Gianpaolo Pansa non si fida dell´Unione. Dategli retta

Dall´Espresso:

Vi sarà  capitato di entrare in una casa dove tutto è perfetto e tirato a lucido. Poi inciampate in un tappeto e vedete levarsi una nuvola di polvere. Che cosa c’è dietro questa sorpresa? C’è la fretta pasticciona di una padrona di casa che ha pensato di eliminare la polvere in quel modo sbagliato. Succede anche in politica. Quando non si chiariscono i problemi per tempo, ad esempio dentro un’alleanza elettorale, l’uso corrente è di rinviarli o, peggio, di nasconderli. Nella speranza, spesso fallace, di poterli risolvere dopo, spesso in un dopo destinato a non venire mai.

Mi ha sorpreso che due politici assai lontani fra di loro, ma in teoria legati alla medesima coalizione, abbiano usato l’immagine della polvere sotto il tappeto per indicare le questioni lasciate irrisolte dall’Unione. Lo hanno fatto lo stesso giorno, il sabato 18 febbraio, ed entrambi per lanciare un allarme, sia pure di tono diverso.

Il primo è il senatore diessino Franco Debenedetti. In un intervento sul ‘Riformista’, a proposito del rebus della Tav o dell’Alta velocità  in val di Susa, abbandonato nel limbo dal programmone unionista, ha scritto: “In una coalizione in cui sono presenti forze con identità  diverse, e alcune molto diverse, di argomenti controversi se ne troveranno un bel numero. E saranno guai seri se prevarrà  il riflesso di cacciare i problemi sotto il tappeto, anziché discuterne apertamente”.

Il secondo politico a evocare la polvere nascosta è il capo della più forte fra le correnti di minoranza della Rifondazione comunista, Claudio Grassi. Intervistato da Roberto Scafuri del ‘Giornale’, ha parlato fuori dai denti: “Il programma dell’Unione è troppo ambiguo. Invece di affrontare subito i nodi, si è preferito nascondere la polvere sotto il tappeto. E ora Rifondazione si trova ingabbiata, per giunta nell’impossibilità  di fare come nel 1998”, quando Bertinotti rovesciò il governo Prodi e mandò il Professore a casa.

La conclusione di Grassi, che immagino troveremo nel nuovo Parlamento con altri rifondaroli che la pensano come lui, è da brividi: “Ma prima o poi le mine scoppieranno. Sono piuttosto pessimista. Spero di sbagliarmi, ma rischiamo di trovarci nelle condizioni di votare leggi in contraddizione con il nostro elettorato, oppure di passare per i soliti guastafeste”.

Insomma, tanta polvere sotto i tappeti, ma soprattutto polvere da sparo. Chi segue il dibattito interno a Rifondazione comunista attraverso ‘Liberazione’, un quotidiano ben fatto e sempre ricco di sorprese, non può non sentire certi campanelli d’allarme. Che a volte squillano al piano più alto: quello dove siede il leader maximo, Fausto Bertinotti.

Il giorno successivo alle mine evocate da Grassi, ossia domenica 19 febbraio, ‘Liberazione’ si apriva con un lunga intervista al Parolaio Rosso, scritta da Rina Gagliardi e riassunta così nel titolo: ‘C’è chi ha paura di una vera svolta riformatrice’. Bertinotti vi spiegava che Rifondazione è al centro di un’offensiva condotta da molti attaccanti. E “l’attacco più insidioso, e intenso, ha il suo nucleo nelle ali moderate della stessa coalizione di centrosinistra. Perché lo fanno? Non ci si può sbagliare. Lo fanno per il timore che, insieme alla vittoria elettorale dell’Unione, ci possa essere una vera svolta riformatrice. Hanno paura che, dopo il 9 aprile, si avvii una nuova stagione: non solo la sconfitta di Berlusconi e l’uscita dal ciclo economico e politico degli ultimi cinque anni, ma la volontà  di invertire la strada degli ultimi venti anni”.

La conclusione la dedico a quei lettori del Bestiario che mi rimproverano di avere la fissa del Parolaio. Attenzione: da quando è stato riammesso a tavola, dopo aver rotto i piatti del primo governo Prodi, Bertinotti sta diventando un commensale sempre più esigente. Lui ha mantenuto la sua solita idea conflittuale dell’alleanza: sostiene che il vero nemico è in casa (i moderati dell’Unione) e non fuori. E si batterà  affinché il secondo governo Prodi, ammesso che nasca, abbia un tono radicale tanto forte da cancellare l’ultimo ventennio della storia politica italiana (ma avrebbe potuto dire anche trentennio o quarantennio, perché no?).

Ecco perché non è eccessivo immaginare uno scenario di guerra continua dentro la futura maggioranza di governo. è necessario votarla, questa benedetta Unione. Ma con la consapevolezza che, sotto il tappeto, la polvere da sparo è davvero tanta. Pensiamo alle molte scelte che posso essere fonte di contrasti anche gravi: alla politica internazionale, fiscale, sociale, del lavoro, della famiglia, della casa, dell’energia, delle grandi opere.

D’accordo: Prodi è un gattaccio astuto, ha buoni artigli e saprà  navigare a vista. Bisogna confidare in lui. E anche nel Berlusca e nelle maschere grottesche alla Calderoli. Che la sorte ci conservi il Professore per i buoni motivi che sappiamo. E ci conservi, sino al 9 aprile, anche gli altri due per i motivi opposti.

Nota a margine

L´onestà  intellettuale di Gianpaolo Pansa è straordinaria.

Potrebbe tacere e accodarsi al carro dei vincenti, e invece preferisce dire le cose che vede e che considera certe: l´Unione non riuscirà  mai a governare questo Paese.

L´Unione è incapace di esprimere politiche serie e riformiste.

L´Unione è troppo divisa al proprio interno: non ha un´unica linea economica, un´unica linea per la politica internazionale, un´unica linea per le politiche sociali, un´unica linea per le politiche del lavoro, un´unica linea per le politiche di ammodernamento del Welfare, un´unica politica per la famiglia.

L´Unione è una truffa. Peggio: è il precipizio!
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