La Finanziaria non piace ad alcuno. E un tecnico del governo lo confessa sul blog. Poi però cancella il post

Dunque, la Finanziaria che l´Unione s´appresta a varare non piace ad alcuno.° 

Nemmeno ai sostenitori dell´Unione.

E non mi riferisco solo ai semplici elettori.

Mi riferisco anche a quella “società  civile”, a quel “ceto medio riflessivo” cui l´Unione guarda da tempo con interesse.

Ad esempio, nel Web è nata una iniziativa per cambiare questa Finanziaria.

E a lanciare questa proposta sono stati molti economisti vicini al centrosinistra (o meglio, vicini alla sinistra-sinistra).

Qui è possibile leggere l´appello.

Mentre di seguito, vi riporto ciò che sostengono:

“L´esito delle elezioni politiche di aprile e l´insediamento del Governo Prodi hanno suscitato presso la maggioranza degli italiani una forte aspettativa di rilancio dell´economia e di ridefinizione degli indirizzi di politica economica a fini di equità  e di coesione sociale.

A questo scopo si rendono indispensabili provvedimenti coraggiosi ed incisivi: un programma di legislatura che preveda ampi investimenti nel sistema delle infrastrutture materiali e immateriali, nell´istruzione, nella formazione e nella ricerca scientifica e tecnologica; un indirizzo di politica industriale che spinga il nostro tessuto produttivo verso un modello di sviluppo fondato sulle nuove tecnologie, e che risulti equilibrato sul piano ambientale e territoriale; una diversa disciplina del mercato del lavoro e delle relazioni industriali che ripristini le condizioni per la crescita dei salari reali, per il superamento di una logica produttiva fondata sulla precarietà  del lavoro, per il rafforzamento degli ammortizzatori sociali e più in generale degli strumenti di welfare.

Si tratta di interventi necessari, inderogabili, per il cui perseguimento occorrono impegno e risorse.

La nostra preoccupazione è che il Governo si stia orientando verso una politica generale delle finanze pubbliche che precluderebbe ogni possibilità  di fornire risposta alle reali esigenze del Paese. Dal Documento di programmazione economica e finanziaria sembra infatti emergere una pesante manovra di finanza pubblica volta a realizzare un rapido abbattimento del rapporto tra debito pubblico e Pil. Il perseguimento di un simile obiettivo richiederebbe l´accumulo di avanzi primari annuali estremamente ampi. Ciò implicherebbe tagli significativi alla spesa pubblica, incrementi del prelievo fiscale non reimpiegabili nell´economia e, presumibilmente, ulteriori dismissioni e privatizzazioni.

Se questo tipo di orientamento prevalesse gli effetti sul sistema economico e sociale potrebbero rivelarsi deleteri. Da un lato, si avrebbe una ulteriore compressione della domanda aggregata e quindi dei livelli di attività  economica, con riflessi negativi sullo stesso bilancio pubblico. Dall´altro, si rinuncerebbe ad impiegare risorse reali e finanziarie in politiche strutturali utili al rilancio e allo sviluppo economico-sociale.

Ci preme mettere in luce che questa strada non è per nulla obbligata. Non sussistono, infatti, né vincoli istituzionali né imperativi tecnico-economici che impongano un abbattimento del debito.

In primo luogo, l´unificazione monetaria europea e la presenza di un mercato finanziario integrato hanno fortemente ridimensionato i differenziali tra i tassi d´interesse dei paesi membri, e non sussiste alcun motivo tecnicamente plausibile per attendersi incrementi significativi e duraturi di tali differenziali. Qualsiasi riferimento ad eventuali reazioni avverse da parte dei mercati andrebbe pertanto seriamente argomentato sul piano tecnico-scientifico, anziché essere semplicisticamente evocato.

In secondo luogo, l´analisi economica mostra che non esiste un´unica definizione plausibile di sostenibilità  delle finanze pubbliche: per ogni data differenza tra i tassi d´interesse e i tassi di crescita del reddito, esistono molteplici combinazioni possibili del deficit e del debito, tutte sostenibili sul piano della stretta logica economica. Questo significa che i vincoli del deficit al 3% e del debito al 60% del Pil, sanciti dal Trattato dell´Unione, non godono in quanto tali di alcuna legittimazione scientifica. Nulla impedisce, pertanto, che essi vengano sottoposti ad una nuova e diversa valutazione in sede politica, nazionale ed europea. A questo riguardo, è opportuno ricordare che il Trattato dell´Unione non prevede sanzioni rispetto al vincolo del debito pubblico al 60%, e che le sanzioni previste per i paesi il cui deficit superasse il limite del 3% non sono finora mai state applicate, nonostante le significative e ripetute violazioni.

Non vi sono dunque ragioni valide per imporre al Paese un´azione di drastico abbattimento del debito; il nostro sistema economico attende piuttosto una ripresa responsabile, razionale, innovatrice, dell´intervento pubblico nell´economia. A questo scopo, noi proponiamo che il Governo fissi come obiettivo generale di legislatura non l´abbattimento ma la sola stabilizzazione del debito rispetto al Pil, determinando conseguentemente il valore del rapporto tra deficit e Pil. L´eventuale esigenza di ulteriori riduzioni del rapporto tra deficit e Pil – da verificare nelle sedi del Parlamento nazionale, della Commissione e del Consiglio europeo – andrebbe comunque esaminata tenendo conto della mancata applicazione di sanzioni nei confronti di quei paesi membri che negli anni passati presentavano “disavanzi eccessivi”. Inoltre, più in generale, qualsiasi intervento sul disavanzo andrebbe valutato alla luce della necessità  di muoversi sempre ed esclusivamente in termini anti-ciclici rispetto all´andamento dell´economia e di sostenere più elevati sentieri di sviluppo del reddito e dell´occupazione.

Sono queste, riteniamo, le opzioni di finanza pubblica che nella presente situazione risultano compatibili con i fondamentali obiettivi di sviluppo economico del Paese e di rispetto dei più elementari principi di equità  e di giustizia sociale”.

° 

Ora, a contestare la Finanziaria non ci sono solo gli economisti “d´area”.

Ci sono anche dei “tecnici”. Che lavorano con Ministri di questo governo, e che poi si lasciano andare a confessioni sul proprio blog.

E´ il caso di Paolo Zocchi, consigliere del Ministro degli Affari Regionali Linda Lanzillotta.

Ora, Paolo Zocchi, siccome s´è reso conto di aver ecceduto, ha cancellato il post-confessione, ma grazie a Google il sottoscritto l´ha recuperato. E voi potete leggerlo egualmente.

E´ stato scritto il 2 ottobre. E si intitola(va) “Dicono alcuni amici miei“:

“Si, diciamolo, tanto siamo tra intimi e non ci sente nessuno. A molti miei amici questa Finanziaria, anzi, Finanziaziaria (come ho scritto una volta) nun je piace pe gnente. Insomma, mi dicono, l’Irpef alla sputamentesta (dieci punti in più sui redditi medi), l’assoluto ammucchiamento di norme e normette per accontentare chissà  chi, la mancata applicazione di misure per contenere la spesa e per aumentare l’efficienza (innovazione, si chiama innovazione). Vabbè, teniamocela, dicono loro: lo sappiamo che il centrosinistra quando arriva al governo la prima cosa che fa è il risanamento dell’economia. Dunque lacrime e sangue un po’ per tutti e la CGIL che gioisce perchè i pensionati, alla fine, non è che siano toccati più di tanto. Possiamo tenerci un Padoa Schioppa per un po’, dicono questi miei amici, sarà  un bravo risanatore, ma poi se il ragazzo non capisce la politica….. Questo almeno è quello che dicono loro.
Vabbè, diciamo vabbè e pensiamo, dicono sempre loro, che da ora in poi forse un maxiemendamento si potrà  fare meglio; magari cominciamo a pensare alla Finanziaria del 2008. Una può passare, dicono loro, sempre loro, ma la prossima dovrà  essere una finanziaria protesa all’innovazione: non si possono fare sempre Finanziarie di guerra. E poi, dicono loro, questi miei amici, la Margherita ne esce proprio male: ogni ministro porta a casa del suo abbastanza, ma nel complesso sembra proprio la Finanziaziaria di Bertinonotti. Il riformismo, dicono loro, ne esce sputtanato. E ancora più sputtanato, dicono i più oltranzisti di questi miei amici, ne esce il partito democratico. Insomma, non lo sto dicendo per me, ci mancherebbe, che come sapete sono governativo ad oltranza, ma ad un sacco di miei amici questa finanziaria non piace proprio”.

Insomma questa Finanziaria non piace ad alcuno.

Però una cosa mi intriga: ma come mai questo Paolo Zocchi, prima si sfoga sul blog e poi cancella il post?

Paura di perdere il posto di lavoro? 😉

° 

4 Responses to "La Finanziaria non piace ad alcuno. E un tecnico del governo lo confessa sul blog. Poi però cancella il post"

Leave a Comment