La sinistra vuole la “svolta”. Prodi non si sa

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Riportiamo integralmente da AprileOnLine, periodico della sinistra interna ai Ds:° 

Sulle spiagge, titolano i giornali, sarà  un´estate brasiliana. Bene. Per la moda almeno c´è una certezza, sappiamo cosa ci riserva l´immediato futuro. Per il governo Prodi, invece, si naviga ancora a vista. Il nuovo esecutivo di centro-sinistra ha giurato fedeltà  alla Costituzione repubblicana il 17 maggio (certo la data non è delle più felici) e, a quasi un mese di distanza dal suo insediamento, manca ancora la cifra politica, l´impegno centrale, sul quale si caratterizzerà .

Il presidente del Consiglio è consapevole di non poter deludere il suo elettorato e gli italiani. “L´Italia si aspetta molto. Sentiamo il grande senso di responsabilità . Non possiamo fallire”, ha commentato Romano Prodi proprio il 17 maggio, dopo aver giurato nelle mani di Giorgio Napoletano al Quirinale. Come evitare un fallimento? Cosa fare? Qui le varie anime del centro-sinistra (e i relativi ministri) sembrano marciare ognuno per proprio conto. Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell´Economia, predica il rigore finanziario e preannuncia una manovra correttiva per avviare il risanamento dei conti pubblici devastati dal governo Berlusconi, ma nell´Unione ognuno ha la propria ricetta da proporre su come distribuire i sacrifici fra lavoratori autonomi e dipendenti, fra rendite da capitali e redditi da lavoro. Massimo D´Alema, vice premier e ministro degli Esteri, annuncia il ritiro delle truppe italiane dall´Iraq “entro l´autunno” e il governo si prepara a rafforzare la presenza militare nazionale su altri scacchieri crocevia di gravi crisi internazionali (Afghanistan, confine egiziano della Striscia di Gaza, Kosovo), mentre la sinistra radicale (Prc, Pdci, Verdi) chiede il rientro immediato.
Clemente Mastella, ministro della Giustizia, annuncia l´amnistia, un provvedimento che non piace al collega Antonio Di Pietro. La Rosa nel pugno e gran parte dei Ds premono per la libertà  di ricerca (il ministro Fabio Mussi già  ha cominciato a muoversi a livello europeo), per realizzare i Pacs (il riconoscimento civile delle coppie di fatto) e per destinare i fondi dello Stato solo alla scuola pubblica; ma il vice premier Francesco Rutelli e gran parte della Margherita pronunciano un secco no, sotto la pressione dei vescovi italiani. I Ds, la Margherita e la Rosa nel pugno vogliono modificare la legge Biagi sul mercato del lavoro per eliminare la precarietà  e non la flessibilità , mentre la sinistra radicale vuole cancellare la riforma approvata nella scorsa legislatura dal governo Berlusconi.
Nel frattempo proprio ieri sono arrivati i primi atti concreti del governo. Il ministro dello Sviluppo Economico Bersani, ha presentato un disegno di legge sulle liberalizzazioni e per “sterilizzare” gli aumenti fiscali sui prezzi al consumo dei carburanti, determinati dal boom dei rincari del petrolio. Il ministro della Giustizia Mastella ha presentato un altro disegno di legge per sospendere l´applicazione della riforma dell´ordinamento giudiziario, altra legge approvata dall´esecutivo di centro-destra negli anni scorsi.

Diverse iniziative, ma manca una cifra politica e una sintesi comune. Nel 1996 il primo governo Prodi si caratterizzò per la battaglia vincente sull´euro, nel 2001 il secondo ministero Berlusconi prese il largo sull´impegno per ridurre le tasse e per modernizzare la società , anche se poi s´impantanò nelle leggi ad personam omaggio al leader della Casa delle libertà  (e proprietario della Fininvest). Per il secondo esecutivo Prodi invece, ancora non si vede nulla del genere. Ancora non si vede un obiettivo riformista capace di dare un senso di cambiamento alla società  italiana “senza se e senza ma”.
Pietro Nenni, il 6 marzo 1962 parlò alla Camera per spiegare l´astensione del Psi al governo con la Dc delle “convergenze parallele” guidato da Amintore Fanfani. Il segretario socialista, che cercò di scongiurare la scissione dello Psiup senza rinunciare alla svolta di governo, indicò gli obiettivi di “un più alto tenore di vita, un più altro grado di giustizia sociale, maggiore libertà  e democrazia”. Con il ministero Fanfani che inaugurò la stagione del centro-sinistra (proseguita dagli esecutivi Moro-Nenni) arrivò la nazionalizzazione dell´energia elettrica, la cedolare secca, la scuola media unificata e obbligatoria. Poi seguirono l´assistenza sanitaria gratuita e universale, la riforma previdenziale, la liberalizzazione degli accessi all´università , lo Statuto dei lavoratori, il varo delle Regioni, il divorzio e l´aborto. Un programma di riforme che redistribuì il reddito nazionale, modernizzò il paese e lo rese più giusto e democratico.
Ora il governo Prodi-D´Alema-Rutelli si trova in un analogo passaggio delicato. O il presidente del Consiglio trova la forza per realizzare il programma di “riforme radicali” annunciato, oppure rischia prima la confusione e poi il fallimento. Prodi il 4 giugno, parlando al seminario a porte chiuse di San Martino in Campo, ha annunciato ai suoi ministri: “Dobbiamo avere il coraggio di osare, di stupire, di realizzare qualcosa di difficile”. Intervenendo al “conclave” del governo ha indicato l´esigenza di inviare “al paese un messaggio forte di cambiamento, ricordando di non valutare un provvedimento solo per i voti che può portare alla propria parte”.
A quando “il segno della svolta”? Sicuramente, a questo punto, a dopo il referendum del 25-26 giugno chiesto dall´Unione per cancellare la riforma costituzionale (al centro c´è la devolution e il premierato) votata dal centro-destra. In questa consultazione Prodi si gioca tutto. Se perderà  rischierà  di veder andare in frantumi il governo, se vincerà  avrà  il carburante necessario per “prendere il volo”. A patto che abbia la capacità  e il coraggio di “stupire” per annunciare e realizzare una svolta riformista.

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