La disperazione della sinistra radicale

Urlo di Munch foto

I 12 punti di sutura (la battuta è di Gigi) che Prodi ha imposto alla sua maggioranza, segnano la sconfitta e la dipartita politica della sinistra radicale.° 

Ridotta a pura testimonianza.

Ecco cosa dicono del prossimo governo Prodi sul sito AprileOnLine (sito della sinistra Ds):

“A volte ritornano. Pensavate che con la fine della Guerra fredda ci si potesse liberamente dichiarare comunista, socialista, pacifista, favorevoli al disarmo e a un ripensamento della Nato, dalla parte lavoratori e degli emarginati, per il rilancio e il ripensamento del pubblico, per una società  multiculturale dove gli agli immigrati vengano imposti il rispetto delle regole ma allo stesso tempo trattati come una ricchezza culturale non rinchiusi nei Cpt creati da Napolitano. Pensavate che fosse possibile sostenere queste idee nelle piazze, sui giornali, discutendo a pranzo o cena, argomentando con pacatezza e razionalmente.
Ebbene: vi siete sbagliati di grosso. Come era ampiamente prevedibile la “crisi” del governo è stato uno scherzo di cattivo gusto che ha avuto come principale risultato quello di porre con le spalle al muro la sinistra radicale italiana, incollarla alla disciplina nel timore che ritorni l’Uomo nero. Si chiede a tutto un mondo della sinistra di rinunciare a rappresentare le proprie idee attraverso la firma di 12 punti in cui essa rinuncia ad alcune legittime, razionali e assai popolari pretese. A cavalcare la normalizzazione della politica italiana sono, non casualmente, alcuni ex comunisti che hanno imparato fin troppo bene le lezioni della politica sovietica e la repressione di qualsiasi autonomia partecipativa.

C’è stata una manifestazione il 4 novembre 2006 che ha visto una partecipazione straordinaria e ha domandato una rivoluzione nel modo di pensare la flessibilità  che non sia più come oggi precariato, ma un adattamento alle nuove forme dell’economia che salvaguardi diritti e solidarietà . Già  il sindacato vi si era svincolato, dimostrando scarsa capacità  autocritica. Poi sono arrivate le denuncie di terrorismo specie in quei settori del sindacato che avevano sostenuto quella manifestazione. Risultato: non si parla più di una riscrittura della legge Biagi.

A Vicenza il movimento italiano per la Pace, pur essendosi perso per strada pezzi dell’indebolito mondo cattolico, ha dimostrato di essere ancora straordinario, forte e in grado di individuare battaglie chiare e razionali come quella per non ampliare la presenza militare americana sulla Penisola. Due giorni dopo la manifestazione il ministro degli Esteri D’Alema si è presentato con una mozione senza alcuna forma di apertura verso legittime rivendicazioni sulla politica estera, mettendo in gioco le sorti del Governo. La manovra è andata oltre le sue più rosee aspettative, tanto che una disciplinata sinistra radicale si è ritrovata capro espiatorio delle debolezze del Governo e sotto accusa perché rea di aver dato voce ad una battaglia troppo popolare contro la base Dal Molin. Risultato: non si parlerà  più di riduzione di spese militari, di ritiro dall’Afghanistan, di ripensamento della Nato.

E’ questa una delle conseguenze inevitabili della formazione del Partito Democratico s.p.a. L’invenzione di questo “piatto unico” (o te magni sta minestra…) della politica tende a confinare al di fuori dell’ambito della dialettica parlamentare qualsiasi istanza eccentrica rispetto alla passiva accettazione di un Occidente che impone con la forza il suo ordine culturale ed economico nelle aree più povere del globo (astenendosi invece prudentemente da critiche a India o Cina), e qualsiasi ipotesi alternativa alla dinamica della privatizzazione dell’economia. Il Partito Democratico s.p.a impedirà  che si discuta nuovamente di disarmo considerandolo una follia, impedirà  che si critichino privatizzazioni scellerate come quella delle telecomunicazioni, impedirà  che si chieda un’Unione europea più democratica e aperta alle istanze sociali e culturali, impedirà  che si sostenga che gli interessi dei lavoratori non sono gli stessi di quelli dei padroni. Il Partito Democratico s.p.a si sta rendendo protagonista del ritorno in Italia del fattore K; questa volta inteso ad escludere chiunque faccia riferimento ad un’idea socialista del mondo.

Ma a questo punto occorre fare autocritica. Cosa fa la sinistra mentre si vede costantemente e inesorabilmente marginalizzata e confinata in un angolo? Non basta mostrare senso di responsabilità  per evitare il ritorno di Berlusconi, magari per difendere l’orticello e placare sensi di colpa pregressi. Occorre oggi, e non fra mille anni, iniziare a creare una sinergia della forze della sinistra a partire anche dal Senato per far rilanciare su punti fondamentali. Un calcolo approssimativo ci dice che la sinistra radicale dispone di un terzo di tutti i senatori dell’Unione, non bruscolini. Non è il momento delle rinunce, ma quello di coordinarsi in una responsabile battaglia politica e parlamentare per impedire il ritorno del fattore K prima che sia troppo tardi”.

Fattore K?

Occhio e croce questi sono rimasti agli anni ‘70. 😉

° 

6 Responses to "La disperazione della sinistra radicale"

  • Alex says:
  • camelot says:
  • laura says:
  • Alex says:
  • laura says:
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