Ma la riduzione del cuneo fiscale si fa o no?

Allora, buona parte della campagna elettorale per le politiche è stata giocata dall‘Unione, come tutti sappiamo, avendo come argomento forte quello del taglio del cuneo fiscale.° 

Com´è noto, il cuneo fiscale è la differenza tra ciò che l´impresa paga per un lavoratore, e ciò che il lavoratore percepisce effettivamente come stipendio. Questa per grandi linee la definizione.

Il buon Prodi c´aveva raccontato la storiella che lui, se avesse vinto, avrebbe ridotto il cuneo fiscale, in un anno, di cinque punti. Il che comportava e comporta una copertura finanziaria di 10 miliardi di euro. Una roba da fantascienza!

Va da sé che quando enunciò il suo proposito, fu ricoperto da un mare di pernacchi fragorosi.

Adesso che lui e gli altri leader dell´Unione sono al potere, inizia a complicarsi tutto: si racconta che Berlusconi avrebbe lasciato un “buco” nei conti pubblici gigantesco. Una palla clamorosa!

Che in realtà  serve solo per trovare un alibi efficace da vendere al cittadino, a giustificazione del fatto che il taglio del cuneo fiscale (almeno nella misura annunciata di 5 punti), con molta probabilità  non si farà .

Si documenterà  prossimamente su questo blog come, grazie alla riduzione delle aliquote voluta da Berlusconi, siano aumentate le entrate per l´Erario (anche se è vero che è aumentata la spesa pubblica!). Quindi la storiella del buco lasciato da Berlusconi è un clamoroso falso! Almeno nella dimensione in cui viene descritto.

Ma ritorniamo al cuneo fiscale.

In questi giorni se ne discute molto: c´è chi vorrebbe che il taglio del cuneo fosse selettivo (e cioè si vorrebbe che riguardasse solo alcune imprese, magari quelle che reinvestono in innovazione e ricerca), c´è chi vorrebbe che riguardasse soprattutto (o totalmente) i lavoratori, e c´è chi invece vorrebbe che riguardasse soprattutto le imprese.

Ma c´è anche, a sinistra, chi la riduzione del cuneo non la vorrebbe affatto: mi riferisco a Guglielmo Epifani, leader della Cgil.

A tal riguardo il leader sindacale ha detto:

Se si pensa di fare, come si dovrebbe, un intervento selettivo, equo e non a pioggia, non è quello lo strumento giusto“.

Ad avviso di Epifani sarebbe più giusta: “Una riduzione più contenuta del cuneo, un´operazione sull´Irap, una sul fisco per i redditi da pensione e da lavoro“.

Come si vede, a sinistra non brindano affatto per la riduzione del cuneo fiscale.

Tuttavia l´argomento cuneo fiscale, data l´entità  preannunciata del suo taglio, “viaggia” di pari passo con altre questioni estremamente importanti.

Per trovare questi 10 miliardi di euro, si dovrà  pure fare qualcosa. Tagliare da qualche parte.

Ed è su questo qualcosa che nel centrosinistra si è completamente divisi, tanto per cambiare.

Ieri Nicola Rossi, deputato, economista ed ex consulente economico di D´Alema quando era Presidente del Consiglio, ha proposto una cosa da seguire con attenzione: il prepensionamento di 100 mila dipendenti pubblici.

Cioè a dire:

Il problema in Italia va affrontato in termini leggermente diversi. La pubblica amministrazione nel nostro Paese è non soltanto pesante, ma anche molto meno efficiente rispetto alla media del resto d´Europa. Ne consegue che non si può pensare di ridimensionare gli apparati pubblici semplicemente, come si è fatto finora, bloccando il turnover. Basterebbe fare quello già  fatto in alcune grandi imprese private che hanno dovuto affrontare una dura fase di ristrutturazione aziendale. Un massiccio piano di prepensionamenti. Ecco la soluzione. Ogni dipendente pubblico in pensione costa il 65% di quello che costerebbe se restasse al lavoro. Il risparmio per l´Erario sarebbe quindi di circa il 35%, e questa cifra potrebbe essere utilizzata per assumere giovani, iniziando così un necessario ricambio generazionale“.

Quando tuttavia si fa notare a Nicola Rossi, che se usi ciò che risparmi con il prepensionamento, per assumere altri giovani in realtà  non risparmi affatto, allora l´economista si corregge:

Prepensionando 100 mila dipendenti anziani si potrebbe assumere, che so, 20 mila giovani. In questo modo si otterrebbe comunque un ridimensionamento degli organici attuali, con un oggettivo risparmio per il bilancio“.

Insomma quelli dell´Unione “sparano” un po´ troppe cifre a caso, e quando un intervistatore se ne accorge, rettificano subito. Un esempio tangibile di serietà  al governo!

Ma non basta. Perché la proposta di Nicola Rossi fa infuriare Enrico Morando, esponente liberal dei Ds, il quale di fronte al quesito sulla bontà  del prepensionamento, risponde:

Ne dubito. Se il sistema delle imprese vede che lo Stato ricorre a questo strumento, si scatenerebbe un effetto emulazione: tutti vorrebbero applicarlo. Ci siamo scordati di quando si andava a riposo con 14 anni, 6 mesi e un giorno? Ne paghiamo ancora le conseguenze“.

Appunto!

Ma non solo, perché oramai la linea del governo la decide Luca Cordero di Montezemolo (noto proletario!), che al termine di un incontro con Prodi ha dichiarato:

è stato un incontro positivo nel senso che il premier ha confermato l’impegno di intervenire con una riduzione di 5 punti del cuneo. Abbiamo apprezzato questa conferma, necessaria per ridare slancio all’economia e alla produttività  pur di fronte a una situazione preoccupante dei conti pubblici“.

Di sicuro è così. Il quesito però rimane: dove si prendono i 10 miliardi di euro? Da un inasprimento delle tassazione per tutti?

Risponde Padoa Schioppa:

Ci sono limiti a questa possibilità  perché se si aumentano le tasse per coprire il deficit si sottraggono risorse all’economia che potrebbero essere più produttive se lasciate all’economia stessa“.

E quindi questi 10 miliardi di euro non si sa dove andranno racimolati!

La serietà  al governo!

° 

Tracked back to Blue Star Chronicles, TMH´s Bacon Bits

5 Responses to "Ma la riduzione del cuneo fiscale si fa o no?"

  • camelot says:
  • camelot says:
  • nkfzmcerq says:
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