Cibo equo e solidale? Una sòla pazzesca

The Economist copertina commercio equo e solidale foto

Dunque, i luoghi comuni sono una piaga. Specialmente quando si tratti di luoghi comuni ammantati di correttezza politica.° 

Sono solito distinguere le persone tra quelle che campano prescindendo dai luoghi comuni, e quelle per° le quali invece il luogo comune è un ancora di salvezza. Un modo per attenuare la propria insicurezza.

Quelli per cui: “Se lo dicono tutti, vuol dire che è vero”.

Bon.

Avete presente il commercio “equo e solidale” e le coltivazioni biologiche?

Immagino di sì.

Si tratta di uno di quegli argomenti su cui sembra esserci un giudizio unanime: “Sia l´uno che le altre, sono cose giuste che vanno incoraggiate”.

E invece tanto il commercio equo e solidale quanto le coltivazioni biologiche, sono sostenuti da politiche di marketing, che nascondendo gli aspetti negativi di entrambi, finiscono per far trapelare all´esterno solo gli argomenti a loro favore.

Sicchè se uno si azzarda a mettere in dubbio il fatto che entrambi presentino più aspetti negativi che aspetti positivi, si trova sommerso da un mare di invettive.

Poco male.

Anche perché, prima o poi, qualcuno a darti sostegno – qualcuno di rilevante s´intende – lo trovi.

Così scopri che The Economist si sia preoccupato dell´argomento “commercio equo e solidale“, smontando buona parte delle tesi che lo sostengono.

Procediamo per gradi.

Le coltivazioni biologiche, quelle per intenderci che non usano pesticidi e agenti chimici, vengono “vendute” (mi riferisco al marketing politico e culturale) come cose sane. Che appunto fanno bene alla salute e all´agricoltura.

Falsi entrambi gli assunti.

Le coltivazioni realizzate senza pesticidi, producono cibi contenenti aflatossine e muffe invisibili, che sono molto più cancerogene dei pesticidi usati per le coltivazioni “normali”.

Sicchè se volete mangiare delle mele “biologiche”, siate almeno consapevoli del fatto che probabilmente faranno male alla vostra salute, più delle mele coltivate in modo normale.

E queste cose non le dice solo il sottoscritto, o l´Economist, ma buona parte degli studiosi che non hanno portato il cervello all´ammasso.

Ma non c´è solo questo argomento a sostegno della dannosità  delle coltivazioni di cui si parla.

Ad esempio il fatto che non si ricorra a pesticidi, produce un tipo di agricoltura per nulla rispettosa del pianeta e delle risorse (scarse) a disposizione.

Un tipo di agricoltura, cioè, estensiva. Che purtroppo incentiva la deforestazione.

Non a caso anche il Nobel “verde” Norman Borlaug, ha evidenziato in relazione alla produzione di cereali, come l´agricoltura “normale” (quella intensiva) in 50 anni sia riuscita a triplicarne la produzione, aumentando la superficie coltivata solo del 10%.

Dunque l´agricoltura “normale”, quella che non piace ai paladini delle coltivazioni biologiche, è molto più rispettosa dell´ambiente di quanto non lo sia l´agricoltura “politicamente corretta”!

Ma altri argomenti ci sono a sostegno di queste posizioni.

Si dice che con il commercio equo e solidale, si aiutino i contadini dei paesi più poveri del Terzo Mondo?

Ciò è falso in buona parte.

Perché se è vero che l´agricoltore con questo sostegno tutto politico, riesca effettivamente a guadagnare qualcosa in più del normale, è anche vero che venga incentivato fittiziamente a produrre di più. Il che nel lungo periodo genera un eccesso di offerta sulla domanda, che inevitabilmente porterà  lo stesso contadino a guadagnare di meno.

Così come lo allontana dalla “diversificazione”.

In più, il fatto che si acquisti cibi provenienti da molto lontano, accresce i consumi energetici in modo sensibile.

Non è che trasportare alimenti da un altro continente avvenga per opera e virtù dello Spirito Santo!

Avviene con consumi energetici consistenti e proporzionati alla distanza tra chi produce e chi consuma.

In più c´è un aspetto che deve far riflettere anche per ragioni politiche.

Nessuno può ignorare che il cosiddetto commercio “equo e solidale” abbia il sostegno di un certo tipo di sinistra.

Sensibile alle politiche di Regimi che per nulla sono democratici.

Spesse volte il network che sostiene il commercio equo e solidale, consente che arrivi danaro in paesi in cui i Regimi, appunto, sono dispotici e irrispettosi delle libertà  civili.

In questo modo, e senza rendersene conto, chi aiuta il commercio equo e solidale aiuta questi Regimi.

Non a caso da quando Bertinotti è divenuto Presidente della Camera, alla buvette di Montecitorio sono apparsi anche i prodotti equi e solidali!

In conclusione.

Chi pensa che acquistando prodotti biologici e del commercio solidale, possa in qualche modo aiutare i più poveri del pianeta e l’agricoltura in generale, è bene che sappia che così non è.

Poi, ovviamente, ognuno faccia quello che ritiene più opportuno.

L´essenziale è conoscere i pro e i contro.

° 

24 Responses to "Cibo equo e solidale? Una sòla pazzesca"

  • ilaria says:
  • camelot says:
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