I blog sfidano il New York Times e lo battono con due anni di anticipo

Voglio proporvi un interessante articolo apparso ieri sul Foglio, a firma Claudio Cerasa, e che tratta un argomento caro a tutti noi: i blog.

Buona lettura:

Servivano cinque anni ma ne sono bastati tre. Era il 2002 quando Dave Winer uno dei primissimi creatori al mondo di weblog (il suo primo blog fu messo on line nel febbraio di dodici anni fa), ideatore del portare weblogs.com (venduto pochi mesi fa per due milioni di dollari) e programmatore di Internet 2.0, lanciò la sua sfida.

Lui contro il New York Times. Il suo blog contro la struttura di news on line più forte degli Stati Uniti. Winer contro Martin Nisenholtz, in quei mesi chief executive del NYT digitale. “Nelle ricerche delle cinque parole chiavi o delle frasi che riassumano i cinque eventi più rappresentativi del 2007, i weblogs si troveranno più in alto del sito del New York Times”.

I blog meglio dei mezzi di informazione tradizionali. Tradizionali , quindi (secondo Winer) datati. Passati. Lontani dalle necessità  e dai veri bisogni degli utenti di tutto il mondo Internet. Che secondo Winer trovano invece nel blog quello spirito dello “scrivere per l´amore dello scrivere” e non dello scrivere per l´amore dell´essere pagati per scrivere.

Robin Sloan e Matt Thompson hanno creato un filmato al Museum Of Media History, sostenendo che entro il 2015 il New York Times, e gli altri media tradizionali su carta, moriranno.
Nascerà  Googlezon (un´alleanza tra
Google e Amazon) e le informazioni verranno prese direttamente dai blog dei nuovi editor freelance. Ma la sfida (e la minaccia) non è legata solo al NYT. Sono i citizen media (i media dei cittadini) contro i media classici. I media fatti in casa contro i colossi dell´informazione. E non c´è investimento che possa contrapporsi a questo confronto.

Perché la posizione delle pagine che si trovano sui motori di ricerca (eccetto quelle a pagamento per le quali si paga, per l´appunto, per posizionarsi meglio) hanno una natura totalmente democratica.

Il pagerank non è nient´altro che il grado di popolarità , il rango di una pagina, e viene calcolato conteggiando il numero di click che arriva su un sito. E´ un processo meccanico, matematico. Più utenti cliccano su una pagina (e sui link, sui collegamenti di quella pagina) più quella pagina acquista popolarità .

Ma la scommessa di Winer non è una semplice scommessa algoritmica. I blog, secondo lui, saranno più forti perché più seguiti e più apprezzati dei classici mezzi di informazione.

“Gli utenti sceglieranno i blog”, predica Winer. “I blog sono il futuro”. Ma per Martin Nisenholtz il futuro non sembra essere fatto solo dai blog. Anche da questi, ma in parte.

Secondo il vicepresidente dell´area digitale del NYT (che da pochi giorni ha chiuso l´archivio gratuito alle sue pagine), i lettori sono alla ricerca di fonti di cui fidarsi. I lettori hanno bisogno di media di cui fidarsi. “Ma i lettori sono stanchi di fidarsi troppo”, critica Winer.

Nisenholtz, nel dubbio, sui blog continua a investire tempo e denaro. A inizio febbraio ha comprato (insieme ad about.com) il New York Times Annotated. Un sito che seleziona gli articoli del NUT, li legge, trova gli errori, cerca gli spunti più interessanti e poi li annota a margine.

Sul sito longbets.com (dove la scommessa tra Winer e Niesenholtz è stata lanciata ufficialmente e dove i due sfidanti hanno puntato 1000 dollari a testa) il 66 per cento degli internauti la pensa esattamente come Winer. Servivano cinque anni, ma Winer non ha resistito.

Ha provato, ha cercato Katrina e New Orleans (“hurricane latrina”), i cambiamenti nella Corte suprema americana (“harriet miers”), le bombe di Londra (“London bombing”), le prime elezioni irachene nel dopo Saddam (“Iraq election”), la morte di Terri Schiavo (“Terri Schiavo”), la morte di Giovanni Paolo II e la nomina di Benedetto XVI (“pope John Jaul II death”), il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza (“Gaza withdrawal”) e tutte le indagini su Judith Miller, Valerie Plamme (“scooter liba indicted”).

Winer ha cercato le otto più importanti notizie del 2005 su Google. Nel 2005, non nel 2007.

I blog, i citizen media (tra i quali anche Wikipedia), hanno battuto i media tradizionali rappresentati dal NYT 6-2. Su Londra, sul Papa e su Israele il New York Times non compariva neppure nelle prime cento posizioni. Anche il caso della giornalista dello stesso NYT, Judith Miller, appariva prima sui blog che sul NYT.

Lo scorso 21 marzo il traffico raccolto dai cronisti dei blog di blogspot.com aveva superato quello dei giornalisti del NYT.

Sul suo blog, Winer ha annunciato di voler smettere di scrivere. “Ho realizzato tutti i miei obiettivi, ora posso anche smettere”.

Ma la scommessa di Nisenholtz non l´ha persa solo il New York Times.

Leave a Comment