Non esisto: Dunque sono

La parola a Carmelo Bene:

Non esisto: dunque sono. Altrove. Qui.
Dove? M´apparve il sogno ad occhi aperti
Di Lei che non fu mai
Colei ch´è mai vissuta e mai morì

Questa inquietudine dei non-morti
Che mi dice di muovermi sonnambulo
Dalla mia semichiusa bara-letto?
M´alzo nella mia stanza sconfinata di terra umana.
Sono a tratti il mio stesso abito nero dell´occasione
Ogni volta definitiva.

Che mi ridesta dalla mia aristocratica inumazione prematura?
La dottrina dei morti definitivi mi comanda i miei
Abituali esercizi
Che, ormai soli, mi dispensano dalla umana energia
Volitiva,
Dalla logica vanità  delle occasioni d´amore,
Del mondo in quanto rappresentazione.
Perché non-morto? Perché non ancora?
Che mai solletica questa mia indifferenza?
Quali voci (di donna?) tesse il vento tutt´intorno
Al maniero-figura
Della mia estetica derisione quasi assoluta?
Chi mi pensa? Che mai inquieta i non-morti?

E il non-morto è difatti prostrato ai piedi d´una
Immensa cornice vuota. Questa immensa cornice
Non ritaglia l´immagine di Lei che non fu mai.
E non serve nemmeno da specchio al vampiro,
Poiché i vampiri non si riflettono.
E qui, sull´aria di quasi una confessione:

Se il non-morto non fosse pensato, evocato dall´incosciente
Narcisismo delle sue “vittime” che poi, “vampirizzate”,
Puntualmente ritirano il proprio spavento,
Non si sognerebbe nemmeno di lasciare il
Suo ricercatissimo letto funebre (ferma restante
Quella sua preghiera inesaudita di non svegliarsi
Mai), così come il dandy non s´atteggerebbe affatto,
Se non fosse guardato.

Carmelo Bene

da Opere, con l´Autografia d´un ritratto

° 

Leave a Comment