Ancora psicosi per la base Nato a Vicenza

Un colpo al cerchio e l'altro alla botte foto

La sinistra interna ai Ds, quella capitanata da Mussi e da Salvi, non si rassegna all´idea che si consenta l´ampliamento della base Nato a Vicenza.° 

Ecco cosa scrivono su AprileOnline, la loro rivista:

“Quanto vale l’allargamento della base militare di Vicenza? Il ritiro dall’Afghanistan? No, il ritiro è troppo, e poi grazie al fioretto di D’Alema quella missione è già  stata farcita di contenuti pseudo pacifisti. Qualche soldo in più per la cooperazione e lotta all’oppio. Cosa che gli anglosassoni e le agenzie ONU specializzate perseguono da anni con risultati catastrofici.
I principali trafficanti di oppio in Afghanistan siedono in Parlamento o ricoprono prestigiose poltrone statali, compreso quelle della polizia e dell’esercito. Fermare loro significa fermare quella parte dell’Afghanistan che ha permesso agli occidentali di fare il loro gioco fino ad oggi.
La missione di pace, dunque, continua senza esitazioni, come la guerra del resto. Ma questi sono dettagli, prima di tutto la fedeltà  e il rispetto dei Trattati. Pazienza se il mondo di quei Trattati non esiste più, annientato sotto le bombe che dovevano prevenire, e pazienza se c’è qualche illuso che vorrebbe fare uno mondo nuovo, non spettano all’Italia tali ambizioni, meglio il basso profilo dei ruffiani.

Tolto, quindi, l’Afghanistan, in politica estera rimane ben poco da barattare con la base di Vicenza. L’Iraq è sistemato, la guerra all’Iran è in apparenza troppo lontana e la Somalia pure. Meglio concentrarsi sulla politica interna. Vediamo, Vicenza in cambio di…beh, lasciamo stare anche le poltrone, il casino che sta scoppiando non varrebbe nemmeno un paio di sottosegretari. E poi le elezioni sono roba fresca, e quella contropartita è sprecata con le proteste locali. Il valzer di poltrone intorno alla Val di Susa ha solo ritardo il tutto perché quei testardi di montanari non vogliono sentire ragioni. Fossero tutti partitizzati sarebbe più facile, ma davanti a cantieri e municipi ci trovi i preti che vanno a braccetto con i comunisti, e i militanti con le casalinghe, roba da matti.
Lasciamo dunque stare le poltrone, cosa rimane? Cosa potrebbe valere la base di Vicenza? Lasciamo stare anche liberalizzazioni, pensioni e roba del genere. Il miracolo della Finanziaria è stato compiuto ed è meglio crederci fino in fondo affinché si avveri. Che dire della fedeltà  all’Unione? Della serie, se non fermate Vicenza ce ne andiamo, da una parte. Se fermate Vicenza ce ne andiamo dall’altra. Si ma dove? A casa, direbbero gli sciacalli di centrodestra. A rifare la DC direbbe Rutelli seguito a ruota dal Guardasigilli che non vede l’ora.

Che fare dunque? Compromesso al ribasso? Del tipo: spostare la base militare di 500 metri fuori da Vicenza, inviare una lettera di stizza a Washington, qualche fiore in più nei cannoni in Afghanistan, e poi allinearsi. Chissà , nel palazzo potrebbe funzionare. Fuori, invece, no. Nelle piazze la base di Vicenza non ha prezzo. Se non quello di doversi piegare ad incomprensibili interessi “superiori”, alle logiche tecnocratiche e a quelle della guerra”.

E ovviamente il 17 febbraio scenderanno in piazza, a manifestare contro un provvedimento del loro governo.

° 

2 Responses to "Ancora psicosi per la base Nato a Vicenza"

  • ilCogito says:
  • camelot says:
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