E se lo dicono loro…

Da AprileOnLine:° ° 

Napoli emergenza costante

La puntata di “Anno zero” dell´altra sera sulla realtà  napoletana non dice niente di nuovo. Certo, il programma ha portato i problemi sulla ribalta nazionale, ed è importante. Ma quello che vorrei sottolineare è questo: Napoli, e già  prima della trasmissione di giovedì, è diventata una questione nazionale che ha un impatto sull´immaginario collettivo molto forte. Questo sia per quanto riguarda la qualità  della vita, sia per la politica e l´amministrazione.

La scorsa settimana, sul “Corriere del Mezzogiorno”, c´è un intervento molto bello e significativo di Paolo Macrì. Diceva, in sostanza: Badate, è vero che abbiamo vinto le amministrative e anche con un margine molto ampio, ma in città  si respira un clima simile a quello del 1992. Dc e Psi vinsero le elezioni, ma dopo sei mesi quel regime crollò. Non so se ci troviamo nella stessa situazione. Di certo, come allora, ci sono difficoltà  di rapporto con i cittadini, che imputano sempre più responsabilità  al centrosinistra; e si avverte la necessità  di mettere in piedi percorsi di riforme, ordinarie ed “emergenziali”: vanno affrontati nodi come la criminalità , i lavori pubblici fermi, l´occupazione.

Di positivo, rispetto a quattordici anni fa, c´è che il governo nazionale si pone il problema di fare un investimento complessivo sulla città  di Napoli. La questione principale è una: come ridare la centralità  all´area metropolitana partenopea. Sullo sfondo, anche nodi politici: un rapporto tra potere e consenso che si fa sempre più malato – come testimonia la crescita di importanza del voto di preferenza, indice della tendenza dei partiti di farsi raccoglitori, con singole personalità , di voti piuttosto che organi di mobilitazione.

C´è sempre il problema dei rifiuti, che le gestioni “commissariali” non hanno attenuato, anzi. Si è registrato un vero e proprio sperpero di denaro pubblico attraverso il meccanismo della consulenze. E´ cresciuta, in questi anni, una vera e propria aristocrazia di consulenti che hanno progressivamente occupato le istituzioni.

E´ cresciuta la criminalità : è vero che c´è sempre stata, tanto che a Napoli la lotta alla camorra deve essere la priorità  di ogni amministrazione. Ma probabilmente, durante gli ultimi dieci anni, c´eravamo illusi di essere riusciti ad arginare il fenomeno. Ma poi è riesplosa la faida di Scampia, ci sono state diverse vittime: era da tanto tempo che non si sparava con questa frequenza. Proprio quella faida ha restituito la camorra alla scena nazionale, ha fatto capire che siamo davanti a un problema strutturale della città , che non può essere risolto con misure ordinarie. Da questo punto di vista ha ragione chi dice che Napoli, in questo senso, è un caso nazionale come tale ha la necessità  di avere politiche nazionali. Aggiungo: la lotta alla camorra si fa anche con gli esempi, la classe dirigente che è disattenta e disinvolta e non riesce a dare il segno di una rottura rischia di non dare la sensazione di essere veramente alternativa. Ad esempio nelle ultime elezioni, specialmente nel centrodestra, ci sono state candidature vicine alla criminalità  organizzata. Ma non è solo questo, c´è anche il rischio del diffondersi di un´idea di azione politica, di società , che non espelle la camorra come impianto strutturale della città .

Ci sono aspetti positivi: il fenomeno della criminalità  organizzata non tocca tutta la società  napoletana, la maggioranza è sana. Quando un giovane di 18 anni si inserisce in una gang per guadagnare sei volte quello che racimola un disoccupato, è sempre l´esponente di una minoranza. Ma sbaglia chi dice che non se ne deve parlare, una classe dirigente che non si occupa di questi fenomeni rischia di voltarsi dall´alta parte.

Arturo Scotto, Deputato dell´Ulivo

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