Piero Ostellino: un liberale “classico” contro i “Dico”

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Piero Ostellino è stato direttore del Corriere della Sera.° 

Per cui ancora oggi scrive, in qualità  di editorialista.

Ieri ha scritto un interessante editoriale sui Dico.

Interessante soprattutto perché esprime il punto di vista di un liberale “classico” (che non sta né con la destra né con la sinistra), su un argomento – quello del riconoscimento giuridico delle convivenze di fatto – di stringente attualità .

A riprova del fatto, che non è scontato che il provvedimento in questione, possa essere qualificato – stricto sensu – come “liberale”.

Eccovi il suo editoriale:

“Forse, i Dico (Diritti e doveri dei conviventi) non sono nulla di quello che si dice sui diversi fronti: non sono la negazione della sacralità  della famiglia in quanto istituzione religiosa, come dicono i cattolici intransigenti che vi si oppongono in nome della Fede; non sono la negazione della famiglia in quanto fondamento sociologico della convivenza civile, come dicono i neoconservatori che vi si oppongono in nome della Storia; non sono una testimonianza di laica separazione fra Stato e Chiesa, come dicono i neorisorgimentali; non sono una testimonianza di civile autonomia della politica dalla religione, come dicono gli anticlericali; non sono, infine, un compromesso fra religiosità , sociologia, laicismo, diritto, come dicono la Bindi e la Pollastrini che li hanno redatti e approvati.

E allora che cosa sono i Dico? Per la Chiesa, sono una ferita inferta sia alla Fede sia alla Ragione, in quanto mortificano sia la famiglia come istituzione religiosa sia la famiglia come «unione naturale». Per un liberale, sono un´intrusione dello Stato negli affari privati degli Individui. Sono un´ulteriore manifestazione della vocazione collettivista, comunitaria, antindividualista della cultura politica nazionale che ha le sue radici nella stessa Costituzione della Repubblica. Sono la prova che i cittadini sono sempre percepiti come «comunità » (qui di conviventi) invece che come singoli Individui (qui che convivono). Sono la testimonianza dell´incapacità  di una parte della classe politica di riconoscere il pluralismo, la soggettività , la diversità  dei casi della vita. Sono la sua inclinazione a ridurre pluralismo, soggettività , diversità  a omogeneità  e a omologazione. I Dico non sono un allargamento degli ambiti di libertà . Sono piuttosto il misconoscimento dell´autonoma libertà  di scelta individuale in nome del populismo e del paternalismo di Stato.

Sull´argomento, Antonio Martino ha scritto, su Libero, un formidabile articolo. «Non vedo proprio perché " scrive l´ex ministro della Difesa " tutti i casi possibili di non matrimonio debbano essere regolamentati per legge (…) Ritengo che queste situazioni, tutte quelle possibili e che non ricadono certo sotto un´unica fattispecie, debbano essere affidate a quello che è uno dei principi fondamentali del liberalismo, la libertà  di contratto (…) Se si seguisse questo elementare principio di civiltà  liberale, sono certo che le regole adottate dai conviventi sarebbero molto diverse a seconda dei casi. Perché, invece, abbiamo la luciferina presunzione di imporre a tutti un vestito della stessa taglia? Perché non lasciamo che a decidere in base a quali regole convivere siano gli stessi interessati, che conoscono meglio di chiunque altro cosa sia meglio adottare nel loro interesse? (…) Se due adulti consenzienti vogliono stipulare un contratto su qualcosa che riguarda soltanto loro, che diritto ha lo Stato di impedirglielo? Solo nel caso in cui un accordo ha implicazioni per soggetti terzi esiste, in generale, lo spazio per una disciplina legislativa».

Così parla un liberale. Non è difficile, però, prevedere come si svilupperà  la discussione. O lungo i binari della disputa teologica o lungo quelli dei «nuovi diritti». Ma, quando tracima in politica, la teologia è un nonsenso. E la moltiplicazione dei diritti si risolve, sul lato dell´autonomia individuale, nell´arbitraria estensione del potere regolatore dello Stato e, su quello sociale (ora, con i Dico), in un costoso allargamento del welfare a nuovi soggetti, con aggravio per la finanza pubblica“.

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2 Responses to "Piero Ostellino: un liberale “classico” contro i “Dico”"

  • etienne64 says:
  • camelot says:
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