L´ibernazione tra cronaca, scienza e utopia

Iceberg foto

Mitsutaka Uchikoshi è un funzionario governativo giapponese di 35 anni. Con la passione per l´alpinismo. Per la montagna.° 

Il 7 ottobre scorso, dopo aver scalato il monte Rokko, è in procinto di ritornare a casa.

Quando un imprevisto, tuttavia, glielo impedisce.

Scivola rovinosamente e cade in un dirupo.

Subisce diverse fratture, e poco dopo la caduta perde conoscenza.

Di lui nessuna traccia, nessuna informazione.

Fino a quando il 31 ottobre scorso, un alpinista ne trova il corpo.

Il soccorritore chiama immediatamente i soccorsi.

Che giungono rapidi sul posto.

Mitsutaka, dopo 24 giorni trascorsi all´addiaccio, è miracolosamente ancora vivo.

La sua temperatura corporea è scesa a 22 gradi: è diminuita di un terzo.

E nonostante le condizioni ambientali quasi impossibili, è riuscito a sopravvivere.

Senza cibo e senza ingurgitare liquidi.

Shinichi Stato è il responsabile dei soccorritori che hanno curato Mitsutaka:

Era entrato in uno stato molto simile a quello dell´ibernazione. Molti dei suoi organi vitali avevano rallentato il proprio funzionamento, senza però compromettere le funzioni cerebrali. Ritengo infatti che le capacità  del suo cervello siano state già  ripristinate al 100%“.

Lo stesso Mitsutaka ha così raccontato la sua disavventura:

L´ultima immagine che ho in mente risale agli attimi immediatamente successivi alla caduta. Il sole era ancora alto, ero disteso su un prato. Al di là  del dolore, mi sentivo a mio agio. Devo essermi addormentato subito“.

Ciò che può essergli capitato è di enorme importanza per gli scienziati.

Soprattutto per quelli che studiano da anni le tecniche criogeniche: il congelamento di corpi, in attesa che qualche artificio della scienza, consenta faustianamente agli stessi di risorgere.

In fondo anche gli animali vanno in letargo. Una specie di ibernazione.

Tuttavia, almeno ogni tanto, si svegliano per ingurgitare liquidi e mangiare.

Nel caso, invece, del funzionario giapponese, ciò che sorprende è proprio il fatto che egli sia sopravvissuto in quelle condizioni, e per di più senza mangiare.

Ma soprattutto senza bere, che è la cosa più importante.

Paolo Cavallari, infatti, docente di Fisiologia umana all´Università  di Milano, è molto scettico sull´accaduto:

Non sono un esperto di ambienti estremi, ma mi sembra poco verosimile sopravvivere in quelle condizioni. Non per la mancanza di nutrizione, perché in questi casi si consumano i grassi. Il problema è la sete. Anche in stato di semi incoscienza si perde una certa quota di urine tutti i giorni. Metta che siano 200 millilitri, ma la moltiplichi per 23 giorni e diventa una quantità  enorme“.

Insomma almeno una parte della comunità  scientifica rimane scettica dinnanzi a questo episodio.

Che tuttavia sembrerebbe confermare proprio le tesi di quegli scienziati, che invece ritengono si possano perfettamente conservare i corpi, a temperature molto basse, in attesa di “risvegliarli”.

D´alta parte basti pensare che in America vi sono moltissimi centri criogenici.

Dove per 175.000 dollari si acquista il diritto a farsi ibernare.

In attesa di una improbabile resurrezione: frutto di qualche cocktail miracoloso.

Una sola vita non vi basta?

Masochisti! 😉

° 

3 Responses to "L´ibernazione tra cronaca, scienza e utopia"

  • nessuno77 says:
  • camelot says:
  • Livio Di Patre says:
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