Napolitano partecipi alla commemorazione dei moti d´Ungheria e chieda scusa per i crimini del comunismo

Il 22 ottobre prossimo si celebrerà  il cinquantenario della rivolta ungherese contro l´Unione Sovietica.° ° ° 

Il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato invitato a partecipare a questa commemorazione.

Prima, però, di affrontare l´oggetto di questo post, è bene ricordare cosa fu la rivolta ungherese.

Il 22 ottobre 1956, alcuni studenti di Budapest diedero avvio a quella che sarebbe stata definita la Rivoluzione Ungherese.

L´obiettivo era disarcionare il governo in carica ed emanciparsi dal giogo sovietico.

Si costituì un nuovo governo, guidato da Nagy, che diede vita ad un progressivo allontanamento dalla sudditanza verso l´Urss.

Purtroppo il 31 ottobre Mosca decise che bisognava soffocare la rivolta.

Il primo novembre la cosiddetta Armata Rossa fece la sua comparsa, invadendo l´Ungheria.

I “rivoltosi” furono sgominati, Nagy e agli altri leader della Rivoluzione furono arrestati.

Il 7 dicembre, poi, si assistette a scene cruente oltre ogni limite: la polizia comunista sparò su diecine di persone che manifestavano a Salgòtarajà n.

L´Italia, che vantava il Partito Comunista più importante su scala europea, si trovò al bivio: sostenere i crimini e il bagno di sangue prodotto dall´Armata Rossa, o solidarizzare con la Rivoluzione Ungherese.

E qui inizia davvero questo post. Perché ora si inizia ad analizzare le posizioni di quanti all´epoca militavano nel Pci.

Innanzitutto, l´VIII Congresso del Pci, che allora si celebrava, si chiuse con una mozione unitaria a favore della repressione:

E´ indubitato che senza l´intervento delle forze sovietiche l´Ungheria sarebbe oggi in mano alla più spietata reazione. Si è ripetuto e si ripete che nella sommossa erano operai e studenti: ma l´operaio socialista che combatte fianco a fianco al fascista si mette dalla parte del fascismo“.

Inutile dire, che quelli che diedero vita alla rivolta, nulla avessero a che fare con il fascismo.

Ma allora, ogni nemico della Rivoluzione, veniva apostrofato come fascista. Anche qualora fosse socialista.

L´unità  aveva definito i rivoltosi, “gruppi di teppisti“.

Ma la posizione più ignobile fu quella di Palmiro Togliatti. Più volte ribadita.

In Ungheria dove si attenta, armi alla mano, alla legalità  socialista, il potere risponde necessariamente colpo su colpo, sul terreno armato su cui si è posta la sedizione controrivoluzionaria“.

Alla sommossa armata, che mette a ferro e fuoco la città , non si può rispondere se non con le armi, perché è evidente che se ad essa non viene posto fine è tutta la nuova Ungheria che crolla. Per questo è un assurdo politico, giunti a questo punto, volersi porre al di sopra della mischia, imprecare o limitarsi a versare lagrime. La confusione era tale che hanno aderito alla sommossa lavoratori non controrivoluzionari. L´invito rivolto alle truppe sovietiche, segno della debolezza dei dirigenti del Paese, ha complicato le cose. Tutto questo è molto doloroso, tutto questo doveva e forse poteva evitarsi, ma quando il combattimento è aperto, e chi ha perso le armi non cede, bisogna batterlo“.

Togliatti non si scompose nemmeno quando seppe che Nagy era stato fucilato. Ovviamente.

I “fatti d´Ungheria” crearono nel Pci lacerazioni fortissime: ad esempio portarono alla fuoriuscita dal partito di Antonio Giolitti. Da allora definito un traditore.

Mentre il nostro attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, allora si assestò sulla posizione di Togliatti: solidarietà  all´Armata Rossa e all´Unione Sovietica, dura denuncia della Rivoluzione d´Ungheria.

Queste le sue parole di allora:

L´intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d´Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all´Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente abbia contribuito, oltre che ad impedire che l´Ungheria cadesse nel caos della controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già  a difendere solo gli interessi militari e strategici dell´Urss ma a salvare la pace nel mondo“.

Parole agghiaccianti e folli, se si considera che a pronunciarle fu l´uomo che sarebbe divenuto l‘attuale Presidente della Repubblica.

Affermazioni dalle quali, per verità , Giorgio Napolitano si è “distaccato” di recente, con un libro autobiografico. Forse poco, o forse meglio di niente.

Ma veniamo al dunque.

Giorgio Napolitano è stato invitato, come si è detto all´inizio di questo post, a partecipare il 22 ottobre alla commemorazione della Rivoluzione Ungherese.

Chiaramente si tratta di un invito ufficiale, rivolto dal presidente ungherese Laszlo Solyom. E recapitato nel maggio scorso.

A causa di questo invito in Ungheria si è aperto un vero e proprio “caso politico”.

Laszlo Balas Piri, Sandor Racz e Maria Wittner, in una lettera inviata al presidente Solyom, e diffusa dalle agenzia di stampa, hanno affermato che:

Nel ruolo di sopravvissuti della rivolta del ‘56, protestiamo nel modo più fermo contro il suo invito a un politico, anche se presidente della Repubblica italiana, che diede sostegno internazionale agli assassini sovietici per schiacciare nel sangue il desiderio di libertà  dell´Ungheria“.

Insomma, per queste persone, la eventuale presenza di Napolitano sarebbe un´onta. Lo considerano “impresentabile”.

Da qui lo scetticismo a partecipare alla commemorazione, che si narra alberghi al Quirinale.

E allora veniamo al dunque.

Renato Farina su Libero ha lanciato un appello. Un appello che il sottoscritto approva e a cui dà  “voce”: che Giorgio Napolitano partecipi a questa commemorazione. Che Giorgio Napolitano si scusi pubblicamente (come in privato ha già  fatto con un libro) per la sua posizione di allora. Che Giorgio Napolitano, che ha dichiarato di essere “socialdemocratico da trent´anni“, dichiari che il comunismo è il più grande crimine dell´umanità .

Con i suoi 100 milioni di morti.

Che Giorgio Napolitano faccia quello che Gianfranco Fini ha già  fatto: chieda scusa per un passato che ha accomunato milioni di italiani, e che è un passato di infamia.

Che Napolitano emuli Fini: come Fini ha definito il “Fascismo male assoluto”, che Napolitano indichi nel comunismo il “male assoluto”.

Gianfranco Fini all´epoca del Fascismo nemmeno era nato.

Napolitano, più che ottantenne, la “stagione” del comunismo e dei suoi crimini l´ha vissuta tutta.

Compresa quella della repressione assassina d´Ungheria.

Con assoluta e sincera complicità  morale. Se non addirittura materiale.

Con la sua coscienza, forse, Napolitano i conti li avrà  già  fatti.

Con milioni di cittadini italiani e non solo, che comunisti mai furono, questi conti devono essere ancora saldati.

Che chieda scusa. Che definisca il comunismo come male assoluto.

Che provi un po´ di sincero e sentito imbarazzo, per le parole agghiaccianti e criminali pronunciate cinquant´anni fa.

E´ un Capo di Stato.

E un Capo di Stato non può avere contiguità  alcuna con spargimenti di sangue!

Sempre che noi si viva in un Paese democratico!

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P.S.: chiedo scusa se non rispondo a tutti i commenti e se non ricambio tutte le visite, ma sono ancora in ferie e mi collego per pochi minuti. Dal 31 agosto tutto tornerà  alla normalità .

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12 Responses to "Napolitano partecipi alla commemorazione dei moti d´Ungheria e chieda scusa per i crimini del comunismo"

  • etienne64 says:
  • Tisbe says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • etienne64 says:
  • porzia says:
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  • etienne64 says:
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