E a sinistra qualcuno ammette di essere già  disgustato da Prodi

Dall´Espresso:° 

“Scomposto, sciancato, mediocre. Non usa mezzi termini Eugenio Scalfari nel valutare l’immagine del nuovo governo a trenta giorni del suo insediamento. Il fondatore di Repubblica si dice profondamente preoccupato “dall’esitazione che sembra aver colto l’esecutivo fin dai suoi primissimi passi”. Dito puntato sulla moltiplicazione delle poltrone, le liti sulle competenze ministeriali, le dispute sul programma di governo. Tutto all’insegna di una “nefasta gara di visibilità  dei partiti della maggioranza”.

E se questa immagine rischia di screditare la squadra di Prodi di fronte agli elettori dall’altra offre il fianco agli avversari per riunirsi e rafforzarsi in un’ opposizione più coesa e radicale. Un quadro preoccupante soprattutto alla luce delle grandi sfide che attendono il governo soprattutto in campo economico e sul fronte della politica estera.

“Questa è la percezione, ma non corrisponde alla verita” ha replicato il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta. Il ministro sottolinea che “non sempre avremo gli effetti speciali, non sempre i risultati saranno visibili ma qualcosa è stato fatto, sulla politica estera prima di tutto”. “Forse – spiega il ministro – il profilo del governo ancora non si nota”. Voi come giudicate questi primi giorni di governo? Condividete le preoccupazioni di Scalfari o ritenete prematuro lanciarsi in un a critica così dura?”

Illuminanti poi i commenti a questo piccolo articolo. Li si trova qui

° 

Ancora dall´Espresso questo articolo di Claudio Rinaldi:

“Domanda numero uno: è lecito ritenere che Silvio Berlusconi abbia sedotto, incantato, ipnotizzato mezza Italia? Risposta: certamente sì. Il suo governo ha spadroneggiato per cinque anni godendo di vaste simpatie. I suoi comizi richiamano tuttora folle di tifosi allupati. Le sue televisioni hanno plasmato la sensibilità  collettiva nei decenni, promuovendo valori e disvalori inconfondibilmente suoi: l’iper-individualismo e l’amore per i soldi, l’allegria coatta e la mancanza di scrupoli, l’agnosticismo civico e la tendenza a dissacrare ogni autorità , l’incultura storico-politica e la galanteria usata a scopo di sottomissione delle donne.

Un’era berlusconiana c’è stata, c’è stata eccome, e non sorprende che per ogni italiano pronto a rimpiangerla ce ne sia almeno un altro che vuole dichiararla chiusa per sempre. Il giorno che Romano Prodi polemizza con il berlusconismo, quindi, è ridicolo che un Sandro Bondi insorga parlando di “immondizia”, “barbarie politica”, “odio razziale senza precedenti”, e perfino invocando un dibattito parlamentare. Scemenze. All’ex premier qualcuno dovrà  pur spiegare, come a qualsiasi pallone gonfiato, che criticarlo non significa commettere un delitto di lesa maestà . Perché la smetta di trascinare in tribunale i ragazzotti che lo insolentiscono.

Domanda numero due: è lecito, allora, affermare che Berlusconi ha “schiavizzato” l’Italia, come si leggeva nell’intervista prodiana dell’8 giugno al settimanale tedesco ‘Die Zeit’? Risposta: no, assolutamente no. Per due motivi. Il primo è che con le interviste, nei momenti difficili, è buona regola andarci piano: anche Giorgio Napolitano, poco dopo l’ascesa al Quirinale, ha ricavato soltanto grattacapi da un colloquio con ‘L’Express’ al quale nessuno lo obbligava a sottoporsi. Il secondo motivo è che un uomo di governo, se abbocca all’amo di un giornalista, deve quanto meno pesare le sue parole con estrema attenzione, soprattutto quando sa che metà  del pubblico non aspetta che un pretesto per abbandonarsi ai buuu e ai lanci di ortaggi. Invece Prodi ha evocato, a sproposito, un concetto limite: quello di schiavitù. Con l’aggravante di aver trasceso proprio mentre, nel conclave umbro di San Martino in Campo, stava esortando i suoi ministri alla massima sobrietà . Ma il problema va molto al di là  di un’esternazione infelice, peraltro subito smentita dal Professore. A dover tenere conto dei gusti di chi ascolta, infatti, è l’intera comunicazione dell’Unione, inficiata in questo inizio di legislatura da una sgradevole faciloneria.

Non si pretende, sia chiaro, che si tendano ramoscelli d’ulivo a Berlusconi: sarebbe tempo sprecato; e uno che si crede un padreterno non merita speciali riguardi. Si tratta semplicemente di portare il giusto rispetto a quei milioni di cittadini che nel Cavaliere, per convinzione o per assenza di alternative, si sono riconosciuti da una dozzina d’anni in qua. Costoro non vanno inutilmente provocati. I toni di sfida sono dannosi; e dannosi gli annunci brutali, benché di solito preludano al nulla. Se il viceministro Vincenzo Visco ha il compito di incrementare il gettito fiscale, non per questo deve precipitarsi ad agitare lo spauracchio di una ripristinata tassa di successione. Se alle imprese e alle famiglie servono più immigrati, non per questo il ministro della Solidarietà  sociale Paolo Ferrero deve catapultarsi a Lampedusa e immediatamente proclamare una maxi-sanatoria da mezzo milione di persone. Se è giunta l’ora di ritirare i soldati dall’Iraq, non per questo si deve candidare un’antimilitarista dura e pura alla guida della commissione Difesa del Senato: sono altri gli incarichi in cui Lidia Menapace, in gioventù ottima docente di lingua italiana all’Università  cattolica di Milano, può offrire il meglio di sé. I tic del sinistrismo d’antiquariato sono da evitare. Le decisioni controverse vanno spiegate con pazienza. Le pose gladiatorie non si addicono a una maggioranza che è tale per un vantaggio di soli 24.755 voti alla Camera. Gli elettori di destra devono essere tranquillizzati, non eccitati alla resistenza; a volte sono portatori di esigenze lodevoli, per esempio la voglia di una minore pressione tributaria o di un più alto grado di libertà  economica.

A rendere più fastidiosa la verbosità  corrente, poi, contribuisce la sua scarsissima capacità  di tradursi in atti di governo. Finora si è pontificato, non si è operato. Sul fronte dell’economia e della finanza un mese si è perso per verificare i conti dello Stato, un ulteriore mese si è messo in preventivo per definire la manovra voluta da Bruxelles: certezze zero. Di un’amnistia per i detenuti si è discusso con foga, ma senza badare alla sua concreta fattibilità . Si è affidato a un aleatorio disegno di legge il blocco della riforma della giustizia varata dalla destra. Buio pesto sulle modifiche da apportare alla legge Biagi sul mercato del lavoro. Perfino una misura che pareva scontata, il ritiro delle truppe dall’Iraq, si è impantanata nei sofismi e nei rinvii. Al proliferare delle chiacchiere ha corrisposto soltanto il moltiplicarsi delle poltrone, fino al grottesco record di 102 fra ministri, viceministri e sottosegretari. Adesso Prodi si propone di “stupire”, l’ha detto lui a San Martino in Campo. Okay. Ma in che senso? L’unica sorpresa, durante l’imbarazzante rodaggio del governo, è consistita nell’adozione di un nuovo stile. Nuovissimo, anzi: qualcosa di mai visto. Come chiamarlo? Aggressività  imbelle, impotenza molesta? Fumosità  contundente? Chissà . Il fenomeno va studiato, anche se si spera che duri poco”.

° 

E se lo dicono loro..

La cosa ancora più divertente è che nella Blogosfera di sinistra, sono talmente tanto nauseati da questo governo, che parlano solo dell´attuale opposizione di centrodestra.

Non una parola rivolta al centrosinistra. Solo attacchi al centrodestra.

Poveretti, bisogna capirli: sono così tanto schifati che pensano di stare ancora all´opposizione! :mrgreen:

° 

4 Responses to "E a sinistra qualcuno ammette di essere già  disgustato da Prodi"

Leave a Comment