Bertinotti urla scempiaggini perché non avrà  la Presidenza della Camera

E un giorno parla di aumento della tassazione sui grandi patrimoni;
e un altro parla dell´incremento del prelievo sulle rendite finanziarie (comprese quelle dei poveri cristi che investono 10.000 euro in Bot);
e un altro ancora propone l´esproprio proletario delle terze case per darle agli sfrattati; poi si mette a “disturbare” candidando il travestito Luxuria, il fancazzista Caruso, poi minaccia di fiancheggiare i no global e i vari nazicomunisti che vogliono sabotare le Olimpiadi invernali che tra qualche giorno avranno inizio.

Insomma, un Bertinotti di lotta, più che un Bertinotti di Governo.

Beninteso, il toscanello in bocca e il cachemirino mica li ha abbandonati.
Assolutamente no, è solo che al subcomandate Fausto “brucia”! E anche parecchio!

A quanto si narra, per problemi di “distribuzione” del potere interno ai Ds, a Bertinotti non potrà  più essere “data” la Presidenza della Camera dei Deputati, cui il nostro Faustino mirava.

A questo “sgarro” sarebbero legate le farneticanti uscite di questi giorni, dal sapore vetero rivoluzionario, sia pur condite in salsa fancazzista.
Chè il Partito di Rifondazione Comunista, di nullafacenti ne ha un cumulo:

si pensi solo a Giovanni Russo Spena, il mio concittadino che da circa 30/35 anni siede “ininterrottamente” in Parlamento. Dopo essere stato anche Deputato di Democrazia Proletaria. Gli piace il danaro a questi qui! E la poltrona non la abbandonano!

Ma non è di questo che vogliamo parlare, quanto dell´enorme imbarazzo che sta creando Bertinotti all´interno dei Ds, della Margherita e allo stesso Prodi.

La paura che monta, è che queste uscite “sovversive”, se da un lato aiutano Rifondazione Comunista, dall´altra allontanano gli elettori moderati.

E siccome siamo in Italia, e ci sono più “elettori moderati” che persone intelligenti, la parte “liberale” del centrosinistra inizia a temere contraccolpi.

Noi le risate ce le stiamo facendo, perché siamo convinti che questi qui, altri due mesi di campagna elettorale non la reggeranno.

Il problema però, rimane sempre lo stesso: ma un programma condiviso, questi qui, ce l´hanno oppure no?

No, perché a guardare qui non si direbbe, ma nemmeno a guardare qui, oppure qui, o ancora qui, ma volendo anche qui, oppure qui.

Poi uno se ha dubbi ancora, legge qui, e gli sono definitivamente fugati:

Il programma dell’Unione, una bozza da rifare
di Alfonso Gianni, deputato di Rifondazione Comunista

Le 274 pagine della “bozza finale” del programma dell´Unione andranno complessivamente riscritte, malgrado i tempi strettissimi che ormai ci separano dalla convocazione delle assemblee regionali finora previste per il 4 febbraio. Ma non c´è altra alternativa, se si vogliono vincere le elezioni. Come mai si è giunti a questo punto di crisi, dopo la conclusione dei tavoli di lavoro e l´andamento del seminario perugino facevano supporre uno stato più e meglio avanzato nella definizione di un testo unitariamente condiviso?
La domanda è più che lecita e merita una risposta precisa, anche per fugare l´impressione che si fosse ecceduto in precedenza in valutazioni troppo ottimistiche. Il giudizio negativo sull´attuale testo si può articolare in tre punti.
Primo. La cosiddetta riscrittura più sintetica del testo e l´assemblaggio delle sue varie parti, frutto del lavoro di ben 12 tavoli tematici, sono in realtà  stati fatti intervenendo corposamente anche sui punti su cui si era raggiunto un accordo dichiarato, fino a stravolgerne il senso. Per quanto ci riguarda ne abbiamo contati ben 47, e non si tratta di puntigliosità  formalistiche.
Non penso davvero che la responsabilità  sia da addossare al coordinatore generale della cosiddetta cabina di regia, On. Andrea Papini, né tantomeno allo staff tecnico.

Mi pare inevitabile pensare che vi sia stato un intervento politico teso a dare una sterzata destrorsa all´intero testo.

Non altrimenti si potrebbe giungere a cancellare la parola “occupazione” dal capitolo Iraq, o la proposta di una commissione di indagine sui fatti di Genova; o l’ introduzione di un atteggiamento ambiguo sulla sorte del progetto del ponte sullo stretto di Messina, sulla precarietà  o sulla democrazia sindacale e via dicendo.

Su queste precise questioni – come su molte altre – si era giunti a definizioni, parola per parola, condivise e per giunta di per sé sintetiche. Il loro stravolgimento può avere solo cause politiche. Ed è in quella sede perciò che il testo deve essere ridiscusso.
Secondo. Alcuni aspetti, peraltro della massima importanza, non avevano trovato una conclusione unitaria ai tavoli. Come ho già  scritto in dicembre su Aprileonline.info, si tratta di temi fondamentali di politica economica. Su queste questioni in particolare pareva si fosse trovato un accordo di riscrittura tra i segretari dei partiti a conclusione della seconda giornata del seminario di Perugia. Ma il risultato contenuto nella bozza finale travolge quella intesa. Infatti, vi è una sorta di cappello introduttivo che ribadisce, giustamente, l´impossibilità  di praticare una politica dei due tempi, per intenderci prima il risanamento, cioè i sacrifici, e poi lo sviluppo, che però viene ampiamente contraddetto nelle parti successive, dove si ribadisce la totale aderenza alla logica del rientro del deficit entro i parametri del Patto di Maastricht, che viene considerato come la stella polare delle politiche economiche nazionali.

Ne conseguono ovviamente una serie di conseguenze, sul terreno delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni e della concezione stessa della crescita che riecheggiano – lo si voglia o no – classiche formulazioni liberiste.

Terzo. La questione delle pensioni è stata forse la più controversa ai tavoli. Ora posso dire che la formulazione contenuta nella bozza finale è forse la peggiore che ci si potesse aspettare, tenuto conto anche delle precedenti discussioni.

Sparisce l´incremento immediato delle pensioni minime (quello promesso ma largamente disatteso dall´attuale governo); rifà  capolino l´aumento dell´età  pensionabile; si propone l´immediata estensione a tutti del metodo contributivo.

Insomma un complesso di proposte che si scontrano con le posizioni dei sindacati. Se dovessero prevalere non ci sarebbe da stupirsi se ci troveremo di fronte ad uno sciopero generale contro il neonato governo di centrosinistra.
Mi pare che quanto detto sia più che sufficiente per tornare con pazienza e reale volontà  unitaria a riunirsi per trovare quell´intesa programmatica capace di chiamare al voto a sinistra chi lo ha abbandonato e senza il cui contributo appare ardua la vittoria contro le destre.

P.S.: e in più, ieri, la Bonino si è alzata dal tavolo dell´Unione perché disapprovava il programma. Mentre Mastella s´è rifiutato di sedersi con la Bonino presente. Il tutto condito dalle urla di Rutelli. Ho detto tutto 🙂

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