Antonio Di Pietro analizza il provvedimento a carico di Salvo Sottile

Dunque, ieri Antonio Di Pietro è stato intervistato dal Corriere della Sera a proposito della vicenda che ha portato il Principe Vittorio Emanuele in prigione, e Salvo Sottile (portavoce di Gianfranco Fini) agli arresti domiciliari.° 

E parlando da ex pubblico ministero, s´è messo a fare “le pulci” al provvedimento che ha previsto delle restrizioni domiciliari per Sottile (accusato di aver chiesto prestazioni sessuali, in cambio di favori lavorativi concessi ad alcune soubrette affinché lavorassero in Rai).

E ha detto:

Ascolti, andiamo mano a mano: art. 317 per il reato; art. 110 per il concorso, concorso con un pubblico ufficiale, perché quello ci deve essere; poi art. 61 per eventuali aggravanti“.

Gli si chiede se il reato per lui esista, e risponde:

Nel caso concreto bisogna capire. Ma sotto l´aspetto tecnico c´è, o può esserci

E dilungandosi sull´articolo 317 afferma che commette consussione (sessuale nel caso di Salvo Sottile) chi:

Abusando della sua qualità  o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità “.

Nel caso specifico, l´altra utilità , per Di Pietro “può anche essere una prestazione sessuale“.

Tuttavia ciò su cui Di Pietro s´interroga, è se sia possibile in questo caso ravvisare la “coercizione”, mancando la quale, a carico di Sottile non potrebbe configurarsi alcun reato.

E al riguardo Di Pietro sostiene:

Quello che ancora manca, perché non ho letto l´ordinanza e perché i giornali non l´hanno scritto, è la costrizione. Per aversi concussione bisogna che ci siano elementi oggettivi: la presenza di un pubblico ufficiale, di un autore e di una parte offesa, di una prestazione contro prestazione. Ma è essenziale anche l´elemento soggettivo della costrizione, che può avvenire attraverso violenza, minaccia o induzione“.

E ancora:

Ferma restando la mia fiducia nell´opera della magistratura, se fossi io il pm una cosa del genere in tanto l´avrei contestata in quanto avessi avuto a verbale le dichiarazioni della parte offesa. La cartina di tornasole qui è la signora: se è stata sentita, o se ci sono elementi, magari una sua telefonata a un´amica dove piange e si dispera per quello che è stata costretta a fare, allora va bene. Altrimenti casca l´asino e anche il resto. L´intera inchiesta perde di credibilità “.

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