E Veltroni, per le licenze dei taxi, ha mandato alle ortiche il decreto Bersani

C´era una volta il decreto Bersani.° ° 

Vale a dire quel progetto, che nelle intenzioni di chi lo aveva proposto, avrebbe dovuto produrre nel nostro Paese una piccola ma significativa rivoluzione liberale e liberista.

Più concorrenza in alcuni settori (taxi, piccolo commercio al dettaglio, vendita di farmaci da banco, tariffe per gli avvocati ecc.), che avrebbe dovuto tradursi in costi più bassi per i cittadini e servizi più efficienti.

Su questo blog, liberale e liberista, di primo acchito s´è plaudito al decreto Bersani.

Ci sembrava essere un ottimo provvedimento. Tutto ciò all´inizio del suo varo.

Con il passare, poi, dei giorni e delle settimane, la cornice è apparsa nitida. E il provvedimento (in alcuni casi) s´è rivelato insussistente.

Non solo.

Sono ad esempio scesi in piazza i tassisti (in verità  spalleggiati a volte a torto dalla Destra). E il governo ha fatto parziale marcia indietro su quella parte del decreto, che riguardava le loro licenze.

Bon.

Il colpo finale però al decreto Bersani è arrivato qualche giorno fa, quando il buon Walter Veltroni ha praticamente vanificato tutto il contenuto (più o meno liberista) del decreto stesso.

Veniamo a vedere cos´è successo nella capitale.

In sostanza il Comune di Roma ha siglato un accordo con le associazione dei tassisti, in base al quale si prevede che verranno prolungati gli orari di lavoro, soprattutto di notte e nei giorni festivi e magari ricorrendo ad un secondo o addirittura ad un terzo guidatore, ma si è anche statuita la possibilità  che i tassisti possano aumentare le loro tariffe.

Sicchè l´accordo in questione, pur venendo incontro alle esigenze dei cittadini romani di trovare più sovente taxi, prevede anche un aumento dei costi del servizio stesso.

Nulla di liberista resta più.

E infatti ad essere scontenti di questa “trovata” di Veltroni sono in tanti. Anzi tutti.

E´ un accordo che difficilmente migliorerà  il servizio e sicuramente non abbasserà  le tariffe. Così i benefici per i cittadini spariscono“.

Così si è espresso Marco Ponti, economista al Politecnico di Milano, nonché collaboratore del pensatoio Lavoce.info (cui collabora anche Francesco Giavazzi).

I consumatori del Codacons, per bocca del loro presidente Carlo Rienzi, affermano:

Non consentiremo alcun aumento delle tariffe, semmai devono scendere“.

Mentre Amedeo Piva, coordinatore della Margherita in Campidoglio:

non è una liberalizzazione, ma è solo un primo passo. Si poteva fare di più. Ma interverremo di nuovo“.

Invece Donato Robilotta, capogruppo dei Socialisti per la Regione Lazio, ci va giù duro:

E´ un semplice prolungamento dei turni. La liberalizzazione del sistema doveva servire ad aumentare il numero dei taxi, migliorare il servizio e abbassare i costi: non mi pare che l´accordo risponda a questi obiettivi. Lo spirito del decreto Bersani è stato tradito“.

Dello stesso tenore il commento di Daniele Capezzone, della Rosa nel Pugno:

E´ una beffa. Il decreto Bersani nasceva come una liberalizzazione che avrebbe dovuto aprire il mercato per migliorare il servizio e far scendere i prezzi. Invece alla fine non ci saranno nuove licenze e le tariffe aumenteranno. Quella di Veltroni di mediare con i tassisti non è stata una buona idea, il sindaco ha dato l´impressione di cedere alle prepotenze corporative. Veltroni si è assunto la responsabilità  di depotenziare una riforma possibile“.

D´altronde noi l´abbiamo sempre detto che una sinistra liberista è una contraddizione in termini! 😉

° 

° 

14 Responses to "E Veltroni, per le licenze dei taxi, ha mandato alle ortiche il decreto Bersani"

  • Rudolf von Sebottendorf says:
  • camelot says:
  • Carmelo says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • luigi says:
  • camelot says:
Leave a Comment