Gianpaolo Pansa sostiene che Bertinotti farà  cadere nuovamente Prodi

Riportiamo dall´Espresso:

C’è una strana inversione di ruoli all’interno dell’Unione. Un paio di settimane fa, passata la fase acuta dell’aviaria Unipol, il vertice del centro-sinistra si mostrava ottimista sull’esito delle elezioni. Al contrario, la base sembrava atterrita dagli spettri di Consorte & Sacchetti, con il contorno di vecchie storiacce, Telecom compresa. Oggi la base unionista, che incontro tutti i giorni al bar o per strada, si mostra sicura di mandare Silvio Berlusconi a Tahiti. Mentre gli alti comandi dell’Unione cominciano a pensare che non sarà  tanto facile agguantare la vittoria. Perché la macchina del centro-sinistra viaggia a due velocità ? Di motivi il Bestiario ne vede soprattutto tre.

Per cominciare, la prima fase della campagna di Berlusconi ha lasciato tutti a bocca aperta. Il Cavaliere ha imposto i problemi da agitare, ha invaso le tivù, ha fatto lo show-man, mestiere che nel paese dei mandolini funziona sempre. Di sicuro non ha strappato un voto a Romano Prodi. Ma non era questo il suo obiettivo. Il Berlusca voleva gasare i propri elettori più smonati, rimasti a casa alle europee e alle regionali. E convincerli della necessità  di andare alle urne il 9 aprile. Ha cominciato a riuscirci? Credo di sì. Per questo penso che insisterà . Lui vuole un’alta affluenza ai seggi. Ha detto: con l’85 per cento dei votanti, vinco. Ecco la strategia che fa venire i brividi ai capi dell’Unione.

I quali capi unionisti di brividi ne provano degli altri quando guardano all’interno delle loro tende. Il centro-sinistra è un insieme di ben dodici partiti. Sono tanti, ma sempre meno di quelli del centro-destra che sono quattordici. Tuttavia, nella dozzina di reparti al seguito di Prodi ce n’è uno che potrebbe essere il verme nella mela dell’Unione. I lettori del Bestiario sanno di chi parlo: della Rifondazione del Parolaio Rosso. Avete dato un’occhiata alle cronache di questi giorni? Sono piene di segnali inquietanti, veri e propri messaggi da toccare ferro.

Proviamo a riassumere. Il caso del no global Francesco Caruso, futuro deputato in passamontagna. Le dichiarazioni del candidato Marco Ferrando sul diritto degli iracheni di accoppare i nostri soldati, una replica dello slogan ‘Dieci, cento, mille Nassirya’. Lo stato d’animo super-cazzuto dei rifondaroli che verranno eletti (soltanto alla Camera dovrebbero essere sessanta, grazie alla legge proporzionale, invece degli undici presenti nella legislatura appena finita). E infine c’è lui, il Parolaio. L’11 febbraio il direttore dell”Unità ‘, Antonio Padellaro, ha scritto un fondo intitolato ‘La garanzia Bertinotti’. Si concludeva così: “Se si pensa al passato può sembrare un paradosso, ma, oggi, Bertinotti rappresenta una forte garanzia per il futuro governo dell’Unione. E per la sua stabilità “. Parole sante, però con ben poco fondamento.

Il Parolaio, infatti, è una garanzia quanto lo è il lupo messo a far la guardia alle pecore. Per rendersene conto, basta leggere tutti i giorni il quotidiano di Rifondazione. Guarda caso, lo stesso 11 febbraio, il titolo di apertura strillava il giudizio di Bertinotti sul programma dell’Unione: ‘Buono, ma difficile da realizzare’. Provo a tradurre: quando una parte del centro-sinistra sembrerà  al Parolaio avviato a fare scelte moderate, come quella pro-Tav, sul programma cadrà  un ordigno nucleare uscito dai laboratori rifondaroli. E tutto andrà  a ramengo.

Prodi cadrà  come avvenne nell’ottobre 1998. Una parte dell’Unione si accorderà  con la truppa di Pier Ferdinando Casini. Nascerà  un ministero centrista. Qualcuno può osservarmi: ma così il Parolaio si sarà  dato la zappa sui piedi. Rispondo: niente affatto, a lui non interessa il governo, ma soltanto l’agitazione politico-sociale, per tenere alta la tensione, raccogliere lo scontento e mostrare i muscoli. Del resto, è quello che Bertinotti ha sempre detto. Dunque, un’alleanza Fassino-Rutelli-Casini sarebbe una manna per lui.

Fantapolitica? Spero proprio di sì. Ma non ce lo vedo il Parolaio che tiene fede ai patti anche contro la metà  del proprio partito. Di lui bisognava fare a meno subito: ecco un mio vecchio chiodo. Prodi e C. non hanno osato prendere questa strada, rischiosa certamente, come lo sono tutte le scelte nette. Adesso è troppo tardi. E non resta che affidarsi a Santa Scarabola, che protegge le imprese quasi impossibili.

C’è infine il mistero del Senato. è vero che esistono tre o quattro regioni nelle quali il premio di maggioranza andrebbe al centro-destra? Si parla del Piemonte, del Friuli-Venezia Giulia, del Lazio e della Puglia. Montecitorio con un colore, Palazzo Madama con un altro. Uno scenario da bunker di Berlino 1945, ma senza russi e americani che avanzano. Il Cavaliere ci conta molto. Però i sondaggi dicono che è una speranza vana. Non possiedo sfere di vetro per capire se abbiano ragione o no. Mi auguro sempre che il Professore vinca. Agli incubi che dopo si presenteranno non voglio neppure pensare.

E meno male che le dice anche lui che è di sinistra, queste cose!

Ma io mi chiedo: ma il Paese può permettersi un governo instabile come quello che l´Unione riuscirà  ad esprimere?

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