Taxi in rivolta. In salita la strada verso le liberalizzazioni. Ma guai a mollare

Dunque, i tassisti sono in rivolta.° ° 

Non hanno atteso la data dell´undici luglio (come avevano affermato) per protestare in piazza.

E´ un´agitazione la loro, che a Milano e a Torino sta creando diversi problemi.

Sono molto arrabbiati.

Bene, anzi no: benissimo!

Capiamoci, io non ho nulla contro i tassisti. Anzi mi stanno anche simpatici, perché conoscono la “condizione generale” del paese, meglio di chiunque altro. Visto che raccolgono le confessioni di molti clienti.

Ma la loro rabbia sta ad indicare che il provvedimento che l´Unione si accinge a varare, è capace di scardinare equilibri corporativi.

Mai e poi mai, la bontà  di un provvedimento può misurarsi dal numero di consensi che raccoglie presso il popolo.

All´inverso, la bontà  di un provvedimento si misura dalla sua capacità  di scontentare tutti.

Non a caso la legge Biagi produsse enormi malumori nel mondo sindacale e non solo.

Ma fu un vero capolavoro di ingegneria giuridica.

Qui, però, non si scrive tanto per dare contezza dell´agitazione dei tassisti, quanto per esprimere l´auspicio che i signori dell´Unione non rinuncino ai propri propositi.

Si scrive, qui, per chiedere di non mollare. Le riforme pesano come macigni quando sono giuste.

Possono incrinare rapporti elettorali.

Ed è per questo, da che mondo e mondo, che le riforme più difficili da far digerire, vengono adottate quando un esecutivo si è appena insediato. Quando ancora c´è la cosiddetta “luna di miele” tra un governo e i suoi elettori.

La cosa più importante del “metodo Bersani”, sta nel fatto di aver tenuto all´oscuro dei provvedimenti, buona parte dei ministri.

Tutto ciò è magnifico. E lo dico senza ironia.

Perché così si governa! L´esecutivo dell´Unione (o meglio, una parte di esso) sta dimostrando, nei confronti della propria maggioranza, un piglio “padronale”, che nemmeno il migliore Berlusconi ha mai avuto!

Questi signori qui, stanno mostrando di fare oggi, cose che fino a ieri consideravano “immorali ed anticostituzionali”: adottano un provvedimento rilevante come la riforma Bersani, con un decreto legge! Praticamente, dal punto di vista tecnico/giuridico è un golpe! Non esistono i presupposti di necessità  ed urgenza. E´ una svolta autoritaria, ma a fin di bene!

In secondo luogo, stanno “paurosamente scavalcando” le “sacre” prerogative del Parlamento. Come il migliore Berlusconi. Mostrando di fatto di apprezzare il piglio “decisionista e padronale” dell´uomo di Arcore.

Si governa contro tutti per fare l´interesse generale. Si governa scontentando tutti per portare a casa risultati innovativi.

E poi, questa storiella che i signori dell´Unione starebbero attaccando “solo” le categorie che “tendenzialmente” votano per il centrodestra, ma quale problema interpretativo pone?

E´ ovvio che ciò accada! Che potrebbero mai fare di diverso? Attaccare i loro elettori?

Ma quando mai! D´altra parte, lo abbiamo fatto anche noi (attaccare gli elettori dei nostri avversari), quando (giusto per citarne una) abbiamo reso definitivo il carcere duro per i mafiosi e per i camorristi!

Ora tocca a loro.

La mia unica preoccupazione è che tanti quanti sono, prima o poi possano cedere a “interessi particolari”.

La mia preoccupazione è che di queste riforme, alla fine possano divenirne operative solo pochissime!

Non devono mollare. Stanno agendo con il piglio della Thatcher!

E poi, un appunto devo farlo a quelli del centrodestra.

Allora, capiamoci: se uno non capisce un fico secco di economia, è meglio che si taccia.

La storia che prima si colpiscono i “grandi settori” e poi i piccoli è una puttanata.

Ripeto: quando uno di economia non capisce un cacchio, è meglio che si taccia.

Da circa 10 anni, il nostro paese ha un problema di contrazione dei consumi che riguarda 3 settori economici fondamentali: il tessile, l´abbigliamento e il settore calzaturiero. Giovanotti, si tratta del cosiddetto Made in Italy, chiaro?

Bene!

Ora, quell´imbecille di Tremonti, che ovviamente economista non è, ma è un avvocato, invece di preoccuparsi di suggerire la liberalizzazione dei saldi nel commercio al dettaglio, che tra i tanti settori avrebbe aiutato i tre che ho citato sopra, di cosa si è preoccupato?

Di attaccare la Cina, che in quei tre settori ci fa una concorrenza gigantesca!

Praticamente un coglione più grande non lo si trova a pagare oro!

Che la Cina ci faccia concorrenza, riducendo le nostre esportazioni è pacifico.

Ma la Cina non ha nessuna influenza sulla nostra “domanda interna”, sulla propensione al consumo degli italiani. E se ciò invece avviene, a maggior ragione è giusta la via della liberalizzazione dei saldi, per consentire ai nostri mercanti (e quindi ai nostri grossisti e ai nostri industriali) di fronteggiare quella “concorrenza sleale” praticando prezzi al consumo più bassi!

Ma se uno affida il ministero dell´Economia ad un avvocato, è chiaro che le cose di cui si sta parlando non possano essere comprese.

Il più grande errore del centrodestra non è stato solo piazzare Tremonti dell´Economia (invece di Antonio Martino). Il problema più grande del centrodestra è stato quello di avere attenzione solo verso politiche “strutturaliste”. Politiche di lungo periodo.

Cacchio, non ci vuole un genio per capire che se i consumi ristagnano, c´è bisogno di adottare soprattutto politiche di “breve periodo”, che nell´immediato incidano in misura tale da determinare la ripresa nei consumi!

Non ci vuole un genio!

Questi imbecilli del centrodestra, invece continuano a mostrare una ignoranza agghiacciante verso le dinamiche economiche.

Parlano, e neanche gli riesce, solo di “massimi sistemi”.

Cazzoni, i massimi sistemi non sono la priorità !

Se i consumi ristagnano, ci si deve muovere lungo il tracciato delle liberalizzazioni.

Perché solo queste producono nell´immediato quella riduzione dei prezzi, utile a far ripartire i consumi.

Cazzoni!

Le liberalizzazioni, inoltre e come ho scritto ieri, riescono anche ad incidere sulla psicologia dei consumatori. Ché la vita, il mondo è solo una rappresentazione, come aveva capito il bravo Arturo S.

Basti pensare al fenomeno della illusione monetaria! Pura illusione, pura percezione!

E così, visto che negli ultimi anni, s´è diffusa la sindrome del “declino”, che ha portato molti italiani a sentirsi più poveri (e su questo ci sarebbe da parlare tanto, ma non ora), le liberalizzazioni possono servire a superare questa “percezione”.

Se io consumatore, a parità  di reddito, riesco grazie alle liberalizzazioni, almeno in alcuni settori, a comprare più beni, mi sento più ricco! E questo anche se il mio reddito è rimasto invariato!

E´ così tanto difficile da capire il meccanismo che ho appena descritto?

Credo di No. Di sicuro lo capisce benissimo Antonio Martino, che pure con tutte le riserve del caso, si è espresso favorevolmente sui provvedimenti in questione!

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Tracked back to third world county, Fulvia Leopardi

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10 Responses to "Taxi in rivolta. In salita la strada verso le liberalizzazioni. Ma guai a mollare"

  • Carmelo says:
  • camelot says:
  • Astrolabio says:
  • camelot says:
  • capemaster says:
  • camelot says:
  • FulviaLeopardi says:
  • Astrolabio says:
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