C´è chi vuole una dittatura di Prodi

Stalin foto

Dunque, a volte ci si dimentica quanto la democrazia sia importante.° 

Quanto la libertà  di cui godiamo, e il fatto che la stessa non possa esserci tolta arbitrariamente, sia una cosa preziosa.

Magari riusciamo a coglierne la rilevanza, solo quando veniamo a conoscenza della situazione in cui versa un popolo che ne sia privo.

Perché in fondo siamo convinti che la democrazia e la libertà , nessuno possa togliercele.

Che la nostra democrazia poggi su solide fondamenta.

E su un impianto legislativo e costituzionale di tutto rispetto.

Perché di sicuro – immaginiamo – se ci fossero “avvisaglie” di un golpe, o di una condotta tesa a minare la democraticità  del nostro sistema, qualche meccanismo s´attiverebbe per ripristinare la funzionalità  della nostra democrazia.

Certo, ogni tanto s´affaccia un rigurgito terroristico.

Sempre comunista.

Ma come abbiamo verificato anche di recente, le nostre Forze dell´Ordine, la nostra Magistratura e i nostri Servizi Segreti sono in grado di far fronte ad una eventualità  del genere.

Siamo un Paese, dunque, in cui la democrazia è fortemente radicata.

E in cui la libertà  non può essere messa a repentaglio.

Tuttavia ogni tanto, e forse, si tende a sottovalutare la rilevanza che ha il linguaggio. E con esso il pensiero.

Si dimentica l´esperienza dei cosiddetti Anni di Piombo. Quelli in cui s´ammazzava ogni giorno. E per davvero, non come avviene nei video game.

Dimentichiamo, forse, che anche allora – prima che la violenza “scendesse” in piazza – la stessa si muoveva lungo i sentieri della quasi normalità .

Era violenza linguistica. Violenza di contenuti.

Non si disdegnava affatto di parlare di dittatura. Quella del proletariato, s´intende.

Né si aveva paura a usare concetti che facessero riferimento alla privazione della libertà  individuale.

Dunque, anche da questo punto di vista dovremmo essere “immunizzati”.

E per di più, dovrebbe prevalere – in chi scrive e in chi parla – la saggezza e la moderazione.

Il rifiuto – sistematico – di ogni esaltazione – anche solo occasionale – dei regimi dispotici. Delle dittature di ogni sorta e natura.

Insomma il rifiuto di qualunque cosa ammicchi alla privazione delle libertà  individuali.

Ciò dovrebbe essere.

E tuttavia non è.

Qualche giorno fa, Barbari Spinelli su La Stampa ha scritto:

Ha scritto Eugenio Scalfari nei mesi scorsi che l´Italia è come uno specchio rotto: ognuno crede di scorgere nel frammento il tutto, e non vede in realtà  che se stesso. Non sarà  male che questa tentazione finisca, e ben venga l´autorevolezza rivendicata da Prodi. Forse i punti 11 e 12 del suo piano sono i più essenziali, riguardando proprio questo: il suo portavoce sarà  portavoce non solo del premier ma del governo, e in caso di contrasto nella maggioranza sarà  Prodi a decidere. Lo stesso Scalfari aveva consigliato quest´autorevolezza, quando chiese al premier di esercitare una dittatura di salute pubblica. Questo gli darà  forza nell´Unione, verso gli oppositori, e non per ultimo nei rapporti con chi nella Chiesa vorrebbe far politica al posto dei governi sui «temi sensibili».

Il nome scabroso di dittatura è stato dato perché s´adatta allo speciale dramma di Prodi. La sua è una sorta di Grande Coalizione escogitata per uscire dal berlusconismo, che non è stato una dittatura ma un´anomala monocrazia. è una coalizione che s´apparenta al Cln, il Comitato di Liberazione Nazionale formato tra le forze più diverse per ricostruire una legalità  dopo il ´43. Se oggi Berlusconi è ancora così potente (influenzando telegiornali, giornali, politici) vuol dire che non ne siamo usciti. Che da questa malattia urge guarire, ciascuno facendo un esame di coscienza. Cercando di capire cosa stiamo dimenticando, quale pericolo stiamo sottovalutando, quel che dobbiamo fare per rimettere un po´ di morale e verità  nella politica“.

La Spinelli, quindi, rievocando un articolo di Eugenio Scalfari, suggerisce a Prodi di instaurare una dittatura.

Utile, lei afferma, a guarire “da questa malattia. Che, poi, sarebbe Berlusconi.

Bon.

Prima di un commento, vediamo però cosa scrisse (il 27 dicembre 2006) su Repubblica, Eugenio Scalfari. Il cui articolo, appunto, è stato tirato in ballo dalla Spinelli:

Certo il centrosinistra può implodere per propria e distruttiva responsabilità . Se la rissa nel suo interno continuerà , l’Unione imploderà  come pensa Berlusconi.
Perciò la rissa deve cessare. Prodi ha indetto un seminario l’11 gennaio. Io non credo ai seminari, ma qui la parola tradisce la sostanza
.

Qui non si tratta di confrontare opinioni e uscirne avendo ciascuno conservato la propria. Qui si tratta di dare a Cesare non il consolato ma la dittatura. Per salvare la res pubblica dallo sfarinamento e dal dominio delle “lobbies”.

Poi la concertazione. Poi i “tavoli” di dialogo e il riconoscimento. Poi un esercizio efficace di democrazia diffusa. Poi il ridimensionamento del clan prodiano che ha procurato più danni che vantaggi. Ma il tutto guidato e dettato dal dittatore.

Dittatore di salute pubblica. Nell’antica Roma era prassi legale quando bisognava risolvere problemi gravi ed urgenti. Durava sei mesi, al massimo un anno”.

Allora, veniamo al dunque. Per svolgere poche considerazioni.

La prima.

Se queste sciocchezze aberranti le avesse scritte un qualsiasi giornalista di Destra – che so io, un Vittorio Feltri – in Italia avremmo assistito a manifestazioni di piazza.

Non ci sarebbe stato alcun imbarazzo a definire Feltri come un fascista, un golpista e un delinquente. Chiedendone finanche l´arresto, per apologia di Fascismo (o per qualche altra fattispecie).

Insomma la sinistra cresciuta nel mito dell´”antifascismo militante” (che è cosa ben diversa dal antifascismo vero) e della Resistenza, sarebbe insorta.

In nome e a difesa della democrazia e della libertà !

Bon.

Siccome, però, queste cose le hanno scritte due persone di sinistra – Scalfari e la Spinelli – non è accaduto nulla.

Fare apologia della dittatura, evidentemente, è reato solo qualora venga fatta a destra.

Se viene fatta a sinistra – invece di sbattere al gabbio applicando il codice penale alla lettera, chi se ne renda responsabile – magistrati, pubblici ministeri, costituzionalisti, intellettuali, giornalisti e quant´altro: fanno finta di niente.

E´ legittimo, a loro avviso, parlare di dittatura a sinistra.

Ora, se Scalfari non fosse stato in gioventù un fascista e un antisemita, non si starebbe – magari – qui a parlare delle sue farneticazioni e di quelle della Spinelli.

Si sarebbe potuto derubricare il fatto, a “chiacchiera da bar dello sport”.

O – dato il contenuto aberrante degli articoli – si sarebbe potuto dire che si è trattato di una riflessione di due esponenti del popolino, due shampiste (con tutto il rispetto per le shampiste) piuttosto che due ultras (di quelli che vanno allo stadio a menar le mani).

Resta il fatto, però, che Scalfari in gioventù fu fascista e antisemita (e poi per convenienza, finito il Regime, passò sul “carro dei vincitori”).

E allora arrivo al dunque.

E´ possibile sottovalutare le parole di Scalfari e della Spinelli?

E´ conveniente pensare che si sia trattato solo di una volgare e aberrante provocazione?

Oppure ci si deve davvero iniziare a preoccupare?

Francamente io non lo so.

° 

26 Responses to "C´è chi vuole una dittatura di Prodi"

  • Cachorro Quente says:
  • Cachorro Quente says:
  • Andrea Giova says:
  • Jinzo says:
  • prefe says:
  • Corvorossononavraiilmioscalpo says:
  • camelot says:
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