che m´impongano usi e costumi che disapprovo?
E io lo Stato cosa ce l´ho a fare?
Le leggi a cosa servono?

Gli ospiti s´accomodano, accettano la mia ospitalità  e le mie abitudini. E se non amano le “regole della casa”, li faccio accomodare gentilmente fuori.
E´ così tanto un problema?
Assolutamente no!

Anche perché, amici cari, qui non si figlia più. E delle due l´una: o accettiamo il suicidio, o accogliamo l´amico straniero.
Terzium non datur!

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