Consorte e i 22 milioni esentasse. Giusto per non dimenticare

Intervista a Giovanni Consorte

Da la Repubblica del 20 febbraio:

Ammetterà , ingegner Consorte, che quei premi che le sono stati concessi da Chicco Gnutti (Hopa) a insaputa di Unipol e parcheggiati all´estero in attesa di rientrare con lo scudo fiscale non sono belli a vedersi.

E perché? Io la mattina mi guardo tranquillamente allo specchio. Nel lavoro fatto per Hopa di Gnutti durante l´acquisizione e poi la vendita di Olivetti, ho fatto anche gli interessi di Hopa e ho dato in quella compagine azionaria anche maggiore valore alla piccola partecipazione di Unipol. Il mondo cooperativo non deve dimenticare che sarà  sempre in debito di riconoscenza con Hopa. Per dirne una, Hopa ha investito, su richiesta, fino a 750 milioni di euro a favore di Unipol, mentre Unipol ha investito in favore di Hopa fino a 350 milioni di euro. Certo, in Unipol mi si può dire e mi hanno detto: “Non ci hai informato di quei premi e dunque viene meno la fiducia”. Nulla da dire. Ne prendo atto. Anche se la vicenda potrebbe essere controversa. Ma non credo e non ho mai creduto all´eguaglianza tra diseguali. Dopo aver lavorato, oltre che per l´Unipol, anche per il mondo cooperativo per oltre 30 anni, risistemando catastrofici disastri aziendali e salvando circa 15 mila posti di lavoro, nessuno può rimproverarmi che è immorale aver accettato un premio per il lavoro svolto a vantaggio dei soci di Bell e di Hopa oltre che naturalmente per gli azionisti di Unipol“.

Lei si rende conto che questa suona come una bestemmia per il popolo di sinistra, e forse tra chi di sinistra non lo è in un Paese dove molti hanno il problema della stenta “quarta settimana” quando si fa fatica ad arrivare a fine mese?

E´ un problema che mi angoscia e continuerò il mio impegno sociale nelle forme e nei modi più opportuni che riuscirò a individuare. Io per 14 anni ho lavorato 12 ore al giorno guadagnando la metà  dei miei concorrenti diretti sul mercato. E l´ho fatto di buon grado perché questo faceva parte della mia appartenenza convinta al mondo cooperativo. Oggi, per, ci si scandalizza del mio premio di 22 milioni di euro per una consulenza privata nella compravendita Telecom che, per citare un solo numero, ha portato a Bell un utile netto di 3 mila e 400 miliardi di vecchie lire. Vedo che a scandalizzarsi sono gli stessi che non hanno nulla da dire su stock option da 17 milioni di euro l´anno, su stipendi da 5 milioni di euro lordi l´anno o parcelle da 43 milioni di euro. Naturalmente tutti uomini che si dicono di sinistra“.

Converrà  comunque che le cifre della sua vicenda irritano e indignano gli elettori del suo partito di riferimento, i Ds.

Qui, signori miei, c´è una questione politica e culturale irrisolta nella sinistra: il rapporto tra ricchezza e socialità . Se uno è di sinistra deve essere necessariamente povero? La sinistra si consegna con il suo ideologico pauperismo a essere sempre maggioranza relativa e forse di governo, ma poi governa veramente? Che cosa significa essere di sinistra e stare nel mercato? Fare della demagogia? Certo, Unipol può anche tenere basse le sue tariffe, ma poi si indebita e fallisce, come sono state prossime al disastro tante avventurose imprese cooperative. Voglio dire che l´economia di un Paese non è determinata dai buoni propositi, da una legge finanziaria o da chi la scrive, ma da chi produce punti di Pil. Se non sei presente lì dove il Pil si forma, puoi anche vincere le elezioni, ma sarai sempre salmeria e mai sulla linea del fronte. Il Labour si è liberato di questo problema. Perché o tu sei all´interno di meccanismi reali dell´economia che determinano la situazione del Paese e dunque governi davvero; o puoi anche vincere le elezioni, ma non governerai mai effettivamente“.

E già ..

Il nostro commento lo affidiamo ad una lettera del Professor Luigi Spaventa (uomo de´ sinistra), inviata e pubblicata da Repubblica il 22 febbraio:

Caro Direttore, in un´intervista a Repubblica del 20 febbraio l´ing. Consorte, ex capo esecutivo di Unipol, lamenta che ci si scandalizzi di un “premio di 22 milioni di euro per una consulenza privata” resa ad altra società  e, notando che “il rapporto fra ricchezza e socialità ” è “una questione politica e culturale irrisolta nella sinistra”, si chiede: “Se uno è di sinistra deve essere necessariamente povero?”.
Certo che No. Ma la questione irrisolta per il lettore dell´intervista che ancora crede nel dovere di pagare le imposte è un´altra.
Per una prestazione professionale a terzi si presenta solitamente una parcella; l´importo liquidato, da cui si detrae in acconto il 20% di imposte, viene denunciato in sede di dichiarazione annuale dei redditi per calcolare il saldo di imposta dovuto (a un´aliquota del 43% considerando la cifra). Quella particolare consulenza privata fu invece remunerata in altro modo: costituendo operazioni finanziarie che rendessero un capital gain di, appunto, 22 milioni, su cui fu pagata (almeno quello, speriamo) un´imposta del 12,5%: al fisco furono sottratti in tal modo almeno 6,7 milioni.
Per carità , ci si arricchisca pure (se le società  consentono ai loro esponenti esecutivi di fare un doppio lavoro): ma lo si faccia pagando il dovuto allo Stato, tanto più “se uno è di sinistra”, considerando quanto si predica sulla lotta all´evasione.

Parole sante..

° 

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