La Romania in Europa. I rom in Italia

Zingari foto

Dunque, il primo gennaio due paesi – la Romania e la Bulgaria – hanno festeggiato non solo il Capodanno. Ma anche l´ingresso nell´Unione Europea.° 

Nell´Ue siamo quindi passati da 25 a 27 Paesi.

L´allargamento e l´integrazione a Est sono molto importanti. Anche o soprattutto per noi italiani.

La Romania e la Bulgaria, infatti, sono nostri partner commerciali abituali.

Tuttavia c´è una questione che riguarda la Romania e che deve preoccupare noi italiani: la possibilità  che nei prossimi mesi, noi si sia letteralmente invasi da rom.

Non si tratta di una paura infondata (né tanto meno di un venticello xenofobo).

Prova ne sia il fatto che buona parte degli stati europei, anche per evitare il “problema rom” (ma non solo), si sia appellata ad un codicillo: che si chiama moratoria.

In sostanza Spagna, Danimarca, Gran Bretagna, Irlanda, Austria e Germania hanno chiuso, fino al 2009, le frontiere lavorative ai romeni e ai bulgari. E ciò nonostante l´ingresso della Romania e della Bulgaria nella Ue.

Mentre a casa nostra, il governo Prodi non ha fatto altrettanto.

Con ciò esponendo il nostro paese a difficoltà  di ordine pratico, che hanno allarmato Forze dell´Ordine e amministratori locali (soprattutto nel Nord Italia).

D´altra parte Walter Veltroni, così ha salutato l´apertura delle frontiere italiche alla Romania:

Ci deve essere il massimo di accoglienza, ma anche il massimo di rispetto delle regole da parte di tutti. Mi auguro che non ci sia un esodo di massa, non andrebbe bene un´Europa dell´immigrazione“.

Dunque “l´esodo di massa“, in queste ore, preoccupa diversi amministratori.

Vediamo innanzitutto i numeri della presenza rumena nel nostro territorio.

Secondo il rapporto Caritas-Migrantes, i romeni presenti in Italia (al 31 dicembre 2005) erano 270.845. Anche se altre organizzazioni stimano una presenta “effettiva” molto più elevata: c´è chi parla di 1 milione di romeni già  presenti nel nostro paese, e in buona parte si tratta di persone impegnate nei cantieri edili (ho ascoltato ieri sera un sindacalista romeno della Uil, affermare che 1/3 dei lavoratori edili sia costituito da cittadini della Romania).

Questi numeri fanno dei rumeni, il popolo “straniero” con la maggiore presenza sul nostro territorio.

Ma altre cifre sono rilevanti.

Secondo il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), su 20.221 carcerati di nazionalità  straniera, oltre 2000 sono romeni.

Certo non proprio grandissimi numeri, ma la Caritas immigrazione avverte:

In alcuni casi le denunce degli extracomunitari sono diminuite, per gli albanesi ad esempio, mentre per altre sono in aumento, tra questi i romeni“.

D´altra parte Silverio Sabino del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) di Torino, è chiaro:

Solo in città  ci sono quattro campi nomadi e uno di questi è completamente occupato da loro. E proprio i romeni sono i nomadi meno integrati con gli italiani“.

Inoltre aggiunge:

Oltre il 40% di rapine in ville, furti di rame e sfruttamento della prostituzione dipendono dagli immigrati della Romania“.

Veniamo allora alle stime presunte dell´esodo.

Un rapporto realizzato dalla Caritas e dall´Ismu di Milano, ipotizza che potrebbero arrivare nel nostro paese tra i 60 mila e i 105 mila lavoratori rumeni l´anno.

Anche qui la Caritas poi avverte:

E´ anche difficile ignorare la diffusa preoccupazione di quanti temono un “pericolo invasione”, in particolare dei nomadi che rappresentano il 2,5 per cento della popolazione di quel Paese“.

La stessa Opera Nomadi, per bocca del suo vice presidente Renata Paolucci, afferma:

Sono in arrivo dalla Romania dai 50 ai 100 mila zingari rom, gente ridotta alla fame“.

Infatti, nonostante negli ultimi anni la Romania si sia dotata di politiche economiche liberiste, che hanno portato il paese ad una crescita del Pil dell´8,5% annuo (grazie all´introduzione di una flat tax del 19% sulle persone fisiche e del 26% sulle aziende), le condizioni generali della popolazione rimangono comunque estremamente difficili.

Queste motivazioni avrebbero dovuto indurre il governo Prodi, ad affrontare il problema dell´apertura alla Romania e alla Bulgaria nello stesso modo in cui l´hanno fatto la Spagna, la Germania e gli altri paesi sopra menzionati: lasciare chiuse le frontiere fino al 2009, in modo da poter approntare un “piano di accoglienza”.

Non resta che sperare che le stime dell´esodo siano errate.

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5 Responses to "La Romania in Europa. I rom in Italia"

  • Rudolf says:
  • Kaelidan says:
  • Kaelidan says:
  • fly says:
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