Claudio Velardi e la scuola di brogli del Pci

Claudio Velardi foto

Claudio Velardi è un uomo dalla molteplicità  di interessi e di attività .° ° ° 

E´ stato collaboratore di D´Alema (uno di quelli della merchant bank di Palazzo Chigi). Assessore comunale a Napoli, e prima ancora dirigente del Pci.

Ancora poi editore del Riformista, e più in generale: imprenditore e uomo di lobby.

Un suo libro è prossimo all‘uscita. S‘intitola: “L´anno che doveva cambiare l´Italia“.

In esso sono presenti diverse riflessioni che riguardano il nostro Paese e la sinistra.

Alcune cose sono davvero interessanti.

Innanzitutto il rapporto tra il Pci e i brogli elettorali.

Ecco qualche stralcio del libro di Velardi, di cui ci riferisce Martino Cervo, su Libero:

Cercate subito di capire qual è lo scrutatore (elettorale, ndr) fascista, quale il democristiano, simpatizzate, fate amicizia, costruite delle alleanze. Sono decisive per assegnare le schede contestate, comunque per creare un clima favorevole a noi“.

Si riferisce Velardi all´imprinting ricevuto ai tempi del Pci. E che imprinting!

Ancora più precisamente, confessa di “essere stato avviato” ai brogli elettorali. Correva l´anno 1972:

Il compagno Rubino, anziano militante della sezione 1°° maggio, mi avviò al master in militanza mettendomi uno spezzone di matita tra il medio e l´anulare. Lo avrei utilizzato alla prima scheda bianca intercettata“.

Roba da far accapponare la pelle!

Ancora, Velardi parlando a proposito della “spontanea” manifestazione in piazza, da parte di quelli che erano stati definiti da Berlusconi “coglioni” (e che perciò manifestarono con cartelli recanti la scritta “Io sono coglione”), ci svela che si trattava di “velardini”.

Vale a dire di persone “pilotate”, che frequentavano un master di comunicazione politica. Sponsorizzato dallo stesso Velardi!

Alla faccia della spontaneità !

Poi parla del rapporto tra certa sinistra e certa magistratura:

La magistratura italiana calendarizza i lavori meglio dell´assemblea dei capigruppo“.

Non a caso aggiungo io, per distogliere l´attenzione dall´”affare Rovati”, e dal fatto che Prodi volesse spendere 10 miliardi di euro per rinazionalizzare la Telecom (e per ripianare in parte i debiti di Tronchetti Provera con i soldi nostri), la magistratura (silente fino a qualche giorno prima) “improvvisamente” fa scoppiare il caso intercettazioni. Che era “affare” vecchio di 2 mesi!

Ma su cui evidentemente fino ad allora non c´era stato bisogno di puntare i riflettori:

Quando poi si è dovuta “distrarre” l´opinione pubblica dalla gaffe (ed è un eufemismo) di Prodi, ecco allora che è scoppiata l´indagine (ripeto: vecchia di 2 mesi!).

Ancora sui Pubblici ministeri, Velardi aggiunge:

Si ergono da decenni a paladini del bene, come in una porta girevole vanno e vengono dal Parlamento“.

E se lo dice lui che in Parlamento c´è stato, beh: ci si può fidare! 😉

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