Oliviero Diliberto: il gentleman con il tritolo. Perché è necessario che la sinistra sia anticomunista

Oliviero Diliberto foto

Definirlo viscido equivale a usare un eufemismo, che in qualche misura potrebbe conferirgli un minimo di dignità : umana e politica.° 

E ciò non è possibile.

Più opportunamente lo si deve qualificare come pericoloso.

Perché così è Oliviero Diliberto.

Pericoloso e irresponsabile. Cinico e squallidamente machiavellico.

Scende in piazza con chi brucia – da bravo fascista-rosso-nazi-comunista – le bandiere d´Israele, salvo poi biasimare tali episodi verificatisi nel corteo cui lui ha partecipato.

Predica la pace e l´avversione contro ogni atto guerrafondaio, e poi non disdegna l´appoggio a quanti, sfasciando vetrine e incendiando auto, dimostrano quanto drammaticamente sia presente nel nostro paese la violenza.

Una violenza rossa. Una violenza comunista.

Che era e rimane: non sradicabile.

L´Italia di questi giorni vive la consapevolezza che il terrorismo politico di matrice comunista – che se non sconfitto si immaginava almeno ridotto all´impotenza – sia purtroppo ancora vivo e vegeto.

Forte di consensi che mai hai perso. Forte di un radicalismo che nessuno biasima, nessuno contesta. Nessuno condanna.

A sinistra, ovviamente!

A sinistra dove sgorga.

A sinistra dove si alimenta di una cultura che non è cultura.

Perché cultura non è vendere la giustizia sociale, come un fine da raggiungere con la morte e la dittatura.

Perché cultura non è odio sistematico e strutturato, che t´impedisce di comprendere e legittimare “l´altro”: il diverso da te.

Perché una sana cultura politica può essere solo laicamente aperta.

Può essere solo meticcia. Forte della comprensione che nelle umane vicende – quelle che non riguardano la Fede e la Verità  di Dio – una verità  non esiste. Tante ne esistono, e tutte – purché democratiche – hanno dignità .

E l´accettazione del fatto che ogni soggetto politico – anche l´altro da te, il diverso da te – abbia da proporre una verità , un frammento di verità  di cui tu non sei l´esclusivo detentore: ecco questo, è ciò che propriamente si può definire cultura. In senso politico.

Questo profilo culturale, tuttavia, manca alla sinistra comunista. Quella antagonista, massimalista e radicale.

Provocando ancora oggi, illegalità  grandi e piccole. Soprusi, ingiustizie.

Cui non si riesce a porre rimedio.

Case abusivamente occupate e adibite a centri sociali in spregio alla legalità .

Un linguaggio da istigazione all´odio e alla violenza, che quando può si traduce in atroci atti di belligeranza urbana.

L´apologia di dittature criminali e finanche omofobe (Castro docet).

Il rifiuto dello Stato e delle legalità  istituzionale (aule intestate a teppisti, invece che a vittime del terrorismo come Biagi e D´Antona).

Gli attacchi e gli insulti gratuiti e irresponsabili alle Forze dell´Ordine (che Pasolini difendeva dal bullismo dei figli di papà ), che culminano nell´intitolare un ristorante “Lo sbirro morto”.

Perché?

Perché, invece di tergiversare, non si riconosce la realtà : così com´essa è?

Perché la sinistra italiana, colpevolmente, non fa i conti con se stessa. Con i propri demoni. Invece di giustificare o far finta di non vedere.

Perché la sinistra italiana, che pure ha compiuto passi da gigante verso il socialismo democratico e liberale (mi riferisco ai Ds), stenta a porre in essere il passo ulteriore.

Quello oramai improcrastinabile.

Perché non impara ad accettare che quantunque (e viva Dio) nel nostro Paese il comunismo mai s´è fatto dittatura “esplicita e formale”, lo stesso comunismo, comunque si declini – anche attraverso il parlamentarismo – produce sempre e solo danni e lutti.

Craxi, il socialista democratico e liberale, veniva attaccato: formalmente dal Pci (perché poi nella sostanza, i comunisti con i craxiani guidavano Regioni, Province e Comuni nel Nord Italia. E non solo).

E veniva attaccato, perché in quanto socialista democratico e liberale, era anticomunista!

Com´è possibile che la sinistra italiana, quella dei Veltroni che hanno dichiarato “Non sono mai stato comunista“, o quella dei Napolitano che hanno dichiarato “Sono trent´anni che sono socialdemocratico“, non fa il passo ulteriore.

Perché non si dice anticomunista?

Perché non rompe e taglia radicalmente i ponti con una cultura politica che ha prodotto solo morte e povertà ?

Perché non si fa matura, e capisce che il Paese non ne può più di “guerre di religione” tra guelfi e ghibellini, bravi e buoni. Onesti e delinquenti?

Una piattaforma di valori comuni, tra cui via sia la reciproca legittimazione e il reciproco rispetto, è essenziale.

Continuare come nei 5 anni passati ha fatto la sinistra, con l´odio e l´ostilità  condita a menzogne, produce solo irreparabili conseguenze.

Giovani plagiati, che convinti di fare il giusto, credono che lo stato sociale e di diritto sia messo a repentaglio.

E per questo si sentono in dovere di imbracciare armi per uccidere.

Come si fa a non capire, con tutte le morti che hanno prodotto gli anni ‘70, che è giunta l´ora della svolta.

Che il linguaggio è importante.

Che l´istigazione all´odio e alla violenza sono pericolose.

Che se il terrorismo torna a far breccia nel sindacato, vuol dire che siamo con la merda fino al collo!

Come si fa a non capire?

Come si fa ad accettare gente come Diliberto, che dichiara:

E’ indispensabile andare in tv anche se personalmente non ho una particolare predilezione ad apparire, per fare vedere che siamo diversi. Io sono diverso da Berlusconi, bisogna far vedere che ci fa schifo“.

Costui è pericoloso.

E ancora di più lo è chi fa finta di non vedere la sua pericolosità .

L´anticomunismo è un valore democratico.

E fin quando la sinistra non lo capirà , l´Italia rimarrà  ancorata alla sabbia.

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16 Responses to "Oliviero Diliberto: il gentleman con il tritolo. Perché è necessario che la sinistra sia anticomunista"

  • Laura says:
  • camelot says:
  • Laura says:
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  • camelot says:
  • Laura says:
  • Corvorossononavraiilmioscalpo says:
  • Kemper says:
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  • Alex says:
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  • Corvorossononavraiilmioscalpo says:
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